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Recarte, Azpeitia, Spagna, 3 febbraio 1857 - Deusto, Bilbao, Spagna, 9 settembre 1929
Fu un religioso gesuita spagnolo che trascorse oltre quarant'anni al servizio della comunità della futura Università di Deusto, a Bilbao. Nato nel 1857 nei pressi di Azpeitia, non lontano dalla casa natale di sant'Ignazio di Loyola, proveniva da una modesta famiglia di agricoltori. A quattordici anni entrò come domestico nel collegio gesuita di Nuestra Señora de la Antigua a Orduña e maturò progressivamente la vocazione alla Compagnia di Gesù. Nel 1874 raggiunse il noviziato di Poyanne, in Francia, dove i gesuiti spagnoli si erano rifugiati dopo l'espulsione dalla Spagna. Dopo i primi voti fu inviato al collegio di La Guardia, in Galizia, dove per dieci anni svolse soprattutto il servizio di infermiere e sacrestano. Nel 1888 venne destinato a Deusto, dove rimase fino alla morte, nel 1929, come portinaio e custode dell'istituzione. Il suo incarico apparentemente ordinario divenne il luogo nel quale si manifestarono la sua attenzione verso le persone, la discrezione, la carità e una profonda vita interiore. Studenti, professori, dipendenti, visitatori e poveri trovarono in lui una presenza accogliente e disponibile. La fama di santità che lo accompagnò già durante la vita portò all'apertura della causa nel 1950. Giovanni Paolo II ne riconobbe l'eroicità delle virtù nel 1982 e lo beatificò il 6 ottobre 1985, dopo l'approvazione di una guarigione ritenuta miracolosa attribuita alla sua intercessione.
Etimologia: Dal nome latino Franciscus, 'francese', 'appartenente ai Franchi'.
Emblema: Abito religioso gesuita, spesso raffigurato con il rosario in mano e in atteggiamento di servizio.
Martirologio Romano: A Bilbao nella Guascogna in Spagna, beato Francesco Gárate Aranguren, religioso della Compagnia di Gesù, che svolse per quarantadue anni con cristiana umiltà l’ufficio di portinaio.
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Francesco Gárate Aranguren nacque il 3 febbraio 1857 nel casale Recarte, nel territorio di Azpeitia, nella provincia basca di Guipúzcoa, a brevissima distanza dalla casa torre di Loyola, luogo legato alla nascita di sant'Ignazio. Era il secondo di sette figli di Francesco Gárate e María Bautista Aranguren, una famiglia di modesti agricoltori. La documentazione biografica tramandata dalla Compagnia ricorda l'ambiente familiare come semplice, laborioso e profondamente religioso. Ricevette la prima formazione scolastica nel paese natale. La sua educazione fu essenzialmente quella di un ragazzo proveniente da una famiglia contadina, ma il contatto con i gesuiti avrebbe progressivamente orientato la sua vita verso la consacrazione religiosa. A quattordici anni lasciò la famiglia per entrare come domestico nel collegio Nuestra Señora de la Antigua di Orduña, nella provincia di Vizcaya. La scelta non fu inizialmente quella di un giovane già formato alla vita religiosa: fu il contatto quotidiano con la comunità gesuita a favorire la maturazione della sua vocazione.
La vocazione e il noviziato in Francia Nel 1874 Gárate decise di entrare nella Compagnia di Gesù. La situazione politica spagnola rendeva però impossibile compiere il noviziato in patria. Dopo la rivoluzione del 1868, i gesuiti spagnoli erano stati espulsi e il noviziato era stato trasferito a Poyanne, nel sud della Francia. Francesco raggiunse Poyanne insieme ad altri due giovani aspiranti. Secondo la documentazione di Deusto, il viaggio fu compiuto in gran parte a piedi, in un periodo nel quale i Paesi Baschi erano inoltre coinvolti nella terza guerra carlista. Il 2 febbraio 1874 fu ammesso al noviziato e il 2 febbraio 1876 emise i primi voti religiosi. La sua formazione gesuita fu caratterizzata soprattutto dalla disciplina religiosa, dalla preghiera e dalla disponibilità al servizio. Non intraprese il percorso sacerdotale: appartenne alla categoria dei fratelli coadiutori, religiosi chiamati a contribuire alla missione della Compagnia attraverso attività pratiche e di servizio. Il 15 agosto 1887 emise gli ultimi voti religiosi a La Guardia.
Dieci anni a La Guardia Nel 1877 Gárate fu destinato al collegio dell'Apostolo Santiago a La Guardia, in Galizia, presso la costa atlantica e non lontano dal confine con il Portogallo. Qui svolse soprattutto il compito di infermiere, occupandosi degli studenti malati, ma prestò anche servizio come sacrestano. Rimase a La Guardia per circa dieci anni. Le testimonianze raccolte nel corso della causa ricordarono in particolare la sua pazienza e la sua attenzione verso i malati. Questa esperienza fu importante per la formazione del suo stile personale. Gárate non ricercava incarichi prestigiosi: la sua spiritualità si esprimeva attraverso l'accuratezza con cui svolgeva il compito affidatogli. La sua salute, messa alla prova dalla dedizione al lavoro, indusse i superiori a destinarlo a un nuovo incarico. Nel 1888 arrivò così a Deusto, nei pressi di Bilbao.
Quarantuno anni alla portineria di Deusto Alla fine di marzo del 1888 Gárate fu inviato al Collegio degli Studi Superiori di Deusto, destinato a diventare una delle più importanti istituzioni universitarie dei Paesi Baschi. Gli fu affidata la portineria, incarico che avrebbe mantenuto per quarantuno anni, fino alla morte. Il suo lavoro era molto più ampio di quello che oggi potrebbe suggerire la parola portinaio. Doveva accogliere le persone che arrivavano alla comunità, sorvegliare l'ingresso, svolgere diversi servizi pratici e occuparsi delle necessità quotidiane della casa. Fu anche sacrestano e si interessò alla cura degli ambienti e dei giardini. In seguito ebbe a che fare anche con il telefono della comunità, installato nel 1916. Per più di quattro decenni passò davanti alla sua portineria un'intera generazione di studenti. Gárate conosceva molte delle loro difficoltà e cercava di aiutarli con discrezione. Accoglieva gli studenti, li incoraggiava nei momenti di difficoltà, ascoltava i loro problemi e offriva consigli. La sua attenzione si estendeva anche alle persone povere che si presentavano alla porta, alle quali procurava, secondo le testimonianze, cibo o indumenti. Gli studenti finirono per chiamarlo Fratello Finuras, espressione spagnola che alludeva alla sua delicatezza, alla correttezza dei modi e alla finezza del tratto umano. Anche la Santa Sede ricorda l'appellativo di Fratel Gentilezza, sottolineando la particolare bontà che caratterizzava il suo modo di rapportarsi con gli altri.
La santità nelle occupazioni quotidiane Il tratto più caratteristico della figura di Gárate è proprio la distanza tra la modestia dell'incarico e la profondità della sua vita spirituale. Non fondò istituti, non fu missionario in terre lontane, non ricoprì incarichi ecclesiastici di rilievo e non lasciò opere teologiche di particolare importanza. La sua testimonianza nacque invece dalla fedeltà quotidiana a un compito apparentemente semplice. La portineria diventò così il luogo nel quale incontrava persone molto diverse: studenti, professori, dipendenti, genitori, religiosi, visitatori e poveri. La sua capacità di accogliere senza discriminazioni venne considerata una delle manifestazioni più evidenti della sua carità. La Compagnia di Gesù ha ricordato come la sua vita fosse contrassegnata dalla preghiera, dalla semplicità e da un'estrema sobrietà nelle condizioni di vita. Il rosario era abitualmente nelle sue mani e la preghiera accompagnava le occupazioni ordinarie. Una frase attribuita a Gárate sintetizza bene il suo atteggiamento: 'Faccio serenamente quello che posso, il resto lo fa il Signore'. La frase compare anche nella documentazione ufficiale della Santa Sede relativa alla sua beatificazione. La sua spiritualità può quindi essere letta come una forma particolarmente concreta della tradizione ignaziana: non separare la vita spirituale dal lavoro quotidiano, ma vivere ogni attività come servizio a Dio e alle persone.
Un uomo conosciuto da un'intera comunità La fama di Gárate non derivò da episodi spettacolari, ma dalla continuità del suo comportamento. Il direttore generale della Compagnia di Gesù Włodzimierz Ledóchowski, descrivendone le caratteristiche, mise in evidenza la discrezione esercitata per oltre quarant'anni in una portineria frequentata da persone di ogni età e condizione, insieme all'umiltà e alla carità capace di anticipare le necessità altrui. Anche il successivo ricordo del padre Pedro Arrupe, superiore generale della Compagnia, insistette su tre aspetti: l'uomo di Dio, il santo dell'ordinario e il Fratello Finuras. Questi giudizi sono significativi perché mostrano come la fama di santità non sia nata soltanto dopo la morte. Il religioso era già considerato una persona eccezionale da quanti lo avevano conosciuto direttamente.
Gli ultimi giorni Il 8 settembre 1929 Gárate cominciò a sentirsi indisposto. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente. La mattina del giorno seguente, 9 settembre, ricevette l'assistenza religiosa nella comunità e morì nella sua stanza presso l'Università di Deusto, intorno alle sette del mattino. Aveva 72 anni. Fu inizialmente sepolto nel cimitero di Deusto. La fama di santità che si era formata durante la sua vita si consolidò immediatamente dopo la morte, alimentata dal ricordo degli studenti e delle numerose persone che avevano avuto occasione di incontrarlo. Le sue spoglie furono successivamente trasferite all'Università di Deusto. Dopo l'esame nell'ambito della procedura ecclesiastica, furono collocate in una cassa e deposte nella cappella pubblica dell'Università; in seguito, a causa dei lavori di ristrutturazione, furono trasferite in una cappella situata nel vestibolo dell'Università, accanto alla portineria che egli aveva custodito per quarantuno anni.
La causa di beatificazione La fama di santità portò all'avvio dell'inchiesta diocesana. La prima fase informativa si svolse nella diocesi di Vitoria dal 14 dicembre 1939 al 29 luglio 1940. La documentazione fu quindi trasmessa a Roma. Il 26 febbraio 1950 papa Pio XII autorizzò l'introduzione della causa. A Bilbao si svolse quindi la fase relativa all'esame della vita e delle virtù del religioso, iniziata nel 1951 e conclusa nel 1953. I consultori teologi della Congregazione competente riconobbero l'eroicità delle virtù il 16 luglio 1981. La decisione fu confermata dai cardinali il 10 novembre dello stesso anno e Giovanni Paolo II promulgò quindi il decreto sulle virtù eroiche l'11 febbraio 1982. Con questo atto Francesco Gárate divenne Venerabile.
Il miracolo per la beatificazione Per la beatificazione venne esaminata una guarigione attribuita all'intercessione di Gárate. La beneficiaria era María Ugalde Caño, una donna di 35 anni che nel febbraio 1943 soffriva di una grave e estesa necrosi conseguente a un'ustione della coscia sinistra. Secondo la documentazione della Santa Sede, la donna invocò con fede l'intercessione del Venerabile Gárate nella sera del 18 febbraio 1943 e la mattina seguente risultò guarita. Il caso fu sottoposto a due procedimenti, uno di carattere diocesano e uno secondo l'autorità della Santa Sede. La Congregazione competente esaminò anche la documentazione medica. Il 9 maggio 1985 Giovanni Paolo II riconobbe ufficialmente la guarigione come miracolo attribuito all'intercessione di Francesco Gárate. È importante precisare che la qualifica di miracolo appartiene al giudizio ufficiale della Chiesa espresso nell'ambito della causa di beatificazione. Non si tratta quindi semplicemente di una tradizione agiografica posteriore.
La beatificazione Francesco Gárate fu beatificato il 6 ottobre 1985 nella Basilica Vaticana da papa Giovanni Paolo II, insieme ad altri due gesuiti spagnoli: Diego Luis de San Vitores e José María Rubio. La Santa Sede stabilì per Gárate la celebrazione liturgica al 9 settembre. Nell'omelia Giovanni Paolo II presentò Gárate come esempio di una santità costruita attraverso il servizio umile e silenzioso. Il Papa sottolineò in particolare il significato della sua vita interiore come anima dell'apostolato e mostrò come anche un'attività quotidiana e apparentemente marginale potesse diventare una forma concreta di testimonianza cristiana. Il contrasto con gli altri due nuovi beati rendeva particolarmente evidente il carattere della sua vocazione: mentre Diego Luis de San Vitores rappresentava la figura del missionario e José María Rubio quella del sacerdote impegnato nell'apostolato urbano, Gárate rappresentava la santità del servizio ordinario.
Spiritualità La spiritualità di Francesco Gárate non può essere separata dalla sua appartenenza alla Compagnia di Gesù. La sua vita fu caratterizzata dalla preghiera, dalla disponibilità all'obbedienza e dalla convinzione che il valore di un'azione dipendesse non dalla sua visibilità, ma dalla fedeltà con cui veniva compiuta. La portineria di Deusto divenne in questo senso il luogo concreto della sua spiritualità. Gárate non cercò di trasformare il proprio incarico in qualcosa di diverso: lo svolse con una dedizione sempre maggiore, facendone uno spazio di accoglienza, ascolto e servizio. La Santa Sede ha sintetizzato questa dimensione definendolo testimone del valore della vita interiore come anima dell'apostolato. Il suo messaggio non consiste quindi nell'esaltazione di un'attività particolare, ma nella possibilità di vivere con profondità cristiana anche i compiti più semplici.
Rapporti con la tradizione gesuita Gárate fu accostato soprattutto a sant'Alfonso Rodríguez, il celebre fratello gesuita che aveva esercitato per molti anni il servizio di portinaio nel collegio di Maiorca. Il parallelismo è significativo: entrambi furono fratelli coadiutori e svolsero un compito umile, trasformando l'accoglienza quotidiana delle persone in una forma di apostolato. La tradizione gesuita ha quindi visto in Gárate una sorta di continuazione moderna di quella particolare forma di santità legata al servizio della portineria.
Culto e memoria La memoria liturgica del Beato Francesco Gárate è celebrata il 9 settembre, data della sua morte. La Santa Sede indica espressamente questa data nella scheda ufficiale e nelle lettere apostoliche relative alla beatificazione. La sua memoria rimane particolarmente viva nell'Università di Deusto, dove trascorse la maggior parte della vita religiosa. La sua figura è tuttora associata alla portineria dell'antico complesso universitario e al tema dell'accoglienza. Nel 2021 fu costituita una nuova commissione incaricata di sostenere la conoscenza della figura del Beato e di promuoverne la causa di canonizzazione. Ciò conferma che, a oltre novant'anni dalla morte, il suo culto locale e la sua fama spirituale rimangono attivi.
Reliquie Dopo la morte, le spoglie furono dapprima deposte nel cimitero di Deusto. Nel corso della procedura ecclesiastica furono esaminate e successivamente trasferite presso l'Università. La loro collocazione definitiva è legata alla cappella situata nell'area dell'ingresso dell'Università di Deusto, in prossimità della portineria nella quale Gárate aveva prestato servizio per oltre quattro decenni. La collocazione ha quindi anche un forte significato storico: il luogo della sua vita quotidiana è divenuto il luogo della sua memoria.
Iconografia Francesco Gárate è generalmente raffigurato con l'abito religioso della Compagnia di Gesù, spesso con un atteggiamento semplice e raccolto. Il rosario costituisce uno degli elementi ricorrenti della sua rappresentazione, coerente con le testimonianze sulla sua intensa vita di preghiera. L'iconografia tende inoltre a valorizzare la sua identità di fratello gesuita e di uomo dedito al servizio, più che a rappresentarlo attraverso attributi legati a particolari miracoli o episodi straordinari. La sua immagine è quindi fortemente connessa all'idea di una santità quotidiana, discreta e laboriosa. Autore: Giampietro Cattini
Francesco Gárate nacque nel paese di Recarte (Azpeitia), non lontano dal castello di Loyola in Spagna, il 3 febbraio 1857; e la sua vita risentì della spiritualità che ancora impregnava la terra d’origine del grande s. Ignazio di Loyola (1491-1556), fondatore della Compagnia di Gesù (Gesuiti). Fino ai nove anni ricevette dai genitori Francesco e Maria, una forte educazione cristiana e le prime nozioni scolastiche. Poi fino ai 14 anni frequentò la scuola municipale di Azpeitia; nel 1871 si trasferì ad Orduña (Vizcaya) per occuparsi come domestico nel Collegio gesuita “Nuestra Señora de la Antigua”; nei tre anni di servizio nel Collegio, maturò in lui la vocazione di entrare nella Compagnia di Gesù come Fratello Coadiutore. A causa della guerra civile scoppiata sul territorio basco, il Noviziato fu trasferito dalla Castiglia a Poyanne nel Sud della Francia, e qui dopo due anni di noviziato, il 2 febbraio 1876 Francesco emise i voti semplici, rimanendo a Poyanne per circa due anni, occupato nei lavori della Casa e dell’infermeria. Essendosi specializzato come infermiere, nel 1877 fu trasferito nella Comunità e nel Collegio gesuitico di San Giacomo di La Guardia (Pontevedra) ai confini col Portogallo, dove con pazienza, carità e sollecitudine, curò la salute dei ragazzi per circa dieci anni. Nel poco tempo libero, aiutò anche il Fratello incaricato della Sacrestia; in questo Collegio emise anche i voti solenni il 15 agosto 1887. L’anno successivo fu destinato a Deusto (Bilbao) come portinaio del Collegio di Studi Superiori, che divenne poi la nota Università di Bilbao. Si prodigò in questa missione per 42 anni, fino al termine della sua vita; in tutto questo tempo fu conosciuto da ben tre Padri Gesuiti che divennero poi Generali dell’Ordine, fra cui padre Ledochówski che guidò la Compagnia di Gesù dal 1915 al 1942 e padre Pedro Arrupe, Generale dal 1965 al 1983. Tutti e tre hanno lasciato delle testimonianze eloquenti sull’operato di fratel Gárate, che usava una mirabile discrezione, in una portineria frequentata come un porto di mare, da persone di ogni età e condizione, con una umiltà congiunta ad un incantevole naturalezza e con uno speciale istinto che indovinava e preveniva il servizio da operare. I suoi occhi limpidi colpivano per la luminosità e bontà che esprimevano, il suo sguardo raggiungeva il cuore di chi gli parlava, sia esso uno studente sia un padre gesuita. In quella portineria retta per tanti anni, che per altri sarebbero stati insopportabili, riceveva un via vai continuo di gente, parenti di alunni, persone che cercavano i Padri, fornitori con le loro merci, poveri che chiedevano un aiuto e per tutti fratel Francesco Gárate aveva una buona parola, un sorriso amabile, un’attenzione soddisfacente alle loro richieste. A chi gli chiedeva come facesse a sbrigare tante occupazioni, rimanendo nel contempo così sereno e tranquillo, senza mai perdere la pazienza, fratel Gárate rispondeva: “Faccio serenamente quello che posso, il resto lo fa il Signore, che può tutto. Col suo aiuto tutto è leggero e soave, perché serviamo un buon padrone”. E il quotidiano servizio svolto con l’amore di un atto gradito a Dio, fu il segreto della sua santità, così normale. Già prima di arrivare a Deusto, lo precedeva la reputazione di Fratello molto laborioso e di una carità squisita, che gli meritò da parte degli studenti, il nome di “Hermano Finuras”, Fratel Gentilezza. L’8 settembre 1929 in serata fu colpito da gravi dolori, al punto che chiese gli fosse portato il Santo Viatico, poi il suo stato di salute peggiorò man mano, nonostante le cure del medico e dei Fratelli infermieri; nelle prime ore del mattino del 9 settembre, chiese con insistenza l’estrema unzione e alla fine dell’ultima preghiera del rito, appena detto ‘Amen’, spirò serenamente; aveva 72 anni, dei quali 55 trascorsi nella Compagnia di Gesù e 42 come portinaio dell’Università. Sepolto nel cimitero di Deusto, nell’agosto del 1946, i suoi resti mortali furono traslati all’Università di Bilbao, prima nella Cappella e poi dal 1964, posti accanto alla portineria, dove aveva lavorato per tanti anni. Considerato già in vita un religioso perfetto e santo, è stato poi beatificato da papa Giovanni Paolo II il 6 ottobre 1985. La sua celebrazione liturgica è al 9 settembre.
Autore: Antonio Borrelli
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