Nascita - morte:
610 – 665
Festa:
Senza data
Etimologia:
Celso = alto, elevato, eccelso, dal latino
Emblema:
Mitra, Pastorale
Categoria: I santi che iniziano con la lettera C
Calendario: I santi senza data
Biografia
A cura di Fabio Arduino
San Celso nacque secondo la tradizione nel 610 da una nobile famiglia vercellese e ricevette un’ottima educazione presso il celebre cenobio fondato dal protovescovo Sant’Eusebio nei pressi della cattedrale cittadina. Lasciate le cure del mondo, si dedicò interamente al servizio di Dio.
Ricevette l’ordinazione presbiterale e fu poi eletto vescovo di Vercelli in un difficile frangente storico, in un periodo turbato dalle invasioni barbariche ed in particolare dai longobardi. Mantenne e difese con fermezza la fede apostolica contro l’invadente arianesimo professato dai conquistatori.
Il suo episcopato si colloca tra quello del vescovo Sant’Emiliano II e quello di San Teodoro.
Nell’epitaffio funebre, composto dal diacono Graziano, il santo vescovo viene definito “decoro dei sacri ministri vercellesi”, nonché fulgido esempio di integrità dottrinale e di purezza nei costumi.
Il culto di San Celso rimase fiorente nella Chiesa vercellese sino alla soppressione del rito eusebiano, nella seconda metà del XVI secolo, ed infatti purtroppo la sua memoria non compare più neppure sul calendario liturgico diocesano.
Ricevette l’ordinazione presbiterale e fu poi eletto vescovo di Vercelli in un difficile frangente storico, in un periodo turbato dalle invasioni barbariche ed in particolare dai longobardi. Mantenne e difese con fermezza la fede apostolica contro l’invadente arianesimo professato dai conquistatori.
Il suo episcopato si colloca tra quello del vescovo Sant’Emiliano II e quello di San Teodoro.
Nell’epitaffio funebre, composto dal diacono Graziano, il santo vescovo viene definito “decoro dei sacri ministri vercellesi”, nonché fulgido esempio di integrità dottrinale e di purezza nei costumi.
Il culto di San Celso rimase fiorente nella Chiesa vercellese sino alla soppressione del rito eusebiano, nella seconda metà del XVI secolo, ed infatti purtroppo la sua memoria non compare più neppure sul calendario liturgico diocesano.
