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San Carlo Garnier Sacerdote gesuita, martire

Festa: 7 dicembre

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Parigi, Francia, 25 maggio 1605 – Etbarita, Canada, 7 dicembre 1649

viene ordinato sacerdote nel 1635. L'anno seguente, l'8 aprile 1636, a 31 anni si imbarca per Quebec, in Canada e da qui poi raggiunge, a bordo di una canoa, il territorio degli indiani Uroni. Vince la loro diffidenza prodigandosi nel curare i malati di peste. Viene poi mandato ad evangelizzare la regione a sud della baia Georgiana e qui, nel 1646, fonda due missioni. Ma il 7 dicembre dello stesso anno la missione di San Giovanni, dove padre Carlo si trova, viene attaccata dagli indiani Irochesi e il missionario viene ucciso. (Avvenire)

Martirologio Romano: Nello Stato dell’Ontario in Canada, passione di san Carlo Garnier, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che, gravemente ferito durante una incursione da alcuni pagani mentre versava l’acqua del battesimo sui catecumeni, morì con un colpo di scure. La sua memoria si celebra il 19 ottobre insieme a quella dei suoi compagni.


Se nel colonizzare il Nuovo Mondo, come veniva chiamato il Continente Americano, si attivarono più o meno con interessi politici, economici e di sfruttamento coloniale, Inglesi, Francesi, Spagnoli, cioè le grandi Potenze dell’epoca, vi furono di pari passo, altri uomini appartenenti a Congregazioni religiose di antica fondazione, oppure che si costituirono negli anni successivi, che portarono la luce del Vangelo ed i principi cristiani, alle popolazioni locali.
Quindi essi costituirono l’altra faccia della colonizzazione, non portarono guerra, violenza, sfruttamento, ma solidarietà umana e spirituale, aiuti sanitari, istruzione, accoglienza per i più disagiati e deboli, che non mancano mai in ogni angolo della Terra.
E nell’America Settentrionale e precisamente in Canada, al confine con gli Stati Uniti, arrivarono come seconda generazione di Missionari, i padri Gesuiti ed i Francescani. Fra i Gesuiti vi fu un gruppo di otto sacerdoti e fratelli coadiutori, che a gruppetti o singolarmente, si spinsero nelle inesplorate e vastissime terre americane, tra immense foreste e laghi grandi come mari.
Il loro apostolato si svolse primariamente fra i “pellerossa” della zona; compito non facile, visto il loro carattere sospettoso e mutevole; i primi successi relativi, si ebbero con la tribù più vicina degli Uroni; i Gesuiti usarono il metodo di farsi “selvaggi fra i selvaggi”, cioè adottare e adattarsi agli usi e costumi locali, avvicinandosi alla mentalità degli Indiani, cercando di comprendere le loro debolezze, riti, superstizioni.
Ma dopo il 1640, la tribù degli Uroni fu attaccata ferocemente da quella degli Irochesi, per natura più combattivi e crudeli, più intelligenti e perspicaci e dotati di veloci cavalli; la guerra tribale fu violenta, portando allo sterminio quasi totale degli Uroni e annullando così l’opera dei missionari.
E nel contesto di questa guerra fra Uroni ed Irochesi, persero la vita gli otto martiri gesuiti, che in varie date testimoniarono con il loro sangue la fede in Cristo, suscitando negli stessi Irochesi, una tale ammirazione di fronte al loro coraggio, nell’affrontare le crudeli e raffinate sevizie, che usavano per torturare i loro nemici, da giungere a divorare il cuore di alcuni di loro, per poterne secondo le loro credenze, assimilare la forza d’animo ed il coraggio.
E come si diceva degli antichi martiri cristiani: “Il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani”, così il loro sacrificio non fu inutile, perché nei decenni successivi, la colonia cattolica riprese vigore e si affermò saldamente in quei vasti Paesi.
I martiri furono beatificati il 21 giugno 1925, dal grande ‘Papa delle Missioni’ Pio XI e dallo stesso pontefice canonizzati il 29 giugno 1930. Citiamo i loro nomi:
Sacerdoti Carlo Daniel († 1648), Giovanni De Brébeuf, Gabriele Lalemant, Carlo Garnier, Natale Chabanel († tutti nel 1649); fratello coadiutore Renato Goupil († 1642), sacerdote Isacco Jogues e il fratello coadiutore Giovanni de la Lande († 1647). Ricorrenza liturgica per tutti al 19 ottobre.

Carlo Garnier nacque a Parigi il 25 maggio 1605 e studiò nel Collegio dei Gesuiti di Clermont; a 19 anni entrò nella Compagnia di Gesù, fondata da s. Ignazio de Loyola e ordinato sacerdote nel 1635.
Dopo appena un anno, l’8 aprile 1636 a 31 anni, si imbarcò per il Canada giungendo il 10 giugno a Québec, allora colonia francese come tutto il vasto territorio, che sarà poi motivo di contrasto e guerre con gli Inglesi, altri colonizzatori.
Il 13 agosto 1636, raggiunse con una canoa di pellerossa, il territorio degli Indiani Uroni. Si stabilì prima ad Ihonitiria e poi ad Ossossané apprendendo con rapidità la loro lingua e usanze e impegnandosi alacremente alla loro evangelizzazione, pur se contrastato dai locali stregoni, che attribuivano ai suoi malefici, lo scoppio di una mortale pestilenza.
Ma padre Carlo Garnier, proprio nell’occasione dell’epidemia, dimostrò tutto il suo coraggio e la sua sollecitudine verso gli ammalati, che curò con passione, trasportandoli anche a spalle per lunghe distanze; sopportando la sporcizia e il puzzo delle piaghe; consolando i moribondi e quelli che avevano subito torture, nelle guerre tribali.
Si meritò il titolo di ‘Agnello’ e di ‘Angelo delle Missioni’. Nonostante ciò, nel 1637, gli stregoni convinsero gli Uroni di quei villaggi di distruggere la Missione, al punto che padre Carlo Garnier scrisse il 28 ottobre 1637, una lettera-testamento al superiore di Québec.
Tranquillizzatosi alquanto la pericolosa situazione, egli fu richiamato nella sede di S. Maria e nel 1639 incaricato di evangelizzare la nazione del “Tabacco” posta a sud della Baia Georgiana. Vari tentativi fatti dal 1640 al 1646 ebbero esiti negativi, finché nel 1646 riuscì a fondare due Missioni ad Etbarita nel “clan del lupo” e ad Ekarreniondi nel “clan del cervo”, che chiamò rispettivamente di S. Giovanni e di S. Mattia.
Ma nel 1649 il 7 dicembre, la Missione di S. Giovanni a Etbarita, fu attaccata dai feroci Irochesi che ne sterminarono gli abitanti; lo stesso padre Garnier fu colpito da due colpi di moschetto al petto e alla coscia e finito con due colpi di scure al capo; gli Irochesi alleati degli Inglesi, erano riforniti di armi da fuoco da quest’ultimi.
Il suo corpo fu recuperato da altri missionari due giorni dopo e seppellito in mezzo alle rovine della cappella.
Singolarmente è ricordato il 7 dicembre, giorno del martirio.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2004-03-30

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