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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Santi Aniceto e Fozio Condividi su Facebook

Santi Aniceto e Fozio Martiri

Festa: 12 agosto

† Nicomedia, Asia Minore (oggi İzmit, Turchia), 305 circa

Furono uccisi a Nicomedia nel 305. Secondo i loro Atti, che i Bollandisti dichiarano fittizi, avendo Aniceto, ufficiale (comes) dell'esercito, contestato pubblicamente a Diocleziano l'errore del paganesimo, fu condotto nel circo per essere sbranato dalle fiere: ma queste si ritrassero e, anzi, un leone gli lambì il volto per detergerne il sudore. Subito dopo, un terremoto, segno della collera divina, sconvolse la città, rovesciando i venerati idoli di Ercole e uccidendo numerosi pagani. Mentre il santo subiva torture terribili quanto inefficaci, Fozio, suo nipote, si presentò a Diocleziano rimproverandogli l'effusione di tanto sangue innocente; immediatamente associato ad Aniceto, ne condivise il glorioso destino. Aniceto e Fozio, infatti, furono bruciati vivi, ma i loro corpi non incene­rirono e poterono essere sepolti cristianamente. Qualche anno dopo la loro morte il corepiscopo Dulcizio fece costruire un oratorio dedicato ai martiri a Defeusa, piccola isola situata tra Samo e Lesbo. I martiri di Nicomedia vengono invocati nei riti bizantini dell'Estrema Unzione e nella formula della benedizione dell'acqua. Per loro esiste un intero Ufficio con canone di Giuseppe. Nei Menei greci la passione di Aniceto e Fozio è ricordata con questo distico: «Il fuoco arde Aniceto assieme a Fozio, ed essi la casa della luce, invincibile».
La festa dei santi cade il 12 agosto, ma alcune fonti indicano l'11 agosto, mentre il Sinassario Abis­sino li cele­bra l'8 agosto.

Etimologia: Aniceto: dal greco Aníketos, 'invincibile'. Fozio: dal greco Phótios, derivato da phôs, 'luce'.

Emblema: Palma del martirio, fornace ardente, leone mansueto.

Martirologio Romano: A Nicomedia, nell’odierna Turchia, santi Aniceto e Fozio, martiri.


All'inizio del IV secolo Nicomedia era una delle principali capitali dell'Impero Romano d'Oriente e una delle residenze preferite di Diocleziano. Proprio qui furono promulgati gli editti che inaugurarono la cosiddetta Grande Persecuzione (303-311), l'ultimo e più sistematico tentativo di eliminare il cristianesimo dall'Impero. Migliaia di fedeli furono arrestati, torturati o messi a morte per aver rifiutato di sacrificare agli dèi tradizionali.

Le notizie storicamente attendibili
Il Martirologio Romano si limita a ricordare i santi Aniceto e Fozio come martiri di Nicomedia. È questa la notizia storicamente più sicura. Anche la diffusione molto antica del loro culto nelle Chiese bizantine conferma l'esistenza di una memoria venerata fin dai primi secoli. Più difficile è stabilire con precisione i dettagli della loro vicenda personale, poiché il racconto della passione è giunto attraverso testi ritenuti tardivi e fortemente elaborati dalla tradizione agiografica.

Il racconto della Passione
Secondo gli Atti, Aniceto era un comes, cioè un alto funzionario o ufficiale dell'esercito imperiale. Vedendo gli strumenti predisposti per intimorire i cristiani, avrebbe rimproverato pubblicamente Diocleziano denunciando la falsità del culto pagano.
L'imperatore ne ordinò immediatamente il supplizio. Condotto nell'anfiteatro, Aniceto fu esposto alle belve, ma queste, invece di assalirlo, gli si fecero docili; un leone avrebbe perfino lambito il suo volto. Nello stesso momento un violento terremoto avrebbe abbattuto il tempio di Ercole e provocato la morte di numerosi pagani.
Gli Atti narrano inoltre numerosi altri tentativi di esecuzione, tutti falliti in modo prodigioso, fino a quando Fozio, identificato come nipote di Aniceto, si presentò spontaneamente davanti all'imperatore rimproverandolo per le persecuzioni. Arrestato anch'egli, condivise le torture dello zio e infine il martirio. Entrambi sarebbero stati arsi vivi, ma i loro corpi sarebbero rimasti miracolosamente intatti, permettendone la sepoltura da parte dei cristiani. Tutti questi episodi appartengono alla tradizione agiografica e non possono essere verificati storicamente.

La diffusione del culto
La venerazione di Aniceto e Fozio si diffuse rapidamente nel mondo bizantino. Le fonti ricordano che il corepiscopo Dulcizio fece edificare un oratorio in loro onore nell'isola di Defeusa, tra Samo e Lesbo, segno di un culto già consolidato pochi decenni dopo il loro martirio.
La loro memoria entrò stabilmente nei calendari liturgici orientali, che conservarono anche un intero Ufficio con canone attribuito a Giuseppe l'Innografo. Il Martirologio Romano accolse successivamente la loro commemorazione fissandola al 12 agosto. Alcune tradizioni locali riportano invece la memoria all'11 agosto, mentre il Sinassario etiopico la colloca l'8 agosto.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-04

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