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Beato Francesco Monzon Romeo Sacerdote domenicano, martire

Festa: 29 agosto

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Híjar, Teruel, Spagna, 29 marzo 1912 - Híjar, Teruel, Spagna, 29 agosto 1936

Appartiene alla giovane generazione di religiosi domenicani travolta dalla persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola del 1936. Nato a Híjar, nel Teruel, il 29 marzo 1912, manifestò fin dall'adolescenza l'orientamento verso la vita religiosa e nel 1925 entrò nella Scuola apostolica domenicana di Calanda. Nel 1928 vestì l'abito dell'Ordine dei Predicatori a Valencia e, dopo gli studi filosofici e teologici, completati a Salamanca, fu ordinato sacerdote il 3 maggio 1936. Aveva appena iniziato il ministero sacerdotale quando, durante l'estate, tornò nella sua città natale per le vacanze e si trovò coinvolto nella persecuzione contro il clero e i religiosi. Per alcuni giorni cercò rifugio nelle campagne circostanti, ma il 24 agosto fu individuato e arrestato dopo che i miliziani avevano minacciato la sua famiglia. Rimase in prigione fino al 29 agosto, quando fu condotto fuori dall'abitato e ucciso. Aveva ventiquattro anni e da meno di quattro mesi era sacerdote. La Chiesa cattolica lo ha riconosciuto martire e lo ha beatificato l'11 marzo 2001.

Etimologia: Dal latino medievale Franciscus, 'francese, appartenente ai Franchi'.

Emblema: Abito domenicano, croce o palma del martirio.

Martirologio Romano: Nel villaggio di Híjar presso Teruel sempre in Spagna, beato Francesco Monzón Romeo, sacerdote dell’Ordine dei Predicatori e martire, che nella stessa persecuzione confermò con il sangue la sua fedeltà al Signore.


Francesco nacque a Híjar, centro del Bajo Aragón nella provincia di Teruel e allora appartenente all'arcidiocesi di Saragozza, il 29 marzo 1912. Crebbe in una famiglia cristiana e ricevette nel paese la prima formazione. Le testimonianze raccolte negli anni successivi alla persecuzione ricordano la sua precoce familiarità con la vita religiosa: frequentava il convento dei Cappuccini, serviva la Messa e intratteneva rapporti con i religiosi.
L'orientamento verso la vita consacrata maturò durante l'adolescenza. Nel settembre 1925, a tredici anni, entrò nella Scuola apostolica dei Domenicani di Calanda, istituita proprio in quell'anno. Qui proseguì gli studi umanistici e iniziò il cammino formativo nell'Ordine dei Predicatori. La scelta domenicana non fu quindi una decisione improvvisa dell'età adulta, ma l'esito di una vocazione maturata molto presto e accompagnata da un percorso formativo regolare.

La formazione nell'Ordine dei Predicatori
Nel settembre 1928 Francesco fu inviato a Valencia. Il 3 ottobre vestì l'abito domenicano e iniziò il noviziato. Al termine dell'anno di prova fu ammesso alla professione religiosa temporanea il 4 ottobre 1929. Proseguì quindi gli studi nel convento dei Predicatori di Valencia, frequentando filosofia e teologia.
Il 30 marzo 1933 emise la professione solenne. La sua formazione si svolse dunque secondo il normale itinerario intellettuale e spirituale previsto per i giovani sacerdoti dell'Ordine: studio, vita comunitaria, disciplina religiosa e progressivo accesso agli ordini sacri. Nel settembre 1935 fu inviato al convento di San Esteban a Salamanca per completare gli studi teologici.
La sua permanenza a Salamanca coincise con una fase di forte tensione politica e sociale nella Spagna repubblicana. Per i religiosi, la situazione era particolarmente delicata: l'appartenenza a un Ordine religioso poteva diventare di per sé motivo di persecuzione. La futura sorte di Francesco si sarebbe consumata proprio nel passaggio dalla formazione alla vita sacerdotale.

Il sacerdozio
Francesco fu ordinato sacerdote il 3 maggio 1936 nella cappella del Palazzo episcopale di Salamanca dal vescovo Enrique Plá y Deniel. La prima Messa fu celebrata il 14 maggio nella chiesa conventuale domenicana di Calanda. Era sacerdote da poco più di tre mesi quando la situazione politica e militare precipitò nell'estate del 1936.
Il suo ministero sacerdotale fu quindi brevissimo. Non ebbe il tempo di sviluppare un'opera pastorale autonoma, di pubblicare scritti o di assumere incarichi importanti nell'Ordine. La sua figura è ricordata soprattutto attraverso la testimonianza della formazione religiosa ricevuta e, soprattutto, attraverso il comportamento mantenuto durante le settimane della persecuzione.

La persecuzione e la fuga nelle campagne
Allo scoppio della guerra civile spagnola, Francesco si trovava a Híjar presso la propria famiglia. La persecuzione religiosa rese rapidamente insicura la presenza di sacerdoti e religiosi. Il giovane domenicano cercò rifugio nelle campagne intorno al paese, dove rimase nascosto per alcuni giorni.
Secondo le testimonianze raccolte nella documentazione domenicana, durante questo periodo continuò a dedicarsi alla preghiera e alla meditazione. Il fratello Miguel, allora tredicenne e destinato anch'egli a entrare nell'Ordine domenicano, gli portava quotidianamente del latte. Questo particolare, tramandato dalle fonti agiografiche, restituisce un'immagine concreta della situazione: da una parte la caccia ai religiosi, dall'altra la solidarietà della famiglia che cercava di assistere il giovane sacerdote nascosto.
Una testimonianza successiva riferisce inoltre che Francesco utilizzava durante quei giorni un libro di sant'Alfonso Maria de' Liguori, Le glorie di Maria, dedicandosi alla meditazione e alla preghiera. Il dato appartiene alla memoria agiografica successiva, ma è coerente con il profilo spirituale delineato dalle testimonianze raccolte sulla sua prigionia.

L'arresto
Il 24 agosto 1936 alcuni miliziani si presentarono nella casa dei genitori di Francesco. Secondo la testimonianza riportata nelle fonti domenicane, minacciarono la madre affinché rivelasse il nascondiglio del figlio. La donna non lo indicò. Successivamente i miliziani tornarono e assicurarono ai genitori che, se Francesco si fosse consegnato, non gli sarebbe accaduto nulla.
Il padre accompagnò quindi gli uomini nel luogo in cui Francesco si trovava. Il giovane religioso fu arrestato e condotto in prigione. La circostanza è particolarmente significativa perché mostra come il suo arresto sia avvenuto nell'ambito della persecuzione rivolta contro la sua appartenenza religiosa, mentre egli era già conosciuto nel paese come sacerdote domenicano.

La prigionia
Durante i giorni trascorsi in carcere Francesco mantenne, secondo la testimonianza di un compagno di prigionia raccolta nella documentazione domenicana, un atteggiamento sereno e raccolto. La stessa testimonianza lo descrive impegnato nella meditazione e nella preghiera e ricorda le conversazioni di carattere spirituale con gli altri detenuti.
Questa testimonianza è particolarmente importante perché proviene dalla documentazione storica raccolta dalla Provincia domenicana di Aragona già negli anni successivi alla guerra. L'opera di Manuel García Miralles, pubblicata nel 1962, dichiara di essersi basata su relazioni di testimoni, documentazione dell'archivio provinciale e testimonianze raccolte negli anni immediatamente successivi agli eventi.
Il comportamento attribuito a Francesco durante la prigionia permette di comprendere meglio la ragione per cui la tradizione domenicana abbia insistito sulla sua serenità. Non si tratta soltanto del racconto di una morte violenta, ma della testimonianza di un giovane sacerdote che, di fronte alla possibilità concreta della morte, continuò a vivere secondo le pratiche religiose che avevano caratterizzato la sua formazione.

Il martirio
Il 29 agosto 1936 Francesco fu prelevato dalla prigione. Secondo le testimonianze riportate dalle fonti agiografiche, nel pomeriggio fu fatto salire su un'automobile. Giunto nei pressi del campo di calcio di Híjar, fu fatto scendere e venne ucciso con colpi d'arma da fuoco alla testa.
La data del 29 agosto è quella riconosciuta dal Martirologio Romano e dalla documentazione ufficiale relativa alla beatificazione. Anche il Vaticano, nell'elenco dei candidati beatificati l'11 marzo 2001, registra Francesco Monzón Romeo come nato a Híjar il 29 marzo 1912 e morto il 29 agosto 1936.
Aveva ventiquattro anni. Aveva emesso la professione solenne nel 1933 ed era stato ordinato sacerdote soltanto il 3 maggio dello stesso anno della morte. La sua esperienza sacerdotale era dunque durata meno di quattro mesi. La brevità della sua vita ministeriale costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua vicenda: la sua testimonianza non si sviluppò attraverso una lunga attività pastorale, ma attraverso la fedeltà alla propria identità religiosa nel momento della persecuzione.
Le fonti agiografiche riportano anche una frase attribuita a Francesco al momento della partenza verso il luogo dell'esecuzione, nella quale egli avrebbe richiamato il sangue di Cristo versato per lui e dichiarato di essere pronto a versare il proprio. La frase è tramandata in fonti posteriori e non deve essere considerata una trascrizione documentaria certa delle sue ultime parole.

La sepoltura e il destino dei resti
Dopo l'uccisione, il corpo di Francesco fu deposto in una fossa comune. Una prima testimonianza riferisce che la famiglia non fu autorizzata a recuperarlo. La documentazione successiva, tuttavia, attesta il recupero dei resti e la loro successiva conservazione a Saragozza. Per questo è opportuno distinguere il dato iniziale, documentato dalla memoria del martirio, dalle notizie posteriori riguardanti la traslazione delle reliquie.
La documentazione archivistica relativa alle vittime della persecuzione a Híjar conferma inoltre la presenza di Francesco Monzón Romeo tra le persone sepolte nelle fosse comuni del paese.

La beatificazione
Francesco Monzón Romeo fu inserito nella causa comprendente José Aparicio Sanz e altri 232 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. Il gruppo comprendeva sacerdoti, religiosi, religiose e laici appartenenti a differenti realtà ecclesiali. Tra essi figuravano diciotto religiosi della Provincia domenicana di Aragona e due sacerdoti dell'arcidiocesi di Saragozza.
Il 11 marzo 2001 papa Giovanni Paolo II celebrò in piazza San Pietro la beatificazione di José Aparicio Sanz e dei suoi 232 compagni. Francesco Monzón Romeo fu quindi riconosciuto ufficialmente dalla Chiesa come martire. La sua memoria liturgica è fissata al 29 agosto, giorno della morte.
La formula del Martirologio Romano lo presenta come sacerdote dell'Ordine dei Predicatori e martire, ricordando che nella persecuzione confermò con il sangue la propria fedeltà al Signore. La sua memoria liturgica non deriva quindi da una semplice devozione locale, ma dall'inserimento nel culto pubblico della Chiesa successivo al riconoscimento del martirio.

Un martire della giovane generazione domenicana
La vicenda di Francesco acquista particolare rilievo se inserita nella storia della Provincia domenicana di Aragona. Il gruppo dei religiosi domenicani beatificati nel 2001 comprendeva uomini di età e responsabilità differenti: superiori provinciali, sacerdoti, religiosi, fratelli cooperatori, novizi e giovani in formazione. Francesco apparteneva alla generazione più giovane e rappresenta in modo particolarmente netto il passaggio dalla formazione religiosa al martirio.
Nella documentazione storica dell'Ordine, la sua figura appare accanto a quella di altri domenicani uccisi nel 1936, alcuni dei quali erano stati suoi compagni di formazione a Calanda e Valencia. La persecuzione colpì quindi non soltanto singoli sacerdoti impegnati nel ministero parrocchiale, ma anche le strutture formative dell'Ordine e i religiosi che vi erano cresciuti.

Il rapporto con la famiglia
Un elemento umano particolarmente significativo è rappresentato dal ruolo della famiglia durante i giorni della clandestinità. La madre rifiutò di rivelare il nascondiglio del figlio nonostante la minaccia di essere uccisa, mentre il fratello Miguel lo raggiungeva nelle campagne per portargli il necessario.
Il rapporto familiare proseguì anche dopo il martirio, quando i parenti cercarono di recuperare il corpo. La vicenda mostra così come la persecuzione religiosa non abbia coinvolto soltanto i sacerdoti e i religiosi direttamente colpiti, ma anche le loro famiglie.

Il fratello Miguel
La memoria agiografica conserva un particolare destinato a diventare significativo: Miguel, fratello minore di Francesco, che durante la fuga gli portava il latte, sarebbe entrato successivamente anch'egli nell'Ordine dei Predicatori. Il particolare è attestato dalle fonti secondarie che hanno tramandato la vicenda e costituisce uno dei pochi elementi conosciuti sulla famiglia del beato.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Nacque il 29 marzo 1912 a Híjar in provincia di Teruel in Spagna. A soli tredici anni, nel 1925 entrò nella scuola apostolica dei padri Domenicani di Calanda.
Padre Francisco vestì l’abito domenicano il 3 ottobre 1928 a Valencia. Ha studiato teologia a Valencia e a Salamanca, dove è stato ordinato sacerdote il 3 maggio 1936.
Mentre era in vacanza presso la sua famiglia, viene sorpreso dallo scoppio della rivoluzione e dalla conseguente persecuzione antireligiosa.
Vaga per giorni tra i campi della sua città e suo fratello Miguel di 13 anni,  che diventerà anche lui domenicano, gli portava quotidianamente del latte.
Il 24 agosto un gruppo di miliziani si presentò a casa dei suoi genitori e uno di questi puntando il fucile contro la madre di padre Francisco gli chiese "Dì dov'è tuo figlio, o ti sparo". Ma la madre di padre Francisco non disse nulla.
Alcune ore dopo ritornano e dopo che assicurarono i suoi genitori che se padre Francesco si fosse arreso, non gli sarebbe successo nulla, il padre di padre Francisco accompagnò i rivoluzionari ad arrestare il figlio domenicano.
Nel pomeriggio del 29 agosto 1936, padre Francesco è stato fatto salire in macchina e quando sono arrivati ​​al campo di calcio del paese si sono fermati. Fatto scendere padre Francesco è stato colpito più volte alla tempia, ed ucciso.
Anche se la famiglia di padre Francesco cercò di recuperarne il corpo, non furono mai autorizzati a farlo.
Padre Francesco venne sepolto in una fossa comune.
Francisco Monzón Romeo nel gruppo dei 233 martiri a Valencia, è stato beatificato da San Giovanni Paolo II il giorno 11 marzo 2001. La sua festa è stata fissata nel giorno del suo martirio, il 29 agosto.


Autore:
Mauro Bonato

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Aggiunto/modificato il 2026-08-13

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