I Corpi Santi e il loro significato Per comprendere la figura di Santa Eugenia è necessario inserirla nel fenomeno dei Corpi Santi. A partire dalla seconda metà del XVI secolo, dopo la riscoperta delle catacombe romane, si sviluppò un'intensa attività di ricognizione archeologica. Molti resti umani rinvenuti presso antichi sepolcri cristiani, soprattutto quando accompagnati da simboli ritenuti indicativi del martirio - come la palma o il cosiddetto vas sanguinis - vennero identificati come appartenenti ai martiri dei primi secoli. Le reliquie, dopo essere state esaminate e autenticate dalle autorità del Vicariato di Roma, erano donate a diocesi, monasteri e missioni di tutto il mondo. Oggi gli studiosi sottolineano che tali identificazioni non sempre possono essere considerate storicamente certe: nella maggior parte dei casi il nome attribuito al martire deriva infatti da un'iscrizione o da interpretazioni allora ritenute attendibili ma non sempre confermate dalla moderna archeologia cristiana.
Il ritrovamento nelle catacombe L'autentica conservata insieme alla reliquia riferisce che il corpo fu estratto dalla catacomba di San Callisto nel 1764. Dopo il recupero venne ricomposto secondo l'uso del tempo, rivestito con abiti preziosi, collocato in un'urna di vetro e accompagnato da una presunta ampolla contenente il sangue del martirio. Il 4 settembre 1766 monsignor Giovanni Lercario, arcivescovo titolare di Adrianopoli e responsabile delle autentiche presso il Vicariato romano, certificò ufficialmente la reliquia, che rimase depositata presso l'Ufficio delle Reliquie del Vicariato di Roma in attesa di destinazione.
Una destinazione inattesa: dal Messico alla Valsesia La parte più originale della storia di Santa Eugenia riguarda il suo viaggio. L'urna era stata preparata per essere spedita in una chiesa del Messico, dove era stato costruito un altare destinato ad accoglierla. Quando però si verificò che le dimensioni dell'urna risultavano incompatibili con lo spazio predisposto, l'ordine di spedizione venne revocato. Questo episodio, apparentemente marginale, cambiò completamente il destino della reliquia. Proprio in quei giorni il parroco di Ferrera, don Davide Cusa, insisteva da anni presso il Vicariato romano affinché fosse concesso un Corpo Santo alla sua comunità. Attraverso il sacerdote don Pietro Fornara, recatosi personalmente a Roma nel 1880, la richiesta fu finalmente accolta e l'urna di Eugenia venne assegnata alla piccola parrocchia valsesiana. La coincidenza è documentata nelle relazioni dell'epoca e costituisce uno degli episodi più singolari dell'intera storia dei Corpi Santi.
L'arrivo a Ferrera L'urna con il Corpo Santo giunse a Ferrera il 24 luglio 1880, alla vigilia della festa liturgica fissata per il 25 luglio. L'accoglienza fu straordinaria e coinvolse l'intera popolazione della valle, che interpretò l'arrivo della reliquia come un evento di grande importanza religiosa e civile. Le cronache ricordano una solenne processione, la partecipazione del clero locale, il suono delle campane e l'ornamento delle vie del paese. Dopo la cerimonia, il corpo fu collocato nella chiesa parrocchiale di San Pietro Apostolo, dove tuttora è custodito entro un'urna artistica, visibile ai fedeli. Da allora il 25 luglio divenne la festa annuale della santa, celebrata con particolare solennità dalla comunità. L'introduzione del culto si inserisce pienamente nella tradizione ottocentesca della diocesi di Novara, che accolse numerosi Corpi Santi provenienti dalle catacombe romane, destinati a ravvivare la devozione locale e a rinsaldare il legame spirituale con la Chiesa delle origini.
Il culto Il culto di Santa Eugenia è essenzialmente locale. La sua memoria liturgica è celebrata ogni anno il 25 luglio, data che ricorda l'arrivo della reliquia a Ferrera più che un'antica commemorazione romana. Nel corso del tempo la popolazione ha sempre attribuito particolare valore alla presenza del Corpo Santo, considerandolo un segno della continuità della fede cristiana tra la Chiesa primitiva e quella contemporanea. La festa patronale è accompagnata dalla venerazione dell'urna reliquiario e dalla celebrazione dell'Eucaristia. Pur trattandosi di un culto limitato geograficamente, esso rappresenta un interessante esempio della religiosità popolare sviluppatasi attorno ai Corpi Santi tra XVIII e XIX secolo.
Una necessaria distinzione storica Uno degli aspetti più importanti della figura di Santa Eugenia consiste nel distinguerla dalla più celebre Sant'Eugenia di Roma, ricordata il 25 dicembre. Quest'ultima è protagonista di una Passio composta probabilmente tra il V e il VI secolo, ricca di elementi leggendari. Secondo il racconto tradizionale era figlia del prefetto Filippo d'Alessandria, si convertì al cristianesimo, vestì abiti maschili per entrare in monastero e subì infine il martirio durante la persecuzione dell'imperatore Gallieno. Gli studiosi moderni ritengono che questo racconto presenti numerosi elementi romanzeschi e non possa essere utilizzato come fonte storica. La Santa Eugenia venerata a Ferrera, invece, è un Corpo Santo proveniente dalla catacomba di San Callisto, la cui identificazione con quella celebre martire non è documentata. L'unico dato storicamente certo riguarda la provenienza delle reliquie, la loro autenticazione nel XVIII secolo e la traslazione in Valsesia nel 1880. Questa distinzione è fondamentale per evitare confusioni agiografiche.
Le reliquie Il corpo è conservato entro una raffinata urna reliquiario realizzata secondo il gusto artistico del Settecento. Come avveniva per molti Corpi Santi, le ossa furono ricomposte su un'anima lignea e rivestite con preziosi tessuti ricamati, sete, galloni dorati e gioielli votivi. La figura presenta gli attributi tradizionali della vergine martire: - la palma del martirio; - la corona; - l'ampolla del sangue; - ricchi abiti di gusto romano. Questa ricostruzione artistica non vuole rappresentare l'aspetto storico della martire, ma offrire ai fedeli un'immagine simbolica della sua gloria celeste.
Il significato storico dei Corpi Santi Oggi la ricerca storica invita a considerare i Corpi Santi con uno sguardo equilibrato. Nel Settecento gli studiosi disponevano di strumenti archeologici molto più limitati rispetto a quelli attuali. La presenza di simboli quali la palma o il cosiddetto vas sanguinis era ritenuta sufficiente per identificare un martire. Le ricerche moderne hanno mostrato che tali elementi non costituiscono sempre una prova certa del martirio. Ciò non diminuisce il valore religioso della venerazione, ma invita a distinguere tra: - autenticità della reliquia proveniente dalle catacombe; - identificazione del nome del martire; - ricostruzione storica della sua vita. Nel caso di Santa Eugenia di Ferrera, la documentazione permette di affermare con sicurezza la provenienza catacombale della reliquia, mentre resta sconosciuta la biografia della persona cui appartennero le ossa.
L'eredità spirituale Anche senza conoscere la vicenda personale della martire, il culto di Santa Eugenia conserva un forte significato ecclesiale. Il Corpo Santo richiama infatti la testimonianza dei primi cristiani, molti dei quali affrontarono persecuzioni e morirono professando la fede. La presenza della reliquia nella piccola comunità valsesiana rappresenta ancora oggi un legame concreto con la Chiesa antica e con la memoria dei martiri, la cui testimonianza continua a essere proposta come esempio di fedeltà al Vangelo. Autore: Giampietro Cattini
Dall’autentica che accompagnò la reliquia di Sant’Eugenia nel suo pellegrinare fino in Valsesia, si apprende che essa fu riconosciuta, due anni dopo il suo prelievo dalla catacomba di San Callisto nel 1764, da monsignor Giovanni Lercario arcivescovo titolare di Adrianopoli, il 4 settembre 1766 e fu deposta, con la presunta ampolla del sangue, presso l’ufficio delle reliquie del vicariato di Roma. I resti di questa santa hanno una storia alquanto singolare che è raccontata in una copia della relazione del loro trasporto e dell’accoglienza a Ferrera: “Detto corpo santo, di nome proprio, trovavasi già da qualche tempo al Vicariato di Roma, vestito ed aggiustato come al presente e rinchiuso nella sua attuale urna, esso doveva essere inviato ad una chiesa di una città del Messico, ma nella costruzione dell’altare, stato a tal fine commissionato essendosi involontariamente commesso uno sbaglio nelle dimensioni, l’urna, contenente il corpo della santa, non avrebbe potuto introdurvisi nel vacuo ad hoc preparato. Dal Messico venne perciò contromandato l’ordine di spedizione, cos,ì per Divina disposizione, il corpo di Santa Eugenia, in luogo di solcare le onde dell’Atlantico, prese la via dell’alpestre Valsesia.” L’episodio fornisce un’idea di come, ancora nella seconda metà dell’ottocento, era molto viva la richiesta di corpi santi da ogni parte del mondo ed evidenzia inoltre come la loro assegnazione, a privati o a comunità, non abbia seguito regole e criteri precisi ma sia stata spesso determinata dalla concordanza delle più diverse circostanze, spesso casuali. Il corpo di Eugenia fu destinato a Ferrera per interessamento del parroco don Cusa che, già nel 1877 e poi ancora l’anno seguente, accompagnato da una lettera di presentazione da parte della curia diocesana, ne aveva fatto richiesta alla Congregazione per le Indulgenze e le Reliquie, senza ottenere però alcuna risposta. Nel 1880 lo stesso parroco reiterò la domanda attraverso don Pietro Fornara, che doveva recarsi a Roma, questi andò al Vicariato, presso la sezione preposta alla distribuzione delle reliquie, pochi giorni dopo esser giunta dal Messico la revoca del trasporto delle reliquie di Eugenia, le quali, essendo già preparate per il lungo viaggio oltre oceano, furono utilizzate per adempiere alle insistenti richieste del parroco valsesiano. Don Fornara organizzò il trasporto del corpo santo che nel luglio dello stesso anno giunse a Novara in treno; collocato poi su un carro arrivò fino a Varallo, da dove partì alla volta di Ferrea su una elegante carrozza. Ai confini della parrocchia, tra le località di Nosuggio e Saliceto dove erano in attesa parroco e popolazione, si formò la processione che accompagnò la reliquia fino in paese. Per alcuni mesi l’urna fu conservata in casa parrocchiale, in attesa che si preparasse un apposito spazio per conservarla, ultimati i lavori, il 3 ottobre seguente avvenne il solenne trasporto della santa nella chiesa parrocchiale, dove fu collocata in un vano ricavato nella parete sinistra della cappella di San Giovanni Battista. Sopra alla nicchia venne dipinta una scritta: EUGENIA DULCIS ANIMA IN PACE, che potrebbe forse essere il testo epigrafico inciso sulla chiusura del loculo catacombale Attualmente, per sottrarla all’umidità, l’urna è sistemata direttamente sulla mensa dell’altare della stessa cappella dove, sulla parete destra, il pittore Cesare Tos ha eseguito, nel 1945, un affresco, già molto deteriorato, che riproduce idealmente il martirio di Eugenia. Interessanti notizie circa questo corpo santo vengono anche dai registri delle spese della chiesa, si legge, infatti, in quello dell’anno 1880: “Alla signora Matilde Scevola per il corpo di Sant’Eugenia £ 1800. A Pietro Fornara per trasporto da Roma dello stesso e per le spese d’imballaggio £ 113 e soldi 20. All’indoratore Dago, al falegname Ricca, per la sistemazione dell’urna £ 29. A Monsignor Imbrico per i reliquiari della santa e ai due maestri Cagnoni e Masini £ 84.” Tali indicazioni, prive di qualsiasi ulteriore specificazione, non consentono di conoscere il ruolo effettivo nella vicenda di tutti i citati personaggi, in particolare risulta molto oscuro il pagamento della reliquia a Matilde Scevola, della quale nulla si conosce; Pietro Fontana è da identificare con il sacerdote che, come già ricordato, si occupò di ottenere il corpo per il parroco di Ferrera; Monsignor Imbrico è sicuramente Innocenzo Imbrici, arcidiacono della cattedrale, venuto a Ferrera in rappresentanza del capitolo canonicale ed uno dei due reliquiari da lui pagati potrebbe essere quello che contiene il “vas sanguinis”, ancora conservato nell’urna; infine i due maestri citati erano rispettivamente i direttori della cappella strumentale del duomo e della basilica di San Gaudenzio di Novara. L’arrivo di Eugenia a Ferrera rientra nel particolare clima di fervore religioso e risveglio sociale vissuto dal paese in seguito alla costituzione della parrocchia, avvenuta nel 1846. La ricorrenza annuale in onore di Eugenia, un tempo celebrata con maggior solennità, cade nell’ultima domenica di luglio a ricordo del suo arrivo in paese. Le sue reliquie non possono essere attribuite all’omonima santa romana, sia perché esse risultano conservate nella basilica dei Santi Apostoli e sia perché tutte le fonti la indicano sepolta nella catacomba di Aproniano e non nel complesso di Callisto, da cui venne recuperato il corpo inviato a Ferrera.
Autore: Damiano Pomi
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