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Alcoy, Spagna, 11 dicembre 1897 – Benillup, Spagna, 26 settembre 1936
Fu una laica cattolica di Alcoy, vedova e madre di due figlie, attivamente impegnata nella vita religiosa e nell’apostolato dei laici. Nata nel 1897, sposò il capitano dell’esercito Luis Maestre Vidal e rimase vedova pochi anni dopo, quando il marito morì durante la guerra del Rif. Da allora si dedicò alla famiglia e a numerose attività apostoliche, in particolare nell’Azione Cattolica e in altre associazioni cattoliche. Durante la persecuzione religiosa scoppiata nella zona repubblicana dopo il luglio 1936 accolse nella propria abitazione due religiose e prestò assistenza ai cattolici detenuti. Arrestata nel settembre dello stesso anno, fu sottoposta a maltrattamenti e successivamente uccisa a Benillup. La documentazione ecclesiastica e alcune fonti locali convergono nell’indicare il 26 settembre 1936 come data della morte, mentre una pagina ufficiale relativa alla beatificazione del 2001 riporta, probabilmente per errore, il 21 settembre, data che altre fonti identificano con l’arresto. La Chiesa cattolica ha riconosciuto il carattere martiriale della sua morte e Giovanni Paolo II la beatificò l’11 marzo 2001 insieme ad altri 232 martiri.
Martirologio Romano: Nella cittadina di Benillup nel territorio di Alicante sempre in Spagna, beata Amalia Abad Casasempere, martire, che, madre di famiglia, durante la persecuzione contro la fede raggiunse la corona del martirio per la sua testimonianza resa a Cristo.
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Amalia Abad Casasempere nacque ad Alcoy, nell’attuale provincia di Alicante, l’11 dicembre 1897. Fu battezzata lo stesso giorno. Ricevette la cresima nel 1906 e la prima comunione il 22 maggio 1907 nella chiesa parrocchiale della sua città. Le fonti disponibili la presentano come una donna profondamente inserita nella vita religiosa della comunità cattolica locale. La documentazione biografica conservata non consente di ricostruire nel dettaglio la sua infanzia e la sua formazione scolastica. È invece ben attestata, per gli anni della maturità, la sua partecipazione a diverse associazioni e iniziative di apostolato laicale.
Il matrimonio e la vedovanza Nel 1921 Amalia sposò Luis Maestre Vidal, capitano dell’esercito, originario della provincia di Valencia. La coppia ebbe due figlie, María Luisa e Amalia Lucía; una terza figlia, secondo alcune fonti ecclesiastiche, morì alla nascita. Il matrimonio durò soltanto pochi anni. Luis Maestre Vidal partecipò alla guerra del Rif e morì nel contesto del conflitto marocchino, dopo la battaglia di Annual. Amalia rimase quindi vedova ancora giovane. Una documentazione dell’Azione Cattolica segnala che nel 1927 le fu riconosciuta una pensione di guerra. La vedovanza modificò profondamente la sua vita familiare. Amalia si dedicò all’educazione delle figlie e alla cura della propria famiglia, mentre intensificò anche il proprio impegno religioso e sociale.
L’impegno nell’Azione Cattolica Amalia partecipò alla vita dell’Azione Cattolica e ad altre associazioni religiose presenti ad Alcoy. Le fonti ricordano, oltre all’Azione Cattolica, la sua partecipazione alle Madri Cattoliche, alle Marías de los Sagrarios, alle Conferenze di San Vincenzo de’ Paoli e alla confraternita della Madonna del Carmine. Il suo apostolato non si limitava alla partecipazione alle attività associative. Si dedicò alla formazione delle giovani e all’organizzazione di esercizi spirituali e ritiri. Una testimonianza dell’Azione Cattolica valenciana la ricorda inoltre impegnata nell’opera di regolarizzazione dei matrimoni, attività che poteva comportare difficoltà e umiliazioni personali. La sua attività religiosa si inseriva dunque nella più ampia presenza dei laici cattolici organizzati nella società spagnola del primo Novecento. L’impegno nell’Azione Cattolica è esplicitamente riconosciuto anche dalla documentazione ufficiale relativa alla causa di beatificazione.
Gli ultimi anni prima della guerra Un aspetto meno noto della sua vita riguarda il desiderio di conseguire una preparazione professionale come ostetrica. Secondo una testimonianza conservata dal Pontificio Istituto Teologico Giovanni Paolo II, quando aveva quasi trentotto anni iniziò gli studi necessari per ottenere il titolo di comadrona. La motivazione attribuita ad Amalia era quella di contribuire a ridurre il numero dei bambini che morivano senza aver ricevuto il battesimo. Questa notizia deve essere collocata nel quadro del suo impegno religioso e familiare e non va interpretata come prova di una professione effettivamente esercitata: le fonti consultate documentano l’inizio degli studi, ma non consentono di affermare che abbia conseguito il titolo o esercitato stabilmente la professione. Parallelamente, alcune fonti locali e studi sulla militanza cattolica e tradizionalista di Alcoy ricordano anche la sua appartenenza alle Margaritas, l’organizzazione femminile legata alla Comunione Tradizionalista. Questo elemento è importante per comprendere il contesto politico e religioso nel quale si trovò a vivere negli anni immediatamente precedenti la guerra civile, ma non deve essere confuso con la motivazione ecclesiale della sua beatificazione, fondata sul riconoscimento del martirio.
La persecuzione religiosa e l’arresto Dopo lo scoppio della guerra civile spagnola, nell’estate del 1936, la situazione dei cattolici nella zona repubblicana divenne rapidamente pericolosa. In questo contesto Amalia accolse nella propria abitazione due religiose e continuò a prestare assistenza a cattolici detenuti, fornendo loro aiuto materiale e incoraggiamento religioso. Le fonti biografiche concordano sostanzialmente su questi elementi, anche se divergono su alcuni particolari cronologici. È attestato che Amalia fu arrestata il 21 settembre 1936 e condotta nel collegio delle Ancelle del Sacro Cuore, utilizzato come luogo di detenzione. Vi subì maltrattamenti e privazioni, compresa la fame. Una fonte istituzionale dell’Ayuntamiento di Benillup colloca l’arresto in una fase precedente e descrive la detenzione nella cosiddetta checa delle Esclavas, mentre le fonti ecclesiastiche insistono soprattutto sull’accoglienza delle religiose e sull’assistenza ai cattolici incarcerati. Non tutti i particolari della detenzione sono ugualmente documentati e devono quindi essere trattati con prudenza.
La morte a Benillup Dopo la detenzione, Amalia fu condotta nel territorio di Benillup, nella provincia di Alicante. Qui fu uccisa durante la persecuzione religiosa del 1936. La data della morte presenta una particolare difficoltà documentaria. La pagina ufficiale della cerimonia di beatificazione pubblicata dalla Santa Sede indica per Amalia la data del 21 settembre 1936, ma questa data coincide con quella dell’arresto riportata da diverse fonti biografiche. Al contrario, l’elenco della Pontificia Accademia Cultorum Martyrum del Vaticano indica il 26 settembre 1936 come data della morte; la stessa data compare nella documentazione locale di Benillup, nell’Università di Alicante e in una pubblicazione francescana dedicata ai martiri. Per questa ragione, sulla base del confronto delle fonti, il 26 settembre 1936 appare la data meglio sostenuta dalla documentazione disponibile. Il corpo fu abbandonato lungo la strada tra Benillup e Almudaina. Una croce commemorativa fu successivamente collocata nel luogo nel quale il corpo era stato ritrovato; l’iscrizione della croce indica anch’essa il 26 settembre 1936. La memoria liturgica della beata, tuttavia, ricorre il 28 settembre. Il Martyrologium Romanum la ricorda a Benillup come martire e madre di famiglia, senza far dipendere il suo elogio dalla ricostruzione dettagliata delle circostanze della morte.
La sepoltura e la memoria ad Alcoy Dopo la guerra, nel 1939, i resti di Amalia furono trasferiti al cimitero di San Fabián di Alcoy. Nel 1957 furono trasferiti nella chiesa di San Mauro e San Francesco della stessa città, dove ricevettero una nuova sepoltura nell’ambito dello sviluppo della causa di beatificazione. La memoria di Amalia rimase quindi particolarmente legata ad Alcoy, mentre il luogo della morte, Benillup, conserva a sua volta una memoria locale della vicenda. La documentazione municipale di Benillup registra esplicitamente il ritrovamento del corpo e il successivo trasferimento dei resti ad Alcoy.
La causa di beatificazione La causa di Amalia Abad Casasempere fu inserita nel gruppo dei processi relativi ai martiri dell’arcidiocesi di Valencia. Il processo canonico fu istruito nell’arcidiocesi valenciana insieme a quelli di numerosi altri sacerdoti, religiosi e laici vittime della persecuzione religiosa del 1936. Il 18 dicembre 2000 fu promulgato il decreto sul martirio relativo al gruppo. L’atto apostolico di Giovanni Paolo II ricorda espressamente Amalia tra le donne laiche comprese nella causa e afferma che il decreto sul martirio era stato promulgato il 18 dicembre 2000. L’11 marzo 2001, in piazza San Pietro a Roma, Giovanni Paolo II beatificò José Aparicio Sanz e 232 compagni, tra i quali Amalia Abad Casasempere. La celebrazione comprese sacerdoti, religiosi, religiose e laici appartenenti a diverse diocesi e realtà ecclesiali. Amalia era inserita nel gruppo delle donne di Azione Cattolica dell’arcidiocesi di Valencia. La beatificazione non riguardò quindi esclusivamente la sua vicenda individuale, ma si collocò nel riconoscimento ecclesiale di un vasto gruppo di vittime della persecuzione religiosa spagnola. Nel documento ufficiale della beatificazione Amalia è qualificata come vedova e madre di due figlie.
Una martire laica e madre di famiglia La figura di Amalia presenta un elemento significativo per la storia dell’Azione Cattolica spagnola: non era religiosa né appartenente al clero, ma una donna laica, vedova e madre di famiglia. Il riconoscimento ecclesiale del suo martirio si inserisce pertanto nella più ampia presenza, tra i martiri valenciani del 1936, di uomini e donne impegnati nelle associazioni apostoliche dei laici. La documentazione ufficiale della beatificazione colloca infatti Amalia nella sezione delle donne di Azione Cattolica, accanto ad altre laiche uccise nella persecuzione.
La questione della data della morte La discordanza sulla data della morte merita di essere conservata nella scheda perché costituisce un problema documentario reale. Il 21 settembre 1936 è indicato nel testo ufficiale della cerimonia di beatificazione, ma è anche la data dell’arresto riportata da più fonti. Il 26 settembre è invece attestato dalla banca dati vaticana dedicata ai martiri, dalla documentazione municipale di Benillup e da uno studio dell’Università di Alicante. L’iscrizione della croce collocata nel luogo del ritrovamento del corpo costituisce un’ulteriore attestazione del 26 settembre. (nota per fd: Non è quindi opportuno correggere silenziosamente la discordanza: è preferibile registrarla e spiegare perché il 26 settembre appare oggi la soluzione più documentata)
Curiosità - Amalia iniziò, quando aveva quasi trentotto anni, gli studi di bachillerato con l’obiettivo di prepararsi alla professione di ostetrica. Le fonti non permettono però di stabilire che abbia conseguito il titolo. - Dopo la guerra i suoi resti furono trasferiti due volte: nel 1939 al cimitero di San Fabián di Alcoy e nel 1957 nella chiesa di San Mauro e San Francesco. - Nel luogo di Benillup nel quale fu ritrovato il corpo venne collocata una croce commemorativa, la cui iscrizione indicava il 26 settembre 1936 come data della morte.
Cronologia - 11 dicembre 1897 - Nasce ad Alcoy. - 1906 - Riceve la cresima. - 22 maggio 1907 - Riceve la prima comunione. - 1921 - Sposa il capitano Luis Maestre Vidal. - 1924 - Rimane vedova dopo la morte del marito nella guerra del Rif. - 1927 - Le viene riconosciuta una pensione di guerra. - 1935 circa - Inizia gli studi orientati alla preparazione come ostetrica. - 21 settembre 1936 - Viene arrestata secondo le fonti biografiche; la stessa data è indicata nella documentazione ufficiale della beatificazione come data della morte, in contrasto con altre fonti. - 26 settembre 1936 - Data della morte maggiormente sostenuta dalle fonti locali e da altre testimonianze documentarie; viene uccisa nel territorio di Benillup. - 1939 - I resti vengono trasferiti al cimitero di San Fabián di Alcoy. - 18 dicembre 2000 - Viene promulgato il decreto sul martirio. - 11 marzo 2001 - Giovanni Paolo II la beatifica a Roma insieme a 232 compagni.
Valutazione storico-critica - L’identità di Amalia Abad Casasempere è ben documentata: laica di Alcoy, vedova e madre di famiglia, appartenente all’Azione Cattolica e inserita nella causa dei martiri dell’arcidiocesi di Valencia. - I dati fondamentali della nascita, del matrimonio, della vedovanza, dell’impegno associativo, dell’arresto e della beatificazione trovano riscontro in più fonti, anche se alcuni particolari biografici sono trasmessi con formulazioni differenti. - La data della morte costituisce il principale problema documentario. Il documento ufficiale della beatificazione del 2001 indica il 21 settembre 1936, mentre la banca dati vaticana sui martiri, il Comune di Benillup e una ricerca dell’Università di Alicante indicano il 26 settembre. Il fatto che il 21 settembre sia concordemente associato all’arresto rende il 26 settembre la data oggi meglio sostenuta dal confronto delle fonti. - La data del 28 settembre non deve essere utilizzata come data certa della morte soltanto perché coincide con la memoria liturgica. È la data della celebrazione liturgica della beata, mentre la documentazione sulla morte porta soprattutto al 26 settembre. - La qualifica di martire non deriva semplicemente dalla tradizione locale: è stata riconosciuta formalmente dalla Chiesa attraverso il decreto sul martirio del 18 dicembre 2000 e la successiva beatificazione dell’11 marzo 2001. - La documentazione biografica è sufficiente per ricostruire le principali tappe della sua vita, ma non permette di stabilire con sicurezza tutti i particolari relativi alla detenzione e agli ultimi giorni. È quindi preferibile mantenere prudenti le ricostruzioni più dettagliate. - La storia della memoria di Amalia è ben attestata ad Alcoy e a Benillup attraverso la conservazione e il trasferimento dei resti, la sepoltura nella chiesa di San Mauro e San Francesco e la croce commemorativa nel luogo del ritrovamento del corpo. - Il profilo storico della beata va distinto dalla memoria agiografica successiva: l’essenziale è documentato, mentre alcuni particolari edificanti relativi agli ultimi momenti della vita non risultano sufficientemente indipendenti per essere presentati come fatti certi.
Fonti e bibliografia essenziale - Santa Sede, Giovanni Paolo II, José Aparicio Sanz e 232 Compagni Martiri in Spagna (+ 1936-1939), Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, Roma, 11 marzo 2001. - Giovanni Paolo II, Et nos credidimus, die XI mensis Martii anno MMI, Lettera apostolica per la beatificazione dei martiri spagnoli, 11 marzo 2001. - Santa Sede, Martiri, Pontificia Accademia Cultorum Martyrum, scheda di Amalia Abad Casasempere. - Acta Apostolicae Sedis, vol. 94, 2002, documentazione relativa alla beatificazione dei martiri spagnoli e al decreto sul martirio. - Gabarda Cebellán, Vicent, La represión en la retaguardia republicana: País Valenciano, 1936-1939, Valencia, Edicions Alfons el Magnànim, 1996. - González Rodríguez, María Encarnación, Los primeros 479 santos y beatos mártires del siglo XX en España. Quiénes son y de dónde vienen, Madrid, EDICE, 2008, pp. 385-386. - Acción Católica de Toledo, Santos y Mártires de la Acción Católica, pubblicazione dedicata ai martiri dell’Azione Cattolica spagnola. - Ayuntamiento de Benillup, documentazione storica locale relativa alla morte, al ritrovamento del corpo e alla traslazione dei resti di Amalia Abad Casasempere. - Universitat d’Alacant, Mujeres activistas (1920-1939): Amalia Abad Casasempere, contributo biografico con bibliografia e riferimenti documentari. Autore: Giampietro Cattini
Amalia Abad Casasempere, fedele laica, nacque l’11 dicembre 1897 ad Alcoy, nei pressi di Alicante in Spagna. Fu battezzata il medesimo giorno, cresimata il 6 ottobre 1906 e ricevette la prima comunione il 22 maggio 1907 nella chiesa parrocchiale del paese. Il 6 settembre 1924 convolò a nozze con il capitano dell’esercito Luis Maestre Vidal, dal quale ebbe tre figlie, di cui una andò poi missionaria in Africa. Il focolare domestico era impregnato di una profonda religiosità. Amalia collaborò con numerose Associazioni apostoliche, specialmente con l’Azione Cattolica. Rimase vedova nel 1927, dopo soli tre anni di matrimonio. Allo scoppio della guerra civile e della persecuzione religiosa accolse in casa sua due religiose e si dedicò anche alla visita dei cattolici incarcerati, incoraggiandoli nel mantenere viva la loro fede ed aiutandoli anche materialmente. Imprigionata infine anch’essa, fu sottoposta a diverse vessazioni ed ebbe a soffrire parecchio la fame. Fu infine martirizzata presso Benillup il 28 settembre 1936. Papa Giovanni Paolo II l’11 marzo 2001 elevò agli onori degli altari ben 233 vittime della medesima persecuzione, tra le quali la Beata Amalia Abad Casasempere, che viene commemorata dal Martyrologium Romanum nell’anniversario del suo martirio.
Autore: Fabio Arduino
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