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Arbent, Bugey, circa 1390 o San Michele di Prazzo, Cuneo, 1382 - Salon-de-Provence, Francia, 16 settembre 1450
Vescovo di Maguelonne, arcivescovo di Arles e cardinale di Santa Cecilia, partecipò ai grandi concili che cercarono di ricomporre le divisioni provocate dal Grande Scisma d'Occidente. La sua vicenda si svolse nel momento in cui la Chiesa latina discuteva con particolare intensità il rapporto tra autorità pontificia e autorità del concilio. La sua adesione alle posizioni conciliariste lo portò a contrapporsi a papa Eugenio IV e a sostenere l'elezione di Amedeo VIII di Savoia, che assunse il nome di Felice V. Per questa scelta fu privato delle dignità ecclesiastiche e colpito dalla scomunica. La crisi si concluse quando Felice V rinunciò alla pretesa pontificia e Luigi d'Aleman fu reintegrato da papa Niccolò V. Tornato ad Arles, si dedicò alla cura pastorale della diocesi e visse gli ultimi anni in austerità e penitenza. Morì a Salon-de-Provence il 16 settembre 1450. La fama di santità sorta intorno alla sua tomba e la devozione sviluppatasi ad Arles portarono Clemente VII ad approvarne il culto nel 1527.
Etimologia: Luigi deriva dal nome germanico Hlodwig, formato da elementi riconducibili ai concetti di gloria e combattimento.
Emblema: Abito episcopale o cardinalizio, mitra, pastorale e talvolta gli attributi propri della dignità cardinalizia.
Martirologio Romano: A Salon nella Provenza in Francia, transito del beato Luigi d’Aleman, vescovo di Arles, che visse in assoluta pietà e penitenza.
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Luigi Aleman (Louis Aleman, Louis Allemand, Ludovico Aleman, Ludovico Alamanno, Alamanus, Alemanus, Almannus, Alamandus) nacque probabilmente intorno al 1390 ad Arbent, nel Bugey, da una famiglia nobile. Il suo casato era presente da tempo nella regione e possedeva beni e signorie locali. La posizione sociale della famiglia favorì l'ingresso del giovane Luigi negli ambienti ecclesiastici, ma determinante per la sua carriera fu soprattutto la protezione dello zio François de Conzié, importante prelato e camerlengo pontificio. Ancora giovane, Luigi intraprese gli studi giuridici ad Avignone. La preparazione canonistica avrebbe costituito uno degli strumenti fondamentali della sua futura attività ecclesiastica, soprattutto negli anni in cui le questioni relative alla struttura e all'autorità della Chiesa furono al centro dei grandi concili. Nel 1414 conseguì il dottorato in diritto canonico. Già prima dell'episcopato aveva ricevuto diversi benefici ecclesiastici e ricoperto incarichi presso capitoli e istituzioni religiose. Fu canonico di Lione e svolse anche attività di insegnamento. La sua formazione non fu quindi soltanto ecclesiastica, ma profondamente segnata dal diritto canonico, disciplina indispensabile per comprendere la successiva carriera di un uomo destinato a confrontarsi con le questioni più delicate dell'ordinamento della Chiesa.
Dallo Scisma d'Occidente all'episcopato La sua giovinezza coincise con gli ultimi decenni del Grande Scisma d'Occidente, durante il quale più pretendenti si contendevano il riconoscimento come legittimo pontefice. Nel 1409 Luigi accompagnò lo zio al Concilio di Pisa, entrando molto presto in contatto con il complesso mondo della politica ecclesiastica europea. Partecipò successivamente anche al Concilio di Costanza, convocato per porre fine allo scisma. Nel 1418 papa Martino V lo nominò vescovo di Maguelonne. La nomina segnò l'ingresso definitivo di Luigi d'Aleman nei più alti livelli della gerarchia ecclesiastica. Il pontefice gli affidò anche incarichi diplomatici e missioni delicate, nelle quali il giovane prelato poté mettere a frutto la propria preparazione giuridica. Nel dicembre 1423 fu trasferito alla sede metropolitana di Arles. La città e la sua vasta provincia ecclesiastica gli offrivano un campo d'azione importante, in una regione dove le questioni politiche, economiche ed ecclesiastiche erano strettamente intrecciate. Le fonti concordano sulla sua nomina ad arcivescovo di Arles nel 1423 e sull'insediamento nella sede nel 1424.
Il cardinale e il governo di Bologna Il 24 maggio 1426 Martino V lo creò cardinale presbitero del titolo di Santa Cecilia. Nello stesso periodo Luigi d'Aleman assunse importanti responsabilità negli Stati della Chiesa e fu inviato a Bologna come rappresentante pontificio. La città era attraversata da forti tensioni politiche e dalle rivalità fra le principali famiglie locali. Il governo bolognese si rivelò particolarmente difficile. Luigi cercò di ristabilire l'autorità pontificia e di raggiungere un equilibrio fra le fazioni cittadine, ma il conflitto con i Canedoli o Canetoli portò alla crisi. Nel 1428 una rivolta provocò l'arresto del cardinale e dell'arcivescovo Niccolò Albergati. Luigi rimase prigioniero per alcune settimane prima di essere liberato e costretto a lasciare la città. Tornato a Roma, continuò tuttavia a godere per qualche tempo della considerazione della corte pontificia. Questa esperienza contribuì a definire il profilo di un ecclesiastico abituato non soltanto alla vita pastorale, ma anche alla diplomazia, al governo politico e alle complesse relazioni fra potere ecclesiastico e potere civile.
Il Concilio di Basilea La svolta decisiva nella vita di Luigi d'Aleman avvenne con il Concilio di Basilea, convocato nel 1431 da papa Martino V e proseguito sotto Eugenio IV. Il problema centrale divenne progressivamente il rapporto fra il concilio generale e il pontefice. Una parte dei padri conciliari sosteneva che, in determinate circostanze, il concilio potesse esercitare un'autorità superiore a quella del papa. Luigi d'Aleman aderì con crescente convinzione a questa posizione. Dal 1436 assunse un ruolo sempre più importante nell'assemblea basiliense e, dopo il trasferimento del concilio a Ferrara nel 1437-1438, rimase con coloro che continuarono a riunirsi a Basilea. Nel 1438 divenne presidente del concilio rimasto a Basilea. La sua posizione non può essere ridotta a una semplice ambizione personale. Le fonti tradizionali e parte della storiografia hanno sottolineato la sua convinzione che fosse necessaria una profonda riforma della Chiesa e che un concilio generale potesse contribuire a realizzarla. Tuttavia, sul piano storico, la sua scelta lo portò progressivamente a una rottura con il pontefice. Durante gli anni di Basilea Luigi d'Aleman si distinse anche per la sua attenzione verso i malati durante un'epidemia di peste. Le fonti agiografiche posteriori videro in questo comportamento una manifestazione della sua carità e della sua vita penitente. Fu inoltre un sostenitore della dottrina dell'Immacolata Concezione e favorì le iniziative conciliari relative a tale questione.
Lo scontro con Eugenio IV e Felice V Il contrasto con papa Eugenio IV raggiunse il punto di rottura quando il pontefice cercò di porre fine al concilio basiliense trasferendolo prima a Ferrara e poi a Firenze. I gruppi rimasti a Basilea rifiutarono di riconoscere il trasferimento e continuarono i lavori, arrivando alla deposizione di Eugenio IV. Nel 1439 il concilio elesse Amedeo VIII, duca di Savoia, come nuovo pontefice con il nome di Felice V. Luigi d'Aleman fu tra i principali sostenitori di questa scelta e assunse un ruolo decisivo nella nuova situazione ecclesiastica. Le fonti tradizionali gli attribuiscono anche la consacrazione episcopale e l'incoronazione di Felice V. La scelta ebbe conseguenze gravissime. Eugenio IV dichiarò illegittima l'elezione di Felice V e colpì i suoi principali sostenitori. Luigi d'Aleman fu privato delle dignità ecclesiastiche e della dignità cardinalizia e rimase separato dalla comunione con la sede romana. È questo il punto più delicato della sua biografia. La venerazione successiva non cancellò il dato storico della sua opposizione a Eugenio IV. Al contrario, proprio la complessità della vicenda rende Luigi d'Aleman una figura singolare: l'uomo che in vita sostenne una posizione poi considerata erronea dalla Chiesa fu successivamente venerato come esempio di penitenza e di vita austera. La tradizione agiografica sottolineò infatti la sincerità delle sue intenzioni riformatrici e la profondità della sua conversione dopo la crisi conciliare.
La riconciliazione con Roma Il lungo conflitto si avviò alla conclusione quando Felice V accettò di rinunciare alla pretesa pontificia. Luigi d'Aleman ebbe un ruolo importante nel favorire la soluzione dello scisma. Nel 1449 Felice V rinunciò e riconobbe Niccolò V, eletto papa nel 1447, ponendo fine alla fase più drammatica della crisi. Niccolò V reintegrò Luigi d'Aleman nella dignità cardinalizia e negli altri suoi diritti ecclesiastici. Il 19 dicembre 1449 egli tornò ufficialmente al cardinalato e recuperò anche il titolo di Santa Cecilia. Fu inoltre nuovamente riconosciuto come arcivescovo di Arles. La riconciliazione costituisce il passaggio fondamentale per comprendere la memoria cristiana di Luigi d'Aleman. Non fu dimenticato il suo precedente errore, ma la sua vita venne riletta alla luce del ritorno alla comunione ecclesiale, della penitenza e della successiva dedizione pastorale.
Gli ultimi anni ad Arles Rientrato nella sua diocesi, Luigi d'Aleman abbandonò progressivamente la grande scena politica che lo aveva visto protagonista per molti anni. Si dedicò alla cura pastorale del clero e dei fedeli, all'istruzione religiosa e a una vita austera. Il Martirologio Romano lo ricorda proprio attraverso questa fase finale della sua esistenza, presentandolo come vescovo di Arles che visse in pietà e penitenza. La formula sintetizza la memoria ecclesiale di un uomo la cui biografia era stata segnata da forti contrasti, ma che terminò la vita lontano dalle controversie e impegnato nel ministero pastorale. Nel settembre 1450 Luigi si trovava a Salon-de-Provence. Morì il 16 settembre nel convento francescano della città, durante un'epidemia. Il corpo fu quindi trasferito ad Arles e sepolto nella cattedrale di Saint-Trophime.
Il culto e la beatificazione La venerazione iniziò poco dopo la morte. La tomba nella cattedrale di Saint-Trophime divenne meta di pellegrinaggi e alla sua intercessione furono attribuite numerose guarigioni. La documentazione storica testimonia già dal 1451 l'afflusso dei pellegrini e le offerte lasciate presso la tomba. Nei primi anni dopo la morte furono inoltre raccolte testimonianze relative ai miracoli attribuiti alla sua intercessione. Questi fenomeni contribuirono alla formazione di una fama di santità che si sviluppò parallelamente alla memoria del suo ministero pastorale e della sua vita penitente. Nel 1527 papa Clemente VII approvò ufficialmente il culto di Luigi d'Aleman, riconoscendolo come beato. Non si tratta quindi di una canonizzazione, ma della conferma pontificia di un culto locale già consolidato. La sua memoria liturgica è fissata al 16 settembre. Il Martirologio Romano lo ricorda come beato Luigi d'Aleman, vescovo di Arles, morto a Salon nella Provenza.
Il conciliarismo La figura di Luigi d'Aleman è inseparabile dal conciliarismo, una delle principali questioni ecclesiologiche del XV secolo. Dopo il trauma del Grande Scisma d'Occidente, numerosi ecclesiastici ritennero che un concilio generale potesse costituire uno strumento superiore al pontefice per affrontare una crisi della Chiesa. Luigi aderì con particolare convinzione a questa prospettiva e divenne uno dei suoi protagonisti a Basilea. La sua vicenda mostra tuttavia anche i limiti e le drammatiche conseguenze politiche di quella posizione. L'opposizione a Eugenio IV sfociò infatti in un nuovo scisma con l'elezione di Felice V. La successiva riconciliazione con Roma e la sua reintegrazione da parte di Niccolò V completano una parabola storica particolarmente significativa.
La devozione mariana Luigi d'Aleman fu anche legato alla diffusione della devozione all'Immacolata Concezione. Nel contesto del Concilio di Basilea sostenne le iniziative favorevoli alla dottrina mariana. L'interesse per l'Immacolata appartiene quindi sia alla sua sensibilità religiosa personale sia al più ampio dibattito teologico del XV secolo.
La tomba di Saint-Trophime La sepoltura nella cattedrale di Saint-Trophime trasformò rapidamente la sua tomba in un luogo di pellegrinaggio. Una testimonianza particolarmente interessante è quella del pellegrino tedesco Hans von Waltheym, che nel 1474 ricordò Luigi d'Aleman come un personaggio venerato ad Arles e associò alla sua tomba una fama di miracoli. Il culto contribuì anche alla crescita delle offerte destinate ai lavori della cattedrale.
Curiosità - Luigi d'Aleman fu uno dei pochi cardinali del suo tempo a passare attraverso una completa rottura con il papa, una condanna ecclesiastica e una successiva piena reintegrazione. - Il suo titolo cardinalizio fu quello di Santa Cecilia: lo ricevette nel 1426 e lo riottenne nel 1449 dopo la riconciliazione con Niccolò V. - La sua memoria è particolarmente legata ad Arles, dove la sua tomba divenne già nel XV secolo una meta di pellegrinaggio. - La sua beatificazione del 1527 avvenne attraverso la conferma pontificia di un culto già esistente, non attraverso il moderno processo di canonizzazione. - La sua vicenda costituisce un caso emblematico della complessa transizione dalla cultura conciliarista del XV secolo alla progressiva riaffermazione dell'autorità pontificia.
Cronologia - circa 1390 - Nasce ad Arbent, nel Bugey, in una famiglia nobile. - 1409 - Partecipa al Concilio di Pisa. - 1414 - Consegue il dottorato in diritto canonico ad Avignone. - 1418 - È nominato vescovo di Maguelonne. - 1423 - È nominato arcivescovo di Arles. - 1426 - Martino V lo crea cardinale presbitero di Santa Cecilia. - 1426-1428 - È impegnato nel governo pontificio di Bologna e della Romagna. - 1431-1439 - Assume un ruolo crescente nel Concilio di Basilea. - 1439 - Sostiene la deposizione di Eugenio IV e l'elezione di Felice V. - 1440 - Viene privato delle dignità ecclesiastiche e del cardinalato. - 1449 - Dopo l'abdicazione di Felice V, viene reintegrato da Niccolò V. - 1450 - Torna ad Arles e riprende la cura pastorale della diocesi. - 16 settembre 1450 - Muore a Salon-de-Provence. - 1451 e anni successivi - La sua tomba a Saint-Trophime diviene meta di pellegrinaggio. - 9 aprile 1527 - Clemente VII approva il suo culto e lo proclama beato.
Valutazione storica - Luigi d'Aleman non può essere compreso soltanto attraverso la sua fama di santità né, al contrario, soltanto attraverso il suo ruolo nel conciliarismo. La sua biografia appartiene a una delle fasi più travagliate della storia della Chiesa occidentale: quella compresa fra la fine del Grande Scisma, il Concilio di Costanza, il Concilio di Basilea e la crisi provocata dall'elezione di Felice V. - La sua vicenda personale riflette le tensioni di quel periodo. Fu un canonista preparato, un amministratore, un diplomatico, un vescovo e un cardinale coinvolto nelle principali questioni ecclesiastiche del suo tempo. La sua opposizione a Eugenio IV ebbe conseguenze oggettivamente gravi, ma la sua successiva riconciliazione con Roma e gli ultimi anni trascorsi nella cura pastorale e nella penitenza determinarono la memoria che la Chiesa conservò di lui. - Il culto sviluppatosi presso la sua tomba e la conferma pontificia del 1527 spiegano perché la tradizione ecclesiale lo abbia conservato fra i beati. La sua figura rimane particolarmente interessante proprio perché unisce nella stessa esistenza le grandi controversie istituzionali del XV secolo e una fase finale caratterizzata da austerità, penitenza e servizio pastorale. Autore: Giampietro Cattini
La nobile famiglia germanica degli Allemandi si trasferì, al tempo degli imperatori Ottoni, in Piemonte e più precisamente presso San Michele di Prazzo, in Val Maira. Qui assai probabilmente nacque il beato odierno, anche se secondo altre ipotesi sarebbe nato nella vicina regione francese del Bugey. La cosa certa sono comunque le origini saluzzesi della famiglia, visti i futuri buoni rapporti che Ludovico intrattenne con il cardinal Amedeo dei marchesi di Saluzzo.
Intraprese la carriera ecclesiastica in giovanissima età e, entrato tra i canonici di Lione, venne elevato alla dignità di priore di Piellonez e Contamines-sur-Arles. All’università di Avignone conseguì la laurea in diritto nel 1414. Ricevette vari incarichi quale insegnate presso abbazie a Tours, a Valenza ed a Barbona. Prese parte ai concili di Pisa e di Costanza, entrambi finalizzati ad una positiva conclusione dello scisma d’Occidente. Il papa Martino V lo destinò poi alla cattedra episcopale di Maguelonne nel 1418 e di Arles nel 1423. Insignito della porpora cardinalizia, nel 1424 divenne governatore di Bologna, ove dovette fronteggiare la lotta in corso tra guelfi e ghibellini. Qui fu imprigionato per alcuni lunghi giorni dalla potente famiglia guelfa dei Canetoli. Liberato, si trasferì a Roma ove operò alla corte papale. Dal 1431 partecipò al concilio di Basilea indetto dal pontefice Eugenio IV. Quest’ultimo, temendo di vedere la sua autorità compromessa dal concilio, ne trasferì la seda a Ferrara, per poter dirigere personalmente il procedere dei lavori. Alcuni cardinali non accolsero però benevolmente tale autoritaria presa di posizione e continuarono a riunirsi a Basilea, ove procedettero all’elezione di un nuovo papa nella persona dell’ex duca sabaudo Amedeo VIII, che assunse il nome di Felice V. Il cardinal Allemandi, rimasto coinvolto in questa diatriba sulla superiorità del concilio rispetto al Romano Pontefice, poté essere reintegrato nella pienezza delle sue funzioni solo quando nel 1449, con il nuovo papa Niccolò V si giunse alla riappacificazione con i seguaci di Felice V che abdicò. Quest’ultimo fu ricompensato, per la sua opera in favore dell’unità della Chiesa, con la nomina a cardinale, mentre l’Allemandi poté riprendere possesso ufficialmente della sede di Arles. Ritiratosi dunque nella città provenzale, dedicò il resto della sua vita anima e corpo alla cura pastorale del gregge a lui affidato. La morte lo raggiunse nel 1450 presso il convento francescano di Salon. Fu però comunque sepolto nella cattedrale e la sua tomba non tardò a divenire meta di pellegrinaggi e luogo miracoloso. LO storico Saxius volle così riassumere la sua vita: “Angelicam vitam duxit”, cioè “condusse una vita angelica”, caratterizzata da una spiccata devozione mariana concretizzata nel sostegno al dogma dell’Immacolata Concezione. Nel 1527 il papa Clemente VII volle confermare ufficialmente il suo culto dichiarandolo “beato”.
Autore: Fabio Arduino
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