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Beato Gerardo di Chiaravalle Monaco

Festa: 13 giugno

† Clairvaux, Francia, 13 giugno 1138

Il beato Gerardo fu il fratello prediletto del celebre San Bernardo di Clairvaux. Più anziano di lui, non fu però nel novero di coloro, giovani parenti ed amici, che nel 1112 entrarono a Citeaux con il grande riformatore. Di indole più estroversa, Gerardo preferì la carriera militare, ma quando si ritrovò ferito gravemente nell’assedio di Grancy e prigioniero per un lungo periodo poté allora riflettere su quale fosse realmente la sua vocazione. Una volta rilasciato decise allora di entrare a Citeaux per farsi monaco sotto la guida del fratello Bernardo. I due si trasferirono poi insieme a Clairvaux, in Borgogna, e qui Gerardo fu nominato cellerario e diede prova di grande efficienza nel governo degli affari domestici del convento. Si narra che fosse particolarmente abile nei lavori manuali, tanto che muratori, fabbri, ciabattini, tessitori e manovali si rivolgevano a lui per ricevere consigli ed istruzioni. Gerardo si rivelò comunque anche esperto di lettere ed ebbe acutezza e discernimento nelle cose spirituali. Nel 1137 cadde nei pressi di Viterbo, pellegrino verso Roma, e parve essere quasi in punto di morte. Si riprese però a sufficienza per fare ritorno a Clairvaux, dove morì l’anno seguente. Il Martyrologium Romanum lo commemora al 13 giugno.

Martirologio Romano: Nel monastero di Chiaravalle in Burgundia, nell’odierna Francia, beato Gerardo, monaco, che, fratello di san Bernardo, sebbene analfabeta, fu dotato di grande acutezza di ingegno e capacità di discernimento spirituale.


Secondogenito di Tescelino e Aletta, Gerardo vide la luce un po’ prima del 1090, anno di nascita del terzo figlio nato da quel matrimonio, Bernardo. Il profilo storico di Gerardo si ricava quasi per intero dal XXVI dei Sermones super Cantica Canticorum, da Bernardo dedicato quasi completamente a una rievocazione, a tratti fine e commossa, del fratello defunto.
Per lunghi anni cellerario di Chiaravalle, Gerardo, vicino a morire, dichiarò di avere accettato quell’ufficio, rinunciando alle sue inclinazioni contemplative, solo per ubbidienza e per amore al fratello abate, del quale aveva protetto, con intelligente e fedele custodia, la quiete nella preghiera, nello studio e nel governo della comunità. Gerardo aveva attitudine ad ogni sorta di opere manuali, ma altresì possedeva, per quanto illetterato, raro discernimento e penetrazione nelle cose spirituali. Bernardo, che lo presenta come suo fido consigliere in ogni campo, riconosce in lui perfetta armonia tra le attitudini pratiche e le virtù claustrali e contemplative.
Il cellerario si era gravemente ammalato, a Viterbo, l’anno precedente la morte: la breve Vita di Gerardo dice che ciò accadde durante il terzo viaggio di Bernardo in Italia: siamo dunque nel 1137, molto probabilmente nel marzo-aprile, periodo nel quale la curia papale fece sosta nella cittadina laziale. Al soggiorno italiano del 1137-38, che coincise con la definitiva rovina di Anacleto II, induce, del resto, a pensare anche il tono di gioia e di vittoria, con cui Bernardo, nel citato Sermo XXVI, parla dell’esito del suo viaggio, nel corso del quale colloca l’infermità contratta dal fratello a Viterbo. Rientrato a Chiaravalle, Gerardo si ammala di nuovo e muore con esemplare serenità, assistito da Bernardo.
Accettato il 1137 per la malattia sofferta nell’anno precedente la morte, il 13 giugno o il 13 ottobre, indicati dalla tradizione come giorni del trapasso di Gerardo, cadono necessariamente nel 1138. I resti mortali di Gerardo e dei congiunti furono più tardi raccolti in una sola sepoltura, a Chiaravalle.
L’unica notizia di qualche importanza è fornita dalla Vita prima di san Bernardo: di tutti i fratelli, Gerardo, dedito alle armi, sarebbe stato il più renitente a seguire Bernardo nel chiostro. Catturato in combattimento fu trattenuto in prigionia, ma un miracolo intervenne a liberarlo, permettendogli di raggiungere i congiunti nella solitudine. Per il culto, data tradizionale della festa nell’Ordine era il 13 giugno, indicato dai martirologi cistercensi come il giorno della morte. Il culto era già stato confermato, nel 1702, da Clemente XI.
Rispettivamente nel 1869 e nel 1871, furono approvati, per l’Ordine Cistercense, l’Ufficio e la Messa, e la festa venne fissata al 30 gennaio.


Autore:
Pietro Zerbi


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2019-10-16

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