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Salerno, fine III inizio IV sec.
La tradizione ecclesiastica li considera martiri della persecuzione di Diocleziano e colloca il loro sacrificio a Salerno, sotto un funzionario romano chiamato Leonzio. Le notizie biografiche, tuttavia, sono estremamente scarse e non consentono di ricostruire una vera biografia individuale dei tre santi. La loro memoria storica è affidata soprattutto alla continuità del culto, alla tradizione liturgica e alla storia delle loro reliquie. Già nella prima metà del IX secolo esisteva fuori dalle mura di Salerno una chiesa presso il fiume Irno ritenuta collegata al luogo del loro martirio. Le reliquie furono successivamente trasferite entro la città dal vescovo Bernardo e nel 1081 l'arcivescovo Alfano I le collocò nella nuova cattedrale, nella cripta dedicata ai santi. Una lapide marmorea di quell'anno costituisce una delle testimonianze più importanti della storia del loro culto. Le ricognizioni moderne hanno permesso di conoscere meglio i resti conservati. Nel 2025 una datazione al radiocarbonio eseguita su un campione appartenente a uno dei tre gruppi ossei ha fornito un intervallo calibrato tra il 7 e il 210 d.C., cronologicamente compatibile con l'età attribuita ai martiri, senza però poter dimostrare da sola l'identità del reperto né la sua appartenenza a uno specifico santo.
Patronato: Patroni secondari della città di Salerno e dell'Arcidiocesi.
Etimologia: Fortunato deriva dal latino 'Fortunatus', cioè 'favorito dalla sorte', 'fortunato'; Gaio deriva dal latino 'Gaius', nome personale romano di origine antica, di etimologia discussa; Ante, nella forma l
Emblema: croce, abiti da martire e scene del martirio; nelle rappresentazioni salernitane sono frequentemente raffigurati insieme, con riferimento alla decapitazione.
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Le fonti non permettono di stabilire con sicurezza chi fossero Fortunato, Gaio ed Ante, quale fosse la loro condizione sociale o quale attività svolgessero nella comunità cristiana salernitana. Anche la data esatta della loro morte non è conosciuta. La tradizione li colloca nel periodo delle persecuzioni di Diocleziano, all'inizio del IV secolo. Il Martirologio Romano li ricorda a Salerno come martiri decapitati sotto l'imperatore Diocleziano e il proconsole Leonzio. Questa formulazione rappresenta il nucleo essenziale della tradizione liturgica, ma non è accompagnata da una documentazione contemporanea che consenta di ricostruire il processo o le circostanze precise della morte. La prudenza è quindi necessaria. Non sono disponibili atti autentici del processo, né una documentazione coeva che racconti il loro martirio. Una Passio relativa ai tre santi è infatti di epoca molto più tarda, non anteriore all'XI secolo, e deve essere utilizzata criticamente come fonte agiografica medievale, non come verbale storico del processo romano.
La questione delle origini Un problema particolarmente interessante riguarda la possibilità che i tre nomi siano stati associati a martiri ricordati originariamente in luoghi diversi. Lo studioso Hippolyte Delehaye, nell'ambito della sua critica delle fonti martirologiche, aveva proposto una spiegazione molto cauta. Fortunato potrebbe essere stato collegato al martire ricordato nel Martirologio Geronimiano il 1° settembre con indicazione di Cartagine; Gaio potrebbe corrispondere a un martire di Ancira, in Galazia, ricordato il 31 agosto; Ante potrebbe essere collegato a un nome corrotto riferibile ancora all'area di Ancira. L'ipotesi mostra quanto sia complesso stabilire l'origine dei tre nomi nella tradizione salernitana. Questa ricostruzione, tuttavia, non elimina la realtà storica del culto salernitano. Anche se l'identificazione dei tre martiri con alcune figure del Martirologio Geronimiano rimane discussa, la venerazione di Fortunato, Gaio ed Ante a Salerno è documentata con grande anticipo rispetto alla redazione della Passio medievale.
La chiesa presso il fiume Irno La testimonianza più significativa sulla loro memoria antica è legata a una chiesa situata fuori dalle mura della città, presso il fiume Irno. La presenza di questo edificio è documentata già nella prima metà del IX secolo. Il luogo era considerato collegato ai martiri e custodiva le loro reliquie. La tradizione locale identificava quindi in quell'area il luogo originario della sepoltura e del culto. La testimonianza del Chronicon Salernitanum è particolarmente importante. Il testo ricorda che il vescovo Bernardo, di fronte al pericolo delle incursioni degli Agareni, raccolse le reliquie dei santi che si trovavano nelle zone suburbane e le trasferì all'interno delle mura. Tra queste erano quelle dei martiri Fortunato, Gaio e Ante, che furono collocate nella chiesa di San Giovanni Battista. Il passo è prezioso perché non presenta i tre semplicemente come figure leggendarie, ma li definisce esplicitamente patroni della comunità salernitana e documenta l'esistenza di una loro venerazione legata a reliquie considerate autentiche dalla Chiesa locale.
Il trasferimento delle reliquie Il trasferimento entro le mura va collocato nel contesto delle incursioni saracene che interessarono la Campania meridionale nel IX e X secolo. Il vescovo Bernardo, il cui episcopato è generalmente collocato tra circa l'849 e l'860, trasferì le reliquie dalla chiesa suburbana di San Giovanni Battista, costruendo o rinnovando un altare in loro onore. Il Chronicon Salernitanum collega esplicitamente l'iniziativa alla necessità di evitare che la città rimanesse priva dei propri patroni. Questo episodio rivela un aspetto fondamentale della religiosità medievale salernitana: le reliquie dei martiri non erano considerate soltanto oggetti di venerazione, ma costituivano anche un elemento della memoria collettiva e dell'identità della città. La loro presenza entro le mura trasformò progressivamente il culto dei tre martiri in una componente stabile della topografia sacra di Salerno.
La Cattedrale e la traslazione del 1081 Il passaggio decisivo avvenne nell'XI secolo, durante la costruzione della nuova cattedrale promossa da Roberto il Guiscardo e dall'arcivescovo Alfano I. Nel marzo del 1081 Alfano fece collocare le reliquie di Fortunato, Gaio ed Ante nella cripta della nuova cattedrale, sotto un altare dedicato ai tre martiri. La traslazione è documentata da una preziosa iscrizione marmorea contemporanea, una delle testimonianze più importanti per la storia del loro culto. L'iscrizione, oggi conosciuta attraverso la ricognizione archeologica e documentaria, afferma che nel marzo 1081 furono deposte le reliquie dei santi martiri Fortunato, Gaio, Ante e Felice dall'arcivescovo Alfano, al tempo del duca Roberto. La presenza dell'iscrizione costituisce una prova diretta della venerazione delle reliquie nel contesto della nuova cattedrale. La loro memoria si intrecciò così definitivamente con quella di San Matteo, il cui culto avrebbe assunto progressivamente il primato nella città.
I rapporti con i pontefici La storia medievale delle reliquie dei tre martiri è collegata anche alla documentazione pontificia relativa alla Chiesa salernitana. Una bolla di Alessandro II ricorda esplicitamente la chiesa salernitana come luogo nel quale riposavano il corpo dell'apostolo ed evangelista Matteo insieme ai martiri Fortunato, Gaio e Ante. La testimonianza è particolarmente significativa perché mostra che il culto dei tre martiri era riconosciuto nell'ambito della documentazione pontificia dell'XI secolo. Anche le fonti ecclesiastiche salernitane ricordano le bolle di Leone IX e Alessandro II tra le testimonianze della presenza delle reliquie e dell'antichità del culto. L'attenzione riservata alle reliquie si inserisce nel più ampio processo di valorizzazione della Cattedrale salernitana promosso da Alfano I, nel quale la memoria dei santi locali venne organizzata attorno al grande santuario di San Matteo.
Gli inni di Alfano I Un elemento particolarmente significativo della memoria medievale è rappresentato dalla produzione poetica dell'arcivescovo Alfano I. Il presule, uomo di grande cultura e figura centrale della Salerno dell'XI secolo, compose inni e carmi in onore dei martiri. La loro esistenza dimostra che Fortunato, Gaio ed Ante non erano semplicemente ricordati come nomi inseriti nel calendario, ma erano oggetto di una vera elaborazione liturgica e letteraria. La tradizione liturgico-musicale relativa ai tre martiri comprende infatti un ufficio proprio, con antifone e testi poetici dedicati alla loro memoria. La documentazione conservata mostra la profondità raggiunta dal loro culto nella Chiesa salernitana medievale.
Il culto nella città di Salerno Il culto dei tre martiri precedette quello di San Matteo come patroni della città. Il Proprio della Chiesa salernitana li definisce infatti Patroni secondari della città di Salerno e celebra la loro festa il 30 agosto con il grado liturgico di festa. La memoria dei martiri rimase inoltre impressa nella stessa topografia urbana medievale. Una delle porte della città era dedicata a San Fortunato, ulteriore indizio dell'importanza attribuita al loro culto nella vita pubblica della comunità. Quando il corpo di San Matteo divenne il principale riferimento patronale della città, Fortunato, Gaio ed Ante non scomparvero dalla memoria collettiva. Al contrario, continuarono a essere associati al patrono principale come suoi antichi compagni nella protezione della città. Ancora oggi le loro statue vengono portate nella processione di San Matteo insieme a quelle degli altri santi legati alla storia religiosa di Salerno.
Le reliquie e la ricognizione del 1953-1954 La storia moderna delle reliquie offre un'importante conferma della continuità materiale del culto. Il 4 dicembre 1953 l'arcivescovo Demetrio Moscato ordinò una ricognizione canonica del sepolcro dei martiri. Sollevata la pesante lastra di copertura, venne ritrovata l'iscrizione dell'anno 1081, nella quale erano nominati Fortunato, Gaio, Ante e Felice. Il loculo era diviso in tre settori contenenti materiale osseo attribuito ai tre martiri. Nel maggio 1954 le reliquie furono nuovamente sistemate nella cripta del Duomo, in un sarcofago marmoreo suddiviso in tre scomparti, corrispondenti ai tre gruppi di ossa. La documentazione della ricognizione costituisce oggi una fonte preziosa non soltanto dal punto di vista devozionale, ma anche storico e antropologico.
La ricognizione del 2021 Un'ulteriore ricognizione canonica è stata effettuata l'11 dicembre 2021. Gli specialisti hanno esaminato nuovamente i resti conservati nei tre scomparti denominati G.A.F. I, G.A.F. II e G.A.F. III. L'analisi antropologica ha individuato tre individui principali, tutti adulti o giovani adulti, con caratteristiche scheletriche compatibili in alcuni casi con soggetti maschili. Sono stati inoltre rilevati frammenti appartenenti ad altri individui, subadulti e adulti, evidentemente mescolati nel corso della lunga storia della conservazione delle reliquie. Questi risultati devono essere interpretati con prudenza. L'esame antropologico permette di descrivere il materiale osseo e di distinguere diversi individui, ma non consente da solo di attribuire con certezza ciascun individuo a Fortunato, Gaio o Ante.
La datazione al radiocarbonio La novità più importante degli studi recenti riguarda la datazione al radiocarbonio. Dopo la ricognizione del 2021 furono prelevati quattro campioni di materiale osseo. Soltanto uno, proveniente dal gruppo G.A.F. III, fornì materiale sufficiente per la datazione. Il campione fu trasmesso nel gennaio 2025 al Centro di Datazione e Diagnostica dell'Università del Salento. I risultati furono comunicati all'Arcidiocesi nel giugno dello stesso anno. La calibrazione del campione LTL34019 ha prodotto un intervallo compreso tra 7 e 210 d.C.. L'intervallo è dunque compatibile, sul piano cronologico, con l'esistenza di cristiani vissuti tra il I e il II secolo e non contraddice l'ipotesi tradizionale di una memoria martiriale antica. È però importante evitare una conclusione eccessiva. Il radiocarbonio data il materiale organico, non identifica la persona cui apparteneva l'osso. Inoltre, il risultato non dimostra che l'individuo sia stato Fortunato, Gaio o Ante, né dimostra che sia morto martire. La datazione rappresenta quindi un dato scientifico compatibile con l'antichità attribuita alla tradizione, ma non costituisce una prova individuale dell'identità dei tre santi. Questa distinzione è fondamentale per una corretta valutazione storica.
La tradizione del martirio Le narrazioni più tarde hanno arricchito la vicenda dei tre martiri con particolari che non possono essere verificati attraverso le fonti più antiche. La tradizione salernitana racconta il rifiuto del culto pagano e la condanna alla decapitazione. In alcune versioni il confronto è legato al culto di Priapo e i tre martiri sarebbero stati uccisi presso un luogo situato alla foce dell'Irno. Questi particolari appartengono alla tradizione agiografica e alla memoria cultuale sviluppatasi nel Medioevo e nella prima età moderna. Non devono essere presentati come cronaca contemporanea della persecuzione. Il dato storico più prudente rimane quello trasmesso dalla tradizione martirologica: tre martiri cristiani associati a Salerno, morti durante la persecuzione di Diocleziano e ricordati come decapitati sotto Leonzio.
La cripta della Cattedrale La cripta della Cattedrale di Salerno rappresenta oggi il centro principale della memoria dei tre martiri. La sistemazione attuale della cripta deriva soprattutto dagli interventi monumentali del XVII secolo. La cappella dedicata ai martiri conserva le loro reliquie e presenta un importante ciclo figurativo relativo alla loro vicenda. Gli affreschi della volta sono opera di Belisario Corenzio e costituiscono una delle più significative testimonianze artistiche della devozione salernitana verso i tre santi. L'arte ha così conservato una narrazione che le fonti storiche non permettono di ricostruire integralmente. Le immagini della cripta devono pertanto essere lette come espressione della memoria religiosa della città, non come documentazione contemporanea degli avvenimenti narrati.
Fortunato nelle immagini medievali Tra i tre martiri Fortunato sembra avere assunto nel corso del Medioevo una particolare preminenza. La più antica rappresentazione oggi conosciuta risale al terzo quarto del XIII secolo e si trova in un mosaico della Cattedrale di Salerno. Fortunato vi è raffigurato con una tunica verde ornata d'oro, una croce nella mano sinistra e l'altra mano nell'atto di indicarla. Questa immagine mostra come il martire fosse ormai stabilmente inserito nella memoria figurativa della città. La centralità di Fortunato nella tradizione potrebbe spiegare anche perché il suo nome sia rimasto particolarmente legato alla toponomastica medievale salernitana. Autore: Giampietro Cattini
Il Martirologio Romano ricordava al 28 agosto il martirio di questi tre santi, collocandolo in Salerno, durante la persecuzione di Diocleziano e sotto il proconsole Leonzio. Non vi sono altre notizie documentate del loro martirio, né maggior luce ci viene da una passio, redatta non prima del sec. XI. Secondo il Delehaye, Fortunato sarebbe il martire ricordato nel Martirologio Geronimiano il 1° sett. con l'indicazione topografica di Cartagine, mentre Gaio ed Ante sarebbero, il primo un autentico martire di Ancira in Galazia commemorato nello stesso martirologio il 31 agosto, il secondo invece sarebbe da assimilare con «Anthineo», nome corrotto di Ancira e ricordato alla stessa data.
Peraltro il culto di questi tre martiri è antichissimo nella città di Salerno, in cui, già nella prima metà del sec. IX, è ricordata l'esistenza di una chiesa fuori le mura, presso il fiume Irno, luogo del loro martirio. In tale chiesa, che esisteva ancora nel sec. XVI, furono conservate le reliquie dei tre martiri, fin quando le frequenti scorrerie dei Saraceni non indussero il vescovo Bernardo, nella prima metà del sec. X, a trasferirle in città, nella chiesa di S. Giovanni Battista. Quando poi questa venne demolita per dare posto al grandioso tempio eretto dal Guiscardo in onore dell'Apostolo s. Matteo, l'arcivescovo Alfano I, nel marzo 1081, le collocò nella cripta di esso, sotto l'altare, che egli dedicò ai medesimi martiri. Di questa nuova traslazione rimane prezioso documento l'iscrizione originale marmorea, posta a copertura del loculo in cui erano state collocate le reliquie. Tale iscrizione, con le rispettive urne delle reliquie, fu rinvenuta nel 1954, quando d'arcivescovo di Salerno, Demetrio Moscato, per una migliore sistemazione dell'altare, procedette a una ricognizione canonica delle reliquie. Il culto dei tre martiri e la presenza delle loro reliquie in Salerno sono inoltre attestati da documenti del sec. X, dalle Bolle di Leone IX e Alessandro II, dagli inni che Alfano I compose in loro onore e dalla stessa toponomastica medievale, che aveva intitolata una delle porte della città al martire Fortunato.
Il Proprio dei Santi della Chiesa Salernitana li ricorda il 30 agosto con il grado liturgico di 'festa'.
Autore: Antonio Balducci
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