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Beato Pietro Rivera Rivera Sacerdote francescano, martire

Festa: 1 settembre

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Villacreces, Valladolid, Spagna, 3 settembre 1912 - Barcellona, Spagna, fine agosto/inizio settembre 1936

Appartiene alla generazione di giovani religiosi spagnoli la cui vita fu bruscamente interrotta dalla persecuzione religiosa esplosa durante la guerra civile. Nato nel 1912 a Villacreces, nella provincia di Valladolid, entrò ancora adolescente tra i Francescani Conventuali di Granollers. Studiò in Spagna e in Italia, emise la professione solenne a Roma e fu ordinato sacerdote nel 1935. Pochi mesi dopo, nonostante avesse appena ventitré anni, venne scelto come superiore del convento di Granollers, segno della fiducia che i confratelli riponevano nella sua maturità umana e spirituale. Quando nel luglio 1936 la persecuzione contro sacerdoti e religiosi si intensificò, Rivera dovette abbandonare il convento e cercare rifugio presso famiglie amiche. Arrestato il 25 luglio e poi liberato, si trasferì a Barcellona. Il 22 agosto fu nuovamente arrestato dopo essere stato denunciato. Secondo le testimonianze raccolte durante la documentazione della sua causa, si presentò spontaneamente ai miliziani quando questi chiesero dove si trovasse il religioso nascosto nella casa che lo ospitava. La data e le modalità precise della sua morte non sono state definitivamente accertate. Le fonti concordano tuttavia sul fatto che fu ucciso a Barcellona tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1936 e che la sua morte fu legata alla sua identità di sacerdote e religioso. Per questo motivo la Chiesa lo ha riconosciuto come martire.

Etimologia: Pietro, dal greco Petros, derivato dall'aramaico Kefa, che significa 'roccia' o 'pietra'.

Emblema: Abito francescano conventuale e insegne del sacerdote e del martire.

Martirologio Romano: A Barcellona sempre in Spagna, beati martiri Pietro Rivera, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, Maria Carmela Moreno Benítez e Maria del Rifugio Carbonell Múñoz, vergini dell’Istituto di Maria Ausiliatrice, le quali nella stessa persecuzione, conformate alla passione di Cristo Sposo, giunsero al premio della pace eterna.


Cándido Rivera Rivera nacque il 3 settembre 1912 a Villacreces, località della provincia di Valladolid. Al battesimo ricevette il nome di Cándido. Quando, adolescente, entrò nella vita francescana, assunse il nome religioso di Pedro. La documentazione dell'arcidiocesi di Valladolid riferisce che l'ingresso nell'Ordine avvenne a Granollers l'11 settembre 1925.
Aveva dunque appena tredici anni. La scelta di entrare così giovane nella vita religiosa si inserisce nella realtà dei seminari e delle comunità formative degli Ordini religiosi della Spagna dell'epoca. A Granollers iniziò il noviziato sotto la guida del padre Ángel Salvador, guardiano e maestro dei novizi. Il percorso di formazione francescana fu accompagnato da una preparazione culturale destinata a condurlo al sacerdozio.

La formazione francescana
Dal 1928 al 1930 Rivera compì gli studi filosofici a Granollers. Successivamente proseguì la formazione ecclesiastica in Italia, a Osimo, dove rimase dal 1930 al 1933. Nel 1933 si trasferì a Roma, al Collegio internazionale dei Francescani Conventuali dedicato a san Bonaventura, per completare gli studi teologici. Nello stesso anno emise la professione solenne. Nel 1935 conseguì la licenza in teologia e ricevette l'ordinazione sacerdotale il 21 aprile.
Gli anni romani furono importanti anche per la maturazione della sua personalità. I ricordi dei compagni e dei superiori delineano un giovane serio negli studi, disponibile verso gli altri, sereno e dotato di una notevole maturità rispetto all'età. Il rettore del Collegio internazionale, salutandolo al momento del ritorno in Spagna, lo definì un giovane di condotta esemplare. Un suo compagno di studi, padre Antonio Blasucci, ricordò in particolare la sua disponibilità, la gentilezza e le doti artistiche, soprattutto nel campo della pittura.
Queste testimonianze sono significative perché provengono dall'ambiente quotidiano nel quale Rivera visse gli anni della sua formazione e permettono di cogliere un tratto umano che le successive vicende del martirio rischiano altrimenti di mettere in ombra: prima di essere ricordato come martire, Rivera fu un giovane religioso inserito concretamente nella vita di studio, fraternità e servizio.

Il giovane superiore di Granollers
Terminata la licenza in teologia, Rivera rientrò in Spagna il 29 luglio 1935. Pochi mesi più tardi, l'8 dicembre, fu nominato guardiano, cioè superiore, del convento di Granollers. Aveva appena ventitré anni. La scelta testimonia la considerazione di cui godeva all'interno della comunità, dove gli venivano riconosciute intelligenza, prudenza, pietà e capacità di governo.
Una sua lettera al ministro generale dell'Ordine permette di conoscere direttamente il modo con cui concepiva il nuovo incarico. Rivera non lo considerava un riconoscimento personale, ma un servizio che richiedeva umiltà e disponibilità. Si dichiarava consapevole della propria giovane età e delle proprie insufficienze e chiedeva ai superiori preghiere, consigli e correzioni per diventare anzitutto un buon religioso e, attraverso questo, poter essere utile agli altri.
La sua spiritualità appare quindi strettamente legata alla tradizione francescana della minorità, dell'obbedienza e del servizio fraterno. Le testimonianze ricordano inoltre la sua devozione all'Eucaristia e alla Vergine Maria e lo descrivono come un religioso mite, benevolo e uomo di pace.

La persecuzione religiosa
La situazione mutò radicalmente nell'estate del 1936. Lo scoppio della guerra civile spagnola fu accompagnato in diverse zone da una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica. A Granollers il convento dei Francescani Conventuali fu coinvolto negli eventi e i religiosi furono costretti a disperdersi.
Il 19 luglio Rivera trascorse la notte presso la famiglia Corbera-Palau, nelle vicinanze del convento. Il giorno seguente tornò brevemente nella comunità e celebrò la Messa, ma dovette subito allontanarsi. Trovò rifugio presso la famiglia Sacamás, nascondendosi durante il giorno tra le vigne e rientrando soltanto nelle ore notturne. La ricerca dei sacerdoti e dei religiosi era ormai sistematica.
Il 25 luglio fu arrestato e condotto nel carcere di Granollers. Vi erano con lui altri sacerdoti e religiosi. Durante la prigionia, secondo la testimonianza conservata nella documentazione dell'arcidiocesi di Valladolid, Rivera mostrò di essere consapevole del pericolo. In quel contesto avrebbe manifestato la volontà di affrontare la morte senza rinnegare la propria fede, pronunciando l'invocazione 'Viva Cristo Re!'.
Dopo alcuni giorni, grazie a un salvacondotto, fu liberato. Il 27 luglio si trasferì presso Juan Llistuella, un costruttore che aveva lavorato per il convento. Vi rimase per alcune settimane, mentre continuavano le uccisioni di confratelli e altri cattolici.

L'ultima fuga
Nella seconda metà di agosto Rivera raggiunse Barcellona, accompagnato da Llistuella, e trovò ospitalità presso una famiglia legata a un altro religioso originario della sua zona. In quei giorni cercò di mantenere i contatti con i confratelli e con i superiori.
Il 19 agosto scrisse la sua ultima lettera conosciuta al padre Esteban Marcos, penitenziere della Basilica di San Pietro. Nella lettera comunicava le notizie, spesso incerte e dolorose, sulla sorte di diversi religiosi di Granollers. La sua preoccupazione non era soltanto personale: seguiva con angoscia la sorte della propria comunità religiosa.
Il 22 agosto 1936 la sua presenza nella casa fu denunciata. Un comitato si presentò chiedendo del religioso nascosto nell'appartamento. Rivera, udendo la richiesta, uscì spontaneamente dal nascondiglio e si presentò: 'Sono io, a vostra disposizione'. Prima di lasciare la casa ringraziò la proprietaria per l'ospitalità e le chiese perdono per i disagi arrecati.
La testimonianza raccolta nella documentazione dell'arcidiocesi di Valladolid sottolinea che al momento dell'arresto non vi furono violenze e che gli uomini del comitato non sembravano avere rapporti personali di inimicizia con Rivera. La proprietaria della casa ritenne che il motivo dell'arresto fosse semplicemente la sua condizione di religioso.

La morte e l'incertezza sul luogo
Dopo il 22 agosto le notizie su Rivera diventano frammentarie. Un documento del procuratore generale dell'Ordine, datato 24 agosto 1936, lo dava ancora per certamente vivo. Successivamente non si ebbero più notizie sicure. Le fonti concordano nell'indicare la sua morte tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre.
La documentazione storica non permette invece di stabilire con certezza dove e come sia stato ucciso. Una tradizione lo colloca nella zona di Montcada, dove sarebbe stato gettato in un pozzo oppure fucilato e sepolto nel cimitero locale. Un'altra tradizione indica la strada della Rabassada, sulle alture di Barcellona. Altre testimonianze, più tarde e non verificabili, collegano la sua morte alla cosiddetta checa di San Elías.
Il Martirologio della diocesi di Barcellona indicò la fucilazione alla Rabassada il 6 settembre 1936. Questa data è stata ripresa da alcune fonti ecclesiastiche, ma la documentazione dell'Ordine e quella utilizzata nel riconoscimento ufficiale del martirio mantengono una formulazione più prudente, collocando la morte intorno alla fine di agosto e all'inizio di settembre. Anche la pagina della Commissione pontificia dedicata ai martiri indica infatti Barcellona e un periodo approssimativo, senza una data precisa.
La prudenza è necessaria anche per quanto riguarda i resti. Il corpo di Pietro Rivera non è stato ritrovato né identificato. Non esiste quindi una reliquia corporea autenticata da indicare come sua sepoltura.

Un martirio riconosciuto dalla Chiesa
Il punto centrale della vicenda non è dunque la ricostruzione di un singolo episodio della morte, che le fonti non consentono di determinare con assoluta sicurezza, ma la certezza storica della sua uccisione nel contesto della persecuzione religiosa e in ragione della sua appartenenza al clero e alla vita religiosa.
La documentazione ecclesiastica ha raccolto testimonianze sulla sua vita, sulla persecuzione subita, sugli arresti e sulla morte. La sua causa fu inserita nel gruppo dei martiri legati alla persecuzione religiosa in Spagna. Nella documentazione ufficiale vaticana Pietro Rivera figura come sacerdote professo dell'Ordine dei Frati Minori Conventuali, nato a Villacreces il 3 settembre 1912 e morto a Barcellona tra la fine di agosto e l'inizio di settembre del 1936. La stessa documentazione precisa che il suo corpo non fu ritrovato.

La beatificazione
Pietro Rivera fu beatificato a Roma da papa Giovanni Paolo II l'11 marzo 2001, insieme a un gruppo complessivo di 233 martiri della persecuzione religiosa in Spagna, comprendente sacerdoti, religiosi, religiose e laici. Tra i membri della stessa causa figuravano anche cinque suoi confratelli Francescani Conventuali: Alfonso López López, Dionisio Vicente Ramos, Francisco Remón Játiva, Miguel Remón Salvador e Modesto Vegas Vegas.
La beatificazione non pretende di risolvere le incertezze documentarie relative alle circostanze materiali della sua morte. Il riconoscimento ecclesiale riguarda invece il martirio, cioè la morte subita in odio alla fede e la perseveranza nella propria identità cristiana e religiosa fino alla morte.
Nella celebrazione del 2001 Giovanni Paolo II presentò i martiri spagnoli come testimoni della fede e della riconciliazione. Il caso di Rivera si inserisce così nella più ampia memoria dei martiri della persecuzione religiosa del 1936-1939.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Candido Rivera Rivera nacque il 3 settembre 1912 a Villacreces, nella diocesi spagnola di Leon. Entrato nell’ all’Ordine dei Frati Minori Conventuali con il nome di Pedro, compì il noviziato a Granollers ed emise i voti temporanei nel 1928. Inviato in Italia per frequentare gli studi teologici ad Osimo, emise i voti solenni a Roma nel 1933, mentre nel 1935 conseguì la licenza in teologia e fu ordinato sacerdote.
Tornò allora in patria e, malgrado la sua giovanissima età, fu nominato superiore della comunità di Granollers, in riconoscimento alle sue doti morali, spirituali e culturali. Si dimostrò sempre autentico discepolo di san Francesco, pieno di amore per la vita consacrata, ottimo superiore, umile e benevolo verso i confratelli, uomo di pace, pio e particolarmente devoto al Santissimo Sacramento ed alla Vergine Maria.
Allo scoppio della guerra civile spagnola, Padre Pedro fu espulso con i suoi confratelli dal convento dai rivoluzionari e cercò rifugio presso alcune famiglie amiche. Fu comunque scovato ed arrestato il 25 luglio 1936. Non gli restò dunque che prepararsi all’imminente martirio confessandosi con il parroco di Llinas, al quale confidò: “Se avrò la grazia di essere ucciso, morirò gridando: Viva Cristo Re!”. Due giorni dopo fu liberato e si recò a Barcellona, tuttavia il 22 agosto fu nuovamente arrestato. Probabilmente tra fine agosto ed i primi di settembre del 1936 venne fucilato. Tutti lo considerarono subito un vero martire della fede.
Pedro Rivera Rivera e suoi cinque confratelli appartenenti all’Ordine dei Frati Minori Conventuali furono beatificati l’11 marzo 2001 da Papa Giovanni Paolo II con un gruppo composto complessivamente di ben 233 martiri della medesima persecuzione.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-08-18

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