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Santa Gioconda di Roma Vergine e martire

Festa: 15 agosto

Venerata a Rimella.


Per quanto riguarda la storia di Santa Gioconda si è in possesso di molta documentazione che permette di ricostruirne la storia nei particolari: essa fu una giovane martire romana, deposta nella catacomba di Ciriaca, al Verano, le cui reliquie furono destinate alla località valsesiani di Rimella grazie all’interessamento di Giuseppe Antonio Molino, che ne entrò in possesso tramite monsignor Giuseppe Maria Luini vescovo di Pesaro, predicatore apostolico. Le ossa giunsero da Roma a Novara e vennero portate nella cappella dei Frati Cappuccini, dove padre Illuminato da Novara ne curò la pulizia e la sistemazione all’interno dell’urna che già aveva contenuto le spoglie di Agabio, secondo vescovo della città. Il 29 aprile 1789, infatti, in occasione del matrimonio tra l’Arciduca d’Este e Maria Teresa d’Austria, avvenne a Novara il solenne trasporto del corpo del santo vescovo, per riporlo nel nuovo altare lui dedicato nella cattedrale; l’urna usata esclusivamente per quell’occasione, fu acquistata da Michele Tesseri oriundo di Rimella e venne da lui destinata per contenere i resti di Gioconda. L’arrivo della santa nella comunità walser della Val Mastallone avvenne alla fine di giugno del 1790, con un apparato di celebrazioni che durarono tre giorni, dal 27 al 29, la partecipazione di tutti i sacerdoti della valle, di una delegazione del capitolo della cattedrale, dei musici della basilica di San Gaudenzio e di alcuni predicatori di fama in quel periodo, tra i quali emerge la figura di fra Filippo Reale, nativo del posto, che tenne l’orazione ufficiale a conclusione dei festeggiamenti. Il culto nei confronti di Gioconda fu subito molto vivo, in particolare tra i rimellesi che per motivi di lavoro emigravano altrove, specialmente a Novara e Vigevano, essi che si affidavano alla sua protezione costituirono un’associazione: il Consorzio di Santa Gioconda, avente per scopo quello di promuoverne il culto, lo statuto ebbe approvazione diocesana il 22 marzo 1902, con firma dell’allora vicario generale Callerio. Il 1 settembre1842 venne aperta l’urna per procedere alla pulizia dei vestiti che ricoprivano le ossa, ma soltanto nel 1903 si portò il cranio a Milano per farlo ricoprire di cera e favorirne così la conservazione. L’altare di San Rocco, già decorato dal pittore Lorenzo Peracino di Cellio, dove fu collocata l’urna coi resti di Gioconda, venne interamente rinnovato nel 1860 con le offerte del citato consorzio e mutò la dedicazione assumendo il nome della presunta martire. L’ampolla, che si ritiene conservi il suo sangue, venne destinata all’oratorio della Visitazione della frazione Roncaccio Superiore, località d’origine di Giuseppe Antonio Molino, donatore delle reliquie. La tradizione ed il folclore popolari si sono impadroniti ben presto della figura della santa, riguardo alla quale sorsero alcuni racconti leggendari modellati sui più ricorrenti topoi agiografici relativi alla traslazione di reliquie. Si racconta, ad esempio, circa l’arrivo del corpo che il carro su cui viaggiava, giunto al ponte detto delle “Due Acque”, prese per errore la strada di Fobello, i cavalli, dopo breve tragitto, si fermarono e nulla pareva smuoverli. Gli accompagnatori allora presero l’urna sulle spalle ma improvvisamente essa era diventata tanto pesante da non poter proseguire; imboccata la strada per Rimella, i cavalli proseguirono speditamente ed il carico tornò al suo peso naturale. Una variante dello stesso racconto vuole che una frana, caduta sulla strada per Fobello, avesse costretto il corteo a deviare per Rimella, giunto alla chiesa del paese non fu più possibile proseguire non riuscendo nessuno a smuovere il carro; il fatto fu interpretato dai rimellesi come desiderio della santa di rimanere sul posto, con rassegnazione dei vicini fobellesi. Riguardo alla figura di Gioconda non è accattabile la sua identificazione con l’omonima venerata a Reggio Emilia, unica santa con questo nome conosciuta dalle fonti agiografiche. Senza entrare nel merito della specifica vicenda di questa figura e della sua attendibilità storica, basti ricordare che la sua sepoltura non ha alcun legame con la catacomba del Verano, da cui fu prelevato il corpo conservato a Rimella. La festa in onore di Gioconda è celebrata ogni anno nella prima domenica di agosto, la manifestazione di culto più caratteristica nei suoi confronti ha luogo però ogni venticinque anni. In tale occasione giubilare, l’urna, estratta dal vano in cui è contenuta, viene esposta alla venerazione dei fedeli e portata in processione nelle varie frazioni che formano il comune di Rimella, ogni volta percorrendo un itinerario diverso. L’ultimo trasporto è avvenuto nell’agosto del 2001: circa ottocento persone, per un paese che possiede un centinaio di effettivi residenti, hanno partecipato alla processione, durante la quale una quarantina di uomini si sono alternati nel trasporto dell’urna fino alla chiesa di San Gottardo nell’omonima frazione. Il percorso, lungo il quale sono stati realizzati archi pazientemente decorati con luci e fiori, era illuminato da centinaia di fiaccole e rischiarato dai tradizionali falò accesi sui vicini alpeggi, antico segno della partecipazione alla festa di chi per la transumanza non si trovava in paese. Le reliquie, dopo essere state vegliate per tutta la notte e visitate dai fedeli il giorno successivo, sono state riportate processionalmente nella chiesa parrocchiale e riposte, dopo alcuni giorni, nella loro sede abituale.


Autore:
Damiano Pomi

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Aggiunto/modificato il 2004-07-16

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