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> Home > Sezione Testimoni > Suor Maria Assunta della Ss. Trinità (Amelia Fortunato) Condividi su Facebook

Suor Maria Assunta della Ss. Trinità (Amelia Fortunato) Religiosa

Festa: Testimoni

Rocca Imperiale (Cosenza), 8 marzo 1911 – Roma, 2 dicembre 1942


“Suor Maria Assunta della Ss. Trinità, al mondo Amelia Fortunato, non è più! Nella giovane età di trenta anni, quando già riempiva di suo profumo il sacro luogo che l’accolse or sono sette anni, dopo una giornata di lavoro, declinava il capo improvvisamente e finiva la sua giornata innanzi sera, placidamente addormentandosi nel bacio del Signore. Vittima offrivasi a Gesù per l’umanità dolorante, straziata e Gesù l’accolse nella Sua gloria”.
Così si esprimeva nel suo discorso, fatto durante la celebrazione della Messa esequiale il 9 dicembre 1942, il parroco don Antonio Gallo di Rocca Imperiale (Cosenza), che l’aveva conosciuta fin da bambina.
Amelia Fortunato nacque l’8 marzo 1911 a Rocca Imperiale (CS) piccolo, caratteristico, sconosciuto e allora più povero paese calabro, la sua fanciullezza trascorse fra casa, chiesa e scuola, in condizioni abbastanza normali, era la terza di cinque figli.
Cresciuta negli anni, le fu affidata la carica di Presidente del Circolo giovanile femminile di Azione Cattolica del suo paese; riceveva la Santa Comunione ogni giorno e l’amore per Gesù Sacramentato alimentava la sua vita spirituale.
Di lei ha scritto una bella descrizione della sua breve vita, il fratello don Ferdinando Fortunato dell’Ordine Mercedario, il quale aveva lasciata la famiglia per seguire la sua vocazione religiosa quando aveva 11 anni, quindi con pochi ricordi della sua sorella Amelia, che ritroverà nell’estate del 1931 quando lei aveva sui 20-21 anni.
Da allora poté conoscere la sua intelligenza, sapere della sua buona educazione ricevuta, della sua maturità, della sua partecipazione alla vita cristiana, della sua attività nell’Azione Cattolica.
E a lui Amelia Fortunato, in uno dei suoi ritorni in famiglia, confidò le sue prospettive per il futuro e le sue decisioni: “Voglio essere suora, lasciare per sempre questo mondo di inganno”.
Ma il suo desiderio che ogni giorno si faceva più chiaro, trovò l’opposizione dei genitori, Amelia era l’unica sopravvissuta delle tre figlie avute, Italiuccia era morta a 4 anni nel 1920 e Maria Antonietta era morta a 18 anni nel 1924 e su di lei si erano affidati per il futuro i suoi genitori.
Fu un periodo difficile per Amelia Fortunato che pregava incessantemente, affinché si appianassero le difficoltà. A ciò fu determinante l’opera di convinzione di padre Angelo Cantons, sacerdote claretiano, missionario del Cuore Immacolato di Maria, che veniva dalla vicina Tricarico (Matera) a predicare spesso a Rocca Imperiale.
Padre Cantons convinse i genitori, guidò spiritualmente Amelia e una volta accertata la genuinità della sua vocazione, non solo di farsi religiosa ma in più di clausura, suggerì il Monastero delle Suore Adoratrici del Ss. Sacramento di Via in Selci in Roma, è vero che era lontano, ma l’occupazione principale delle suore (l’adorazione di Gesù Eucaristia) era sublime e confacente al suo ardente desiderio.
L’Istituzione delle Suore Adoratrici del Ss. Sacramento è stata fondata dalla Beata Maria Maddalena dell’Incarnazione (Caterina Sordini, 1770-1824), la missione della suora adoratrice è compendiata in una affermazione di papa Giovanni Paolo II, “una pausa di vera adorazione è più utile alla Chiesa di tutte le opere di apostolato”.
A 24 anni il 17 maggio 1935 Amelia Fortunato lasciò il suo paese fra le lacrime strazianti della mamma, che più di tutti dovette soffrire per quel distacco; accompagnata dal padre, alla Stazione Termini di Roma incontrò il fratello sacerdote mercedario e insieme il 20 maggio bussarono alla porta del Monastero di Via in Selci; fu accolta festosamente dalla Superiora e dalle suore che le diedero il benvenuto.
Ne uscirà morta dopo appena sette anni, sei mesi e tredici giorni. Il 25 maggio 1936 iniziò l’anno di Noviziato, il 29 maggio 1937 emise la prima professione e il 29 maggio 1940 fece i voti solenni e perpetui; nel monastero aveva cambiato il suo nome in quello di suor Maria Assunta della Ss. Trinità.
La sua vita di claustrale fu esemplare, pur non essendo privata di quelle lotte interiori, debolezze e titubanze proprie delle anime prescelte.
Dice il “Ristretto”, profilo biografico-personale, che viene scritto per ognuna delle consorelle che muore: “Ebbe molto a lottare con il suo carattere, ma con l’aiuto di Dio e la buona volontà riuscì talmente a correggersi e ad acquistarsi il dominio di se stessa, che sembrava poi non avere più idee proprie..”; “Come l’albero piantato vicino all’acqua corrente non restò sterile, perché seppe soffocare tutte le inclinazioni della natura e diede frutti maturi mercé la divina grazia, profittando di ogni occasione ed insegnamento per arricchire l’anima sua di sode virtù”.
Mentre all’esterno il mondo precipitava nella disastrosa Seconda Guerra Mondiale, suor Maria Assunta si proponeva come vittima espiatrice per la cattiveria del mondo.
Il Signore l’ascoltò, nel 1940 si ammalò di un ascesso al piede di natura non definita, subì all’interno del monastero un piccolo intervento, la cui ferita non si chiuse praticamente mai, riacutizzandosi il male a fasi alterne e impedendole di muoversi speditamente.
Il 2 dicembre 1942 mentre era stata tutto il giorno indaffarata a preparare le celle per le consorelle Adoratrici di Genova, sfrattate dal loro monastero bombardato, ebbe un malore improvviso, una sincope di cuore e nel giro di pochi minuti la sua anima si congiunse alla Sposo Divino.
Fu sotterrata nello spazio riservato alle Adoratrici Perpetue nel cimitero del Verano di Roma. Il 29 maggio 1990 il fratello Ferdinando, che l’aveva sempre seguita in vita con la corrispondenza e con le possibili visite, volle trasferire i suoi resti nel camposanto di Rocca Imperiale, dove riposa accanto all’adorata mamma.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2004-12-08

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