Nicola nacque a Forca, località legata a Palena nell’attuale provincia di Chieti, intorno al 1349. La data del 10 settembre 1349 è riportata dalla tradizione biografica moderna, ma la fonte quattrocentesca di Flavio Biondo, composta poco dopo la morte dell’eremita, permette più prudentemente di collocare la nascita intorno al 1349. Biondo, nella Italia illustrata, ricordava infatti Nicola come un celebre anacoreta originario di Forca e affermava che era morto centenario presso Roma. Le notizie sull’infanzia, sulla famiglia e sulla formazione sono scarsissime. Non sono documentati i nomi dei genitori né un percorso di studi preciso. È invece attestato che Nicola divenne sacerdote e svolse il ministero nella diocesi di Sulmona. Le fonti tarde gli attribuiscono un’attività pastorale a Palena, ma la ricostruzione dettagliata dei suoi primi decenni di vita dipende soprattutto dalla tradizione agiografica posteriore e deve quindi essere utilizzata con prudenza. La sua scelta successiva fu quella della vita eremitica. La permanenza in un ambiente montano e la ricerca di una forma più austera di vita cristiana appartengono alla ricostruzione tradizionale della sua vicenda, mentre la documentazione diventa più consistente quando Nicola compare a Roma e la sua comunità entra in rapporto con le autorità ecclesiastiche.
La comunità eremitica di Roma Nicola si trasferì a Roma e si aggregò a un gruppo di eremiti che viveva nel rione di Sant’Eustachio, presso la chiesa di San Salvatore in Thermis. La comunità era guidata da Rainaldo di Piedemonte. Dopo la morte di Rainaldo, Nicola assunse progressivamente un ruolo di riferimento all’interno del gruppo. Un punto importante della ricostruzione riguarda la presunta appartenenza dei primi eremiti al Terz’Ordine francescano. Alcune fonti tarde e il Martyrologium Franciscanum identificarono Nicola come sacerdote e confessore del Terz’Ordine, ma le lettere pontificie del XV secolo utilizzano abitualmente per Nicola e i suoi compagni l’espressione pauperes eremitae, senza specificare un’appartenenza francescana. Nel 1445 Valentino di Antonio ottenne da Eugenio IV il permesso di vivere con l’abito del Terz’Ordine all’interno della comunità di Nicola, ma questo documento non dimostra che l’intero gruppo fosse costituito da terziari francescani. La storiografia più recente considera pertanto incerta questa identificazione. Questo elemento è particolarmente significativo perché alcune biografie divulgative presentano Nicola senz’altro come terziario francescano. La documentazione disponibile suggerisce invece una realtà eremitica autonoma, che solo successivamente entrò in rapporto istituzionale con la Congregazione dei Poveri eremiti di San Girolamo.
Le fondazioni a Napoli L’attività di Nicola non rimase confinata a Roma. Nel 1417 è documentato a Napoli, dove diede vita al cenobio e alla chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. La fondazione napoletana rappresentò uno dei primi sviluppi importanti della sua esperienza comunitaria e mostra come il suo eremitismo avesse assunto progressivamente una dimensione istituzionale. La tradizione agiografica successiva collega a questa esperienza anche un ospizio presso la piazza di Sant’Agnello. Le informazioni più dettagliate sulle origini e sulle caratteristiche dell’insediamento devono tuttavia essere valutate alla luce della documentazione conservata, evitando di ricostruire in modo eccessivamente preciso una fase della vita per la quale le fonti contemporanee sono relativamente limitate.
Firenze e il sostegno di Eugenio IV Un passaggio decisivo avvenne negli anni Trenta del Quattrocento. Le lettere di papa Eugenio IV del 1436 e del 1437 documentano la presenza di Nicola e dei suoi pauperes eremitae a Firenze, nel monastero di Santa Maria di Ricorboli. Gli eremiti vi erano subentrati a una precedente comunità femminile benedettina. Eugenio IV intervenne a loro favore nei confronti dei patroni del monastero e concesse loro esenzioni fiscali. Il rapporto con Eugenio IV appare particolarmente significativo. Due lettere del 2 ottobre 1437 confermano infatti donazioni di case ricevute da Nicola e dai suoi compagni a Roma, Napoli e in altri luoghi, e riconoscono loro la possibilità di ricevere ulteriori beni, costruire cappelle e altari, celebrare le funzioni liturgiche e amministrare i sacramenti. Il pontefice concesse inoltre varie esenzioni. Questi documenti mostrano che la comunità di Nicola aveva ormai raggiunto una consistenza sufficiente per essere considerata una realtà religiosa riconoscibile dalle autorità pontificie. La presenza fiorentina non va quindi interpretata semplicemente come una serie di iniziative personali. Nicola e i suoi compagni erano inseriti nel più ampio movimento quattrocentesco di riforma della vita religiosa e di valorizzazione di forme di vita eremitica e contemplativa sostenute anche da Eugenio IV.
Il romitorio di Sant’Onofrio Il luogo maggiormente legato alla memoria di Nicola è il Gianicolo. Nel 1419, secondo la documentazione e la tradizione relativa alla fondazione, egli diede vita a un romitorio dedicato a sant’Onofrio. La Biblioteca Vallicelliana collega l’origine del complesso alla costruzione di un romitorio realizzato da Nicola dopo l’acquisto del terreno con l’aiuto delle elemosine dei fedeli, tra i quali figuravano il cardinale Gabriele Condulmer, futuro Eugenio IV, e il cardinale Giovanni Domenico De Cupis. La fondazione di Sant’Onofrio costituisce il nucleo più importante della sua opera romana. La chiesa attuale fu iniziata a partire dal 1439 sul luogo del precedente eremo e venne completata attraverso successive campagne edilizie. La strada di accesso al complesso fu realizzata nel 1446, quando il luogo era ormai divenuto una meta più facilmente raggiungibile dai fedeli. Nicola tornò stabilmente a Roma dopo il periodo fiorentino. Nel 1444 è documentato come sacerdote e rettore dell’altare di San Salvatore nella regione di Sant’Eustachio. Una lettera di papa Niccolò V del 1447 documenta inoltre l’attività di Nicola per l’acquisizione di terreni destinati al complesso di Sant’Onofrio, con il sostegno di Eugenio IV e delle offerte dei fedeli. Nel maggio 1448 Nicola rinunciò alla cappellania di San Salvatore e si trasferì a Sant’Onofrio.
L’unione con i Girolamini Negli ultimi anni della sua vita Nicola entrò in rapporto con la congregazione fondata dal beato Pietro Gambacorta da Pisa, comunemente chiamata dei Girolamini. L’incontro personale tra i due eremiti è collocato forse nel 1425, ma la data non è certa. L’atto di unione delle rispettive esperienze eremitiche risale invece al 1446 e fu seguito dalla conferma pontificia di Eugenio IV il 1° gennaio 1447. È importante precisare il ruolo di Nicola. Pietro Gambacorta era il fondatore della congregazione che portò alla formazione dei Poveri eremiti di San Girolamo, mentre Nicola vi conflui con il proprio gruppo e con le proprie fondazioni. Per questo la tradizione successiva lo ha indicato come cofondatore o fondatore insieme a Gambacorta, ma dal punto di vista storico è più preciso parlare dell’unione della comunità di Nicola con la congregazione gambacortiana. L’ingresso nella nuova congregazione segnò quindi una fase conclusiva di un percorso iniziato con un’esperienza eremitica autonoma. La comunità di Nicola conservò una propria identità e importanti insediamenti, ma venne inserita nella più ampia struttura dei Poveri eremiti di San Girolamo.
Gli ultimi anni e la morte Nicola trascorse gli ultimi anni a Sant’Onofrio, sul Gianicolo. Le fonti concordano sulla sua età eccezionalmente avanzata e sulla fama di santità già presente intorno alla sua figura al momento della morte. Flavio Biondo, la cui testimonianza è relativamente vicina agli avvenimenti, lo presenta come un anacoreta di fama e ricorda i numerosi miracoli attribuitigli. La data precisa della morte è uno dei punti sui quali la tradizione non è uniforme. Treccani segnala esplicitamente che il giorno è incerto, pur rilevando che comunemente viene indicato il 29 settembre. Altre tradizioni, riprese anche nella scheda liturgica moderna, indicano invece il 1° ottobre 1449. La data del 1° ottobre è inoltre coerente con diverse fonti biografiche e con la tradizione relativa alla sua morte centenaria. Per questa ragione è preferibile indicare l’anno 1449 come certo e segnalare l’incertezza sul giorno, anziché trasformare una delle due tradizioni in un dato definitivamente accertato. Dopo la morte il corpo fu sepolto a Sant’Onofrio. La fama di santità appare immediata: oltre alla testimonianza di Flavio Biondo, una lastra tombale quattrocentesca conserva la memoria di Nicola e costituisce una significativa testimonianza materiale del culto sviluppatosi attorno alla sua sepoltura. La Fondazione Federico Zeri cataloga la lastra come opera di un anonimo romano della metà del XV secolo, datata al 1449.
La storia del culto e delle reliquie La memoria di Nicola si sviluppò precocemente attorno alla sua tomba di Sant’Onofrio. La documentazione quattrocentesca mostra già la fama di santità dell’eremita, mentre nei secoli successivi il culto si consolidò soprattutto nell’ambiente dei Girolamini. Nel 1638 Palena lo elesse proprio protettore e nel 1647 ottenne parte delle sue reliquie. Nel 1712 il corpo venerato a Roma fu collocato solennemente sotto la mensa dell’altare maggiore di Sant’Onofrio. La posizione della sepoltura ha contribuito alla continuità della memoria di Nicola nel luogo da lui fondato. La pietra tombale quattrocentesca è tuttora conservata nel complesso di Sant’Onofrio.
L’approvazione del culto nel 1771 Il culto di Nicola fu riconosciuto ufficialmente da papa Clemente XIV nel 1771. Le fonti moderne indicano il riconoscimento come approvazione del culto ab immemorabili, cioè di una venerazione ritenuta esistente da tempo immemorabile. Alcune fonti secondarie riportano il 24 agosto come data della beatificazione, mentre altre indicano il 27 agosto; la documentazione storiografica utilizzata da Treccani e le pubblicazioni agiografiche specialistiche citate concordano nel collocare nel 1771 l’approvazione del culto. Una fonte liturgica francescana indica precisamente il 27 agosto. È quindi preferibile evitare di presentare come indiscutibile la data del 24 agosto e indicare il 27 agosto 1771 come data tradizionalmente associata all’approvazione del culto. Il riconoscimento settecentesco non equivale a una canonizzazione. Nicola è venerato come beato, e il suo nome compare oggi nel Martirologio Romano alla data del 29 settembre. La Conferenza Episcopale Italiana riporta l’elogio liturgico come quello di un sacerdote dell’Ordine degli Eremiti di San Girolamo che fondò sul Gianicolo il monastero di Sant’Onofrio.
La lastra tombale Una delle testimonianze più interessanti della memoria storica di Nicola è la sua lastra tombale, conservata a Sant’Onofrio. La Fondazione Zeri la attribuisce a un anonimo romano del XV secolo e la data alla metà del secolo, con riferimento al 1449. La presenza di un manufatto funerario così vicino cronologicamente alla morte costituisce una testimonianza materiale importante, soprattutto considerando la scarsità di una vera e propria Vita coeva. L’epitaffio ricordato dalle fonti contiene anche un riferimento alla fama taumaturgica attribuita a Nicola, presentandolo come colui che guarisce i mali senza ricorrere alla medicina. Questo dato deve essere letto come testimonianza della memoria e della devozione sviluppatesi attorno alla sua tomba, non come documentazione storica dei singoli miracoli.
Sant’Onofrio nella memoria successiva La storia di Sant’Onofrio non si esaurisce con Nicola. Il complesso divenne nei secoli successivi uno dei luoghi storici e artistici più significativi del Gianicolo. La chiesa conserva la memoria del fondatore e, in epoca molto posteriore, fu legata anche agli ultimi anni di Torquato Tasso, morto nel convento nel 1595. La presenza del poeta appartiene tuttavia alla storia successiva del complesso e non deve essere confusa con la vicenda biografica di Nicola.
Curiosità - La lastra tombale di Nicola, realizzata nel XV secolo, è tuttora conservata presso Sant’Onofrio al Gianicolo ed è catalogata dalla Fondazione Federico Zeri come opera di un anonimo romano. - La fama di santità di Nicola è documentata già da Flavio Biondo, che scrisse la Italia illustrata poco dopo la morte dell’eremita e lo ricordò come uomo di grande fama e autore di numerosi miracoli secondo la memoria del suo tempo. - Il Martyrologium Franciscanum del XX secolo lo presentò come terziario francescano, ma la documentazione pontificia del Quattrocento non consente di considerare certa questa appartenenza. - La chiesa di Sant’Onofrio fu edificata a partire dal 1439 sul luogo del precedente romitorio fondato da Nicola.
Cronologia - 1349 - Nasce a Forca, presso Palena, nell’attuale provincia di Chieti. - Fine XIV secolo - Esercita il ministero sacerdotale nella diocesi di Sulmona. - Inizio XV secolo - Si trasferisce a Roma e si unisce alla comunità eremitica guidata da Rainaldo di Piedemonte. - 1417 - È documentato a Napoli, dove dà vita al cenobio e alla chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli. - 1419 - La tradizione colloca in questo periodo la fondazione del romitorio di Sant’Onofrio sul Gianicolo. - 1436-1437 - Nicola e i suoi eremiti sono documentati a Firenze presso Santa Maria di Ricorboli, sotto la protezione di Eugenio IV. - 1437 - Eugenio IV conferma beni e privilegi della comunità di Nicola e dei suoi compagni. - 1444 - Nicola è nuovamente documentato a Roma presso San Salvatore in Thermis. - 1446 - La comunità di Nicola si unisce alla Congregazione dei Poveri eremiti di San Girolamo fondata da Pietro Gambacorta. - 1 gennaio 1447 - Eugenio IV conferma ufficialmente l’unione con la congregazione gambacortiana. - 1448 - Nicola rinuncia alla cappellania di San Salvatore e si trasferisce stabilmente a Sant’Onofrio. - 1449 - Muore a Roma, a Sant’Onofrio. Il giorno esatto non è unanimemente attestato; la tradizione indica il 1° ottobre, mentre il culto liturgico è celebrato il 29 settembre. - 1638 - Palena lo elegge proprio protettore. - 1647 - Palena ottiene reliquie del beato. - 1712 - Le spoglie conservate a Sant’Onofrio vengono collocate sotto la mensa dell’altare maggiore. - 1771 - Clemente XIV approva il culto di Nicola sulla base della venerazione ab immemorabili. - 1933 - La Congregazione dei Poveri eremiti di San Girolamo viene soppressa.
Valutazione storico-critica - La documentazione biografica diretta è relativamente scarsa: non è conservata una Vita coeva e la ricostruzione deve integrare documenti pontifici, fonti narrative successive e testimonianze sul culto. - La testimonianza di Flavio Biondo, composta pochi anni dopo la morte di Nicola, è particolarmente importante perché conferma l’esistenza della sua fama di santità già nel XV secolo e la tradizione della sua origine a Forca. - Le lettere di Eugenio IV costituiscono la base documentaria più solida per ricostruire l’attività della comunità di Nicola negli anni Trenta e Quaranta del Quattrocento. Esse mostrano una comunità di pauperes eremitae riconosciuta e sostenuta dalla Santa Sede. - L’appartenenza di Nicola e dei suoi compagni al Terz’Ordine francescano non può essere considerata storicamente certa. La tradizione francescana è attestata da fonti posteriori, ma i documenti pontifici contemporanei non la presentano come caratteristica dell’intera comunità. - Il rapporto con Pietro Gambacorta e l’unione del gruppo di Nicola con la Congregazione dei Poveri eremiti di San Girolamo nel 1446 sono meglio documentati e rappresentano un passaggio decisivo nella storia istituzionale della comunità. - La fondazione del romitorio di Sant’Onofrio è storicamente ben attestata e costituisce il principale elemento di continuità tra la vicenda di Nicola e il culto successivo. Il complesso stesso conserva la sua memoria attraverso la sepoltura e la lastra tombale quattrocentesca. - La data del 1449 per la morte è solida, mentre il giorno rimane problematico. Treccani segnala espressamente l’incertezza e distingue la data liturgica del 29 settembre dalla ricostruzione biografica che indica il 1° ottobre. - Anche la data precisa della nascita, spesso indicata nel 10 settembre 1349, deve essere trattata con una certa prudenza: la fonte quattrocentesca utilizzata dalla storiografia consente di collocare la nascita intorno al 1349, mentre il giorno preciso appartiene alla tradizione biografica successiva. - Il culto fu ufficialmente riconosciuto nel 1771 sulla base della venerazione precedente. Il riconoscimento riguarda quindi la continuità di un culto preesistente e non deve essere presentato come una canonizzazione nel senso moderno del termine.
Fonti e bibliografia essenziale - Giovanna Casagrande, ‘Nicola da Forca Palena’, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 78, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2013. È la principale sintesi storico-critica moderna utilizzata per la ricostruzione biografica e per la valutazione delle fonti. - Giovan Battista Sajanello, Historica monumenta ordinis S. Hieronymi congregationis beati Petri de Pisis, Venezia, 1728, pp. 95-98. Fonte settecentesca fondamentale per la tradizione storica della Congregazione e per la ricostruzione della vicenda di Nicola. - Constantin Suyskens, ‘Nicolaus Furcensis’, in Acta Sanctorum, Septembris, vol. VIII, Anversa, 1762, pp. 235-258. Importante testimonianza della tradizione bollandista e della critica agiografica settecentesca. - Martyrologium Franciscanum, Vicenza, 1939, pp. 382-383; Martirologio Francescano, Città del Vaticano, 1946, p. 304. Fonti utili soprattutto per documentare la tradizione che collegò Nicola al Terz’Ordine francescano, appartenenza che la storiografia moderna considera non certa. - P. Ferrara, ‘Luci ed ombre nella cristianità del secolo XIV. Il B. Pietro Gambacorta da Pisa e la sua Congregazione (1380-1933)’, Città del Vaticano, 1964, pp. 103, 160-163. Studio sulla congregazione dei Poveri eremiti di San Girolamo e sul rapporto con Nicola. - Bibliotheca Sanctorum, vol. IX, Roma, 1967, coll. 918-920. Repertorio agiografico con riferimenti alla documentazione relativa al culto ab immemorabili. - Dizionario degli Istituti di Perfezione, voce ‘Eremiti di S. Girolamo di Nicola da Forca Palena’, vol. III, 1976, coll. 1204-1205; voce ‘Nicola, da Forca Palena, beato’, vol. VI, 1980, coll. 290-291. - C. Cenci (a cura di), Bullarium Franciscanum. Supplementum, vol. I, Grottaferrata, 2002. Raccolta documentaria utilizzata per le lettere e i privilegi pontifici relativi agli eremiti. - Fondazione Federico Zeri, ‘Anonimo romano sec. XV, Tomba del beato Nicola da Forca Palena’, catalogo delle opere, scheda n. 71989. Testimonianza storico-artistica della lastra tombale quattrocentesca. - Biblioteca Vallicelliana, ‘S. Onofrio al Gianicolo’. Fonte istituzionale per la storia del complesso fondato sul luogo dell’antico romitorio di Nicola. Autore: Giampietro Cattini
Nel cuore di Roma, poco distante dalla Basilica di S. Pietro, sorge la chiesa di S. Onofrio al Gianicolo, il gioiello rinascimentale in cui è sepolto Torquato Tasso che qui visse l'ultimo periodo della sua vita e morì il 25 aprile 1595. Sotto la mensa dell'altare maggiore riposano invece le spoglie di Nicolò da Forca Palena, fondatore nel secolo XV del monastero e della chiesa.
La lunga vita del Beato ebbe inizio in una modesta casa di Forca (Chieti), tra le montagne abruzzesi, il 10 settembre 1349. Il giorno precedente un devastante terremoto aveva sconvolto l'Italia centro meridionale, complicando una situazione resa già difficile dalle ataviche lotte per il controllo delle terre, dall'asprezza del territorio e del clima, rigido per buona parte dell'anno. Forca, sebbene piccolo, sorgeva in una posizione strategica ed era spesso saccheggiato dalle compagnie di ventura.
Poco conosciamo dell'adolescenza di Nicolò. A circa trenta anni, con i suoi compaesani, fu costretto a trasferirsi nella vicina Palena che era difesa da possenti mura e dal castello del Conte Giovanni di Manoppello. Così, in una situazione più tranquilla, intraprese la vita religiosa. Nominato vicecurato della chiesa di Sant'Antonio, conquistò, per la grande bontà d'animo, la benevolenza del clero e del popolo e il suo ministero sacerdotale fu, per circa venti anni, molto intenso. La bellezza delle montagne e le verdi foreste circostanti ben si addicevano al suo spirito contemplativo.
Dopo un pellegrinaggio a Roma, sulle tombe degli apostoli e dei martiri, sentì il desiderio di una vita più raccolta e austera. Trasferitosi nella città eterna entrò in una comunità di eremiti guidata da Rinaldo di Piedimonte che non aveva una regola particolare, ma era aggregata al Terz'Ordine Francescano. Il cenobio sorgeva in una torre vicino alle terme di Nerone, presso la chiesa di S. Salvatore. Doti intellettuali e virtù morali eccellenti gli procurarono la fiducia dei confratelli e fu dunque naturale che, su indicazione dello stesso Rinaldo, venisse eletto, dopo la sua morte, successore nella carica di priore.
Nel 1400 era stato indetto il Giubileo. Ad alcune alte gerarchie ecclesiastiche in lotta per il potere, condizionate dalle potenze europee perennemente attente a controllare l'elezione e l'operato del papa, rispondeva il popolo con la nascita di movimenti ascetici collettivi come le compagnie dei flagellanti. Per molti anni, inoltre, al pontefice si contrapposero persino due antipapi e Roma, vivendo in condizioni di miseria, era provata da frequenti disordini che costringevano persino il papa a risiedere altrove. Questo fu il contesto in cui visse Nicolò.
Successivamente il nostro Beato, visto il numero crescente degli aspiranti compagni, fondò a Napoli un cenobio per gli eremiti di Sperlonga che prese il nome di S. Maria delle Grazie e un ospizio sulla piazza di Sant'Agnello.
Nel 1419 tornò a Roma e diede vita, sul Gianicolo, ad un romitorio con patrono Sant'Onofrio (l'anacoreta del IV secolo della Tebaide) per la cui costruzione ricevette aiuti da vari benefattori tra cui i Cardinali Condulmer (poi Papa Eugenio IV) e De Cupis. Conobbe il B. Pietro Gambacorta da Pisa, il nobile divenuto fondatore dei Poveri Eremiti di S. Girolamo e tra i due nacque un'amicizia fraterna.
Papa Eugenio IV, stimandolo moltissimo, lo volle nel 1434 e nel 1437 a Firenze (dove temporaneamente risiedeva), riformatore e fondatore di due monasteri. L'amore di Dio portò dunque più volte l'umile montanaro abruzzese ad abbandonare la vita contemplativa per operare in monasteri di grandi città.
Tornato definitivamente sul Gianicolo, da cui vedeva tutta la città, visse serenamente gli ultimi anni. Novantenne, diede ancora inizio alla costruzione della chiesa annessa al romitorio mentre, con i suoi compagni, confluiva nella congregazione del B. Pietro Gambacorta, i Girolamini, approvati dal papa nel 1446.
Nicolò morì centenario il 1° ottobre 1449. La salma, esposta tre giorni alla venerazione dei fedeli, fu tumulata sotto il pavimento della chiesa, come era allora consuetudine. Papa Nicolò V, il pontefice umanista suo amico, ne dettò la scritta sepolcrale: “…Tu elimini i mali senza alcuna scienza medica, perché in te l'amore, in te la fede, in te i doni di Cristo”.
Nel 1712 il corpo fu solennemente trasferito sotto la mensa dell'altare maggiore, dove è tuttora venerato. La costante devozione e i miracoli presso la sua tomba fecero istruire il processo di beatificazione che si concluse con l'approvazione del culto da parte di Papa Clemente XIV il 27 agosto 1771. Palena lo aveva già scelto compatrono il 14 marzo 1638 e ancora oggi gli dedica solenni festeggiamenti nel mese di agosto.
I Girolamini vennero ufficialmente sciolti nel 1933 mentre dal 1945 la chiesa di Sant'Onofrio è sede dell'Ordine Equestre del S. Sepolcro di Gerusalemme.
Autore: Daniele Bolognini
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