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Beati Martiri delle stragi di settembre a La Force durante la Rivoluzione francese

Festa: 3 settembre

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† carcere La Force, Parigi, 3 settembre 1792

Il 3 settembre 1792, nella prigione parigina de La Force, tre sacerdoti francesi furono trucidati dalla folla rivoluzionaria per essersi rifiutati di prestare giuramento alla Costituzione civile del clero. Giovanni Battista Bottex, parroco di Neuville-sur-Ain e deputato agli Stati Generali; Michele Francesco de la Gardette, gesuita; e Francesco Giacinto le Livec de Trésurin, anch'egli gesuita e confessore della Principessa di Lamballe, affrontarono il martirio con serenità e coraggio. Le stragi di settembre, avvenute tra il 2 e il 7 settembre 1792 in diverse prigioni parigine, costituirono uno degli episodi più cruenti della Rivoluzione francese, segnando l'apice della persecuzione religiosa. I tre beati di La Force rappresentano la fedeltà alla Chiesa romana in un momento di crisi istituzionale senza precedenti. Beatificati da Papa Pio XI il 17 ottobre 1926, la loro memoria liturgica è fissata al 3 settembre.

Etimologia: Giovanni Battista: Dio ha fatto grazia e colui che battezza; Michele: Chi è come Dio; Francesco: uomo libero; Giacinto: fiore.

Emblema: Palme del martirio, catene spezzate, abiti sacerdotali neri, tonaca gesuita, croce.

Martirologio Romano: Sempre a Parigi, nello stesso giorno e anno, beati martiri Giovanni Battista Bottex, Michele Maria Francesco de la Gardette, Francesco Giacinto le Livec de Trésurin, che nella stessa circostanza morirono per Cristo nel carcere di “La Force”.


La Rivoluzione francese, scoppiata nel 1789, portò rapidamente a un conflitto insanabile tra il nuovo potere rivoluzionario e la Chiesa cattolica. Il 12 luglio 1790 l'Assemblea Nazionale Costituente approvò la Costituzione civile del clero, che sottoponeva la Chiesa francese al controllo dello Stato, trasformando vescovi e parroci in funzionari pubblici salariati e imponendo loro un giuramento di fedeltà alla nuova costituzione. Papa Pio VI condannò questa legge come scismatica ed eretica, proibendo ai sacerdoti di prestarla.
La Chiesa francese si spaccò così drammaticamente tra clero costituzionale, che accettò il giuramento, e clero refrattario, che lo rifiutò rimanendo fedele a Roma. I preti refrattari divennero immediatamente bersaglio della persecuzione: furono privati dei loro benefici, costretti all'esilio o alla clandestinità, e molti finirono in prigione. La situazione peggiorò ulteriormente dopo la caduta della monarchia il 10 agosto 1792, quando l'Assemblea Legislativa impose un nuovo giuramento ancora più radicale: "Giuro di mantenere la libertà e l'uguaglianza, e persino di morire per difenderle".

Giovanni Battista Bottex: il parroco deputato
Giovanni Battista Bottex nacque a Neuville-sur-Ain, un piccolo borgo della regione dell'Ain, il 26 dicembre 1749, figlio di Mamert Bottex, notaio reale, e di Anne Montagnat. La sua formazione fu solida: entrò nel seminario di San Ireneo a Lione, dove si distinse per l'intelligenza e la pietà. Nel 1773 divenne professore di logica nello stesso seminario, dimostrando doti didattiche non comuni.
Dopo alcuni anni di insegnamento, l'abate Bottex, dottore in teologia, lasciò l'accademia per dedicarsi al ministero pastorale. Fu nominato vicario di Saint-Jean-le-Vieux, sempre nella diocesi di Belley, e successivamente, nel 1775, parroco della sua parrocchia natale Neuville-sur-Ain. Qui esercitò un ministero zelante, guadagnandosi la stima dei fedeli e del clero locale.
Il 3 aprile 1789, in un momento cruciale della storia francese, fu eletto dal ballo di Bourg-en-Bresse come uno dei deputati dell'Ordine del Clero presso gli Stati Generali. Questa assemblea, convocata da Luigi XVI per risolvere la crisi finanziaria del regno, si trasformò rapidamente in Assemblea Nazionale Costituente. Bottex vi partecipò come membro della destra conservatrice, schierandosi a difesa della monarchia e della Chiesa.
Durante i lavori dell'Assemblea, Bottex strinse rapporti con figure di spicco della destra, tra cui l'abate Maury, celebre oratore e difensore della Chiesa. Dopo lo scioglimento dell'Assemblea, si ritirò nel seminario delle Missioni Estere a Parigi, ma i suoi legami con gli esponenti della destra monarchica lo segnarono come sospetto. Dopo il 10 agosto 1792, con la caduta della monarchia, fu arrestato e condotto alla prigione de La Force.

Michele Francesco de la Gardette: il gesuita silenzioso
Michele Francesco de la Gardette nacque a Billom, nell'Alvernia, il 5 settembre 1744. Entrò nella Compagnia di Gesù in un periodo difficile: nel 1762 la Compagnia era stata soppressa in Francia per decisione del Parlamento di Parigi, e nel 1773 sarebbe stata soppressa universalmente da Papa Clemente XIV sotto la pressione delle monarchie borboniche.
Nonostante la soppressione, de la Gardette rimase fedele al suo ideale religioso e continuò a vivere secondo lo spirito ignaziano. Le informazioni sulla sua vita sono scarse, ma questo silenzio stesso è eloquente: testimonia una vita nascosta, dedicata alla preghiera e al ministero discreto, lontano dai riflettori della storia. Quando scoppiò la Rivoluzione, de la Gardette si trovava a Parigi. Come tutti i religiosi, fu costretto a lasciare l'abito religioso, ma rifiutò di prestare il giuramento richiesto ai sacerdoti.
Il suo arresto avvenne probabilmente dopo il 10 agosto 1792, quando la caccia ai preti refrattari si intensificò. Fu rinchiuso nella prigione de La Force, dove avrebbe incontrato gli altri due compagni di martirio.

Francesco Giacinto le Livec de Trésurin: il confessore della Principessa di Lamballe
Francesco Giacinto le Livec de Trésurin nacque a Quimper, in Bretagna, il 5 maggio 1726, il più anziano dei tre. La sua formazione fu tipicamente gesuitica: entrò nella Compagnia di Gesù e fu professore di filosofia nei collegi di Amiens e poi di Vannes. Successivamente divenne tesoriere del collegio gesuita di Brest, dimostrando capacità amministrative.
Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù in Francia nel 1762, le Livec lasciò la Francia e si recò in Italia e poi in Germania, dove continuò a insegnare. Finalmente tornò in Francia, prima a Tours e poi a Parigi, dove fu nominato cappellano delle Figlie del Calvario nel Marais.
Una tappa significativa della sua vita fu il servizio come confessore della Principessa di Lamballe, Maria Teresa Luisa di Savoia-Carignano, amica intima della regina Maria Antonietta. Questo incarico lo mise in una posizione delicata e pericolosa, legandolo alla corte e rendendolo sospetto agli occhi dei rivoluzionari.
Come gli altri due, le Livec rifiutò di prestare il giuramento alla Costituzione civile del clero e fu arrestato. Alcune fonti indicano che fu imprigionato dopo il 10 agosto 1792, quando la situazione per tutti i legati alla corte divenne insostenibile.

La prigione de La Force
La prigione de La Force si trovava nel quartiere del Marais, a Parigi. Costruita nel XVII secolo come residenza privata della famiglia nobile de La Force, era stata convertita in carcere per debitori. Durante la Rivoluzione, con l'aumento dei prigionieri politici, fu utilizzata per detenere ecclesiastici refrattari, nobili sospetti e altri oppositori del regime rivoluzionario.
Le condizioni di detenzione erano dure: sovraffollamento, scarsa igiene, alimentazione insufficiente. Tuttavia, i tre sacerdoti organizzarono una vita spirituale, preparandosi con la preghiera e i sacramenti al momento supremo della testimonianza. Non opposero resistenza armata, accettando il martirio come testimonianza della loro fede.

Il martirio del 3 settembre
All'inizio di settembre 1792, la situazione militare della Francia rivoluzionaria appariva disperata. Le armate prussiane avanzavano verso Parigi dopo la caduta di Verdun. Si diffuse il panico e la convinzione che i prigionieri politici, in caso di invasione, potessero unirsi ai nemici della Rivoluzione.
Il 2 settembre, su iniziativa dei comitati rivoluzionari e con la complicità delle autorità comunali, iniziarono i massacri nelle prigioni parigine. Il 2 settembre furono trucidati i prigionieri dell'Abbazia di San Germano e del Carmelo. Il 3 settembre toccò alla prigione de La Force.
I carnefici erano gruppi di sanculotti armati di picche, asce, sciabole e bastoni ferrati. I prigionieri venivano condotti uno alla volta davanti a un tribunale improvvisato, interrogati sommariamente e poi massacrati nel cortile o nei corridoi. I corpi venivano poi spogliati e gettati in fosse comuni.
Giovanni Battista Bottex, Michele Francesco de la Gardette e Francesco Giacinto le Livec de Trésurin furono chiamati uno dopo l'altro. A ciascuno fu chiesto di prestare il giuramento: "Giuro di mantenere la libertà e l'uguaglianza, e persino di morire per difenderle". Tutti e tre rifiutarono, rimanendo fedeli alla loro coscienza e alla Chiesa. Furono trucidati nel cortile della prigione il 3 settembre 1792. Alcune fonti indicano che le Livec potrebbe essere morto il 4 settembre, ma la tradizione liturgica li commemora tutti il 3 settembre.

La beatificazione
Il processo di beatificazione dei martiri di settembre fu avviato nel XIX secolo, ma si concluse solo nel 1926. Papa Pio XI, con decreto del 17 ottobre 1926, beatificò complessivamente 191 martiri della Rivoluzione francese, suddivisi in diversi gruppi con memorie liturgiche distinte. I tre martiri di La Force - Bottex, de Lagardette e le Livec de Trésurin - furono inclusi in questo gruppo, con memoria al 3 settembre.
La beatificazione riconobbe il martirio in odium fidei, cioè per odio alla fede, come causa della loro morte. Non furono richiesti miracoli, poiché il martirio stesso costituisce prova sufficiente per la beatificazione.

Il culto
Il culto dei tre martiri di La Force è principalmente locale, legato alle loro diocesi di origine e alla diocesi di Parigi. Alcune chiese parigine conservano reliquie o memorie di questi martiri. Il Martirologio Romano li commemora insieme il 3 settembre.

L'iconografia
L'iconografia dei tre martiri li rappresenta generalmente insieme, con abiti sacerdotali neri, spesso con palme del martirio e catene spezzate. Le rappresentazioni artistiche evidenziano la loro unità nella testimonianza, pur nella diversità delle loro storie personali.

Curiosità
La prigione de La Force aveva una storia singolare. Prima di diventare carcere, era stata la residenza del maresciallo de La Force, uno dei compagni d'arme di Enrico IV. Nel XVIII secolo era famosa per essere una prigione per debitori, dove molti scrittori e personaggi famosi furono detenuti, tra cui il celebre avventuriero Giacomo Casanova, che vi fu imprigionato nel 1755 e raccontò la sua esperienza nelle memorie.
Durante la Rivoluzione, la prigione fu teatro non solo del massacro dei tre sacerdoti, ma anche dell'uccisione della principessa di Lamballe, di cui le Livec era stato confessore. Il suo destino tragico è uno dei più noti delle stragi di settembre: fu trascinata fuori dalla prigione, uccisa e la sua testa portata in punta di una lancia sotto le finestre della regina Maria Antonietta.
La prigione de La Force fu demolita nel 1845 per far posto a nuovi edifici nel quartiere del Marais. Oggi non rimane traccia dell'edificio, ma una targa commemorativa ricorda i martiri nel luogo dove sorgeva la prigione.

Autore: Enrico Quiri
 


 

Durante la Rivoluzione Francese un’innumerevole schiera di cristiani preferì morire anziché rinnegare la propria fede. Tra essi uno è già venerato come Santo, ben 439 sono già venerati come Beati e per molti altri sono in corsi i processi per elevarli alla gloria degli altari. Il 17 ottobre 1926, riconosciutone il martirio “in odium fidei”, Pio XI beatificò 191 vittime dei cosiddetti “massacri di settembre”, ai quali il Martyrologium Romanum dedica quattro commemorazioni tra il 2 ed il 3 settembre, in base al giorno ed al luogo della morte.
Il gruppo oggetto della presente consta di tre martiri, un sacerdote della diocesi di Belley e due gesuiti, uccisi il 3 settembre 1792 nella prigione parigina denominata “La Force” per essersi rifiutati di prestare il giuramento imposto agli eccesiastici durante la Rivoluzione Francese.

Ecco l’elenco completo dei tre beati martiri:

99329 - Jean-Baptiste Bottex, sacerdote diocesi Belley,
99330 - Michel-Francois de Lagardette, sacerdote gesuita,
99331 - Francois-Hyacinthe Lé Livec de Trésurin, sacerdote gesuita.


Autore:
Don Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-08-19

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