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Beato Giovanni Bourdon (Protasio da Sees) Sacerdote e martire

Festa: 23 agosto

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1747 - 1794

Religioso cappuccino incarcerato con molti altri sacerdoti in una galera, durante la Rivoluzione Francese. Morì consumato dalle malattie, mentre si prendeva cura dei suoi compagni di carcere.

Martirologio Romano: All’ancora nel mare antistante Rochefort sulla costa francese, beato Giovanni (Protasio) Bourdon, sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Cappucini e martire, che, messo in una galera durante la rivoluzione francese insieme a molti altri sacerdoti, morì consunto da malattia mentre portava conforto ai compagni di reclusione.


Sullo stesso famigerato naviglio "Deux-Associés" dove morí il beato Jean-Louis di Besançon c'era anche padre Protasio Bourdon. Anche di lui non sono numerose le notizie. Nato il 3 aprile 1747, venne battezzato il giorno dopo nella parrocchia di Saint-Pierre di Séez (Orne). I suoi genitori e parenti erano benestanti, il padre, Simone Bourdon era un carraio e la madre si chiamava Maria Luigia Le Fou. La formazione cristiana ricevuta (nulla in particolare si conosce della sua fanciullezza e adolescenza) fece maturare in lui la vocazione alla vita religiosa che lo spinse a entrare, ormai ventenne, fra i cappuccini di Bayeux dove professò il 27 novembre 1768 prendendo il nome di Frate Protasio. Nel 1775 fu consacrato sacerdote e tra le scarse notizie d'archivio si trova che abitò per un po' di tempo nella casa d'Honfleur, vicino al santuario di Notre-Dame des Grâces, di cui ebbe la direzione. Lo si trova anche nel convento di Caen il 29 novembre 1783, e nel 1789 è segretario del ministro provinciale di Normandia.
L'ultima sua destinazione, come segretario provinciale e guardiano, fu il convento di Sotteville, vicino a Rouen. Qui con la sua comunità lo trovarono gli agenti municipali quando vennero a perquisire la casa e a richiedere il giuramento della costituzione civile del clero. Egli rifiutò assieme agli altri suoi confratelli, ribadendo in due circostanze diverse la sua volontà di perseverare nella vita religiosa, e particolarmente il 26 agosto 1791, mentre era in atto l'ultima verifica dell'inventario del convento, dal quale i religiosi l'anno dopo vennero definitivamente espulsi e messi sulla strada. P. Protasio volle ugualmente rimanere a Rouen e, rifiutando di prendere la via dell'esilio, trovò ospitalità presso un signore, che compensava con un po' della sua pensione e delle elemosine ricevute per le messe celebrate.
Questa sua tenacia gli meritò di essere arrestato il 10 aprile 1793 e di subire un interrogatorio da parte di due fanatici "citoyens", che, nella sua futilità e leggerezza, mostra, come solitamente avviene, l'inconsistenza di simili processi di cui è piena, purtroppo, la storia. Il testo di questo interrogatorio è stato fortunatamente conservato. P. Protasio risponde con molta libertà, ma è chiaro nel dichiarare di aver rifiutato il giuramento, di voler seguire fedelmente la sua vita religiosa, ed è reticente dove si tratta di non svelare il coinvolgimento di altre persone.
Nella perquisizione avvenuta nella casa dove si era rifugiato erano stati trovati dei manoscritti e alcuni libri stampati che divennero capi d'accusa perché difendevano i refrattari. Egli, da buon normanno, non offre ulteriori spiegazioni che sarebbero state compromettenti anche per altri e neppure svela il nome delle persone presso cui andava celebrando l'Eucarestia in segreto. È un atteggiamento unicamente religioso: per questo egli ha affrontato rischi e pericoli. È qui il suo eroismo. A lui interessa la fede integra, semplice, lucida. Non c'è nessun atteggiamento politico. L'effetto però è immediato: egli è subito rinchiuso nell'antico seminario di Rouen Saint-Vivien, utilizzato dai rivoluzionari come casa di detenzione provvisoria, in attesa della sentenza definitiva, che arriva il 10 gennaio 1794: il "cittadino" Jean Bourdon, ossia p. Protasio è condannato ad essere deportato alla Guyane per aver celebrato la messa illegalmente e aver tenuto documenti sospetti.
Il 9 marzo viene trasportato verso Rochefort. Vi arriva il 12 aprile e, perquisito, viene privato di tutto quello che poteva ancora avere: un orologio d'oro con una scatoletta per coprirlo (probabilmente si trattò di una custodia eucaristica) e 1303 lire. Imbarcato sul vascello famigerato "Deux-Associés", segue la sorte degli altri prigionieri. Il quadro desolante di sofferenze volgari, di agonie e di morte che forma il tessuto quotidiano di quella prigionia è lo stesso già descritto per il beato Jean-Louis Loir. Dopo quattro mesi p. Protasio, nella notte dal 23 al 24 agosto 1794, moriva di male contagioso. Un sopravvissuto rilasciava più tardi questa testimonianza: "Era un religioso di grande merito ed encomiabile sia per le sue iniziative a favore dei confratelli deportati, sia per le sue capacità fisiche e morali di cui era dotato, sia soprattutto per la sua fermezza nella fede, la sua prudenza, equilibrio, regolarità e altre virtù cristiane e religiose".


Fonte:
Santa Sede

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Aggiunto/modificato il 2006-10-29

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