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San Dionigi di Milano Vescovo

Festa: 25 maggio

† Cappadocia, 360 circa

Fu eletto nel 349 circa nono vescovo della città, succedendo ad Eustorgio I. Le informazioni relative alla sua vita ed alle sue opere sono alquanto scarse. Tra i pochi avvenimenti noti del suo episcopato figura la sua partecipazione nel 355 ad un concilio tenutosi nel palazzo dell’imperatore ariano Costanzo, che era stato convocato al fine di condannare Sant’Atanasio. Quasi all’unanimità i vescovi presenti, spinti da una forte paura, firmarono il decreto, ma Dionigi di Milano, Eusebio di Vercelli e Lucifero di Cagliari si rifiutarono e vennero dunque esiliati in Oriente. San Dionigi fu destinato in Cappadocia e la sede episcopale milanese fu rimpiazzata da Assenzio, definito pertanto “vescovo usurpatore”. Purtroppo nel 360 circa Dionigi morì ancora esiliato, poco prima che l’imperatore Giuliano ne autorizzasse il rientro in patria. I suoi resti mortali furono poi inviati da San Basilio Magno al nuovo vescovo di Milano, Sant’Ambrogio, spiegandogli in una lettera ancora oggi conservata come autenticarne le reliquie.

Martirologio Romano: A Milano, commemorazione di san Dionigi, vescovo, che per la sua retta fede fu relegato dall’imperatore ariano Costanzo in Armenia, dove concluse la sua vita insignito del giusto titolo di martire.


La figura di San Dionigi, nono vescovo di Milano nella seconda metà del IV secolo, si erge come un faro di fede e rettitudine in un'epoca travagliata da contrasti dottrinali e persecuzioni imperiali. Sebbene le informazioni pervenuteci siano frammentarie, la sua storia testimonia la forza d'animo di un pastore che, di fronte alle pressioni ariane, non piegò la sua dottrina ortodossa, preferendo l'esilio e la morte all'abiura della sua fede.
Nato con ogni probabilità ad Alessandria d'Egitto, Dionigi si distinse presto per la sua erudizione teologica e il suo zelo pastorale. La sua elezione a vescovo di Milano, avvenuta intorno al 349, coincise con un periodo di accesa disputa teologica tra ariani e niceni. Dionigi, fervente sostenitore della dottrina nicena, si oppose con vigore alle tesi ariane, difendendo l'incomprensibilità e consustanzialità del Padre e del Figlio.
Nel 355, l'imperatore ariano Costanzo II convocò un concilio a Milano per condannare Sant'Atanasio, strenuo difensore della fede nicena. I vescovi presenti, intimoriti dalle minacce imperiali, sottoscrissero la condanna di Atanasio. Dionigi, insieme ad Eusebio di Vercelli e Lucifero di Cagliari, fu tra i pochi a rifiutare di firmare, condannandosi così all'esilio.
Deporta in Cappadocia, Dionigi non piegò mai la sua fede, continuando ad esercitare il suo ministero episcopale tra i fedeli locali. La sua fermezza nella fede lo rese un punto di riferimento per la comunità cristiana in esilio, rafforzandone la resistenza alle pressioni ariane. Morì in Cappadocia intorno al 360, poco prima che l'imperatore Giuliano permettesse il rientro degli esiliati.
Le sue reliquie furono inviate a Milano da San Basilio Magno, divenendo oggetto di venerazione per la comunità ambrosiana. Ancora oggi, tre parrocchie dell'arcidiocesi milanese portano il suo nome: a Milano, a Premana (provincia di Lecco) e a Carcano, frazione di Albavilla (provincia di Como).


Autore:
Franco Dieghi

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Aggiunto/modificato il 2024-05-04

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