|
>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Bovalino, Reggio Calabria, novembre 1571 - Tabira, Giappone, 15 settembre 1622
Fu un gesuita calabrese che dedicò la parte più intensa della propria vita alla missione cristiana in Giappone, nel momento in cui la presenza cattolica passava dalla fase dell'espansione a quella della clandestinità e della persecuzione. Nato a Bovalino, dopo gli studi a Napoli e una breve esperienza militare nelle Fiandre entrò nella Compagnia di Gesù l'8 settembre 1591. Destinato alle missioni dell'Estremo Oriente, giunse in Giappone nel 1605 dopo essere stato indirizzato verso quella missione dall'impossibilità di entrare nella Cina continentale. Apprese rapidamente la lingua e svolse per diversi anni il ministero a Buzen e soprattutto a Sakai, presso Osaka, dove raccolse una consistente comunità di convertiti. La persecuzione del cristianesimo decretata dallo shogunato Tokugawa nel 1614 lo costrinse a lasciare il Giappone e a rifugiarsi a Macao. Qui approfondì lo studio delle dottrine buddhiste e di altre correnti religiose dell'Asia orientale, dedicandosi alla composizione di scritti apologetici in lingua giapponese. Nel 1621, tuttavia, decise di tornare clandestinamente in Giappone, dove continuò il ministero tra i cristiani perseguitati. Arrestato il 24 aprile 1622, fu condannato al rogo. Il 15 settembre, a Tabira, di fronte a Hirado, affrontò il supplizio continuando a proclamare la propria fede. Il Martirologio Romano lo ricorda proprio come il sacerdote che, anche tra le fiamme, non cessò di annunciare Cristo.
Etimologia: Dal latino Camillus, termine che nell'antica Roma indicava il giovane appartenente a una famiglia nobile incaricato di assistere al culto religioso.
Emblema: Abito sacerdotale o veste gesuitica, croce, palma del martirio e talvolta le fiamme del rogo.
Martirologio Romano: Nella città di Hirado in Giappone, beato Camillo Costanzo, sacerdote della Compagnia di Gesù e martire, che, condannato dal comandante supremo Hidetada ad essere arso vivo, anche sul rogo non desistette mai dal predicare Cristo.
|
Le fonti più antiche e gli studi moderni non sono completamente concordi sull'anno di nascita. La tradizione locale e la precedente scheda biografica lo indicano come nato nel 1572; il repertorio storico della Compagnia di Gesù curato da Juan Ruiz-de-Medina lo registra invece come Camillo di Costanzo, nato nel 1571 a Motta Bovalino, e indica l'8 settembre 1591 come data del suo ingresso nella Compagnia di Gesù. La ricostruzione più recente della storiografia gesuitica porta quindi a preferire il 1571, mantenendo tuttavia memoria della variante tradizionale del 1572. Proveniva da una famiglia di condizione agiata e di origine cosentina. Ancora giovane lasciò la Calabria per Napoli, dove studiò lettere e diritto civile. Terminata la formazione universitaria, intraprese per un periodo la carriera militare e partecipò alla guerra nelle Fiandre, nell'area di Ostenda, esperienza che costituì una parentesi significativa prima della scelta religiosa. Tornato in Italia, maturò la decisione di entrare nella Compagnia di Gesù. L'8 settembre 1591 fu accolto nella provincia gesuitica di Napoli. La formazione gesuitica orientò progressivamente le sue capacità intellettuali verso l'insegnamento e l'apostolato. Passò attraverso diversi collegi, tra cui quelli di Nola e Salerno, dove insegnò grammatica e assunse anche responsabilità educative. La sua aspirazione, tuttavia, era rivolta alle missioni dell'Oriente.
Verso l'Estremo Oriente Nel 1602 partì per l'Oriente con l'intenzione di raggiungere la missione cinese. Arrivato a Macao, si trovò però nell'impossibilità di proseguire verso l'interno della Cina a causa delle restrizioni imposte dalle autorità portoghesi nei confronti dei missionari italiani. La destinazione prevista dovette quindi essere abbandonata e Costanzo fu indirizzato verso il Giappone. Il 17 agosto 1605 sbarcò a Nagasaki. Trascorse circa un anno nell'apprendimento della lingua e nella conoscenza della cultura locale, passaggio indispensabile per un'attività missionaria efficace. Successivamente fu inviato dapprima nel territorio di Buzen e poi a Sakai, importante centro commerciale nei pressi dell'attuale Osaka.
Il ministero a Sakai A Sakai Costanzo esercitò per diversi anni il ministero sacerdotale. Le fonti gesuitiche ricordano la sua capacità di apprendere rapidamente la lingua e di stabilire rapporti con la popolazione locale. Le fonti agiografiche più antiche attribuiscono alla sua attività circa ottocento battesimi e sottolineano che, durante la successiva persecuzione, la grande maggioranza di quei convertiti rimase fedele alla fede cristiana. Il numero preciso dei battesimi appartiene però alla documentazione agiografica e va considerato con la prudenza richiesta dalle fonti dell'epoca. La sua attività si inserì in una situazione politica che stava rapidamente cambiando. Dopo la prima espansione del cristianesimo, iniziata con Francesco Saverio nel 1549, le autorità giapponesi cominciarono a considerare la presenza dei missionari stranieri anche sotto il profilo politico. Il cristianesimo venne progressivamente percepito come possibile elemento di influenza delle potenze europee, in particolare iberiche. A ciò si aggiunsero tensioni interne, contrasti religiosi e la crescente volontà dello shogunato di controllare le appartenenze religiose.
La persecuzione del 1614 Il momento decisivo arrivò nel 1614, quando lo shogunato Tokugawa intensificò la repressione e dispose l'espulsione dei missionari stranieri. La Chiesa giapponese entrò allora in una fase completamente nuova, caratterizzata dalla clandestinità, dall'arresto dei missionari e dei catechisti e dalle pressioni sui cristiani affinché rinnegassero la fede. Costanzo fu costretto a lasciare il Giappone e tornò a Macao. Il suo esilio, tuttavia, non fu un periodo di inattività. Al contrario, si dedicò allo studio delle tradizioni religiose dell'Asia orientale e in particolare dei testi buddhisti. Le fonti ricordano la composizione di numerosi libri e opuscoli destinati alla confutazione delle dottrine che egli riteneva incompatibili con il cristianesimo. Le fonti gesuitiche parlano di quindici libri e di scritti apologetici in giapponese.
L'interesse per le religioni dell'Asia orientale Questa fase costituisce uno degli aspetti più originali della figura di Costanzo. Il missionario non si limitò infatti alla predicazione, ma cercò di conoscere direttamente le dottrine religiose con cui il cristianesimo entrava in confronto. Studiò testi buddhisti e si dedicò alla loro confutazione sul piano teologico. Un problema particolarmente interessante riguarda il rapporto di Costanzo con il Myōtei Mondō, opera apologetica cristiana composta in Giappone e tradizionalmente attribuita al gesuita giapponese Fucan Fabian. Lo studioso Pierre Humbertclaude propose nel 1938, in un contributo apparso su Monumenta Nipponica, che Costanzo potesse avere avuto un ruolo nella redazione della parte dell'opera dedicata al confucianesimo. Si tratta però di un'ipotesi storiografica, non di un'attribuzione definitivamente accertata. La sua impostazione missionaria differiva inoltre da quella di altri gesuiti dell'epoca, tra cui Matteo Ricci. Costanzo mostrò una posizione più nettamente polemica nei confronti delle religioni tradizionali dell'Asia e si concentrò soprattutto sulla confutazione delle loro dottrine. La sua attività intellettuale rappresenta quindi un interessante esempio delle diverse strategie adottate dai gesuiti nel confronto con le culture religiose dell'Estremo Oriente.
Il ritorno clandestino in Giappone La permanenza a Macao non spense il desiderio di tornare tra i cristiani giapponesi. Alla fine del 1621 Costanzo decise di rientrare clandestinamente in Giappone, nonostante il pericolo. Per evitare i controlli si travestì da soldato. Riuscì a sbarcare e, grazie all'aiuto di cristiani locali, a sottrarsi per qualche tempo alla cattura. Si spostò tra diverse località dell'area occidentale del Giappone e raggiunse l'isola di Hirado e le isole circostanti. In una situazione nella quale l'attività missionaria era ormai illegale e clandestina, continuò a incontrare i cristiani, amministrare i sacramenti e predicare. La sua presenza fu infine scoperta in seguito alla denuncia di un uomo che aveva avuto contatti con lui attraverso la moglie cristiana. Il 24 aprile 1622 Costanzo fu arrestato nell'isola di Ukū, nell'arcipelago delle Gotō. Le fonti relative alla vicenda collegano l'arresto anche al catechista Gaspare Cotenda, che era con lui e sarebbe stato successivamente giustiziato.
La prigionia e il martirio Dopo l'arresto Costanzo fu trasferito e tenuto prigioniero in attesa dell'esecuzione. La condanna fu il rogo, una delle pene più utilizzate contro i missionari e i cristiani durante la fase più violenta della persecuzione. Il 15 settembre 1622 fu condotto a Tabira, sulla costa di fronte a Hirado. Il luogo si trovava in una posizione strategica dello stretto e apparteneva all'area nella quale la repressione del cristianesimo era particolarmente intensa. Le fonti concordano sul fatto che Costanzo venne legato a un palo e arso vivo. Il Martirologio Romano conserva l'elemento essenziale della sua morte: anche mentre veniva consumato dalle fiamme, egli non cessò di annunciare Cristo. La tradizione del martirio racconta che continuò a rivolgersi alla folla, incoraggiando i cristiani e invitando i non cristiani ad avvicinarsi alla fede. Le fonti agiografiche posteriori riferiscono inoltre che avrebbe concluso la vita cantando il Gloria Patri e pronunciando ripetutamente la parola Sanctus. Questo particolare appartiene alla tradizione narrativa del martirio, mentre il fatto storicamente centrale e liturgicamente recepito è la sua morte sul rogo per la fede cristiana.
Il riconoscimento del martirio Il martirio di Costanzo si inserisce nella più ampia persecuzione dei cristiani giapponesi che produsse migliaia di vittime tra missionari, catechisti e fedeli. La Chiesa riconobbe ufficialmente il martirio di un gruppo di 205 persone, appartenenti a diversi ordini religiosi e a differenti condizioni sociali. Tra essi vi erano 33 gesuiti. Il repertorio ufficiale della Pontificia Commissione per la promozione del culto dei martiri registra Camillo Costanzo con la data del martirio, 15 settembre 1622, e quella della beatificazione, 7 luglio 1867. Fu beatificato da papa Pio IX insieme agli altri martiri giapponesi riconosciuti in quella causa. La data del 7 luglio 1867 è dunque quella da preferire rispetto alle diverse date riportate da alcune pubblicazioni locali e divulgative. Anche il Martirologio della Compagnia di Gesù conferma il 7 luglio 1867 come data della beatificazione.
La memoria a Bovalino e in Giappone La memoria di Costanzo è rimasta particolarmente viva nella sua terra d'origine. A Bovalino Superiore sono conservati luoghi e opere legati alla sua memoria, tra cui la casa tradizionalmente identificata come quella natale, restaurata e destinata anche alla conservazione di documentazione relativa al martire. Il FAI segnala inoltre la presenza di una tela del 1900 raffigurante il martirio e di una statuetta del beato. Anche in Giappone la memoria del gesuita calabrese è stata recuperata in epoca contemporanea. Il 25 marzo 1990 fu inaugurato a Tabira un monumento dedicato a Costanzo, nel luogo tradizionalmente identificato con quello del suo martirio. L'iniziativa nacque anche grazie ai rapporti instaurati tra i gesuiti giapponesi e la diocesi di Locri-Gerace. La sua figura mantiene così un carattere singolare: italiano per nascita e formazione, gesuita per vocazione, missionario in Asia e martire in Giappone, Costanzo rappresenta uno dei molti legami storici tra la Chiesa europea e quella comunità cristiana giapponese che sopravvisse alla persecuzione attraverso una lunga esperienza di clandestinità.
Camillo Costanzo e la missione gesuitica in Giappone Costanzo appartiene alla generazione di gesuiti che operarono dopo la prima grande stagione missionaria inaugurata da Francesco Saverio. La sua esperienza si colloca nel passaggio dalla fase dell'espansione missionaria a quella della persecuzione sistematica. Per questo la sua biografia permette di osservare da vicino la trasformazione della Chiesa giapponese all'inizio del XVII secolo.
Il confronto con il buddhismo La permanenza a Macao ebbe un'importanza particolare perché trasformò l'attività missionaria di Costanzo anche in un'attività intellettuale. Lo studio delle fonti religiose locali gli permise di elaborare una produzione apologetica destinata al pubblico giapponese. La sua impostazione fu però più polemica rispetto a quella di altri gesuiti impegnati nel dialogo con le tradizioni dell'Estremo Oriente.
Il rapporto con i cristiani perseguitati Il ritorno clandestino del 1621 mostra quanto Costanzo considerasse essenziale la presenza del sacerdote accanto alle comunità cristiane. Nonostante l'espulsione dei missionari, il rischio di arresto e la possibilità concreta del martirio, egli tornò nel paese nel quale aveva esercitato il ministero e nel quale aveva lasciato numerosi convertiti.
Il luogo del martirio Tabira si trova nell'area dello stretto che separa Hirado dalla costa di Kyushu. La tradizione locale ha conservato la memoria del luogo dell'esecuzione e nel 1990 vi è stato inaugurato un monumento dedicato al missionario.
Curiosità - Prima di diventare gesuita, Costanzo ebbe un'esperienza militare nelle Fiandre, partecipando all'assedio di Ostenda. - Fu destinato originariamente alla missione in Cina, ma il mancato accesso alla Cina continentale lo condusse verso il Giappone. - Durante il soggiorno a Macao si dedicò allo studio dei testi religiosi dell'Asia orientale e alla produzione di scritti apologetici in giapponese. - Rientrò in Giappone nel 1621 travestito da soldato, consapevole del rischio che correva. - Il suo arresto avvenne il 24 aprile 1622, quasi cinque mesi prima del martirio. - Il 15 settembre, giorno della sua morte, è rimasto il giorno della memoria liturgica del beato. - È ricordato ufficialmente dalla Chiesa come sacerdote della Compagnia di Gesù e martire.
Cronologia - 1571 - Nasce a Bovalino Superiore, secondo il repertorio storico della Compagnia di Gesù. - 8 settembre 1591 - Entra nella Compagnia di Gesù a Napoli. - 1602 - Parte per la missione dell'Estremo Oriente. - 17 agosto 1605 - Sbarca a Nagasaki. - 1605-1614 - Svolge il ministero a Buzen e soprattutto a Sakai. - 1614 - La persecuzione lo costringe a lasciare il Giappone. - 1614-1621 - Soggiorna a Macao e si dedica anche allo studio delle religioni dell'Asia orientale e alla produzione apologetica. - 1621 - Rientra clandestinamente in Giappone. - 24 aprile 1622 - Viene arrestato nell'area delle isole Gotō. - 15 settembre 1622 - Viene arso vivo a Tabira, presso Hirado. - 7 luglio 1867 - Papa Pio IX lo beatifica insieme agli altri martiri giapponesi riconosciuti nella causa. - 25 marzo 1990 - Viene inaugurato a Tabira un monumento dedicato al beato. Autore: Giampietro Cattini
I Gesuiti con s. Francesco Saverio (1506-1552) furono i primi ad incominciare l’evangelizzazione del Giappone, che si sviluppò con notevoli risultati nei decenni successivi al 1549, tanto che nel 1587 i cattolici giapponesi erano circa 300.000, con centro principale a Nagasaki.
Ma proprio nel 1587 lo ‘shogun’ (maresciallo della corona) Hideyoshi, dai cristiani denominato ‘Taicosama’, che fino allora era stato condiscendente verso i cattolici, emanò un decreto di espulsione contro i Gesuiti (allora unico Ordine religioso presente nel Giappone) per delle ragioni non chiarite.
Il decreto fu in parte eseguito, ma la maggior parte dei Gesuiti rimase nel paese, mettendo in atto una strategia di prudenza, in silenzio e senza esteriorità, continuando con cautela l’opera evangelizzatrice.
Tutto questo fino al 1593, quando provenienti dalle Filippine sbarcarono in Giappone alcuni Frati Francescani, i quali al contrario dei Gesuiti, iniziarono senza prudenza una predicazione pubblica, a ciò si aggiunsero complicazioni politiche tra la Spagna e il Giappone, che provocarono la reazione dello ‘shogun’ Hideyoshi, che emanò l’ordine di imprigionare i francescani e alcuni neofiti giapponesi.
I primi arresti ci furono il 9 dicembre del 1596 e i 26 arrestati, fra cui tre gesuiti giapponesi, subirono il martirio il 5 febbraio 1597, i protomartiri del Giappone furono crocifissi e trafitti nella zona di Nagasaki, che prese poi il nome di “santa collina” e proclamati santi da papa Pio IX nel 1862.
Subentrato un periodo di tregua e nonostante la persecuzione subita, la comunità cattolica aumentò, anche per l’arrivo di altri missionari, non solo gesuiti e francescani ma anche domenicani e agostiniani.
Ma nel 1614 la numerosa comunità cattolica subì una furiosa persecuzione decretata dallo shogun Ieyasu (Taifusama), che si prolungò per alcuni decenni distruggendo quasi completamente la comunità in Giappone, causando moltissimi martiri, ma anche molte apostasie fra gli atterriti fedeli giapponesi.
I motivi che portarono a questa lunga e sanguinosa persecuzione, furono vari, a partire dalla gelosia dei bonzi buddisti che minacciavano la vendetta dei loro dei; poi il timore di Ieyasu e dei suoi successori Hidetada e Iemitsu, per l’accresciuto influsso di Spagna e Portogallo, patria della maggioranza dei missionari, che erano ritenuti loro spie, per gli intrighi dei violenti calvinisti olandesi e infine per l’imprudenza di molti missionari spagnoli.
Dal 1617 al 1632 la persecuzione toccò il picco più alto di vittime; i supplizi secondo lo stile orientale, furono vari e raffinati, non risparmiando nemmeno i bambini; i martiri appartenevano ad ogni condizione sociale, dai missionari e catechisti, ai nobili di famiglia reale; da ricche matrone a giovani vergini; da vecchi a bambini; dai padri di famiglia ai sacerdoti giapponesi.
La maggior parte furono legati ad un palo e bruciati a fuoco lento, cosicché la “santa collina” di Nagasaki fu illuminata sinistramente dalla teoria di torce umane per parecchie sere e notti; altri decapitati o tagliati membro per membro.
Non stiamo qui ad elencare le altre decine di tormenti mortali cui furono sottoposti, per non fare una galleria degli orrori, anche se purtroppo testimoniano come la malvagità umana, quando si sfrena nell’inventare forme crudeli da infliggere ai suoi simili, supera ogni paragone con la ferocia delle bestie, che perlomeno agiscono per istinto e per procurarsi il cibo.
Oltre i primi 26 santi martiri del 1597 già citati, la Chiesa raccogliendo testimonianze poté riconoscere la validità del martirio per almeno 205 vittime, fra le migliaia che persero la vita anonimamente e papa Pio IX il 7 luglio 1867 poté proclamarli beati.
Dei 205 beati, 33 erano dell’Ordine della Compagnia di Gesù (Gesuiti); 23 Agostiniani e Terziari agostiniani giapponesi; 45 Domenicani e Terziari O.P.; 28 Francescani e Terziari; tutti gli altri erano fedeli giapponesi o intere famiglie, molti dei quali Confratelli del Rosario.
Non c’è una celebrazione unica per tutti, ma gli Ordini religiosi a gruppi o singolarmente, hanno fissato il loro giorno di celebrazione.
Appartenente al gruppo dei 33 Gesuiti, vi è l’italiano Camillo Costanzo, il quale nacque a Bovalino (Reggio Calabria) nel 1572.
Ventenne lasciò l’estremo lembo meridionale della Calabria e si recò a studiare Lettere e Diritto a Napoli; nel 1592 entrò nella Compagnia di Gesù, che a Napoli ha sempre avuto fin dai primi tempi e tuttora ha, un fiorente Centro.
Come molti Gesuiti in quell’epoca, anche padre Costanzo partì per le Missioni in Estremo Oriente; nel marzo 1602 partì per l’India da dove doveva raggiungere la Cina, ma giunto nel 1604 a Macao, possedimento portoghese, trovò sbarrato l’accesso in Cina dagli stessi portoghesi, quindi si indirizzò verso il Giappone, dove il 17 agosto 1605 sbarcò a Nagasaki.
Sostò circa un anno per imparare la lingua e gli usi e costumi giapponesi, poi iniziò il suo ministero missionario prima nel regno di Burgen e poi per sei anni nella città di Sacai e dintorni; ottenendo solide conversioni, infatti quando nel 1614 infuriò la persecuzione, degli ottocento battezzati da lui, solo tre o quattro apostatarono.
Comunque l’ordine di espulsione dei missionari lo costrinse a ritornare a Macao dove rimase per sei anni; in questo lungo tempo studiò profondamente i testi canonici di Sakia-Muni (Budda) rilevando gli errori correnti allora in Cina, Siam e Giappone; per confutarli scrisse ben quindici libri e tre opuscoli divulgativi.
Resistendo agli inviti dei padri Gesuiti, che volevano trattenerlo in Cina, nel 1621 a 49 anni, s’imbarcò per il Giappone travestito da soldato, ma si era in piena persecuzione e il suo travestimento non servì, il capitano per salvare la nave e i passeggeri voleva consegnarlo al governatore.
Intervenirono due cristiani che l’avevano conosciuto a Sacai e l’aiutarono a sbarcare in un porto solitario; il suo nuovo campo di apostolato fu il regno di Figen, l’isola di Firando e le tante isolette dell’arcipelago.
Per tre mesi lavorò abbondantemente anche nell’isola di Ichitzuchi, raccogliendo molte conversioni, poi decise di raggiungere l’isola di Noscima; era appena iniziata la traversata, quando una donna cristiana di Ichitzuchi, desiderosa di convertire il marito, gli indicò dove avrebbe potuto trovare il missionario.
Ma il marito si recò a riferire tutto al governatore, il quale inviò tre barche armate alla ricerca di padre Camillo Costanzo, rintracciandolo nell’isola di Ocu, era il 24 aprile 1622; fu arrestato e trasferito prima nell’isola di Ichinoscima, finché dopo qualche tempo giunse la sentenza dell’imperatore che lo condannava al rogo; fu quindi spostato a Tabira, sulla costa di fronte alla città di Firando.
Legato al palo e acceso il fuoco, padre Costanzo subì il martirio il 15 settembre del 1622; egli pur tra le fiamme e il denso fumo, non cessò un istante di predicare ad alta voce alla moltitudine di cristiani e pagani che assistevano al supplizio; incoraggiando i convertiti e invitando a convertirsi ai pagani.
Autore: Antonio Borrelli
|