San Naum

Profeta

Festa: 1 dicembre

Nascita-morte: Elcos, Galilea, circa VII sec. - Galilea, circa VII sec.

Immagini di San Naum ProfetaImmagini di San Naum ProfetaImmagini di San Naum ProfetaImmagini di San Naum Profeta

Nascita - morte:
Elcos, Galilea, circa VII sec. - Galilea, circa VII sec.

Festa:
1 dicembre

Etimologia:
Dall’ebraico Naḥūm, «consolato», «confortato», dalla radice del consolare

Emblema:
Figura di profeta, talvolta con rotolo o libro

Categoria: I santi che iniziano con la lettera N

Calendario: I santi del 1 dicembre

Martyrologium Romanum Martirologio Romano

Commemorazione di san Naum, profeta, il quale predicò che Dio regge il corso del tempo e giudica i popoli nella giustizia.

E' uno dei dodici profeti detti minori dell’Antico Testamento, ricordato dalla tradizione cristiana il 1° dicembre. Il libro che porta il suo nome si apre presentandolo come «l’Elcosita» e annuncia il giudizio contro Ninive, capitale dell’impero assiro. Di lui non si conoscono con sicurezza la nascita, la famiglia, la formazione, la morte né il luogo della sepoltura. La collocazione della sua attività nel VII secolo avanti Cristo deriva soprattutto dai riferimenti storici contenuti nell’opera: la conquista assira di Tebe, evocata come evento già avvenuto, e la caduta di Ninive del 612 avanti Cristo, rappresentata come rovina annunciata. Anche la localizzazione di Elcos resta controversa: sono state proposte località della Galilea, della Giudea e della Mesopotamia. Il messaggio di Naum interpreta la fine della potenza oppressiva assira come manifestazione della giustizia divina e, insieme, come speranza di liberazione per Giuda. Il suo ricordo nel Martirologio Romano e nei calendari delle Chiese orientali riguarda dunque una figura biblica di grande rilievo, la cui memoria religiosa è assai più ricca delle notizie biografiche storicamente verificabili.

Biografia

A cura di Giampietro Cattini

Il nome e la testimonianza biblica
L’unica identificazione personale esplicita offerta dal libro è contenuta nella sua intestazione: «Oracolo su Ninive. Libro della visione di Naum l’Elcosita» (Na 1,1). Il testo attribuisce così il messaggio a un profeta denominato Naum e lo collega a Elcos, senza specificare il paese, la regione o la genealogia. La qualifica di «profeta minore» non indica un’autorità religiosa inferiore: designa convenzionalmente i dodici libri profetici più brevi raccolti nella Bibbia ebraica. In tale raccolta Naum segue Michea e precede Abacuc. Non è possibile ricostruire con documenti indipendenti la sua vita privata, l’ambiente familiare o una successione di viaggi e predicazioni. Anche il rapporto fra il personaggio storico, gli oracoli più antichi e la redazione finale del libro è materia di studio esegetico.
Il nome ebraico Naḥūm viene generalmente collegato alla radice del consolare o confortare. Il significato si presta a una lettura religiosa del libro, poiché l’annuncio della fine di Ninive costituisce una parola di sollievo per quanti subivano il dominio assiro. Sarebbe tuttavia improprio ricavare dal nome una circostanza biografica, un incarico o un episodio della sua esistenza.

Il quadro storico: Assiria, Tebe e Ninive
Nel VII secolo avanti Cristo l’impero neoassiro dominava vaste regioni del Vicino Oriente. Il regno di Giuda aveva conosciuto la pressione militare e politica assira, mentre la memoria della distruzione del regno settentrionale d’Israele costituiva un elemento fondamentale della storia religiosa del popolo biblico. Il libro di Naum si rivolge soprattutto a Ninive, simbolo del potere imperiale, della violenza e della rapina. Non presenta una cronaca sistematica delle relazioni internazionali, ma un oracolo poetico che utilizza immagini di assedio, rovina e giudizio.
Un riferimento particolarmente importante compare in Na 3,8-10, dove si ricorda la sorte di No-Amon, identificata con Tebe in Egitto. La città fu conquistata dalle forze assire nel corso delle campagne del re Assurbanipal, comunemente collocate attorno al 663 avanti Cristo. Il passo presuppone, almeno nella sua formulazione attuale, la conoscenza di tale evento. L’altro termine di confronto è la conquista di Ninive da parte delle forze babilonesi e mede nel 612 avanti Cristo. L’interpretazione tradizionale legge l’oracolo come anteriore a quella caduta; diversi studiosi collocano pertanto il nucleo dell’opera tra questi due avvenimenti, spesso nella parte finale del VII secolo.
Questa datazione, pur largamente utilizzata, non elimina le discussioni sulla composizione. La poesia profetica può rappresentare una rovina futura con la vivacità di un fatto già visibile, e un testo può essere trasmesso o rielaborato dopo gli eventi che descrive. Perciò l’intervallo fra la conquista di Tebe e il 612 costituisce un orientamento storico importante, non una data certa della nascita, della morte o di ogni singolo versetto attribuito a Naum.

Elcos e le diverse tradizioni sulla patria
Il termine «Elcosita» ha generato interpretazioni differenti. Una tradizione antica, attestata nella letteratura cristiana tardoantica, colloca Elcos in Galilea. Altre ipotesi hanno cercato la località in Giudea, considerando il punto di vista e gli interessi del libro. Un’ulteriore identificazione la collega ad Alqosh, nell’odierno Iraq settentrionale, non lontano da Mosul. Nessuna di queste proposte è universalmente accettata come identificazione storicamente certa del luogo ricordato in Na 1,1.
La tradizione galilaica è significativa per la storia dell’esegesi, ma non equivale a una testimonianza contemporanea al profeta. L’identificazione mesopotamica è particolarmente importante per la storia della devozione locale e delle memorie sepolcrali, senza che sia possibile risalire con sicurezza dal luogo venerato alla sepoltura effettiva di un uomo vissuto nel VII secolo avanti Cristo. Il dato prudente è dunque che la provenienza geografica di Naum non può essere determinata in modo conclusivo.

La struttura e la forza poetica del libro
Il libro di Naum comprende tre capitoli nella divisione oggi consueta. L’apertura celebra la potenza e la giustizia del Signore con immagini cosmiche: il vento, il mare, i monti e la terra partecipano alla rappresentazione del suo dominio. La prima parte contiene anche una dichiarazione di bontà divina verso chi cerca rifugio in lui (Na 1,7), accanto alle espressioni di giudizio contro i nemici. Nei capitoli successivi il testo sviluppa il quadro dell’assedio e della caduta di Ninive con ritmo serrato, immagini visive e un linguaggio di forte intensità.
L’oracolo non si presenta come un resoconto neutrale di guerra. Interpreta religiosamente la rovina di una capitale imperiale, descritta come città sanguinaria, e la contrappone alla possibilità di liberazione per chi ne subiva il dominio. Il linguaggio severo, comprese le immagini di umiliazione della città, richiede di essere letto nel genere letterario della poesia profetica e nel contesto delle violenze imperiali antiche. Non è una documentazione diretta di tutte le operazioni militari che condussero alla distruzione di Ninive.
L’inizio del libro presenta inoltre difficoltà testuali e poetiche studiate dagli esegeti, in particolare la possibile presenza di tracce di una composizione alfabetica. La discussione riguarda l’organizzazione letteraria del testo, non permette di attribuire al profeta un’istruzione scolastica, una professione o altri particolari biografici non attestati.

Il messaggio religioso e il confronto con Giona
Naum e Giona condividono il riferimento a Ninive, ma appartengono a impostazioni letterarie differenti. Il libro di Giona narra la conversione dei Niniviti e la misericordia divina verso una città straniera; quello di Naum proclama la fine di un potere considerato violento e oppressivo. La tradizione biblica conserva entrambi i libri, mostrando che il tema della giustizia e quello della misericordia non possono essere ridotti a una sola formulazione. Non esiste una base documentaria per affermare che i due profeti si siano incontrati o che Naum abbia commentato personalmente la predicazione di Giona.
Il testo di Naum può essere compreso anche come parola di consolazione politica e religiosa rivolta a una comunità minacciata. La caduta di Ninive non viene celebrata soltanto come un cambio di sovrano: diviene immagine della fine di un dominio che si pretende invincibile. La lettura cristiana ha mantenuto questo significato di giudizio sui poteri ingiusti, pur dovendo confrontarsi con il carattere duro delle immagini belliche e con la necessità di interpretarle responsabilmente.

La morte, la tomba e la memoria del profeta
Nessuna testimonianza coeva conosciuta consente di fissare l’anno della morte di Naum, la sua età o le circostanze della sepoltura. Alcune narrazioni agiografiche orientali gli attribuiscono quarantacinque anni di vita e una tomba nella regione d’origine. Tali notizie appartengono alla tradizione religiosa e non possono essere assunte come dati biografici accertati.
Ad Alqosh, nell’Iraq settentrionale, esiste una tradizione relativa alla tomba del profeta. La sua importanza per la storia delle comunità locali e della memoria ebraica è distinta dalla questione dell’autenticità archeologica della sepoltura. Le testimonianze della venerazione sono molto posteriori all’epoca in cui il profeta viene collocato. Non è quindi possibile certificare che le spoglie conservate o ricordate in quel luogo appartengano al personaggio biblico.
Il culto cristiano di Naum si esprime anzitutto nella commemorazione liturgica e nella lettura del libro profetico. Il Martirologio Romano lo ricorda il 1° dicembre, data che compare anche nei calendari bizantini. Questa concordanza documenta la continuità della memoria ecclesiale, non la data storica della sua morte. Le Chiese orientali gli dedicano formulari innografici che celebrano il dono della profezia. È necessario distinguerlo da san Naum di Ocrida, monaco e missionario vissuto molti secoli più tardi, ricordato in altri giorni dell’anno.

Biografia

A cura di Antonio Borrelli

L’omonimo Libro di Naum è il 41° del Vecchio Testamento, segue quello di Michea e precede quello di Abacuc. 
L’asprezza con cui Naum si esprime, risente però della mentalità e del clima dell’Antico Testamento; di questo Profeta, considerato il settimo dei profeti ‘minori’, non si sa praticamente nulla della sua vita; egli visse nella seconda metà del VII secolo a.C., probabilmente nello spazio di tempo che va dalla caduta di Tebe (663 a.C.), alla caduta di Ninive (612 a.C.) per mano degli eserciti babilonesi e persiani; e nacque secondo s. Girolamo nello sconosciuto villaggio di Elcos in Galilea. 
Col suo libro o meglio libretto profetico, composto di soli tre capitoli, egli ci offre una visuale centrata sull’evento della distruzione della capitale assira Ninive, caduta nel 612 a.C. sotto gli assalti del re dei Medi Ciassare e di Nabopolassar fondatore della dinastia neo-babilonese. 
Il canto profetico di Naum è tutto dedicato alla caduta e rovina dell’Assiria, la grande avversaria d’Israele; in effetti si tratta di una lamentazione sarcastica, in cui fingendo un lutto e un dispiacere per quella fine, in realtà ironizza ed esprime soddisfazione per l’opera di giustizia compiuta dal Signore, contro un oppressore così duro e crudele con Israele. 
Con questo canto, la caduta di Ninive assume il simbolo della grande vittoria che Dio riporta sul male, e unisce la speranza per un futuro diverso per gli oppressi. 
Nel poema profetico Naum o Nahum, dipinge le vicende quasi in presa diretta, evocando anche un fatto precedentemente accaduto, cioè la distruzione di Tebe nel 663 a.C., capitale egiziana distrutta proprio dagli Assiri, condotti da Assurbanipal e che ora subiscono la stessa sorte. 
Gli Assiri si erano dimostrati feroci e senza pietà, imprigionando i capi di Tebe e massacrando i loro bambini ed ora il profeta vede le stesse distruzioni e masse di cadaveri in Ninive, quella che fu “una città sanguinaria”. 
In conclusione egli pronuncia la sua lezione profetica ammonendo: non si può pensare di costruire regni durevoli sulla forza, sulla prepotenza e sui misfatti, perché il Signore è lento all’ira, ma alla fine nulla lascia impunito.

Approfondimenti

La ricezione della profezia
Nella tradizione ebraica il libro appartiene ai Dodici Profeti, una raccolta la cui unità canonica ha contribuito a conservarne il testo. Nelle Bibbie cristiane Naum figura fra i libri profetici dell’Antico Testamento. La sua ricezione non dipende dalla disponibilità di una biografia dettagliata, ma dal riconoscimento del testo come testimonianza religiosa. I commentatori antichi e moderni hanno letto l’oracolo ora come annuncio storico della caduta assira, ora come rappresentazione più ampia del giudizio contro la violenza dei poteri politici.

La memoria liturgica
Il 1° dicembre è attestato come giorno di commemorazione nel Martirologio Romano e in calendari delle Chiese orientali. Si tratta di una commemorazione di un profeta veterotestamentario e non dell’esito di una moderna causa di canonizzazione. La presenza nei martirologi non deve essere confusa con l’iscrizione nel calendario romano generale delle celebrazioni obbligatorie.

Cronologia

- VII secolo avanti Cristo: periodo nel quale viene comunemente collocata l’attività profetica di Naum.
- Intorno al 663 avanti Cristo: conquista assira di Tebe, ricordata in Na 3,8-10 come evento passato.
- 612 avanti Cristo: caduta di Ninive, evento centrale per l’interpretazione storica del libro.
- 1 dicembre: commemorazione liturgica del profeta nella tradizione cristiana.

Valutazione storico-critica

Il riferimento biblico a Naum l’Elcosita è la principale testimonianza sulla sua identità. Non esistono dati indipendenti sufficienti per ricostruirne la vita. La collocazione cronologica si basa sui riferimenti a Tebe e Ninive, ma la formazione letteraria del libro e la sua eventuale redazione successiva restano discusse. La Galilea e Alqosh rappresentano tradizioni di localizzazione, non identificazioni definitivamente dimostrate. Età alla morte, tomba e particolari agiografici non hanno conferma contemporanea. La memoria del 1° dicembre è invece attestata dalla tradizione liturgica cristiana. Naum profeta non va confuso con Naum di Ocrida.

Fonti e bibliografia essenziale

- Bibbia, Libro di Naum, specialmente 1,1; 3,8-10.
- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Libreria Editrice Vaticana, 2004, commemorazione del 1° dicembre.
- Girolamo, Commentarii in prophetas minores, commento a Naum.
- Duane L. Christensen, «The Book of Nahum: The Question of Authorship within the Canonical Process», Journal of the Evangelical Theological Society, 31 (1988), pp. 51-58.
- L. Juliana Claassens, «The fall of the empire? Shifting constructions of Nineveh in the book of Nahum and beyond», Journal for the Study of the Old Testament, 51 (2026), pp. 108-122.
- Orthodox Church in America, «Prophet Nahum», calendario agiografico del 1° dicembre.

Aggiunto/modificato il 31 ottobre 2026