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† Londra, Inghilterra, 20 settembre 1537
Fu un sacerdote della Certosa di Londra che nel 1537 condivise la sorte di un gruppo di suoi confratelli, vittime della persecuzione religiosa promossa da Enrico VIII dopo la rottura con Roma. Quando ai religiosi rimasti nella Certosa fu imposto di riconoscere il sovrano come capo supremo della Chiesa in Inghilterra, Johnson rifiutò di prestare il giuramento. Per questa decisione fu arrestato e condotto nel carcere di Newgate insieme ad altri nove certosini. I prigionieri furono sottoposti a condizioni estremamente dure e lasciati morire per fame e malattia. Una donna legata all'ambiente di san Tommaso Moro, Margaret Clement, riuscì per un certo periodo a portare loro del cibo, ma l'aiuto cessò quando le autorità si accorsero che i religiosi continuavano a sopravvivere. Sette dei prigionieri morirono tra il 6 e il 16 giugno; Riccardo Bere morì il 9 agosto. Johnson rimase in vita più a lungo di tutti e morì il 20 settembre 1537, ultimo dei sacerdoti certosini di quel gruppo a soccombere in carcere. Fu beatificato da Leone XIII il 29 dicembre 1886 insieme agli altri martiri certosini inglesi riconosciuti in quella causa.
Etimologia: Dall'aramaico 'T'oma', con il significato di 'gemello'.
Emblema: Abito bianco certosino, spesso raffigurato tra i martiri della Certosa di Londra.
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beato Tommaso Johnson, sacerdote della Certosa di questa città e martire, che, sotto il re Enrico VIII, per la sua fedeltà alla Chiesa morì consunto dalla fame e dalla malattia nel carcere di Newport, nono del novero dei suoi confratelli.
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La vicenda di Tommaso Johnson si colloca nella fase più drammatica della Riforma inglese. Sotto Enrico VIII, la controversia sul matrimonio del sovrano con Caterina d'Aragona si trasformò progressivamente in una rottura istituzionale con la Santa Sede. Nel 1534 l'Atto di Supremazia riconobbe il re come capo supremo della Chiesa d'Inghilterra, aprendo la strada a una progressiva subordinazione delle istituzioni ecclesiastiche alla corona. La Certosa di Londra, comunità certosina situata nei pressi dell'attuale Charterhouse Square, rappresentava un caso particolarmente significativo. I certosini erano religiosi caratterizzati da una rigorosa vita contemplativa e dalla fedeltà alla propria professione monastica. La comunità aveva già subito una prima persecuzione nel 1535, quando il priore Giovanni Houghton e altri confratelli erano stati messi a morte. La nuova pressione governativa del 1537 colpì i religiosi rimasti nella casa. Il 18 maggio furono chiamati a prestare il giuramento di supremazia. Dei venti monaci del coro e diciotto fratelli laici ancora presenti, dieci rifiutarono: tra i sacerdoti vi erano Tommaso Johnson, Riccardo Bere e Tommaso Green; con loro vi erano il diacono Giovanni Davy e sei fratelli laici.
Il rifiuto del giuramento La documentazione conservata non permette di ricostruire nei particolari la vita precedente di Tommaso Johnson. Non sono note con certezza la sua data e il suo luogo di nascita, né possediamo una biografia dettagliata relativa agli anni della sua formazione. È invece ben documentata la sua appartenenza alla Certosa di Londra e il suo stato sacerdotale. Il momento decisivo della sua vita fu il rifiuto dell'Atto di Supremazia. Il problema non consisteva semplicemente in una dichiarazione politica. Per un religioso cattolico del tempo, riconoscere il sovrano come autorità suprema sulla Chiesa d'Inghilterra significava accettare una trasformazione radicale del rapporto tra la corona e la Chiesa universale. Johnson, come gli altri confratelli che rifiutarono, rimase fedele alla comunione con Roma. Il suo nome compare quindi insieme a quello di Riccardo Bere, Tommaso Green, Giovanni Davy, Roberto Salt, Guglielmo Greenwood, Tommaso Redyng, Tommaso Scryven, Walter Pierson e Guglielmo Horne tra coloro che non accettarono il giuramento.
Newgate e la morte dei confratelli Il 29 maggio 1537 i dieci religiosi furono trasferiti nel carcere di Newgate. Le fonti agiografiche riferiscono che furono sottoposti a una forma particolarmente crudele di detenzione: incatenati in piedi e legati con le mani dietro il corpo, furono lasciati senza un'alimentazione adeguata. La loro sorte suscitò l'intervento clandestino di Margaret Clement, conosciuta in precedenza come Margaret Giggs e cresciuta nell'ambiente della famiglia di san Tommaso Moro. Riuscì a corrompere il carceriere e, travestita da venditrice di latte, portò del cibo ai prigionieri. Quando le autorità si accorsero che i religiosi, nonostante le condizioni della detenzione, continuavano a vivere, l'accesso al carcere divenne molto più difficile. Margaret tentò allora di raggiungerli attraverso il tetto, facendo scendere del cibo in un cesto, ma anche questo espediente ebbe breve durata. Le condizioni dei prigionieri peggiorarono rapidamente. Guglielmo Greenwood morì il 6 giugno, Giovanni Davy l'8 giugno, Roberto Salt il 9 giugno, Walter Pierson e Tommaso Green il 10 giugno, Tommaso Scryven il 15 giugno e Tommaso Redyng il 16 giugno. Riccardo Bere sopravvisse fino al 9 agosto. Tommaso Johnson resistette ancora più a lungo.
L'ultimo dei certosini di Newgate Il fatto che Johnson sopravvivesse ai suoi confratelli costituisce l'elemento più noto della sua vicenda. Le fonti antiche suggeriscono che, dopo la morte dei primi prigionieri, le autorità possano aver modificato il trattamento dei superstiti, probabilmente per conservarli in vita in vista di un'eventuale esecuzione. La Catholic Encyclopedia presenta questa spiegazione come probabile, non come certezza documentaria. Non è quindi possibile affermare con sicurezza che Johnson sia stato deliberatamente mantenuto in vita per ottenere da lui una ritrattazione. La sua permanenza in carcere fu tuttavia lunghissima rispetto a quella degli altri compagni e si concluse soltanto il 20 settembre 1537. Morì a Newgate dopo mesi di privazioni, fame e malattia. La sua morte non avvenne sul patibolo e non fu accompagnata dalle forme spettacolari delle esecuzioni capitali riservate ad altri martiri inglesi. Fu piuttosto l'esito di una detenzione concepita come strumento di coercizione. Proprio questa circostanza caratterizza la sua testimonianza. Johnson non fu chiamato a compiere un gesto pubblico davanti alla folla: il suo martirio si consumò nella lunga e silenziosa fedeltà mantenuta durante la prigionia.
Il significato del martirio La vicenda di Tommaso Johnson appartiene alla storia dei martiri cattolici dell'Inghilterra di Enrico VIII. La sua testimonianza deve essere compresa nel contesto della trasformazione politica e religiosa del regno, senza separarla dalla situazione concreta dei certosini di Londra. I religiosi non si opposero soltanto a una singola disposizione amministrativa. La loro resistenza riguardava il principio dell'autorità della Chiesa e il rapporto con la sede di Roma. La loro posizione assunse così un significato ecclesiale che oltrepassò la vicenda della singola comunità. Il martirio di Johnson è inoltre inseparabile da quello dei suoi confratelli. La Certosa di Londra fu infatti una delle comunità religiose maggiormente colpite dalla politica religiosa di Enrico VIII. Nel 1535 erano già morti i priori Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster; nel 1537 la persecuzione riprese con il gruppo del quale Johnson fu uno degli ultimi superstiti.
Beatificazione e culto La memoria di Tommaso Johnson rimase legata a quella dei martiri certosini inglesi. Nel XIX secolo la Chiesa cattolica avviò il riconoscimento ufficiale di numerosi martiri dell'epoca della Riforma inglese. Il gruppo dei certosini morti nel 1537 fu beatificato da papa Leone XIII il 29 dicembre 1886. Nella stessa causa furono compresi anche gli altri compagni di Johnson e Guglielmo Horne, sopravvissuto più a lungo e successivamente giustiziato nel 1540. Tommaso Johnson non è stato canonizzato e il suo culto rimane quindi quello proprio di un beato. La sua memoria individuale è celebrata il 20 settembre, anniversario della morte. Il Martirologio Romano lo ricorda come sacerdote della Certosa di Londra e martire morto sotto Enrico VIII per la fedeltà alla Chiesa. Nella formulazione riportata dalla scheda precedente compare il riferimento al carcere di Newport; le fonti storiche e agiografiche concordano invece nell'indicare Newgate, a Londra, come luogo della sua prigionia e della sua morte.
Iconografia Tommaso Johnson non possiede un repertorio iconografico individuale particolarmente sviluppato. Le sue raffigurazioni sono generalmente inserite nel più ampio ciclo dei martiri certosini inglesi. È rappresentato con l'abito bianco dell'Ordine certosino e può comparire insieme agli altri religiosi della Certosa di Londra. Una testimonianza artistica della memoria dei martiri certosini è costituita anche dalle raffigurazioni conservate nella Certosa di Bologna, dove Tommaso Johnson compare accanto ad altri membri del gruppo dei martiri inglesi. La scelta dell'abito religioso come principale elemento identificativo sottolinea la sua appartenenza alla Certosa e il carattere comunitario della testimonianza resa durante la persecuzione.
Curiosità - Tommaso Johnson fu il più longevo dei dieci certosini imprigionati a Newgate nel 1537: sopravvisse a tutti i compagni e morì il 20 settembre, quasi tre mesi dopo la morte del primo prigioniero del gruppo. - La sua vicenda è collegata a quella di Margaret Clement, già Margaret Giggs, che aveva avuto rapporti con l'ambiente di san Tommaso Moro e tentò clandestinamente di portare cibo ai certosini. - La Certosa di Londra fu colpita dalla persecuzione in più fasi: nel 1535 furono messi a morte i priori Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster; nel 1537 toccò a un nuovo gruppo di religiosi. - La tradizione iconografica dei martiri certosini ha conservato la memoria di Johnson insieme a quella dei suoi confratelli, più che attraverso immagini individuali. - Il termine 'martire' riferito a Johnson non deriva da un'esecuzione pubblica, ma dalla morte provocata dalle condizioni della prigionia dopo il rifiuto del giuramento imposto dal potere regio.
Cronologia - 1535 - La prima grande persecuzione colpisce la Certosa di Londra; vengono messi a morte i priori Giovanni Houghton, Roberto Lawrence e Agostino Webster. - 18 maggio 1537 - I religiosi rimasti nella Certosa di Londra vengono chiamati a prestare il giuramento di supremazia. - 29 maggio 1537 - Tommaso Johnson e altri nove certosini vengono trasferiti nel carcere di Newgate. - 6-16 giugno 1537 - Muore progressivamente la maggior parte dei suoi compagni di prigionia. - 9 agosto 1537 - Muore Riccardo Bere, uno degli ultimi sacerdoti certosini ancora detenuti. - 20 settembre 1537 - Tommaso Johnson muore nel carcere di Newgate a Londra. - 29 dicembre 1886 - Papa Leone XIII beatifica Tommaso Johnson e gli altri martiri certosini inglesi del gruppo riconosciuto nella causa. - 20 settembre - Memoria liturgica individuale del beato Tommaso Johnson.
Valutazione storica - La documentazione relativa a Tommaso Johnson è limitata per quanto riguarda la sua vita personale, ma è molto più solida per gli ultimi mesi della sua esistenza. Non sono infatti disponibili elementi sufficienti per ricostruire la sua infanzia, la famiglia, la formazione o le tappe della vocazione certosina. È pertanto preferibile non colmare queste lacune con ricostruzioni ipotetiche. - La parte meglio documentata riguarda invece il suo ingresso nella vicenda dei martiri della Certosa di Londra nel 1537, il rifiuto del giuramento di supremazia, la prigionia a Newgate e la morte del 20 settembre. La tradizione agiografica successiva ha conservato soprattutto il valore della sua perseveranza e la dimensione comunitaria del martirio. - Tommaso Johnson rappresenta così una delle figure meno conosciute, ma storicamente significative, della persecuzione contro i certosini inglesi. La sua morte chiude simbolicamente la lunga agonia del gruppo di Newgate: dopo la morte dei compagni, egli rimase l'ultimo sacerdote certosino di quella comunità a soccombere alla prigionia.
Autore: Giampietro Cattini
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