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Siviglia, Hispania Baetica, III sec.
Santa Rufina è una delle più celebri martiri dell’antica Chiesa di Siviglia. La sua memoria è inseparabilmente legata a quella di santa Giusta, con la quale forma una delle coppie di sante più rappresentative della tradizione cristiana della Spagna meridionale. Secondo il racconto tramandato dalla tradizione, le due giovani donne, appartenenti a una famiglia cristiana di umili condizioni e dedite alla lavorazione e vendita di oggetti in terracotta, affrontarono il martirio durante le persecuzioni romane per non aver voluto partecipare ai culti pagani. Le informazioni storiche sulla loro vita sono limitate e la narrazione giunta fino a noi presenta elementi propri della letteratura agiografica antica. Tuttavia il culto delle due martiri è molto antico: la loro venerazione è documentata almeno dal VII secolo, mentre il racconto del martirio, conservato in manoscritti medievali, sembra risalire a una tradizione precedente, forse già elaborata nel VI secolo.
Etimologia: Dal latino Rufina, diminutivo di Rufus, «rossiccia», «dai capelli rossi».
Martirologio Romano: A Siviglia nell’Andalusia in Spagna, sante Giusta e Rufina, vergini, che, arrestate dal governatore Diogeniano e sottoposte a crudeli supplizi, patirono il carcere, l’inedia e altre torture: Giusta morì in prigione, mentre a Rufina, per aver confessato la sua fede nel Signore, fu spezzato il collo.
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Siviglia, l’antica Hispalis, era uno dei principali centri urbani della provincia romana della Betica. Situata in una regione economicamente prospera, collegata ai traffici commerciali del Mediterraneo e dell’Atlantico, la città conobbe una precoce diffusione del cristianesimo. Le persecuzioni contro i cristiani nell’Impero romano non furono sempre continue né uniformi: spesso dipendevano dalle decisioni delle autorità locali e dalle circostanze politiche. Il culto delle martiri Giusta e Rufina viene generalmente collocato nella seconda metà del III secolo, epoca caratterizzata da tensioni religiose e da una crescente pressione sui cristiani.
Vita secondo la tradizione agiografica Secondo la tradizione, Rufina e Giusta erano due giovani cristiane sivigliane, nate intorno alla seconda metà del III secolo. La leggenda le presenta come figlie di una famiglia povera e dedita alla produzione di ceramiche. Il lavoro manuale occupava un ruolo importante nella loro vita: vendevano recipienti di terracotta nei mercati cittadini e conducevano un’esistenza semplice, caratterizzata dalla preghiera e dalla carità verso i poveri. Non possediamo però documenti contemporanei che confermino i dettagli familiari o biografici; tali elementi appartengono alla tradizione agiografica sviluppatasi nei secoli successivi.
Il rifiuto del culto pagano Il racconto tradizionale colloca l’inizio della persecuzione durante una celebrazione pagana dedicata ad Adone e alla divinità orientale Salambò. Durante una processione religiosa, alcuni fedeli pagani avrebbero chiesto alle due giovani di fornire vasi di terracotta destinati alle offerte rituali e agli ornamenti della festa. Rufina e Giusta avrebbero rifiutato, dichiarando incompatibile con la fede cristiana la partecipazione a un culto idolatrico. Secondo la narrazione agiografica, la folla avrebbe distrutto la loro merce e le due donne, in risposta, avrebbero abbattuto l’immagine della divinità pagana portata in processione. Questo episodio, pur appartenendo alla tradizione, è stato considerato dagli studiosi un possibile riflesso di antichi conflitti religiosi realmente verificatisi tra comunità cristiane e culti pagani ancora presenti nella Siviglia romana.
Arresto e martirio La tradizione identifica nel governatore romano Diogeniano il responsabile dell’arresto delle due cristiane. Condotte davanti all’autorità, Rufina e Giusta avrebbero rifiutato di sacrificare agli dèi pagani e di rinnegare la fede cristiana. Furono quindi sottoposte a torture e imprigionate. Secondo il Martirologio Romano, Giusta morì in carcere dopo le sofferenze patite, mentre Rufina, rimasta ferma nella confessione della fede, fu uccisa con la rottura del collo. La tradizione più tarda aggiunge altri particolari, come il supplizio pubblico e la distruzione del corpo di Rufina nell’anfiteatro, ma tali elementi non possono essere verificati storicamente.
Il culto Il culto di Giusta e Rufina si diffuse rapidamente nella Chiesa ispanica. Santa Giusta compare già nel Martirologio Geronimiano, mentre entrambe sono ricordate nei martirologi medievali e nei libri liturgici della tradizione mozarabica. Il culto delle loro reliquie è attestato almeno dal VII secolo. La venerazione delle due martiri rimase particolarmente forte a Siviglia, dove furono progressivamente considerate protettrici della città. La memoria liturgica di santa Rufina viene celebrata il 17 luglio, insieme a santa Giusta.
Santa Rufina patrona di Siviglia Nella devozione sivigliana Rufina e Giusta sono considerate custodi della città. La tradizione popolare attribuisce loro una particolare protezione sulla celebre torre della cattedrale, la Giralda. Secondo una tradizione sviluppatasi nei secoli moderni, le due sante avrebbero preservato la torre durante alcuni terremoti che colpirono Siviglia. Tali racconti appartengono alla pietà popolare e non sono eventi storicamente dimostrabili, ma hanno avuto grande influenza sull’arte e sulla religiosità locale. Autore: Giampietro Cattini
GIUSTA e RUFINA, sante, martiri di Siviglia.
Patrone della città di Siviglia, sono menzionate nel Martirologio Geronimiano (soltanto Giusta), in quelli di Adone e di Usuardo (19 luglio) e nel Romano (18 dello stesso mese). Nei libri liturgici mozarabici la commemorazione è sempre al 17 luglio. Il culto delle loro reliquie è abbondantemente testimoniato dal sec. VII ed il racconto del loro martirio, benché conservato in codd. del sec. X, risale al sec. VI; lo stile sobrio, l'esatta descrizione dei riti siri in onore di Adone e Salambò, e la precisione di altre notizie storiche ci permettono di pensare, se non ad un teste oculare, almeno a un autore che raccolse con cura tradizioni orali o scritte non ancora deformate. Giusta e Rufina vendevano oggetti di ceramica. In occasione delle feste di Adone, che si celebravano in Siviglia dal 17 al 19 luglio, i devoti di questa divinità orientale facevano una processione coll'idolo, e andavano danzando di casa in casa per chiedere un obolo; arrivati da Giusta e Rufina, chiesero alcuni vasi per fiori, che dovevano essere usati per i «giardini di Adone». Il rifiuto delle sante ebbe come conseguenza la distruzione della loro merce ed esse distrussero a loro volta Ndolo Salambò; il governatore Diogeniano pertanto le fece rinchiudere in carcere e torturare. Dovendosi celebrare una nuova processione Diogeniano dispose che le due donne vi partecipassero a piedi nudi. Giusta mori poi in carcere; Rufina fu decapitata. L'epoca del martirio è ignota. Diverse città, oltre a Siviglia, hanno le sante come patrone, o hanno intitolato loro una chiesa: Orihuela, Huete, Maluenda, Badajoz, Lisbona, ecc. Sono rappresentate con oggetti di ceramica in mano o con gli strumenti del martirio o con un leone ai piedi; spesso si stagliano sullo sfondo della celebre torre della cattedrale di Sivíglia, «la Giralda». A Maluenda (Saragozza), nella chiesa loro dedicata, si conserva una pittura del XV sec.; una si trova a Siviglia, nella cattedrale, un'altra, di Zurbarán, a Parigi, nel museo del Louvre, un'altra ancora nella stessa cattedrale di Siviglia ed, infine, una di Goya a Madrid, nel Museo del Prado e una di Murillo al Museo provinciale di Siviglia.
Autore: Manuel Sotomayor
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