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San Caleb (o Elesbaan, Elsebaan) Re d’Etiopia

Festa: 15 maggio

† Gerusalemme, 555 circa

Elsebaan salì al trono axumita in un contesto di tensioni religiose. La conquista dello Yemen da parte degli etiopi e la loro opera di evangelizzazione si scontrarono con la resistenza giudaica, culminata nella rivolta innescata da Dunaan. La feroce repressione della rivolta, con l'uccisione del principe Areta, della sua famiglia e numerosi cristiani, spinse il patriarca di Alessandria a invocare la santità delle vittime e l'imperatore Giustino a sollecitare la vendetta di Elsebaan. Il re non esitò: riconquistò lo Yemen, eliminò Dunaan e si macchiò di crudeltà contro gli ebrei. Nonostante la sua spietatezza in battaglia, la tradizione lo descrive come un sovrano generoso, che abdicò in favore del figlio e donò la sua corona alla chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme. Trascorse gli ultimi anni da eremita, morendo santamente verso il 555.

Martirologio Romano: In Etiopia, san Caleb o Elésbaan, re, che per vendicare l’uccisione dei martiri di Nagran affrontò vittoriosamente in battaglia i nemici di Cristo; dopo avere inviato, al tempo dell’imperatore Giustino, il suo diadema regale a Gerusalemme, si ritiene che, come era stato nei suoi desideri, si sia riturato a vita monastica, prima di fare ritorno al Signore.


Numerosi sono stati in ormai due millenni di cristianesimo i casi di sovrani e talvolta intere famiglie reali ascese alle più alte vette della santità, ma in tale settore i meno famosi sono indubbiamente i molti monarchi etiopi dai nomi spesso impronunciabili venerati come santi dalla locale Chiesa copta. Uno di essi, Sant’Elsebaan, vissuto nel VI secolo, è però commemorato anche dal Martyrologium Romanum che pone la sua festa al 15 maggio.
La sua vicenda è strettamente legata alla vicenda dell’eccidio dei martiri di Nagran, città posta nella penisola arabica nel territorio dell’odierno Yemen. Tale zona era stata conquistata dagli etiopi all’inizio del VI secolo, che ne avevano curato anche la diffusione del cristianesimo, ma un giorno il giudeo Dunaan innescò una rivolta che portò all’uccisione del principe Areta, di sua moglie e delle quattro figlie, nonché di altre centinaia di cristiani.
Il patriarca di Alessandria d’Egitto scrisse allora ai vescovi orientali raccomandando loro di venerare come santi martiri le vittime, che anche dai cattolici sono oggi festeggiate al 24 ottobre, e con l’aiuto dell’allora imperatore Giustino spinse il re axumita Elsebaan a vendicare l’eccidio. Questi non si tirò assolutamente indietro, riconquistò lo Yemen, uccise Dunaan e si impossessò anche della sua principale roccaforte. Lo storico Alban Butler sostenette che il re “dopo aver sconfitto il tiranno grazie alla benedizione divina, gestì la sua vittoria con mirabile clemenza e moderazione”, ma come invece fu poi messo in luce tale ricostruzione dei fatti non corrispondeva affatto alla realtà, poiché sia in battaglia che nei successivi rapporti avuti con gli ebrei Elsebaan dimostrò sempre grande ferocia e crudeltà.
La tradizione vuole comunque che al termine della sua vita il monarca abbia preferito abdicare in favore del figlio, donando la sua corona alla chiesa del Santo Sepolcro in Gerusalemme e trascorrendo gli ultimi tempi della sua vita quale eremita esemplare presso la città santa. Qui morì santamente verso l’anno 555.
La singolare vicenda di Areta e dei suoi compagni nel XVI secolo a giudizio del cardinale Baronio meritò di essere citata anche nel Martirologio Romano, soprassedendo al fatto che tutti costoro fossero assai probabilmente seguaci dell’eresia monofisita, forse poiché la sua conoscenza alquanto sommaria delle Chiese d’Oriente non gli fece neppure sfiorare il dubbio dell’ortodossia dottrinale della Chiesa etiope. L’inserimento nel calendario cattolico toccò così anche al re Elsebaan, che divenne l’unico tra i numerosi santi sovrani etiopi ad essere venerato dalla Chiesa universale.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2006-04-27

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