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Beato Pietro Verhun Sacerdote e martire

Festa: 7 febbraio

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Horodok, Ucraina, 18 novembre 1890 - Angarsk, Siberia, Russia, 7 febbraio 1957

Petro Verhum nacque ad Horodok, nei pressi di Lviv (Leopoli), il 18 novembre 1890. Ricevette l’ordinazione presbiterale dal metropolita Sheptytsky nella cattedrale di San Giorgio in Lviv il 30 ottobre 1927, divenendo così sacerdote diocesano di rito bizantino dell’Arcieparchia di Lviv degli Ucraini. Inviato a Berlino per occuparsi dei greco-cattolici emigrati in tale città, ben presto fu nominato Visitatore Apostolico per i Cattolici Ucraini in Germania. Nel giugno 1945 Petro Verhun, preso di mira dal regime sovietico, fu arrestato e deportato in Siberia. Qui morì martire della fede il 7 febbraio 1957 presso il campo di prigionia della cittadella di Angarsk, nel territorio di Krasnoïarsk. Fu beatificato da Giovanni Paolo II il 27 giugno 2001, insieme con altre 24 vittime del regime sovietico di nazionalità ucraina.

Martirologio Romano: Nel campo di prigionia di Angarsk nella Siberia in Russia, beato Pietro Verhun, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione contro la religione, restando fedele nella morte conseguì la vita eterna.


Pëtr Vegun nasce il 18 novembre 1890 nella famiglia di un falegname, nella città di Gorodok, regione di Leopoli. Terminato il ginnasio a Peremyšl’, nel 1909 è chiamato alle armi dal governo austriaco e, durante la prima guerra mondiale, combatte sul fronte italiano. Viene ferito e, una volta ristabilitosi, è arruolato nell’Esercito di liberazione galiziano ucraino. Dopo la disfatta dell’Esercito ucraino nella guerra polacco-ucraina degli anni 1918-1919, passa al servizio dell’Armata bianca nel Sud della Russia e in seguito al servizio dell’Armata rossa. Vergun viene fatto prigioniero dai polacchi, ma riesce a scappare e a rifugiarsi in Cecoslovacchia. Studia teologia all’Università di Praga e contemporaneamente frequenta i corsi di filosofia presso la Libera università ucraina.
Il 30 ottobre 1927 a Leopoli Pëtr Vergun viene ordinato sacerdote dal metropolita Andrej Šeptickij, che lo manda a Berlino per assistere gli ucraini emigrati in Germania. Alle celebrazioni in rito bizantino di padre Pëtr sono presenti più di mille fedeli, fra i quali Stepan Bandera e Andrej Mel’nik. La Chiesa greco-cattolica con padre Vergun diventa il luogo dove la gente, in particolare i giovani studenti, può trovare l’aiuto umanitario di cui ha bisogno. Nel frattempo padre Pëtr non trascura i suoi impegni pastorali e culturali. Tiene conferenze sul rito bizantino nei seminari cattolici tedeschi e pubblica articoli sui giornali locali, oltre ad essere assistente alla cattedra di storia ecclesiastica all’Università di Berlino.
Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale inizia la deportazione in massa degli ucraini e di cittadini di altre nazionalità in Germania e nei territori occupati dai tedeschi, dove vengono sfruttati come forza-lavoro. Il 23 novembre 1940 padre Pëtr viene nominato amministratore apostolico per tutti gli ucraini greco-cattolici residenti in Germania. Preoccupato per le future vocazioni sacerdotali, padre Pëtr sostiene finanziariamente lo studio dei giovani seminaristi nelle università di Praga, Paderbon e Graz.
L’ultima celebrazione eucaristica di padre Pëtr si svolge a Berlino il 29 aprile 1945, la Domenica delle Palme. Quando il 22 febbraio 1945 l’Armata Rossa entra a Berlino e la maggior parte degli ucraini abbandona la città, il comando sovietico propone all’amministratore apostolico di trasferirsi a Monaco di Baviera, ma lui rifiuta, desiderando prestare aiuto al suo gregge, fino a che l’ultimo ucraino sia rimasto in città.
Il primo arresto di padre Pëtr avviene il 9 maggio 1945, ma dopo lunghi interrogatori viene rilasciato. Tuttavia, il sacerdote continua ad essere convocato per degli interrogatori nei mesi di maggio e di giugno. Padre Pëtr viene arrestato il 15 giugno 1945 e il 22 dello stesso mese viene trasferito a Kiev. La sua istruttoria si protrae per un anno, finché nell’estate del 1946 la Corte Marziale lo condanna a 8 anni di lager da scontarsi in Siberia. Il 22 giugno 1952 viene liberato dal lager e condannato al confino nel villaggio di Angarsk, distretto di Krasnojarsk. Nel 1954 subisce un’operazione allo stomaco che lo debilita fortemente. Un suo compagno di confino scrive a proposito di padre Pëtr: «Di lui mi ha sempre impressionato la sua forza morale. Nonostante le difficoltà e la solitudine insopportabile, era sempre straordinariamente affabile e gentile, e sul suo volto non appariva mai la tristezza. Salutava sempre ciascuno di noi con il sorriso sulle labbra…». Padre Pëtr viene costantemente convocato al comando di polizia, e fino alla morte non ha il diritto di lasciare il villaggio.
Padre Pëtr Vergun muore al confino il 7 febbraio 1957.
Viene beatificato il 27 giugno 2001, in occasione della visita di papa Giovanni Paolo II in Ucraina.


Fonte:
www.russiacristiana.org

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Aggiunto/modificato il 2020-05-11

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