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Beato Sergio Cid Pazo Sacerdote salesiano e martire

Festa: 30 luglio

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Allariz, Ourense, Galizia, Spagna, 24 aprile 1884 - Barcellona, Spagna, 30 luglio 1936

Salesiano di Don Bosco, trascorse quasi tutta la sua esistenza nella casa di Sarrià, a Barcellona, dedicandosi con discrezione e instancabile costanza alla formazione religiosa dei giovani. Catechista, educatore e sacerdote stimato per la sua bontà, non ricoprì incarichi di particolare prestigio, ma esercitò un ministero quotidiano fondato sull'ascolto, sull'insegnamento e sulla vicinanza agli studenti. Allo scoppio della persecuzione anticlericale del luglio 1936 fu costretto ad abbandonare la comunità. Nei giorni successivi cercò rifugio senza successo, finché venne riconosciuto come sacerdote. Alla domanda se fosse un prete salesiano non nascose la propria identità, scegliendo di affrontare serenamente le conseguenze della sua risposta. Fu assassinato il 30 luglio 1936 nei pressi del funicolare di Vallvidrera, a Barcellona, diventando una delle numerose vittime della violenza religiosa che colpì la Chiesa in Spagna.

Etimologia: Dal latino Sergius, antico nome gentilizio romano, probabilmente riferibile alla gens Sergia; il significato originario rimane incerto.

Emblema: Abito talare o veste salesiana, rosario, palma del martirio.

Martirologio Romano: A Barcellona sempre in Spagna, beato Sergio Cid Pazo, sacerdote della Società Salesiana e martire, che, sempre nella medesima persecuzione, morì per la sua coraggiosa testimonianza di fede.


Sergio Cid Pazo nacque ad Allariz, nella provincia galiziana di Ourense, il 24 aprile 1884. Fin dall'adolescenza manifestò una chiara inclinazione alla vita sacerdotale. Entrò nell'aspirantato salesiano di Sarrià, presso Barcellona, uno dei principali centri della Congregazione Salesiana in Spagna, dove ricevette la formazione religiosa e culturale secondo il metodo educativo di san Giovanni Bosco.
Professò i voti religiosi nel 1905-1906 - le fonti presentano una lieve discordanza cronologica - e completò successivamente gli studi filosofici e teologici, ricevendo l'ordinazione sacerdotale nel 1912. La differenza di un anno nella data della professione religiosa è attestata dalla documentazione secondaria e non incide sulla ricostruzione complessiva della sua biografia.

Un'intera vita al servizio dei giovani
Dopo l'ordinazione rimase stabilmente nella casa salesiana di Sarrià. La sua attività si svolse quasi esclusivamente all'interno dell'opera educativa, dove operò come catechista, confessore e animatore spirituale.
Le testimonianze raccolte durante il processo di beatificazione lo descrivono come un sacerdote semplice, laborioso e profondamente stimato. La sua autorevolezza non derivava da incarichi di governo, ma dalla capacità di accompagnare i giovani con pazienza, disponibilità e autentico spirito salesiano.
Per molti anni rappresentò una presenza costante nella vita dell'istituto, dedicandosi alla formazione cristiana degli studenti e collaborando con discrezione alla vita della comunità.

La persecuzione religiosa del 1936
Il colpo di Stato del luglio 1936 e il conseguente scoppio della guerra civile provocarono, in molte regioni della Spagna, una violenta persecuzione contro ecclesiastici, religiosi e laici cattolici.
La comunità salesiana di Sarrià fu dispersa. I religiosi dovettero lasciare il collegio e cercare rifugi provvisori. Anche don Sergio fu costretto ad abbandonare la casa religiosa il 22 luglio.
Secondo le testimonianze, trascorse alcuni giorni vivendo in condizioni estremamente precarie, spostandosi per la città senza riuscire a trovare un rifugio sicuro.

L'arresto e il martirio
Il 30 luglio 1936, mentre viaggiava su un tram di Barcellona, venne fermato da miliziani che sospettarono fosse un sacerdote.
Le fonti tramandano due ricostruzioni dell'episodio finale. Una testimonianza, diffusa negli anni immediatamente successivi, riferisce che il rosario nascosto nella mano ne rivelò l'identità e che fu gettato dal tram in corsa, morendo per le ferite riportate. Una versione oggi generalmente considerata più attendibile, accolta anche nella documentazione salesiana e nelle sintesi agiografiche più recenti, racconta invece che, interrogato, ammise apertamente di essere sacerdote salesiano; fu quindi condotto nei pressi della stazione del funicolare di Vallvidrera e lì fucilato. Entrambe le tradizioni concordano nel riconoscere che la causa della sua uccisione fu esclusivamente la sua identità sacerdotale e la testimonianza della fede cristiana.
Il suo cadavere fu successivamente trasferito all'Ospedale Clinico di Barcellona.

Il riconoscimento del martirio
La Chiesa riconobbe ufficialmente che Sergio Cid Pazo era stato ucciso in odium fidei, cioè per odio verso la fede cristiana.
L'11 marzo 2001 san Giovanni Paolo II lo proclamò beato insieme ad altri 232 martiri della persecuzione religiosa spagnola del XX secolo. La beatificazione mise in luce non solo il suo sacrificio personale, ma anche la testimonianza offerta da numerosi religiosi salesiani che affrontarono la morte senza rinnegare la propria vocazione.

Il culto
La memoria liturgica del beato Sergio Cid Pazo ricorre il 30 luglio.
È ricordato in particolare dalla Famiglia Salesiana e dalle Chiese di Spagna, specialmente in Galizia e nella comunità di Sarrià a Barcellona, dove trascorse gran parte della propria vita sacerdotale. Il suo nome compare inoltre nel Martirologio Romano tra i martiri della persecuzione religiosa del 1936.

I martiri salesiani del 1936
Sergio Cid Pazo appartiene al gruppo dei trentadue membri della Famiglia Salesiana beatificati insieme per la testimonianza resa durante la guerra civile spagnola. Essi comprendono sacerdoti, coadiutori, chierici, un laico collaboratore e due Figlie di Maria Ausiliatrice, accomunati dalla fedeltà al Vangelo fino al martirio.

Il contesto storico
La persecuzione religiosa che accompagnò i primi mesi della guerra civile provocò l'uccisione di migliaia di ecclesiastici e religiosi. La Chiesa cattolica ha riconosciuto numerosi di questi come martiri, distinguendo il giudizio storico sugli eventi bellici dal riconoscimento ecclesiale della morte subita per la fede.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-07-24

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