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Onoriade, Anatolia, inizio VIII sec. - Mantineion, circa 777
Vergine e fondatrice, seppe coniugare la rigorosa vita ascetica con una straordinaria capacità organizzativa, dando vita a un doppio monastero nella regione di Mantineion. La sua esistenza si colloca nel cuore della tormentata stagione dell'iconoclastia, quando l'impero bizantino, sotto la spinta di Costantino V Copronimo, cercò di sradicare il culto delle sacre immagini. Antusa non esitò a pagare di persona la sua fedeltà alla tradizione ortodossa, subendo flagellazione ed esilio pur di non abiurare. Il suo ritorno in patria, dopo la fine delle persecuzioni, segnò l'apice di una vita spesa per la preghiera e la guida spirituale della sua comunità.
Etimologia: Dal greco Anthousa, derivato di anthos, che significa 'fiore' o 'fiorita'.
Emblema: Abito monastico bizantino, velo, rotolo della Legge, modello di monastero.
Martirologio Romano: Nella località di Mantineion presso Eskihisar in Onoriade, nell’odierna Turchia, santa Antusa, vergine, che, monaca, fu battuta con le verghe e condannata all’esilio sotto l’imperatore Costantino Copronimo per aver difeso il culto delle sacre immagini e, fatto infine ritorno in patria, morì in pace.
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Antusa nacque in Onoriade, una provincia dell'Anatolia settentrionale affacciata sul Mar Nero, all'inizio dell'VIII secolo. Figlia di Strategio e Febronia, crebbe in un ambiente familiare devoto e culturalmente vivace. Fin dalla giovane età manifestò una forte vocazione ascetica, scegliendo di ritirarsi in solitudine sotto la guida spirituale del monaco eremita Sisinnio. Questa formazione eremitica forgiò il suo carattere, preparandola a una vita di preghiera intensa e rigore spirituale, lontano dalle distrazioni del mondo.
La fondazione dei monasteri Raggiunta la maturità spirituale, Antusa non rimase isolata, ma diede vita a un progetto comunitario di grande respiro. Fondò due monasteri nella regione di Mantineion, presso Claudiopoli. Il primo era destinato agli uomini e comprendeva una chiesa dedicata ai Santi Apostoli. Il secondo, riservato alle donne, sorgeva su un isolotto del vicino lago Efteni-Göl, con una chiesa intitolata alla Madre di Dio. Si trattava di un doppio monastero, una struttura organizzativa non rara in Oriente, dove la comunità femminile era quella preminente, con il monastero maschile aggregato ad essa per il supporto liturgico e materiale. Tra i suoi discepoli si annovera anche san Romano, a testimonianza del suo carisma di guida spirituale.
La persecuzione iconoclasta e l'esilio La serenità della sua opera fu interrotta dall'ascesa dell'imperatore Costantino V Copronimo, fervente sostenitore dell'iconoclastia. In seguito al Concilio di Hieria del 754, che condannava il culto delle immagini sacre, i monasteri divennero il bersaglio privilegiato della repressione imperiale. Antusa, fedele alla tradizione ortodossa, si rifiutò di abiurare la venerazione delle icone. Per questa sua ferma resistenza, fu accusata di sedizione religiosa, duramente percossa con verghe e condannata all'esilio. La sua sofferenza fu condivisa con molti altri monaci e monache dell'epoca, che pagarono con la libertà o la vita la loro fedeltà alle immagini sacre.
Il ritorno e la morte in pace Con la morte di Costantino V nel 775 e il successivo allentamento della persecuzione, Antusa poté fare ritorno al suo monastero di Mantineion. Accolta con onore e venerazione, riprese la guida della comunità, spendendo gli ultimi anni della sua vita nella preghiera e nell'assistenza ai bisognosi. La tradizione agiografica le attribuisce diversi miracoli compiuti in questo periodo finale, segno della sua santità riconosciuta. Morì in pace nella seconda metà dell'VIII secolo, intorno al 777, lasciando un'eredità di coraggio e fedeltà alla Chiesa.
Il culto e la distinzione storica Il culto di sant'Antusa è radicato sia in Oriente che in Occidente. Il Martirologio Romano la commemora il 27 luglio, ricordando la sua confessione di fede sotto Costantino Copronimo. È fondamentale non confondere questa santa fondatrice con un'altra Antusa, vissuta nello stesso periodo, che era figlia dello stesso imperatore Costantino V e divenne monaca a Costantinopoli. Le due figure, sebbene contemporanee e entrambe iconodule, appartengono a contesti sociali e biografici distinti, come chiarito dagli studi agiografici moderni.
Curiosità Il lago Efteni-Göl Il monastero femminile fondato da Antusa sorgeva su un'isola del lago Efteni-Göl, un bacino lacustre della Turchia settentrionale. Questa scelta topografica non era casuale: l'isolamento garantito dalle acque offriva alle monache la quiete necessaria per la vita contemplativa, proteggendole al contempo dalle incursioni esterne, un aspetto pratico molto valorizzato nel monachesimo bizantino. Autore: Enrico Quiri
Con il nome di Antusa (Anthusa), vi sono cinque sante, tutte orientali dei primi secoli del cristianesimo; tre sono anche martiri. La più celebre è sant’Antusa di Costantinopoli, principessa imperiale figlia di Costantino V Copronimo; ma collegata a lei, vi è la santa Annusa, quasi contemporanea, di cui si parla in questa scheda. Nacque all’inizio dell’VIII secolo, probabilmente nell’Onoriade (provincia dell’Anatolia sulle coste del Mar Nero); suoi genitori furono Strategio e Febronia, e per molti anni visse in solitudine secondo gli insegnamenti del monaco eremita Sisinnio. In seguito fondò nella sua zona due monasteri, uno per gli uomini a Mantineion presso Claudiopoli, con una chiesa dedicata agli Apostoli e un altro per le donne, eretto su un isolotto del vicino lago di Efteni-Göl, con una chiesa dedicata alla Madonna; il monastero maschile era aggregato a quello femminile e tra i discepoli ci fu pure san Romano. E venne il tempo dell’imperatore Costantino V Copronimo (741-775), che con rigore persecutorio, volle imporre la decisione del Concilio di Hieria del 754, che condannava le immagini sacre; i monaci furono colpiti più degli altri e ciò procurò a Costantino V, da parte degli avversari, dei soprannomi insultanti (Copronimo, da kópros, sterco). Anche la vergine fondatrice Antusa, fu accusata di venerare le immagini rifiutando l’apostasia degli iconoclasti, quindi fu duramente percossa e mandata in esilio. Ma quando l’imperatrice Irene, moglie di Costantino V diede alla luce due gemelli un maschio e una femmina, dopo un difficile e pericoloso parto, Antusa che aveva predetto il felice esito della travagliata gravidanza, ricevette grandi onori dall’imperatrice, che volle mettere il suo nome alla piccola gemella. Liberata dalla persecuzione e diventata celebre in tutto l’Impero, tornò al suo monastero di Mantineion, dove Antusa, dopo aver compiuto molti miracoli, rese l’anima a Dio nella seconda metà dell’VIII secolo, verso il 777. È celebrata sia in Oriente che in Occidente il 27 luglio, ma nei Menei greci è ricordata anche il 17 e 28 luglio.
Autore: Antonio Borrelli
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