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Siponto, III sec. - Furci ? (Chieti), 310 ca
Secondo una Passio composta soltanto nel XV secolo, i tre fratelli Giustino, sacerdote, Fiorenzo e Felice, insieme alla giovane Giusta, figlia di Fiorenzo, lasciarono Siponto all'inizio del IV secolo per evangelizzare il territorio dell'attuale Abruzzo. Dopo aver predicato a Chieti e nei villaggi circostanti, sarebbero giunti a Furci, dove la loro attività missionaria provocò la reazione delle autorità pagane durante la persecuzione attribuita all'imperatore Massimiano. Fiorenzo, Felice e Giusta avrebbero affrontato il martirio con fermezza, mentre Giustino sarebbe riuscito a sottrarsi all'arresto per poi raccogliere e seppellire i corpi dei familiari. Gli studiosi moderni considerano tuttavia il racconto fortemente leggendario, poiché manca qualsiasi testimonianza antica indipendente.
Etimologia: Giustino: dal latino Justinus, derivato da Justus, 'giusto'. Fiorenzo: dal latino Florentius, 'fiorente', 'prospero'. Felice: dal latino Felix, 'fortunato', 'felice'. Giusta: femminile di Justus, 'giu
Emblema: Palma del martirio; croce; frecce (per santa Giusta); libro o stola sacerdotale (per san Giustino).
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La principale difficoltà nello studio di questi santi consiste nella scarsità delle fonti. Non esistono documenti contemporanei agli eventi né menzioni nei più antichi martirologi. Tutto il racconto deriva da una Passio redatta nel XV secolo, oltre mille anni dopo i fatti narrati. Ciò induce gli studiosi a distinguere con chiarezza il nucleo della tradizione dalla ricostruzione storica.
La famiglia di Siponto Secondo la tradizione, i fratelli Giustino, Fiorenzo e Felice vivevano a Siponto, importante città romana dell'Apulia. Giustino, il più colto della famiglia, sarebbe stato educato dal vescovo locale e ordinato sacerdote dopo molti anni di formazione. Fiorenzo avrebbe avuto una figlia, Giusta, battezzata dallo zio Giustino e cresciuta nella fede cristiana. Tutta la famiglia viene descritta come profondamente impegnata nell'evangelizzazione.
La missione in Abruzzo La Passio racconta che i quattro lasciarono Siponto dirigendosi verso Teate, l'attuale Chieti, dove trascorsero alcuni mesi predicando il Vangelo e convertendo numerosi abitanti. Successivamente raggiunsero Forconium, identificata dalla tradizione con Furci, e continuarono la loro missione nei villaggi circostanti. Questo particolare geografico è tuttavia discusso: l'identificazione dell'antica Forconium con Furci non trova consenso unanime tra gli storici.
Il martirio L'attività missionaria avrebbe suscitato l'ostilità dei sacerdoti pagani, che denunciarono i cristiani alle autorità imperiali. Sempre secondo la Passio, Giustino riuscì a rifugiarsi sul monte Tubernium insieme a due chierici, mentre Fiorenzo, Felice e Giusta furono arrestati. Fiorenzo e Felice, rifiutandosi di sacrificare agli dèi, sarebbero stati decapitati il 25 luglio intorno all'anno 310. Giusta avrebbe invece subito torture differenti: rinchiusa per tre giorni in una fornace senza subirne danno, sarebbe stata infine trafitta dalle frecce il 1° agosto. Questi episodi appartengono chiaramente alla tradizione agiografica e non possono essere verificati storicamente.
Gli ultimi anni di Giustino La tradizione prosegue raccontando che Giustino recuperò i corpi dei fratelli e della nipote, li seppellì insieme e continuò il proprio ministero fino a morire in pace in età avanzata, intorno al 384. Anche questa parte del racconto manca di riscontri storici indipendenti.
Il culto L'evoluzione del culto conferma quanto la tradizione abbia seguito percorsi differenti. In alcuni calendari liturgici antichi i quattro santi erano commemorati insieme il 25 luglio. Santa Giusta acquistò successivamente una venerazione autonoma con memoria il 1° agosto, favorita dalla diffusione del suo culto nell'Aquilano. San Giustino venne progressivamente identificato con il patrono di Chieti, venerato come vescovo, circostanza che contribuì a sovrapporre figure probabilmente differenti. Per questo motivo la critica moderna tende a distinguere il presunto sacerdote sipontino dal celebre san Giustino di Chieti.
Curiosità La Passio attribuisce a santa Giusta il miracolo dell'incolumità nella fornace, motivo iconografico ricorrente nell'agiografia cristiana. Il culto di santa Giusta ebbe una diffusione molto maggiore rispetto a quello degli altri tre membri della famiglia. La tradizione distingue il martirio di Fiorenzo e Felice il 25 luglio da quello di Giusta il 1° agosto. San Giustino sarebbe vissuto fino a oltre ottant'anni, particolare insolito nelle narrazioni dei martiri antichi. Autore: Giampietro Cattini
Santi GIUSTINO, presbitero, FIORENZO, FELICE e GIUSTA, martiri.
Come per tutti i gruppi di martiri dei primi tempi della Chiesa, le notizie sono frammentarie e spesso inserite nei ‘Martirologi’ anche molti secoli dopo la presunta data della loro morte; quindi risentono di tutte le incertezze dovute al lungo tempo trascorso. Così successe per il gruppo di Giustino prete, Fiorenzo e Felice suoi fratelli e martiri e per Giusta loro nipote e martire; perché l’unica fonte che parla di loro è una leggendaria ‘Passio’ del secolo XV. All’inizio del secolo IV vivevano a Siponto (importante centro romano in Puglia, distrutto e poi ricostruito con il nome di Manfredonia), i tre fratelli Fiorenzo, Giustino e Felice; il più erudito ed eloquente dei tre era Giustino, che era stato affidato al vescovo della città, che dopo circa 20 anni l’aveva ordinato sacerdote, dandogli l’incarico della predicazione; Fiorenzo invece si era sposato e avuto una bambina le mise il nome di Giusta, in omaggio al fratello Giustino che l’aveva battezzata. Dopo qualche decennio i tre fratelli ferventi cristiani, con la nipote e figlia, lasciarono Siponto e si recarono a Chieti, dove rimasero sei mesi, predicando e operando miracoli. Saputo che a ‘Forconium’ attuale Furci (Chieti), c’erano ancora dei pagani, si recarono in quella città e si misero a predicare il Vangelo anche nei castelli e ville dei dintorni. La cosa irritò i sacerdoti degli dei pagani, che inviarono una segnalazione a Roma all’imperatore Massimiano (250-310) per ottenere dei provvedimenti repressivi e l’imperatore non tardò a rispondere, i quattro cristiani dovevano sacrificare a Giove e in caso di rifiuto essere uccisi. Il prete Giustino con due chierici riuscì a fuggire sul monte Tubernium (in seguito Monte Cristo), gli altri tre furono arrestati e condotti a Forconium (Furci) e giacché si rifiutarono di sacrificare agli dei, furono condannati a morte mediante decapitazione. I due fratelli Fiorenzo e Felice subirono il martirio il 25 luglio del 310 ca. Giusta invece ebbe un trattamento diverso, la giovane dopo essere stata gettata per tre giorni in una fornace ardente rimanendo illesa, alla fine fu trafitta con le frecce il 1° agosto e sepolta in una grotta a due miglia da Forconium; sul luogo più tardi verrà edificata una basilica. Il prete Giustino invece, saputo della morte dei fratelli e della giovane nipote, discese dal monte, trasferì i corpi di Felice e Fiorenzo accanto a quello di Giusta e dopo molti anni morì in pace il 31 dicembre 384, all’età di 84 anni e sepolto presso ‘Offidae (prov. Ascoli Piceno), dove fu anche edificata una basilica. La diversità delle date di celebrazione e dei luoghi di culto, ha fatto pensare agli studiosi, che fossero santi venerati in diversi luoghi ma accomunati dalla fantasia dello scrittore della ‘passio’ prima citata. S. Giustino era venerato a Chieti il 1° gennaio, poi dal 1616 la festa fu spostata al 14 gennaio e venerato come vescovo locale e patrono della città; la celebrazione a causa del clima freddo, fu spostata ancora all’11 maggio. Fiorenzo e Felice, furono a volte identificati come soldati martiri, a volte come martire africano il primo e come il celebre s. Felice di Nola il secondo. Di Giusta invece si sa che in località Bazzano non lontano da Paganica all’Aquila, esisteva una cripta a lei dedicata, in cui fu trovata un’iscrizione del 396 e dove si conservava il corpo; su di essa venne edificata una chiesa, ampliata nel XIII secolo, che divenne il centro del suo culto in Abruzzo e Campania, a lei erano dedicate tre chiese nella diocesi dell’Aquila, nove in quella di Penne, sei in quella di Chieti e cinque in quella di Sulmona. La sua festa fu inserita negli antichi ‘Martirologi’ il 1° agosto. In precedenti Martirologi Romani i quattro congiunti figuravano tutti insieme al 25 luglio; attualmente non sono menzionati.
Autore: Antonio Borrelli
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