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Sant' Antonio Gonzalez Domenicano, martire

Festa: 24 settembre

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León, Spagna, 1593 circa - † Nagasaki, Giappone, 24 settembre 1637

Fu un sacerdote domenicano spagnolo originario di León, missionario nelle Filippine e successivamente protagonista della clandestina spedizione domenicana diretta nel Giappone durante la fase più dura della persecuzione anticristiana dello shogun Tokugawa Iemitsu. Nato intorno al 1593, entrò ancora giovane nell’Ordine dei Predicatori, si dedicò agli studi teologici e all’insegnamento e, dopo il trasferimento nelle Filippine, divenne professore e rettore del Collegio di Santo Tommaso di Manila. Nel 1636 guidò una spedizione missionaria verso il Giappone insieme ad altri cinque compagni. Arrestato poco dopo lo sbarco, rimase per oltre un anno in prigionia a Okinawa e fu poi trasferito a Nagasaki. Sottoposto a torture, tra cui il supplizio dell’acqua, morì in carcere il 24 settembre 1637, prima degli altri componenti della spedizione. Le fonti ecclesiastiche ufficiali confermano il suo ruolo di guida della missione e la morte provocata dalla prigionia, dalle torture e dalla febbre. La sua vicenda appartiene alla storia documentata della persecuzione del cristianesimo in Giappone e alla memoria dei sedici martiri collegati alla Provincia domenicana del Santissimo Rosario.

Martirologio Romano: A Nagasaki in Giappone, sant’Antonio González, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che, mandato in Giappone con cinque compagni e poco dopo arrestato, fu sottoposto per due volte al supplizio dell’acqua e, preso dalla febbre, precedette gli altri nella morte sotto il comandante supremo Tokugawa Yemitsu.


Gli anni a León e l’ingresso nell’Ordine
Antonio González nacque a León intorno al 1593. L’anno è generalmente accettato, ma la documentazione non consente di stabilire con precisione il giorno o il mese della nascita. La tradizione domenicana lo presenta come proveniente da una famiglia di condizioni modeste e riferisce che ricevette una prima formazione orientata agli studi ecclesiastici.
Ancora adolescente entrò nel convento di Santo Domingo di León, dove intraprese il percorso nell’Ordine dei Predicatori. La documentazione domenicana colloca l’ingresso nell’Ordine intorno al 1609, quando aveva circa sedici anni. Dopo la professione religiosa proseguì gli studi fino alla preparazione teologica e all’ordinazione sacerdotale.
La sua formazione non fu soltanto quella necessaria al ministero sacerdotale. González acquisì una preparazione teologica tale da essere successivamente impiegato nell’insegnamento. Fu destinato al convento di Piedrahita, nella provincia di Ávila, dove svolse attività di docente di teologia e maestro degli studenti domenicani. Le fonti dell’Ordine ricordano anche la sua attività di predicazione.
La successiva tradizione domenicana insiste sulla sua intensa vita religiosa, sulla preghiera e sulla disciplina ascetica. Questi elementi appartengono soprattutto alla memoria interna dell’Ordine e devono essere distinti dai dati biografici più direttamente documentabili. Il nucleo storicamente più sicuro è rappresentato dalla sua formazione teologica, dall’attività di insegnamento e dalla successiva scelta missionaria.

La scelta missionaria
All’inizio del Seicento le missioni dell’Estremo Oriente esercitavano una forte attrazione su numerosi religiosi europei. La Provincia domenicana del Santissimo Rosario, istituita nel 1587 per l’attività missionaria in Asia, costituiva uno dei principali strumenti dell’Ordine dei Predicatori per l’evangelizzazione di quelle regioni. Le Filippine erano diventate una base fondamentale per le missioni verso la Cina, Taiwan e il Giappone.
González aderì alla missione verso l’Oriente e nel 1631 partì dalla Spagna diretto alle Filippine. Le fonti domenicane collocano il viaggio all’interno di una più ampia spedizione missionaria diretta verso Manila, dove il religioso arrivò nel 1632.
Il suo soggiorno nelle Filippine fu tutt’altro che una semplice tappa di preparazione alla missione giapponese. A Manila González svolse un’importante attività intellettuale e istituzionale. Fu professore di teologia presso il Collegio di Santo Tommaso e ne assunse successivamente la responsabilità come rettore. La documentazione pontificia del processo di beatificazione e canonizzazione lo identifica espressamente come teologo e rettore del Collegio di Santo Tommaso di Manila.
Il Collegio costituiva già allora uno dei principali centri di formazione ecclesiastica della colonia spagnola. Solo più tardi, nel 1645, sarebbe stato elevato a università pontificia, diventando l’istituzione oggi nota come University of Santo Tomas. È quindi più corretto parlare per il periodo di González di Collegio di Santo Tommaso e non attribuirgli retroattivamente il titolo universitario nella forma moderna.

Il contesto della persecuzione in Giappone
Quando González arrivò nelle Filippine, la situazione del cristianesimo in Giappone era ormai gravissima. Dopo l’espansione missionaria iniziata nel XVI secolo con san Francesco Saverio, le autorità giapponesi avevano progressivamente intensificato le misure contro i missionari e contro i cristiani che rifiutavano di rinnegare la propria fede.
Sotto lo shogun Tokugawa Iemitsu la persecuzione assunse caratteri sistematici. Il 28 febbraio 1633 e il 22 giugno 1636 furono emanati provvedimenti destinati a reprimere ulteriormente il cristianesimo e a impedire l’ingresso clandestino dei missionari. La documentazione pontificia relativa ai martiri ricorda che la pena capitale poteva colpire sia i missionari sia coloro che li ospitavano o che rifiutavano di abiurare.
In questo contesto l’invio di missionari dall’esterno era diventato estremamente rischioso. Le comunità cristiane giapponesi erano rimaste in larga parte prive di sacerdoti e la Provincia domenicana del Santissimo Rosario continuava tuttavia a considerare necessario mantenere il collegamento con esse.

La spedizione del 1636
Nel 1636 fu organizzata a Manila una spedizione clandestina diretta in Giappone. Antonio González ne assunse la guida. La documentazione ufficiale della Santa Sede identifica il gruppo come composto da quattro sacerdoti domenicani e due laici: González, Miguel de Aozaraza, Guillermo Courtet, Vicente Shiwozuka, Lorenzo Ruiz e Lazzaro di Kyoto.
La spedizione partì dalle Filippine e raggiunse le isole Ryukyu, nell’area dell’attuale Okinawa, nel luglio 1636. Le fonti indicano il 10 luglio come data dello sbarco. I missionari furono arrestati poco dopo il loro arrivo e trascorsero più di un anno in prigionia prima del trasferimento a Nagasaki.
La scelta di González di assumere la guida della missione non può essere separata dal quadro politico e religioso dell’epoca. Non si trattava di una normale missione pastorale, ma di un’iniziativa clandestina condotta in un territorio nel quale la presenza di sacerdoti stranieri era considerata un reato capitale. La successiva documentazione ecclesiastica presenta González come il capo del gruppo e sottolinea il carattere volontario della spedizione.

La prigionia a Okinawa
Per oltre un anno i componenti della spedizione rimasero detenuti nelle isole Ryukyu. Le fonti non consentono di ricostruire in modo continuo e dettagliato ogni fase della prigionia, e molte narrazioni posteriori hanno sviluppato particolari devozionali non sempre verificabili.
Il dato storico centrale è invece sicuro: i missionari furono catturati poco dopo l’arrivo, rimasero a lungo incarcerati e furono trasferiti a Nagasaki nel settembre 1637 per essere sottoposti al tribunale competente. La lettera apostolica di Giovanni Paolo II del 1981, basata sulla documentazione della causa, precisa che il gruppo rimase in carcere a Okinawa per oltre un anno prima del trasferimento a Nagasaki.
Il lungo periodo di detenzione ebbe un ruolo determinante nella morte di González. Quando il gruppo fu trasferito a Nagasaki, il sacerdote era già debilitato dalle condizioni della prigionia.

Il trasferimento a Nagasaki e gli interrogatori
Il 13 settembre 1637 González e i suoi compagni furono trasferiti a Nagasaki, centro della repressione contro i cristiani e luogo nel quale erano già stati martirizzati numerosi missionari e fedeli.
Gli interrogatori erano accompagnati da torture destinate soprattutto a ottenere l’abiura. Tra queste vi era il cosiddetto supplizio dell’acqua, consistente nell’introduzione forzata di grandi quantità d’acqua nello stomaco e nella successiva espulsione violenta. La documentazione pontificia relativa ai martiri descrive questa pratica e altre forme di tortura impiegate durante la persecuzione.
Per González il supplizio dell’acqua fu ripetuto. Il Martirologio Romano ricorda che fu sottoposto due volte a tale tortura e che, colpito dalla febbre, morì prima degli altri compagni. La notizia costituisce il nucleo più autorevole della tradizione relativa alle sue ultime ore.

La morte del 24 settembre 1637
Antonio González morì in carcere a Nagasaki il 24 settembre 1637. La lettera apostolica di Giovanni Paolo II del 22 febbraio 1981 afferma che morì consumato dalle torture e dalla febbre, dopo oltre un anno di prigionia. La stessa fonte indica per lui l’età di circa quarantacinque anni.
A differenza di alcuni suoi compagni, González non fu condotto al supplizio finale sulla collina di Nishizaka. Morì prima, nella prigione. La documentazione ufficiale della Santa Sede sottolinea proprio questa particolarità: dei sei componenti della spedizione del 1636, Antonio González fu il primo a morire, il 24 settembre, mentre gli altri cinque furono messi a morte il 29 settembre.
Dopo la morte il corpo fu bruciato. La dispersione delle ceneri faceva parte della strategia delle autorità per impedire ai cristiani di recuperare i resti dei martiri e trasformarli in oggetto di venerazione. Per questo non esiste una sepoltura tradizionale del corpo di González e non è documentata una significativa trasmissione di reliquie corporee.
La notizia del martirio raggiunse Manila nel dicembre 1637. Giovanni Paolo II ricordò nella sua omelia di beatificazione che il 27 dicembre di quell’anno, nella chiesa di Santo Domingo, fu celebrato un Te Deum dopo l’arrivo della notizia della morte del gruppo guidato da González.

La memoria dei sedici martiri
Antonio González non fu venerato isolatamente rispetto agli altri martiri della missione domenicana in Giappone. La sua figura entrò nella memoria collettiva dei sedici martiri collegati alla Provincia del Santissimo Rosario e uccisi tra il 1633 e il 1637.
Il gruppo comprendeva sacerdoti, religiosi e laici di diverse nazionalità: nove giapponesi, quattro spagnoli, un italiano, un francese e un filippino. La loro comune appartenenza, in forme differenti, alla famiglia domenicana costituì un elemento decisivo nella costruzione della memoria liturgica e nella successiva causa di beatificazione.
La documentazione ufficiale riferisce che i processi informativi furono avviati a Manila e a Macao già negli anni immediatamente successivi al martirio. Gli atti andarono però successivamente perduti o rimasero a lungo non reperibili. Il loro ritrovamento all’inizio del XX secolo rese possibile la ripresa della causa, che culminò nella Positio super introductione causae et martyrio pubblicata nel 1979.

Beatificazione e canonizzazione
Il riconoscimento ecclesiastico arrivò nel XX secolo. Il gruppo dei sedici martiri fu beatificato da Giovanni Paolo II il 18 febbraio 1981 a Manila. Si trattò di un evento di particolare rilievo: la celebrazione fu presieduta dal papa fuori Roma, nella città maggiormente legata alla storia dei martiri e soprattutto a Lorenzo Ruiz, primo martire filippino riconosciuto dalla Chiesa cattolica.
Nel decreto apostolico relativo alla beatificazione, promulgato dopo il riconoscimento del martirio, Antonio González è indicato come sacerdote spagnolo, originario di León, teologo e rettore del Collegio di Santo Tommaso di Manila e guida della spedizione del 1636. Il documento conferma inoltre la sua morte in carcere il 24 settembre 1637.
Il 18 ottobre 1987 Giovanni Paolo II canonizzò a Roma Antonio González insieme agli altri quindici martiri del gruppo. La canonizzazione concluse un lungo percorso iniziato con le prime inchieste sulla loro morte nel XVII secolo.
La memoria liturgica individuale di Antonio González è fissata al 24 settembre, giorno della sua morte. Il gruppo dei sedici martiri è invece ricordato unitariamente il 28 settembre nel Martirologio Romano, pur mantenendo per i singoli martiri la memoria nei rispettivi anniversari.

Antonio González e il Collegio di Santo Tommaso
Uno degli aspetti più significativi della sua vicenda è il rapporto con il Collegio di Santo Tommaso di Manila. González non fu soltanto un missionario destinato al Giappone, ma un religioso impegnato nella formazione teologica. La documentazione pontificia lo qualifica esplicitamente come dottore in teologia e rettore del Collegio.
Questo dato permette di correggere una rappresentazione riduttiva del santo come semplice missionario itinerante. Prima della missione giapponese fu insegnante e responsabile di un importante centro di formazione domenicano. La sua vicenda unisce quindi attività intellettuale, governo religioso e missione clandestina.

La persecuzione e la dispersione delle ceneri
La distruzione del corpo dei martiri non fu un elemento secondario della persecuzione. La dispersione delle ceneri mirava a impedire la nascita di luoghi di venerazione intorno ai resti dei condannati. Nel caso di González questo spiega l’assenza di una tomba o di una reliquia corporea paragonabile a quelle conservate per altri santi.
La memoria del martire si è quindi sviluppata principalmente attraverso i documenti della causa, il Martirologio Romano, la liturgia e la tradizione dei sedici martiri del Giappone.

La posizione di González nella storia dei martiri del Giappone
La sua morte si colloca nella fase conclusiva del cosiddetto ‘secolo cristiano’ giapponese. I sedici martiri riconosciuti dalla Chiesa tra il 1633 e il 1637 rappresentano una delle ultime grandi generazioni di missionari e collaboratori cristiani prima del definitivo consolidamento della repressione. La Santa Sede li presenta come continuatori della precedente schiera di martiri del Giappone, tra cui i ventisei martiri crocifissi a Nagasaki nel 1597.
La vicenda di González assume così un significato storico più ampio: non è soltanto quella di un sacerdote ucciso durante una persecuzione, ma testimonia il tentativo di mantenere una presenza sacerdotale nelle comunità cristiane giapponesi nonostante il divieto assoluto imposto dalle autorità.

Curiosità
- Antonio González è uno dei pochi membri dei sedici martiri del Giappone a non essere morto sulla collina di Nishizaka: morì infatti in carcere il 24 settembre 1637, mentre gli altri componenti della sua spedizione furono messi a morte il 29 settembre.
- Fu sia docente sia rettore del Collegio di Santo Tommaso di Manila, prima di assumere la guida della spedizione clandestina verso il Giappone.
- Il suo nome compare individualmente nel Martirologio Romano il 24 settembre, mentre i sedici martiri sono celebrati anche insieme il 28 settembre.
- La notizia del martirio raggiunse Manila il 27 dicembre 1637 e provocò la celebrazione di un solenne Te Deum nella chiesa di Santo Domingo.
- La sua morte per febbre e conseguenze delle torture spiega perché il Martirologio Romano lo descriva come colui che ‘precedette gli altri nella morte’, invece di attribuirgli una specifica forma di esecuzione capitale.

Cronologia
- 1593 circa - Nasce a León, in Spagna.
- 1609 circa - Entra nel convento domenicano di Santo Domingo di León.
- Anni successivi - Compie gli studi religiosi e teologici, viene ordinato sacerdote e si dedica all’insegnamento.
- Prima del 1631 - Svolge attività di docente di teologia e maestro degli studenti domenicani a Piedrahita.
- 1631 - Parte dalla Spagna per le missioni dell’Estremo Oriente.
- 1632 - Arriva a Manila e viene destinato al Collegio di Santo Tommaso.
- 1632-1636 - Insegna teologia e assume il rettorato del Collegio di Santo Tommaso.
- 1636 - Guida una spedizione domenicana clandestina diretta in Giappone.
- 10 luglio 1636 circa - Il gruppo raggiunge le isole Ryukyu, nell’area dell’attuale Okinawa.
- 1636-1637 - González e i suoi compagni rimangono prigionieri a Okinawa.
- 13 settembre 1637 - Il gruppo viene trasferito a Nagasaki per essere sottoposto al tribunale.
- 24 settembre 1637 - Antonio González muore in carcere a Nagasaki, debilitato dalla prigionia, dalle torture e dalla febbre.
- 29 settembre 1637 - Gli altri cinque membri della spedizione vengono messi a morte.
- 27 dicembre 1637 - A Manila viene celebrato un Te Deum alla notizia del martirio del gruppo.
- 1637-1638 - Vengono avviate le prime indagini processuali sui martiri.
- Inizio del XX secolo - Il ritrovamento degli antichi atti processuali consente la ripresa della causa.
- 1979 - Viene pubblicata la Positio relativa all’introduzione della causa e al martirio.
- 11 ottobre 1980 - La Chiesa riconosce ufficialmente il martirio dei sedici candidati.
- 18 febbraio 1981 - Antonio González e i quindici compagni vengono beatificati da Giovanni Paolo II a Manila.
- 18 ottobre 1987 - I sedici martiri vengono canonizzati da Giovanni Paolo II a Roma.

Valutazione storico-critica
- La figura storica di Antonio González è ben documentata per la fase della vita trascorsa nelle Filippine e soprattutto per la missione del 1636-1637. Le fonti pontificie relative alla causa confermano il suo ruolo di sacerdote domenicano, teologo, rettore del Collegio di Santo Tommaso e guida della spedizione giapponese.
- La data di nascita è generalmente indicata nel 1593, ma non è documentato il giorno preciso. Anche il luogo di nascita, León, è costantemente confermato dalle fonti ecclesiastiche moderne e dalla documentazione della causa.
- Le notizie sulla sua formazione iniziale, sulla famiglia e su alcuni particolari della sua vita spirituale derivano in misura maggiore dalla tradizione interna domenicana e dalle biografie posteriori. Devono pertanto essere mantenute distinte dai dati direttamente confermati dalla documentazione processuale.
- La spedizione del 1636 e la successiva prigionia costituiscono il nucleo meglio documentato della vicenda. La Santa Sede conferma che González guidò il gruppo, che i missionari furono arrestati a Okinawa e che rimasero in carcere per oltre un anno prima del trasferimento a Nagasaki.
- La morte del 24 settembre 1637 è storicamente certa. Il Martirologio Romano e i documenti pontifici concordano nell’indicare la febbre e le conseguenze delle torture come causa della morte prima dell’esecuzione degli altri compagni.
- Il rapporto tra Antonio González e i sedici martiri del Giappone non è una costruzione devozionale tardiva, ma corrisponde alla struttura della causa ecclesiastica, alla beatificazione del 1981 e alla canonizzazione del 1987.
- La storia del culto presenta una particolare continuità documentaria: le prime inchieste furono avviate già nel XVII secolo, ma la causa fu successivamente rallentata e ripresa dopo il ritrovamento degli antichi atti processuali all’inizio del XX secolo.
- La dispersione delle ceneri impedì la formazione di un culto fondato su una tomba o su una reliquia corporea. La memoria di González si sviluppò quindi soprattutto attraverso la tradizione liturgica e documentaria dei martiri del Giappone.
- Nel complesso, la ricostruzione storica della sua attività missionaria, della prigionia e del martirio può essere considerata solida. Sono invece da trattare con maggiore prudenza alcuni particolari biografici e spirituali tramandati dalle successive biografie domenicane quando non risultano direttamente verificabili nelle fonti della causa.

Fonti e bibliografia essenziale
- Giovanni Paolo II, Quod ait, lettera apostolica per la beatificazione di Lorenzo Ruiz e dei quindici compagni martiri, 22 febbraio 1981. La fonte pontificia ricostruisce il ruolo di Antonio González come sacerdote spagnolo, teologo, rettore del Collegio di Santo Tommaso e capo della spedizione del 1636, nonché la sua morte del 24 settembre 1637.
- Giovanni Paolo II, Praedicatorum Fratrum, lettera decretale per la canonizzazione di Lorenzo Ruiz e dei quindici compagni martiri, 18 ottobre 1987. Documento fondamentale per la ricostruzione della causa, della spedizione del 1636, della prigionia e del martirio.
- Giovanni Paolo II, Omelia per la beatificazione di Lorenzo Ruiz e dei quindici compagni martiri, Manila, 18 febbraio 1981, in Acta Apostolicae Sedis, 73 (1981), pp. 340-342.
- Martyrologium Romanum, editio typica altera, Città del Vaticano, Typis Vaticanis, 2004, memoria di sant’Antonio González al 24 settembre e memoria comune dei sedici martiri al 28 settembre. Il testo del Martirologio riporta il martirio a Nagasaki, il supplizio dell’acqua, la febbre e la morte precedente a quella degli altri compagni.
- Provincia del Santísimo Rosario de Filipinas, Compendio de la Reseña biográfica de los religiosos de la Provincia del Santísimo Rosario de Filipinas desde su fundación hasta nuestros días, fonte storica domenicana che registra Antonio González come religioso originario di León, maestro degli studenti a Piedrahita, professore di teologia e rettore del Collegio di Santo Tommaso di Manila.
- The Philippine Islands, 1493-1898, vol. XXV, 1635-1636, raccolta documentaria relativa alla storia delle Filippine e delle missioni cattoliche, con riferimenti alla presenza di Antonio González a Santo Tomás e alla successiva partenza per il Giappone.
- Orden de Predicadores, ‘San Antonio González’, scheda biografica della famiglia domenicana, utile per la cronologia della vita, l’ingresso nell’Ordine, il trasferimento nelle Filippine e la missione giapponese.
- Vatican News / Dicastero delle Cause dei Santi, ‘Martiri in Giappone’, documentazione ufficiale relativa a Lorenzo Ruiz e ai quindici compagni, con la composizione del gruppo, le date delle celebrazioni e i dati fondamentali della causa.
- Giovanni Paolo II, documentazione della Santa Sede relativa alla beatificazione e canonizzazione dei sedici martiri del Giappone, utile per distinguere i dati documentari della causa dalle elaborazioni biografiche posteriori.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Sant’Antonio González fa parte dello stuolo di 16 martiri per la fede, uccisi a Nagasaki in Giappone negli anni 1633-37; facendo seguito al numeroso gruppo di 205 martiri che donarono la loro vita, sempre a Nagasaki-Omura, negli anni 1617-32.
Essi furono vittime della persecuzione scatenata il 28 febbraio 1633, dallo “shogun” (supremo capo militare della nazione), Tokagawa Yemitsu; che con il suo (Editto n. 7), colpiva gli stranieri che “predicano la legge cristiana e i complici in questa perversità, che devono essere detenuti nel carcere di Omura”.
I sedici missionari che contavano nove padri Domenicani, tre Fratelli religiosi domenicani, due Terziarie domenicane, di cui una anche Terziaria Agostiniana, due laici, di cui uno padre di famiglia.
Avevano svolto apostolato attivo nel diffondere la fede cristiana nelle Isole Filippine, a Formosa e in Giappone; e appartenevano in diverso grado alla Provincia Domenicana del Santo Rosario, allora detta anche delle Filippine, la cui fondazione risaliva alle Missioni in Cina del 1587 e che al principio del 1600, aveva istituito una Vicaria in Giappone.
Essi furono catturati a gruppi o singolarmente, e rinchiusi nel carcere di Nagasaki e in quel quinquennio, in vari tempi ricevettero il martirio.
Dal 1633 era stata introdotta una nuova tecnica crudele di supplizio, a cui venivano sottoposti i condannati e così lasciati morire e si chiamava “ana-tsurushi”, cioè della forca e della fossa: si sospendeva il condannato ad una trave di legno con il corpo e il capo all’ingiù, e rinchiuso in una buca sottostante fino alla cintola, riempita di rifiuti; lasciandolo agonizzare e soffocare man mano per giorni.
Ma dal 1634 i cristiani prima di subire questo martirio, venivano sottoposti ad atroci tormenti come l’acqua fatta ingurgitare in abbondanza e poi espulsa con violenza e poi con la trafittura di punte acuminate tra le unghie ed i polpastrelli delle mani.
Certo la malvagità umana, quando si sfrena nell’inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procacciarsi il cibo.
I sedici martiri erano di varie nazionalità: 1 filippino, 9 giapponesi, 4 spagnoli, 1 francese, 1 italiano.
E del gruppo spagnolo faceva parte il domenicano padre Antonio González, nato a León, il quale era professore di teologia e rettore nel Collegio di San Tommaso a Manila nelle Filippine.
Fu capogruppo della spedizione domenicana, che nel 1636 andò dalle Filippine in Giappone, per aiutare i cristiani locali, rimasti privi di sacerdoti a causa della persecuzione in atto, già citata.
Il 24 settembre 1637 morì nel carcere di Nagasaki, a causa degli estremi tormenti inflittagli dai carnefici giapponesi.
Diamo i nomi degli altri martiri di quel periodo, che raggruppati con il nome di ‘Lorenzo Rúiz e compagni’, sono stati beatificati il 18 febbraio 1981 a Manila nelle Filippine da papa Giovanni Paolo II e dallo stesso Pontefice canonizzati il 18 ottobre 1987, con festa liturgica per tutti al 28 settembre.
- Padre Domenico Ibáñez de Erquicia, spagnolo;
- padre Giacomo Kyuhei Gorobioye Tomanaga giapponese;
- padre Michele de Aozaraza, spagnolo;
- padre Guglielmo Courtet, francese;
- padre Vincenzo Shiwozuka, giapponese;
- padre Luca Alonso Gorda, spagnolo;
- padre Giordano Giacinto Ansalone, italiano;
- padre Tommaso Hioji Rokuzayemon Nishi, giapponese;
- i tre Fratelli religiosi domenicani catechisti giapponesi: Francesco Shoyemon, Michele Kurobioye, Matteo Kohioye;
- le due Terziarie Domenicane: Maddalena di Nagasaki (anche Terziaria Agostiniana) e Marina di Omura; i
- due laici Lorenzo Rúiz di Manila (Filippine), padre di famiglia e Lazzaro di Kyoto, giapponese.

Lorenzo Rúiz è considerato il protomartire delle Filippine.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2026-09-14

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