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Sante Ripsima, Gaiana e compagne Martiri in Armenia

Festa: 29 settembre

Roma, III-IV secolo – Valeroctiste (Armenia), † 4 e 5 novembre 313

Martirologio Romano: A Ečmiadzin in Armenia, sante Ripsime, Gaiana e compagne, martiri.


La ‘Vita’ delle sante e la ‘Vita di s. Gregorio l’Illuminatore detto anche s. Gregorio Armeno, sono le fonti della tradizione armena che le ricorda.
In questa scheda, necessariamente succinta, si evita di riportare i racconti delle ‘Vite’ singole, come quelli delle tradizioni locali, preferendo dare un riassunto che comprenda tutte quelle parti comuni e convergenti delle singole fonti, storicamente accettate dagli studiosi agiografi.
Nel 306 a Roma, l’imperatore Massenzio (278-312) s’impadronì del potere e, secondo lo storico Eusebio, in principio lo usò con moderazione, ordinando la fine delle persecuzioni contro i cristiani; però col trascorrere del tempo, seguì la sua indole perversa e prese a sottrarre con il potere, le mogli ai loro mariti, specialmente quelle dei patrizi e dei senatori.
Le nobildonne di Roma passarono momenti difficili e quindi Hripsime, che apparteneva alla nobiltà imperiale, ma viveva vita monastica con altre compagne, sotto la guida di Gaiana nelle vicinanze di Roma, decise di lasciare la città per sfuggire a tale infamia; è da sottolineare che era dotata di una bellezza straordinaria, a tutti nota nell’ambiente della nobiltà.
Il gruppo di donne decise di spostarsi verso l’Oriente e l’itinerario della fuga fu determinato da altre circostanze; nel succedersi e avvicendarsi degli imperatori, chi a Roma chi in Oriente, nel 311 con Massimino Daia († 313) ricominciarono le persecuzioni contro i cristiani, che termineranno come è noto, con Costantino il Grande e l’editto di Milano del 313.
Per cui molti cristiani preferirono andare in esilio volontario nei paesi limitrofi, non assoggettati direttamente a Roma; così Hripsime e le compagne, furono prima in Egitto, poi in Palestina, Siria e infine in Armenia.
L’origine romana delle sante, appare molto probabile esaminando i loro nomi armeni, Gaiana è certamente il diminutivo di Gaia; Nune una delle compagne, reca il nome latino di Nona e il nome armeno di Hripsime sembra che sia l’alterazione del nome latino Crispina.
In Armenia le vicende terrene di Hripsime, Gaiana (priora) e delle altre 35 compagne, si intrecciano con quelle di s. Gregorio l’Illuminatore, apostolo dell’Armenia e alla cui scheda presente nel sito, si rimanda per un approfondimento e con la storia del re dell’epoca l’armeno Tiridate III († 330), che prima nemico del cristianesimo poi una volta convertito, ne appoggiò la diffusione in Armenia, collaborando con s. Gregorio l’Illuminatore.
La bellezza della giovane Hripsime non sfuggì all’attenzione del sovrano, il quale fattala venire al palazzo, la invitò a diventare sua moglie, ma la giovane, essendo consacrata a Dio, rifiutò resistendo per oltre due ore a tutte le offerte; secondo la leggenda fu ingaggiata fra i due una lotta accanita, ma Tiridate, pur essendo noto per la sua straordinaria forza, si dovette arrendere.
Fu chiamata quindi Gaiana, perché persuadesse la sua discepola ad accettare l’invito del re, perché ciò avrebbe salvato da sicura morte lei e tutte le altre compagne.
Gaiana invece esortò Hripsime a rimanere fedele a Cristo, che presto sarebbe venuto a coronarla di gloria; fra i presenti c’erano persone che comprendevano la lingua romana, per cui la schiaffeggiarono, la percossero e la misero in carcere con due delle sue discepole.
Hripsime lasciò il palazzo e si ricongiunse con il resto delle compagne; intanto il re Tiridate irritato per il rifiuto, ordinò di uccidere Gaiana, come principale responsabile di quanto avvenuto; ma l’esecutore dell’ordine per confusione e ignorando che Gaiana si trovava nelle carceri del palazzo, uccise invece Hripsime e le 33 compagne che erano con lei a Valeroctiste vicino alla capitale.
Il re Tiridate, il giorno dopo, ancora speranzoso, ordinò che gli fosse condotta davanti Hripsime, ma quando seppe che era stata uccisa, cadde in una profonda tristezza e comandò di decapitare anche Gaiana e le altre due discepole incarcerate.
Secondo l’agiografo, Hripsime e le 33 compagne, furono decapitate il giorno 26 Hori (corrispondente al 4 novembre del 313) e Gaiana e le due vergini il 27 Hori (5 novembre 313).
Pochi giorni dopo il martirio delle sante vergini, s. Gregorio l’Illuminatore fu liberato dal carcere, dove era stato gettato anni prima dal pagano Tiridate III, per ordine della sorella del re santa Khosrovidukht, perché guarisse il sovrano dalla licantropia, malattia in cui era caduto a causa della tristezza per la morte di Hripsime; la sorella del re aveva ricevuto una visione che le aveva ordinato di liberare Gregorio.
Il vescovo raccolse le reliquie delle martiri e dopo la guarigione del re e la sua successiva conversione, fece costruire tre cappelle sul luogo del martirio, che custodivano le tombe delle martiri.
Dette cappelle furono restaurate completamente nel VII secolo e in tale occasione furono riscoperte le reliquie; nel XVII secolo alcuni missionari tentarono inutilmente di trasferire le reliquie in Occidente, ma esse sono rimaste in Armenia e le tre cappelle godono di una speciale cura del governo, come gioielli dell’architettura armena.
La Chiesa Armena festeggia le martiri in due giorni successivi, il lunedì e martedì dopo la festa della SS. Trinità; la popolarità di Hripsime, Gaiana e compagne martiri, è dovuta al fatto, che esse con il loro martirio, furono all’origine della conversione di tutta l’Armenia.
Il martirologio Romano le celebra il 29 settembre, mentre la Chiesa Greca le ricorda il 30 settembre.


Autore:
Antonio Borrelli

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Aggiunto/modificato il 2006-04-05

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