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I secolo
E' una figura evangelica venerata soprattutto in Oriente: la Chiesa copta lo ricorda il 20 aprile, la tradizione bizantina nella 32ª domenica dopo Pentecoste e il Martirologio di Rabban Sliba il 27 agosto come vescovo di Cesarea. Non è invece menzionato nel Martirologio Romano. In Francia una tradizione leggendaria lo identifica con Amadoro, eremita di Rocamadour, facendolo giungere dalla Palestina insieme alla sposa Veronica. Zaccheo era un ricco capo dei pubblicani, gli esattori delle tasse, e per la sua collaborazione con l'amministrazione romana era disprezzato dai connazionali. Quando Gesù giunse a Gerico, essendo di bassa statura, Zaccheo salì su un sicomoro per poterlo vedere. Gesù lo chiamò, entrò nella sua casa nonostante le proteste della folla e provocò la sua conversione: Zaccheo promise di dare metà dei suoi beni ai poveri e di restituire quattro volte tanto a chi avesse frodato. Oltre questo racconto evangelico, non possediamo notizie certe: le altre vicende appartengono alla tradizione.
Etimologia: Deriva probabilmente dall'ebraico Zakkay, con il significato di 'puro', 'innocente' o 'giusto'.
Emblema: Il sicomoro, il denaro o gli strumenti legati alla riscossione delle imposte.
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L'unica fonte antica direttamente riferita a Zaccheo (Zacchaeus, Zacchaeus, Zakchaios) è il Vangelo secondo Luca, che colloca l'episodio a Gerico. La città, situata nella valle del Giordano e posta lungo importanti vie di comunicazione, costituiva un centro economicamente significativo. Luca presenta Zaccheo come 'capo dei pubblicani' e sottolinea che era ricco. Il termine greco utilizzato indica un responsabile della riscossione delle imposte, non semplicemente un piccolo esattore. Il mestiere dei pubblicani era socialmente malvisto. La loro attività li poneva infatti in rapporto con il sistema fiscale romano e con le autorità che amministravano il territorio. La ricchezza di Zaccheo contribuiva a renderlo una figura particolarmente ambigua agli occhi della popolazione. Occorre però evitare una semplificazione frequente: il Vangelo non afferma esplicitamente che Zaccheo fosse personalmente un truffatore. È lui stesso, nel momento dell'incontro con Gesù, a dichiarare che, se avesse frodato qualcuno, avrebbe restituito il quadruplo. La sua posizione sociale e la sua professione lo rendevano comunque un uomo considerato peccatore dalla comunità.
Il desiderio di vedere Gesù L'episodio comincia con un desiderio apparentemente semplice: Zaccheo vuole vedere Gesù. La folla, tuttavia, glielo impedisce. Luca aggiunge un particolare molto concreto: Zaccheo era piccolo di statura. L'uomo non si rassegna. Corre avanti rispetto alla folla e sale su un sicomoro, in un punto dal quale Gesù dovrà passare. Il gesto ha una notevole forza narrativa. Zaccheo, uomo ricco e socialmente importante, accetta di compiere un gesto che poteva apparire poco dignitoso per un adulto della sua posizione. Non resta a distanza, ma cerca concretamente un modo per vedere Gesù. È proprio dall'alto del sicomoro che avviene il primo incontro.
'Zaccheo, scendi subito' Gesù giunge nel luogo dove Zaccheo si è arrampicato. Non gli passa accanto ignorandolo, ma alza lo sguardo e lo chiama per nome: gli ordina di scendere e gli annuncia che quel giorno deve fermarsi a casa sua. Il particolare è essenziale. Zaccheo desiderava vedere Gesù, ma è Gesù a prendere l'iniziativa. L'uomo non è soltanto colui che cerca: è soprattutto colui che viene cercato. Zaccheo scende immediatamente e accoglie Gesù con gioia. Luca sottolinea però la reazione della folla, che protesta perché il Maestro è entrato nella casa di un peccatore. La scena riprende così uno dei temi caratteristici del terzo Vangelo: Gesù non evita le persone considerate moralmente o socialmente compromesse, ma entra in relazione con loro.
La conversione diventa concreta Il momento decisivo avviene nella casa. Zaccheo dichiara: metà dei suoi beni sarà destinata ai poveri e, se ha frodato qualcuno, restituirà quattro volte tanto. Non si tratta quindi soltanto di un sentimento interiore o di una dichiarazione generica di pentimento. Il cambiamento si traduce in un comportamento economicamente concreto. La scelta della restituzione quadruplicata richiama la legislazione biblica relativa al risarcimento del furto. Il gesto di Zaccheo assume pertanto il carattere di una vera riparazione del male compiuto. La sua conversione non consiste nell'abbandono della ricchezza in quanto tale, ma nel mutamento del rapporto con essa. Ciò che prima poteva rappresentare il segno della sua posizione sociale diventa ora uno strumento per ristabilire la giustizia e aiutare i poveri. Sant'Agostino avrebbe insistito proprio su questo aspetto, osservando che Zaccheo, dopo aver incontrato Cristo, non si limita a cambiare interiormente, ma utilizza i propri beni in modo nuovo.
'Oggi la salvezza è entrata in questa casa' La risposta di Gesù è solenne: 'Oggi la salvezza è entrata in questa casa'. Subito dopo aggiunge che anche Zaccheo è figlio di Abramo e conclude dichiarando che il Figlio dell'uomo è venuto a cercare e salvare ciò che era perduto. Queste parole spiegano il significato dell'intero episodio. Zaccheo non è presentato semplicemente come un uomo che decide di comportarsi meglio. La sua storia diventa un esempio della missione salvifica di Cristo. Il giudizio sociale della folla definiva Zaccheo come 'peccatore'; Gesù lo riconduce invece alla sua identità di figlio di Abramo. La conclusione evangelica è dunque più ampia della semplice vicenda personale. L'episodio mostra che la salvezza raggiunge anche colui che la comunità considera perduto.
Zaccheo nella riflessione di sant'Agostino L'episodio ebbe grande fortuna nella predicazione cristiana antica. Sant'Agostino dedicò a Zaccheo diversi passaggi delle sue omelie sul Vangelo. Nel Discorso 174 interpreta persino il particolare del sicomoro in senso allegorico, collegandolo alla croce di Cristo. Secondo Agostino, Zaccheo sale sull'albero per poter vedere Gesù, ma il significato spirituale dell'episodio è ancora più profondo: prima di vedere Cristo, Zaccheo è stato visto da Cristo. La celebre formula agostiniana secondo cui Zaccheo 'fu visto e vide' esprime l'idea della grazia che precede l'iniziativa umana. Il desiderio dell'uomo di incontrare Cristo non viene negato, ma è preceduto dallo sguardo di Cristo stesso. In un'altra omelia, Agostino sottolinea invece il rapporto tra la ricchezza di Zaccheo e la sua conversione: il denaro acquisito in modo ingiusto deve diventare occasione di bene e di restituzione.
La tradizione che lo vuole vescovo di Cesarea Dopo il Vangelo, la biografia di Zaccheo entra nel terreno della tradizione. Alcuni antichi testi cristiani, appartenenti alla letteratura pseudoclementina, presentano infatti un Zaccheo come figura di rilievo nella comunità cristiana di Cesarea. Nelle Recognitiones di Clemente, Pietro lo avrebbe ordinato vescovo di Cesarea, affidandogli la guida della comunità dopo la propria partenza. Il testo attribuisce a Zaccheo anche un ruolo nella comunità cristiana della città e lo presenta come uomo esperto nelle Scritture e degno di esercitare il ministero episcopale. Questa testimonianza è importante per la storia della tradizione su Zaccheo, ma non costituisce una prova storica della sua identificazione con il personaggio evangelico. Le Recognitiones e le Homiliae Clementinae sono infatti opere di carattere pseudoclementino, nate in ambiente cristiano antico e contenenti una complessa costruzione narrativa intorno alla predicazione di Pietro. La stessa ricerca storica considera problematico utilizzare questi testi come documentazione biografica diretta degli apostoli e dei loro contemporanei. La tradizione orientale, tuttavia, ha conservato questa identificazione. La Orthodox Church in America presenta Zaccheo come apostolo e riferisce, qualificandola espressamente come tradizione, la sua nomina a vescovo di Cesarea di Palestina e la sua morte pacifica nella stessa città.
Una memoria particolarmente viva in Oriente La figura di Zaccheo ha avuto una fortuna liturgica maggiore nelle Chiese orientali che nella tradizione latina. Nella tradizione bizantina l'episodio evangelico è associato alla cosiddetta Domenica di Zaccheo, nella quale viene proclamato il brano di Luca 19,1-10. La celebrazione non dipende necessariamente dall'attribuzione a Zaccheo di una successiva carriera episcopale, ma mette al centro il racconto evangelico della conversione. La tradizione orientale conserva inoltre la memoria di Zaccheo come apostolo e vescovo di Cesarea il 20 aprile. Questo dato aiuta a comprendere una particolarità della sua venerazione: il culto di Zaccheo nasce e si sviluppa soprattutto dalla memoria dell'incontro con Cristo, mentre le successive informazioni biografiche sono state costruite dalla tradizione ecclesiale.
La leggenda di Rocamadour Ancora più tarda è la tradizione francese che identifica Zaccheo con sant'Amadour o Amator, l'eremita legato al celebre santuario mariano di Rocamadour, nel Quercy. Secondo questa tradizione, Zaccheo avrebbe lasciato la Palestina, sarebbe giunto in Gallia e avrebbe assunto il nome di Amadour. Una versione della leggenda lo presenta inoltre come marito di santa Veronica. La tradizione di Rocamadour è antica e ha avuto un ruolo importante nella storia religiosa del santuario. Tuttavia, l'identificazione tra Zaccheo e Amadour non è sostenuta da documentazione storica contemporanea al I secolo. È quindi necessario distinguere nettamente i due piani: Zaccheo è un personaggio evangelico; Amadour appartiene alla tradizione agiografica medievale di Rocamadour. La loro identificazione costituisce una costruzione devozionale e leggendaria successiva.
Il problema delle notizie posteriori Una corretta scheda agiografica deve quindi resistere alla tentazione di trasformare le tradizioni in una biografia continua. Non sappiamo quando Zaccheo sia nato, quale fosse la sua famiglia, quale fosse precisamente la sua posizione amministrativa, quando sia morto o dove sia stato sepolto. Non possediamo testimonianze storiche indipendenti che consentano di ricostruire la sua vita dopo l'incontro con Gesù. Non è dunque possibile affermare come fatto storico che Zaccheo abbia seguito Pietro, che sia stato vescovo di Cesarea, che abbia combattuto contro Simon Mago, che sia morto a Cesarea o che sia giunto in Francia. Queste notizie possono tuttavia essere raccontate perché costituiscono una parte significativa della storia della tradizione su Zaccheo. Il loro valore è soprattutto storico-religioso: mostrano come le comunità cristiane antiche e medievali abbiano cercato di dare un seguito alla vicenda di un personaggio del Vangelo del quale la Scrittura non raccontava altro.
Il significato della sua figura Proprio la scarsità delle notizie biografiche rende Zaccheo una figura particolare. Non conosciamo la sua intera vita. Conosciamo invece un incontro. E quel singolo episodio è costruito da Luca come una storia completa di trasformazione. Zaccheo parte dal desiderio di vedere Gesù, supera un ostacolo, viene personalmente chiamato, accoglie Cristo nella propria casa e modifica concretamente il rapporto con il denaro e con le persone che aveva eventualmente danneggiato. Il punto centrale non è dunque il sicomoro, né la professione di pubblicano, né la sua eventuale carriera successiva. È il passaggio dalla curiosità all'incontro e dall'incontro alla conversione. La sua storia conserva inoltre una forte dimensione sociale. La conversione non rimane confinata alla coscienza individuale: produce restituzione, condivisione e attenzione ai poveri. In questo senso Zaccheo è diventato, nella tradizione cristiana, una delle figure evangeliche più efficaci per rappresentare il rapporto tra conversione personale, giustizia e uso dei beni.
Culto e memoria La memoria di Zaccheo presenta una situazione particolare nel calendario cristiano. La pagina di Santi e Beati lo celebra il 20 agosto, mentre altre tradizioni ecclesiali ne conservano la memoria in date differenti. La tradizione copta lo ricorda il 20 aprile; quella bizantina collega il personaggio alla Domenica di Zaccheo; il Martirologio di Rabban Sliba lo ricorda il 27 agosto come vescovo di Cesarea. È importante inoltre non confondere Zaccheo il Pubblicano con altri santi omonimi. Il Martirologio Romano ricorda infatti san Zaccheo, vescovo di Gerusalemme, il 23 agosto, e i santi Alfeo e Zaccheo, martiri di Cesarea di Palestina, il 17 novembre. Questi personaggi appartengono a tradizioni diverse e non devono essere identificati con il pubblicano di Gerico. La voce di Santi e Beati segnala correttamente che Zaccheo il Pubblicano non è menzionato nel Martirologio Romano, pur essendo venerato in altre tradizioni cristiane.
Iconografia Nell'arte cristiana Zaccheo è soprattutto riconoscibile attraverso l'episodio evangelico del sicomoro. Le rappresentazioni più frequenti mostrano il pubblicano sull'albero mentre cerca di vedere Gesù, oppure il momento in cui Cristo alza lo sguardo verso di lui. Un'altra scena molto significativa è quella dell'incontro nella casa di Zaccheo, con il padrone di casa raffigurato nell'atto di accogliere Gesù. L'albero costituisce quindi il principale attributo iconografico del santo. Esso non è semplicemente un dettaglio pittoresco, ma il segno visibile del desiderio di Zaccheo di superare l'ostacolo che gli impediva di vedere Cristo. La tradizione artistica occidentale ha inoltre sviluppato numerose rappresentazioni della sua vocazione e conversione, mostrando come l'episodio di Luca abbia esercitato una forte influenza sulla pittura cristiana.
Autore: Giampietro Cattini
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