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Beato Arsenio da Trigolo (Giuseppe Antonio Migliavacca) Sacerdote cappuccino, fondatore

Festa: 10 dicembre

Trigolo, Cremona, 13 giugno 1849 – Bergamo, 10 dicembre 1909

Giuseppe Antonio Migliavacca, nato a Trigolo in provincia di Cremona, entrò nel seminario diocesano di Cremona nel 1863 e fu ordinato sacerdote nel 1874. L’anno successivo passò alla Compagnia di Gesù, ma fu costretto a lasciarla per ordine dei superiori. Nel 1892 fu incaricato dall’arcivescovo di Torino di seguire un gruppo di aspiranti suore: fu quello il nucleo delle Suore di Maria SS. Consolatrice, che dal 1898 ebbero il noviziato e la Casa madre a Milano. Dopo ulteriori traversie, padre Migliavacca dovette dimettersi dal governo della sua fondazione: entrò quindi tra i Cappuccini col nome di padre Arsenio Maria. Ammalato di arteriosclerosi, morì il 10 dicembre 1909 nell’infermeria del convento cappuccino di Bergamo, a 60 anni. Il suo processo di beatificazione si è svolto nella diocesi di Milano dal 3 aprile 1998 al 29 maggio 1999. La sua beatificazione è stata fissata a sabato 7 ottobre 2017, nel Duomo di Milano. I suoi resti mortali riposano nella cappella della Casa madre delle Suore di Maria SS. Consolatrice in via Melchiorre Gioia 51 a Milano.



Proporlo a patrono di tutti i precari: perché no?  Poche vite, infatti, sono state all’insegna della precarietà, come la sua. Addirittura le sue stesse “figlie” hanno faticato non poco a riconciliarsi con la figura del loro fondatore e ad accettarlo come tale, eppure, con la beatificazione del 7 ottobre 2017, la Chiesa ha garantito che anche la precarietà può essere un percorso verso la santità.
Giuseppe Antonio Migliavacca nasce nel 1849 a Trigolo (Cremona) e sull’autenticità della sua vocazione religiosa proprio non si può discutere, perché i segni premonitori ci sono tutti, fin da bambino: così nessuno si stupisce che a 13 anni entri in seminario e che nel 1874 venga ordinato prete.
Piuttosto ci si stupisce che, ad un anno dall’ordinazione, chieda ed ottenga di lasciare la diocesi per entrare dai Gesuiti. Sente l’esigenza di una maggiore e più intensa spiritualità e così si lascia modellare dall’ascetismo ignaziano, nel quale si ritrova perfettamente a suo agio: per questo soffre tantissimo nel momento in cui gli chiedono di lasciare la Compagnia. Ciò avviene nel 1892, come ultimo atto di una serie di incomprensioni e difficoltà.
Da Vienna a Venezia, in continuo spostamento da una casa all’altra, predica tridui, esercizi spirituali e quaresimali; confessa e fa catechismo, tiene ritiri alle varie suore, ma, nonostante questo intenso apostolato, ha qualche problema di salute, possiede soltanto un livello medio di istruzione ed inoltre è carente di doti appariscenti. Non gli è certo poi d’aiuto la sua amicizia con il vescovo Scalabrini e con il vescovo della sua ordinazione, Bonomelli, che ha qualche problemino con il Vaticano per via della famosa “questione romana”.
A farlo cadere definitivamente in disgrazia presso i Gesuiti è però la collaborazione con una certa Giuseppina Fumagalli, sedicente suora, personaggio ribelle e controverso, che a Torino ha fondato una congregazione di “Suore della Consolata” di cui si è autoproclamata superiora: dovrebbero assistere orfani (che non ci sono) e sono mandate alla questua per non si sa bene quale scopo. Ignaro di tutto ciò, egli ha indirizzato a questa congregazione un paio di ragazze veneziane ed ha anche predicato gli esercizi spirituali ad aprile 1892.
Tanto basta perché i vertici dei Gesuiti lo accusino di imprudenza ed ingenuità e chiedano con insistenza le sue dimissioni dalla Compagnia, da lui firmate con grande sofferenza. Accetta allora dal vescovo di Torino l’incarico di riorganizzare le suore della Fumagalli, facendosela ovviamente nemica e sopportando in silenzio, da parte di questa donna senza scrupoli, accuse infamanti.
Le suore di Maria SS. Consolatrice trovano però in lui il vero fondatore e direttore: da lui ricevono le Regole e la definizione del loro carisma, che sarà «attendere alle opere della misericordia sì spirituali che corporali verso i nostri prossimi, massime orfani nella tenera età».
In breve le suore crescono di numero (oggi sono più di 600), trasferiscono la casa-madre a Milano e in dieci anni raggiungono una certa stabilità, ma la precarietà per il fondatore è sempre dietro l’angolo. Considerato da alcune troppo severo e da altre troppo paterno, nel 1902 le invidie, le gelosie e le calunnie contro di lui giungono al culmine, in aggiunta all’accusa (mai provata) di usare metodi dittatoriali, tanto che il cardinal Ferrari (oggi beato) è costretto a chiedergli di lasciare l’istituto.
«La croce è la via regia del Paradiso», ha sempre predicato: ora tocca a lui ubbidire in silenzio e così, a 53 anni, chiede di farsi Cappuccino. È solito insegnare che «chi ha un cuore grande, farà cose grandi», ma è davvero difficile scorgere la grandiosità nell’apparente fallimento di padre Arsenio da Trigolo, perennemente transfuga ed ora anche fondatore rinnegato: eppure, il suo proposito «si perda tutto, ma si acquisti Dio» fa capire come sia interiormente preparato a queste disavventure, mentre si augura che nel silenzio e nel nascondimento tra i frati «tutti si dimenticheranno di me, ed io potrò cacciarmi nel Cuore di Gesù, tutto, senza riserva».
Non è esattamente ciò che è avvenuto per lui, perché se è vero che muore in silenzio, trovato cadavere nella sua cella per aneurisma il 10 dicembre 1909, e nel silenzio resta lungamente avvolto, ora la sua memoria è stata rivalutata dalle sue stesse suore, perché ancora oggi ci insegna che «l’andar diritti in Paradiso per noi non è difficile, teniamo sempre la nostra volontà diretta a Dio, non vogliamo fare se non ciò che è di suo piacere e gloria, e il Paradiso è nostro».

Autore: Gianpiero Pettiti

 




Primi anni e vocazione
Giuseppe Antonio Migliavacca nacque il 13 giugno 1849 a Trigolo in provincia di Cremona, quinto dei dodici figli di Glicerio Migliavacca e Annunziata Strumia, gestori dell’ “Osteria del Moro”, che assicurava alla famiglia un discreto benessere.
Fu cresimato l’8 settembre 1858 e, come era usanza allora, ricevette la Prima Comunione due anni dopo. Plasmato dalla sana religiosità della famiglia, crebbe frequentando la parrocchia e rivelando una predisposizione alla vita sacerdotale.

Prima prete diocesano, poi gesuita
Per questo fu avviato al seminario di Cremona per gli studi ginnasiali e superiori; venne ordinato sacerdote il 21 marzo 1874. Il vescovo lo nominò coadiutore del parroco di Paderno d’Ossolaro (oggi Paderno Ponchielli) e poi nel 1875 coadiutore del parroco a Cassano d’Adda.
Con l’assistenza della sorella Ernesta, don Migliavacca si dedicò al suo ministero con zelo giovanile, ma coltivando dentro di sé il desiderio di una vita consacrata in una famiglia religiosa. Nell’ottobre 1875 fece quindi domanda per l’ammissione nella Compagnia di Gesù e il 14 dicembre entrò nel noviziato che, a causa dell’avversione del governo italiano verso i Gesuiti, si trovava a Cossé-le-Vivien in Francia; emise la professione religiosa il 25 dicembre 1877.
Inviato a Cremona, ebbe per quattro anni il compito di prefetto degli studi nel Collegio Vida, dove i superiori gli abbreviarono il cognome in “Miglia”. Nel 1884 riprese gli studi di teologia, interrotti per motivi di salute, nella nuova sede del noviziato a Portoré in Istria (oggi Kraljevica in Croazia).  Tuttavia la sua preparazione, nonostante gli sforzi, non gli consentì di essere ammesso tra i “professi” della Compagnia e rimase solo come “coadiutore spirituale”.
Sempre per motivi di salute, nel 1887 fu destinato a Mantova e poi a Venezia, dove il 5 agosto 1888 emise gli ultimi voti. Con la qualifica di “operarius” continuò il suo ministero, impegnandosi nella predicazione, nella confessione, negli esercizi spirituali e nel catechismo ai ragazzi; inoltre fu confessore di comunità religiose femminili.

I contatti con Giuseppina Fumagalli
A Venezia la sua storia s’intrecciò con quella di Pasqualina (al secolo Giuseppina) Fumagalli, espulsa dalla congregazione francese di Nostra Signora del Buon Soccorso: l’aveva probabilmente conosciuta a Cassano d’Adda, di dov’era originaria. Continuando a vestirsi arbitrariamente da suora, in due anni era riuscita a radunare delle giovani sistemandole in alcune case e dando loro il nome di “Suore della Consolata”, ma la sua gestione e i fini prefissi erano poco chiari, così aveva raccolto anche diffide dalla Curia di Torino.
Nel marzo 1891 la Fumagalli si presentò dai Gesuiti di Venezia chiedendo di parlare con padre Giuseppe Migliavacca, il quale non era in sede. La cosa insospettì i suoi superiori, informati delle diffide alla presunta suora: per evitare incontri non graditi, trasferirono il 4 aprile 1891 padre Giuseppe a Trento, allora fuori dall’Italia, e in settembre a Piacenza dove era vescovo monsignor Giovanni Battista Scalabrini (Beato dal 1997).

Dimissioni dalla Compagnia di Gesù
A Piacenza, suo malgrado, fu coinvolto nella situazione di divergenze di idee, creatasi fra papa Leone XIII e i vescovi Scalabrini, Giundani e Bonomelli, conosciuti e stimati da padre Migliavacca: ciò fece sorgere qualche sospetto di imprudenza da parte sua.
La questione, sommata a quella riguardante la Fumagalli, al cagionevole stato di salute di lui, al livello medio degli studi e alla mancanza di doti appariscenti, portarono il Padre provinciale Luigi Cattaneo a convocarlo a Mantova nel febbraio 1892 e a chiedergli le sue dimissioni dai Gesuiti. La scelta gli fu praticamente imposta il 24 marzo 1892: nonostante i suoi ricorsi, si trovò fuori dalla Compagnia di Gesù.

Guida spirituale delle suore della Fumagalli
Forse invitato dalla Fumagalli, il 25 aprile 1892 era a Torino. Presentato da un suo confratello all’arcivescovo Davide Riccardi, ebbe da questi l’incarico di predicare gli esercizi spirituali al gruppo di “Suore della Consolata” della Fumagalli per tentarne il recupero spirituale.
Si trovò così impegnato con loro, perché il vescovo lo incaricò poi di dirigere il “Pio Istituto di Maria Consolatrice” del quale erano in esame le Regole per l’approvazione e che sarebbe sorto sulle ceneri dell’istituzione della Fumagalli.
Aiutato da monsignor Giuseppe Casalegno, canonico della cattedrale di Torino, trovò una nuova sistemazione per le suore nel convalescenziario della Crocetta. Intanto un altro gruppo di giovani, che erano state coinvolte dalla Fumagalli, erano seguite da don Paolo Biraghi, parroco di San Gioachimo a Milano.

Nascono le Suore di Maria SS. Consolatrice
Per dare alle suore una forma di vita, padre Migliavacca adattò per loro le Regole del Sommario della Compagnia di Gesù. Come carisma specifico assegnò loro le opere di misericordia, dirette in particolare verso gli ammalati e gli orfani. La nuova famiglia religiosa, ormai separata da quella della Fumagalli, si trasferì nelle nuove sedi di Torino e Milano, con il pieno appoggio dei relativi vescovi.
Nel 1893 si svolsero le prime professioni e la nomina della prima superiora generale: per questo motivo, viene considerato l’anno di fondazione delle “Suore di Maria SS. Consolatrice”. Fu scelta questa denominazione per evitare una confusione con la nascente opera del canonico Giuseppe Allamano (Beato dal 1990), sorta sempre a Torino.
Rimaneva però una questione aperta con la Fumagalli: la mancata restituzione della dote richiesta da alcune suore, motivo per cui fu portata in tribunale. La stampa anticlericale dell’epoca la presentò come benefattrice del popolo e fu assolta con formula piena, mentre padre Migliavacca, nella sua funzione di testimone, ne uscì infangato di calunnie.
Comunque le Curie di Torino e di Milano emisero nei confronti della Fumagalli un decreto di diffida con disposizioni per i parroci e fedeli, mentre l’istituto delle Suore di Maria SS. Consolatrice ebbe il decreto di approvazione diocesana a Torino il 20 giugno 1895.

Estromesso dalla guida delle suore
Per meglio seguire la formazione delle nuove suore, padre Migliavacca era andato a vivere a Milano, dove, nel 1898, erano stati trasferiti il noviziato e la Casa madre. Tuttavia nel 1902, dopo quasi dieci anni di conduzione della sua fondazione, due suore e una novizia formularono accuse infamanti su di lui, per cui fu allontanato dalla Congregazione.
Su consiglio del cardinal Andrea Carlo Ferrari, arcivescovo di Milano (Beato dal 1987), lasciò l’istituto, mentre venivano deposte d’autorità la superiora generale, la provinciale di Milano e la maestra delle novizie, indicendo nuove elezioni.

Tra i Cappuccini, diventa padre Arsenio
Chiese allora di essere ammesso fra i Cappuccini, i quali, dopo aver preso le debite informazioni, lo ammisero a 53 anni al noviziato nel convento di Lovere (Bergamo). Per confermare la sua volontà di nascondimento, assunse il nome di padre Arsenio, in onore di uno dei Padri del Deserto, cui aggiunse quello di Maria. Fece suo anche il motto del medesimo santo: «Fuge, tace, quiesce», ossia «fuggi [il mondo], taci, sii tranquillo», come vero impegno per la sua nuova vita.
Mite, docile, con la semplicità un bambino, adempì ogni compito come gli altri giovani novizi, suscitando la loro ammirazione. Il 25 giugno 1903 emise i voti temporanei e fu mandato nel convento di Borgo Palazzo a Bergamo. Fu confessore stimato, predicatore di esercizi, animatore del Terz’Ordine francescano e direttore spirituale; emise la professione solenne il 25 giugno 1906.
Tutti ignoravano il suo passato di fondatore, perché avvolse nel silenzio e nel perdono tutto il male ricevuto e il bene fatto. Quando le suore gli scrivevano, le ringraziava delle notizie e le raccomandava di «lasciarsi lavorare da Dio» e assicurava loro la sua preghiera.

La morte e la memoria
Ormai superati i 60 anni di vita, padre Arsenio cominciò ad accusare vari malesseri, che non erano altro se non segni di un’arteriosclerosi avanzata. Il superiore del convento di Bergamo decise quindi di trasferirlo nell’infermeria. Il 10 dicembre 1909, il frate infermiere vide che l’ammalato non si era alzato per la celebrazione della Messa e andò a bussare alla sua cella. Dato che non apriva, entrò da solo e lo trovò ormai morto.
Nel corso degli anni, le Suore di Maria Consolatrice hanno gradualmente preso coscienza della loro storia e hanno iniziato a coltivare la memoria del loro fondatore. I suoi resti, inizialmente sepolti nel cimitero di Bergamo, furono traslati nel 1940 a Cepino Imagna. Dal 13 ottobre 1953 riposano nella cappella della Casa madre di Milano, in via Melchiorre Gioia 51.

La causa di beatificazione
Dato il crescere della sua fama di santità, si è deciso di aprire la sua causa di beatificazione, curata dalle Suore di Maria Consolatrice e dai padri Cappuccini, nella diocesi di Milano. Ottenuto il nulla osta da parte della Santa Sede il 13 novembre 1997, la fase diocesana del processo è stata aperta il 3 aprile 1998 e si è conclusa il 29 maggio 1999; è stata convalidata il 7 aprile 2000.
La “Positio super virtutibus” è invece stata presentata per la discussione dei consultori storici della Congregazione per le Cause dei Santi nel 2011 (la cosiddetta Positio con la copertina grigia), ma nel 2012 è stata ripresentata con l’aggiunta della Relazione degli storici (è la Positio con la copertina rossa).
Sia la riunione dei consultori storici, il 27 settembre 2011, sia i consultori teologi, sia i cardinali e vescovi membri della Congregazione delle Cause dei Santi hanno dato parere positivo circa l’esercizio delle virtù eroiche da parte di padre Arsenio.
Ricevendo il prefetto della Congregazione, cardinal Angelo Amato, il 21 gennaio 2016, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui il fondatore delle Suore di Maria Consolatrice è stato dichiarato Venerabile.

Il miracolo e la beatificazione
Come presunto miracolo per la sua beatificazione è stato preso in esame il caso di suor Ausilia Ferrario, suora di Maria Consolatrice. Il 17 ottobre 1947 si trovava in fin di vita nell’infermeria della casa di Verghera, in provincia di Varese, malata di tubercolosi polmonare e intestinale.
Fu portata nella cappella della casa, dov’era esposto il Santissimo Sacramento per l’elezione della Madre generale. All’ultimo quarto d’ora di adorazione, una suora invitò i presenti a chiedere l’intercessione del fondatore per la guarigione della consorella. Quando il sacerdote presente diede la benedizione eucaristica, suor Ausilia si alzò in piedi e si sentì guarita; morì molti anni dopo, di vecchiaia.
Fu quindi intrapreso, nel gennaio 2000, il processo relativo. Il 31 marzo dello stesso anno il cardinal Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, ha delegato monsignor Angelo Mascheroni per la chiusura delle indagini processuali, compiuta il 4 aprile in Casa madre. Il processo è stato poi convalidato il 18 maggio 2007.
Il 25 febbraio 2016 il congresso dei medici della Congregazione delle Cause dei Santi ha espresso parere positivo circa l’inspiegabilità scientifica del fatto. Infine, il 20 gennaio 2017, dopo un anno esatto dalla promulgazione del decreto sulle virtù eroiche, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui la guarigione di suor Ausilia Ferrario era riconosciuta come inspiegabile, completa, duratura e ottenuta per intercessione di padre Arsenio.
La beatificazione del fondatore delle Suore di Maria Consolatrice è stata fissata a sabato 7 ottobre, alle 10, nel Duomo di Milano. A presiedere il rito, come delegato del Santo Padre, il cardinal Angelo Amato.

Le Suore di Maria Consolatrice oggi
Quanto alle suore, nel 1915 hanno ricevuto il Decreto di Lode da parte della Sacra Congregazione dei Religiosi, e nel 1929 l’approvazione come congregazione di diritto pontificio. Oltre che in Italia, sono diffuse in Cina, in Africa (Costa d’Avorio, Burkina Faso, Angola) e in America del Sud (Brasile ed Ecuador). Secondo quanto insegnato dal fondatore, vivono le opere di misericordia spirituale e corporale tramite numerose opere e organizzazioni.


Autore:
Antonio Borrelli ed Emilia Flocchini

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Aggiunto/modificato il 2017-05-19

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