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Saint-André, Meuse, Francia, 3 dicembre 1710 - Rochefort, Francia, 30 settembre 1794
Fu un sacerdote della Compagnia di Gesù, professore di filosofia e teologia e, negli ultimi anni della sua vita, vittima della deportazione del clero durante la Rivoluzione francese. Nato il 3 dicembre 1710 a Saint-André, località oggi identificata con Saint-André-en-Barrois nella Meuse, entrò nel noviziato gesuita di Nancy nel 1728 e svolse per diversi decenni attività di insegnamento e responsabilità nelle istituzioni della Compagnia. Dopo la soppressione dei gesuiti continuò il ministero sacerdotale in Lorena, soprattutto a Saint-Mihiel e nel territorio di Verdun. Arrestato il 28 ottobre 1793, fu destinato alla deportazione in Guyana e nel giugno 1794 venne imbarcato sulla nave-prigione Washington, rimasta ancorata presso Rochefort a causa del blocco navale britannico. Le condizioni di detenzione provocarono malattie, denutrizione e un elevatissimo numero di morti. Ammalatosi gravemente, Cordier fu trasferito in un ospedale provvisorio sull’Île Madame, dove morì il 30 settembre 1794. La sua vicenda è documentata soprattutto nel contesto collettivo dei deportati di Rochefort e della memoria dei 64 martiri beatificati da Giovanni Paolo II nel 1995. La tradizione ecclesiale lo venera come martire, mentre la documentazione storica consente soprattutto di ricostruire con precisione la sua appartenenza alla Compagnia di Gesù, la sua attività sacerdotale, la deportazione e la morte per malattia e stenti.
Martirologio Romano: Sulla costa francese nel mare antistante Rochefort, beato Giovanni Nicola Cordier, sacerdote e martire, che, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, svolse il suo ministero sacerdotale nel territorio di Verdun, finché, nel corso della rivoluzione francese, gettato perché sacerdote in una galera ferma all’ancora, morì malato di letale inedia.
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Giovanni Nicola Cordier nacque il 3 dicembre 1710 a Saint-André, nel territorio della Meuse, allora appartenente al ducato di Lorena. Le fonti moderne lo identificano con Saint-André-en-Barrois, località situata nei pressi di Souilly. La data di nascita è concordemente attestata, mentre le fonti gesuitiche indicano talvolta Souilly come luogo di nascita in senso geografico più ampio. Per evitare una falsa alternativa, è preferibile considerare Saint-André come il luogo specifico e Souilly come il riferimento territoriale. A diciotto anni Cordier entrò nel noviziato della Compagnia di Gesù a Nancy, il 28 settembre 1728. La sua formazione fu prevalentemente intellettuale e teologica. Studiò filosofia presso l’Università di Pont-à-Mousson e successivamente teologia, conseguendo il dottorato secondo le fonti biografiche gesuitiche.
L’attività di insegnamento La prima parte della sua vita religiosa fu caratterizzata dall’insegnamento nei collegi della Compagnia. Fu impegnato a Dijon, Auxerre e Autun e successivamente nell’insegnamento della filosofia e della teologia a Strasburgo e Pont-à-Mousson. La sua attività appare quindi legata soprattutto alla tradizione educativa e accademica dei gesuiti della Lorena e della Francia orientale. Le fonti moderne concordano nel presentarlo come professore di filosofia e teologia, mentre i dettagli relativi alla successione precisa dei singoli incarichi non sono riportati in modo uniforme da tutte le fonti. È pertanto opportuno evitare una cronologia eccessivamente dettagliata quando non sia possibile stabilire con sicurezza le singole date. In seguito Cordier assunse anche incarichi di responsabilità interna alla Compagnia. Fu prefetto degli studi e superiore di una comunità gesuita. Le fonti gesuitiche collocano una parte importante della sua attività a Saint-Mihiel, nella diocesi di Verdun, dove rimase legato anche al servizio pastorale di una comunità religiosa femminile.
La soppressione della Compagnia di Gesù La vita di Cordier fu profondamente segnata dalla soppressione della Compagnia di Gesù. Dopo la soppressione della Compagnia nei diversi territori europei e infine la soppressione universale decretata da Clemente XIV nel 1773, Cordier non abbandonò il ministero sacerdotale. Le fonti gesuitiche ricordano che rimase in Lorena e continuò a esercitare il ministero, svolgendo in particolare il servizio di cappellano presso una comunità di religiose. La sua vicenda mostra quindi una distinzione importante: Cordier non fu un gesuita attivo in una Compagnia giuridicamente esistente fino alla Rivoluzione, ma un ex religioso della Compagnia soppressa che continuò a vivere il proprio sacerdozio. Nel 1790 la Rivoluzione francese soppresse gli ordini religiosi. Cordier, ormai anziano, trovò accoglienza presso il canonico Georges-François Steinhoff a Verdun. La sua età avanzata non gli impedì di continuare a essere considerato dalle autorità rivoluzionarie un sacerdote appartenente al clero non conforme alla nuova legislazione ecclesiastica.
L’arresto e la deportazione Cordier fu arrestato il 28 ottobre 1793. Le fonti successive lo inseriscono tra i sacerdoti destinati alla deportazione prevista contro il clero refrattario. Rimase detenuto per circa sei mesi prima di essere trasferito verso Rochefort insieme ad altri sacerdoti e religiosi. La deportazione aveva come destinazione la Guyana francese. Il progetto non poté tuttavia essere realizzato. I deportati furono concentrati nel porto di Rochefort e rinchiusi su due vecchie navi adibite a pontoni-prigione, la Deux-Associés e la Washington, già utilizzate nel traffico marittimo e non adatte a ospitare un numero così elevato di prigionieri. Cordier fu imbarcato sulla Washington nel giugno 1794. La nave rimase ancorata nell’estuario della Charente: il blocco navale britannico impediva la partenza e rendeva impossibile la deportazione oltremare.
La vita sulla Washington Le condizioni di detenzione furono estremamente dure. I prigionieri erano ammassati negli spazi inferiori della nave, in condizioni igieniche precarie e con alimentazione insufficiente. Le testimonianze dei sopravvissuti descrivono la diffusione di malattie, fra cui tifo e scorbuto, insieme alla debolezza provocata dalla denutrizione. Il numero dei morti aumentò rapidamente durante l’estate del 1794. I corpi venivano portati a terra e sepolti in luoghi prossimi alle navi. Quando le condizioni sanitarie peggiorarono ulteriormente, i prigionieri più malati furono trasferiti in un ospedale provvisorio allestito sull’Île Madame. Cordier, già molto anziano, si ammalò gravemente durante la prigionia. La documentazione gesuitica riferisce che fu trasferito nell’ospedale dell’isola, dove le condizioni erano comunque migliori rispetto a quelle della nave.
La morte sull’Île Madame Giovanni Nicola Cordier morì il 30 settembre 1794 nell’ospedale provvisorio dell’Île Madame. Il Martyrologium Romanum ricorda la sua morte per malattia e inedia, dopo la deportazione su una nave-prigione. La sua morte deve quindi essere distinta dalle forme di martirio caratterizzate da esecuzione capitale. Cordier morì in conseguenza delle condizioni della deportazione, della prigionia, della malattia e degli stenti. La Chiesa lo riconosce tuttavia come martire, nel quadro della causa collettiva dei sacerdoti e religiosi morti durante la deportazione di Rochefort. Cordier fu una delle vittime sepolte sull’Île Madame. Le fonti relative ai pontoni ricordano 254 sepolture nell’area dell’isola, mentre altre vittime erano state sepolte precedentemente sull’Île d’Aix. Non è documentata una sepoltura individuale conservata o riconoscibile di Cordier.
I martiri dei pontoni di Rochefort La vicenda di Cordier appartiene alla storia collettiva dei deportati di Rochefort. Nel 1794 furono condotti verso Rochefort 829 sacerdoti e religiosi destinati alla deportazione. La maggior parte fu rinchiusa sulla Deux-Associés e sulla Washington. Le navi non poterono partire e divennero luoghi di prigionia caratterizzati da sovraffollamento, denutrizione e malattie. Le fonti concordano sul carattere eccezionalmente grave della mortalità. Una parte dei prigionieri morì sulle navi, mentre altri furono trasferiti sull’Île d’Aix o sull’Île Madame. L’insieme della documentazione ha permesso di ricostruire una delle più importanti vicende della persecuzione del clero durante la Rivoluzione francese. Nel processo di beatificazione furono selezionati 64 deportati per i quali fu ritenuta sufficientemente documentata la testimonianza cristiana nella sofferenza e nella morte. Giovanni Nicola Cordier fu incluso in questo gruppo.
La beatificazione del 1995 Il 1° ottobre 1995 Giovanni Paolo II beatificò a Roma Giovanni Battista Souzy e 63 compagni, vittime della persecuzione religiosa durante la Rivoluzione francese. Cordier era il membro del gruppo appartenente alla Compagnia di Gesù. Il riconoscimento non riguarda quindi un culto individuale nato esclusivamente intorno alla figura di Cordier, ma si inserisce nella più ampia causa dei martiri di Rochefort. La documentazione raccolta sui sopravvissuti e sulle condizioni della deportazione costituì una componente importante della ricostruzione ecclesiale della loro morte.
Persona storica e memoria del martirio La documentazione sulla vita di Cordier è relativamente più ricca per gli anni trascorsi nella Compagnia di Gesù che per il periodo immediatamente precedente all’arresto. Le fonti gesuitiche permettono di ricostruire la sua formazione, l’attività di insegnamento e le responsabilità esercitate nelle comunità religiose. La fase finale della sua vita è invece inseparabile dalla storia collettiva dei pontoni. La memoria di Cordier si è quindi sviluppata principalmente attraverso due elementi: la sua identità di antico gesuita e sacerdote e la sua morte nel sistema di deportazione di Rochefort.
Cronologia - 3 dicembre 1710 - Nasce a Saint-André, nella Meuse, nel ducato di Lorena. - 28 settembre 1728 - Entra nel noviziato della Compagnia di Gesù a Nancy. - Anni successivi - Compie gli studi filosofici e teologici e svolge attività di insegnamento nei collegi gesuiti. - XVIII secolo - Insegna filosofia e teologia e assume incarichi di responsabilità nella Compagnia, tra cui quelli di prefetto degli studi e superiore. - 1773 - La Compagnia di Gesù viene soppressa universalmente; Cordier continua il ministero sacerdotale in Lorena. - 1790 - La Rivoluzione francese sopprime gli ordini religiosi; Cordier trova accoglienza a Verdun. - 28 ottobre 1793 - Viene arrestato e destinato alla deportazione. - Giugno 1794 - È imbarcato sulla nave-prigione Washington a Rochefort. - Estate 1794 - Le condizioni di prigionia provocano una crescente diffusione di malattie e numerosi decessi. - Settembre 1794 - Cordier, gravemente malato, viene trasferito nell’ospedale provvisorio dell’Île Madame. - 30 settembre 1794 - Muore sull’Île Madame per malattia e stenti. - 1° ottobre 1995 - Giovanni Paolo II lo beatifica insieme a Giovanni Battista Souzy e ad altri 63 martiri di Rochefort.
Valutazione storico-critica - L’identità di Giovanni Nicola Cordier è storicamente ben documentata: le fonti ufficiali ecclesiastiche e gesuitiche concordano sul nome, sulla nascita nel 1710, sull’appartenenza alla Compagnia di Gesù e sulla morte nel 1794. - Il luogo di nascita presenta una differenza terminologica nelle fonti: alcune indicano Saint-André, altre Saint-André-en-Barrois, altre ancora Souilly. La formulazione più precisa è Saint-André, oggi Saint-André-en-Barrois, mentre Souilly identifica l’area geografica di riferimento. - La sua formazione e la sua attività di docente sono ben attestate dalle fonti gesuitiche, che lo ricordano come professore di filosofia e teologia e come responsabile di comunità e istituzioni della Compagnia. - Dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, Cordier continuò il ministero sacerdotale. Non deve quindi essere presentato come membro di una comunità gesuita ancora giuridicamente esistente negli ultimi decenni della sua vita. - L’arresto del 28 ottobre 1793, la deportazione e l’imbarco sulla Washington sono elementi consolidati dalla documentazione relativa ai martiri di Rochefort. - La morte avvenne il 30 settembre 1794 nell’ospedale provvisorio dell’Île Madame, dopo il trasferimento dalla nave. È pertanto più preciso parlare di morte per malattia e stenti durante la deportazione che di morte avvenuta direttamente a bordo della Washington. - La causa di beatificazione fu collettiva. Cordier fu beatificato il 1° ottobre 1995 insieme a Giovanni Battista Souzy e ad altri 63 martiri. Non risulta canonizzato. - La memoria del 30 settembre è quella riportata dal Martyrologium Romanum per Cordier individualmente. La Compagnia di Gesù presenta inoltre una memoria comune dei propri martiri, nella quale Cordier compare con Joseph Imbert in una diversa data. Le due indicazioni appartengono a calendari liturgici differenti e non devono essere confuse. - La documentazione sulla sua vita è più consistente per il periodo gesuita che per gli ultimi mesi. Per questi ultimi, la sua storia individuale deve essere ricostruita all’interno della documentazione collettiva sui pontoni di Rochefort. - La tradizione del martirio è stata recepita ufficialmente dalla Chiesa nella beatificazione del 1995. Storicamente, la morte è riconducibile alle condizioni di prigionia, alla malattia e alla denutrizione subite durante la deportazione.
Fonti e bibliografia essenziale - Martyrologium Romanum, editio typica, Typis Vaticanis, 2004, memoria del 30 settembre. - Congregazione delle Cause dei Santi, documentazione relativa al beato Jean-Baptiste Souzy e ai 63 compagni, Dicastero delle Cause dei Santi, Città del Vaticano. - Acta Apostolicae Sedis, LXXXVIII (1996), pp. 617-620, atto relativo alla beatificazione di Giovanni Battista Souzy e dei 63 compagni. - Giovanni Paolo II, Omelia nella beatificazione dei 64 martiri della Rivoluzione francese, Roma, 1° ottobre 1995. - Marie-Bon-Philippe Bottin, Récit abrégé des souffrances de près de huit cents ecclésiastiques français…, Paris, Crapart, 1796. - Jacques Hérissay, Les Pontons de Rochefort, Paris, 1925. - L. Poivert, La déportation ecclésiastique de l’An II, La Rochelle, 1934. - K. I. Rabenstein, voce ‘Rochefort Ships, Martyrs of, Bb.’, in New Catholic Encyclopedia, riferimento bibliografico a Jean-Nicolas Cordier. - John N. Tylenda, Jesuit Saints and Martyrs, Chicago, Loyola Press, 1998, pp. 165-167. - Society of Jesus, biografia del Beato John Nicholas Cordier, documentazione ufficiale della Compagnia di Gesù. - Conférence des évêques de France, Nominis, scheda del Beato Jean-Nicolas Cordier, sacerdote e martire. Autore: Giampietro Cattini
Papa Giovanni Paolo II beatificò il 1° ottobre 1995 un gruppo di 64 martiri morti durante la Rivoluzione Francese, vittime delle sofferenze patite per la fede, noti quali “Martiri dei pontoni di Rochefort”. Sulla vecchia imbarcazione “Washington”, ancorata nella regione de La Rochelle, furono imprigionati e morirono parecchi sacerdoti e religiosi cattolici fedeli alla Santa Sede. Patirono sofferenze e vessazioni terribili a causa della loro fede e morirono in seguito ai maltrattamenti subiti. Ben 285 sopravvissuti furono invece liberati il 12 febbraio 1795 e, tornati ai loro paesi, lasciarono testimonianze scritte dell’eroico esempio dei loro compagni, permettendo così l’avvio dei processi per la loro beatificazione.
Il Martyrologium Romanum, che commemora i martiri singolarmente o in gruppo a seconda dell’anniversario del martirio, pone in data odierna la festa del Beato Jean-Nicolas Cordier. Questi, nato a Saint-André il 3 dicembre 1710, fu sacerdote professo gesuita, ma alla soppressione della Compagnia di Gesù esercitò il suo ministero presso Verdun in Lorena al servizio della vita consacrata, sostenendo e guidando specialmente le monache. Catturato dai rivoluzionari, terminò i suoi giorni imprigionato al largo di Rochefort il 30 settembre 1794.
Autore: Fabio Arduino
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