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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera P > Santi Proclo ed Ilarione Condividi su Facebook

Santi Proclo ed Ilarione Martiri di Ancira

Festa: 12 luglio

† Ancira di Galazia, 106-117

I sinassari bizantini al 12 luglio conservano la passio di Proclo e Ilario, pubblicata da B. Latysev sulla base di un menologio del X secolo. Originari del villaggio di Kalippoi presso Ancira in Galazia, vissero sotto l'imperatore Traiano (98-117) e il governatore Massimo. Arrestato come cristiano, Proclo fu sottoposto a crudeli tormenti e condannato a morte per frecce fuori città. Lungo il cammino verso il supplizio incontrò il cugino Ilario: quel saluto bastò a renderlo sospetto alle autorità. Mentre Proclo moriva trafitto dalle frecce, Ilario fu arrestato, confessò la fede, fu battuto, torturato e infine decapitato dopo essere stato trascinato per tre miglia. La data del 12 luglio, anniversario del martirio, compare già nel Calendario Palestino-georgiano del Sinaiticus 34 (sec. X). A Costantinopoli i due erano commemorati nel monastero di Iparia, nel quartiere di Matrona. Sconosciuto nei martirologi storici occidentali, il culto fu introdotto da Cesare Baronio nel Martirologio Romano, sempre al 12 luglio. H. Delehaye ha ipotizzato un accostamento con i martiri menzionati al 16 dicembre, ma l'identificazione resta incerta.

Etimologia: Proclo dal latino Proculus, 'nato lontano' o 'figlio postumo'; Ilarione dal greco hilaròs, 'lieto, gioioso'

Martirologio Romano: Ad Ankara in Galazia nell’odierna Turchia, santi Proclo e Ilarione, martiri sotto l’impero di Traiano e la prefettura di Massimo.


Proclo e il nipote Ilarione erano nativi di Kallippi, un villaggio non lontano da Ancira, l'odierna Ankara, capoluogo della provincia romana della Galazia nell'Asia Minore. Il periodo storico in cui vissero corrisponde al regno dell'imperatore Traiano (98-117 d.C.), un'epoca in cui il cristianesimo non era ancora vietato per legge universale, ma la sua semplice professione poteva diventare reato capitale su denuncia o per iniziativa dei governatori provinciali.
La corrispondenza tra Plinio il Giovane e Traiano, proprio negli anni intorno al 112, riguardo alle persecuzioni nella vicina provincia della Bitinia-Ponto, documenta bene il clima giuridico dell'epoca: i cristiani non erano ricercati d'ufficio, ma se denunciati e ostinati nel non sacrificare agli dei e all'immagine dell'imperatore, venivano condannati. Ancira, importante snodo militare sulla via che collegava l'Occidente alla Siria, era sede di un governatore con giurisdizione ampia, e le comunità cristiane rurali vi facevano regolarmente riferimento per i processi.

L'arresto di Proclo e il confronto con il governatore Massimo
Secondo la tradizione agiografica, Proclo fu il primo ad essere arrestato per la sua fede. Condotta davanti al governatore Massimo, la tradizione narra che egli confessò coraggiosamente la propria fede in Cristo, rifiutando di offrire sacrifici agli dei pagani e di riconoscere la divinità dell'imperatore.
Le fonti orientali descrivono una serie di torture subite da Proclo: il suo fianco e il suo ventre sarebbero stati bruciati con fuochi, fu appeso a un asse con pesanti pietre legate ai piedi, infine fu condannato al supplizio delle frecce. La tradizione bizantina aggiunge un episodio miracoloso: durante il trasferimento verso il villaggio natio, Proclo avrebbe ottenuto da Dio l'immobilizzazione del carro del governatore, costringendo Massimo a firmare un documento di confessione cristiana prima di poter proseguire. Si tratta di un motivo agiografico ricorrente nelle vite dei martiri anatolici, che va letto come espressione della pietà popolare più che come dato storico documentato.

L'incontro con il nipote Ilarione e il martirio di Proclo
Mentre Proclo veniva condotto fuori città per essere giustiziato, incontrò il nipote Ilarione. Il giovane, vedendo lo zio avviato al supplizio, gli si gettò tra le braccia in lacrime e, alla domanda dei soldati, confessò a sua volta di essere cristiano. Fu immediatamente arrestato e gettato in prigione.
Proclo morì sotto una pioggia di frecce, pregando per i propri carnefici, come documenta la tradizione sia orientale sia latina. Il suo martirio avvenne fuori dalle mura di Ancira, secondo la consuetudine romana che prevedeva le esecuzioni capitali oltre i confini sacri della città.

Il martirio di Ilarione e la sepoltura
Ilarione fu processato nei giorni seguenti e, con la stessa fermezza dello zio, rifiutò di rinnegare Cristo. Condannato a morte, fu legato per le mani e trascinato per i piedi attraverso la città, ferito e sanguinante, prima di essere decapitato. La tradizione fissa la sua esecuzione a tre giorni di distanza da quella dello zio.
I cristiani di Ancira recuperarono i corpi dei due martiri e li deposero insieme in un unico sepolcro. Questo particolare, attestato sia dal Menologio bizantino sia dalle fonti latine, sottolinea il valore simbolico della loro unione: zio e nipote, uniti nella vita dalla carne e nella morte dalla medesima confessione di fede.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-11

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