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† Londra, Inghilterra, 31 luglio 1581
La sua vicenda umana e spirituale è segnata da una radicale trasformazione: nato e formato nel protestantesimo, arrivò a ricoprire il ruolo di ministro anglicano con un solido beneficio ecclesiastico. Una grave malattia nel 1579 divenne il catalizzatore di un profondo esame di coscienza, portandolo a riconciliarsi con la Chiesa cattolica per mano di suo fratello, già sacerdote. Questa scelta gli costò la rinuncia a ogni sicurezza materiale e lo spinse verso il seminario di Reims, dove fu ordinato presbitero nel 1581. Il suo ministero in patria fu brevissimo, ma intenso. Arrestato mentre assisteva i detenuti cattolici, affrontò il processo con lucida fermezza, distinguendo nettamente tra lealtà civile alla corona e fedeltà al primato spirituale del Papa. Condannato a morte, salì al patibolo di Tyburn il 31 luglio 1581, trasformando la sua esecuzione in una suprema testimonianza di fede. Fu beatificato da Leone XIII nel 1886.
Etimologia: Dal germanico Eberhard, composto da eber, che significa cinghiale, e hard, che significa forte o audace.
Emblema: Abito talare nero del XVI secolo, palma del martirio, talvolta raffigurato con un libro o in atteggiamento di preghiera sul carro del patibolo.
Martirologio Romano: A Londra in Inghilterra, beato Everardo Hanse, sacerdote e martire, che, fin dal giorno in cui aveva abbracciato la fede cattolica, la custodì premurosamente, la propagò tra i concittadini e la confermò con il suo glorioso martirio a Tyburn sotto la regina Elisabetta I.
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Everardo Hanse nacque nella contea di Northamptonshire, in Inghilterra, nella metà del XVI secolo, da una famiglia di fede protestante. Dotato di buone capacità intellettuali, intraprese gli studi presso l'Università di Cambridge, dove si distinse per il suo profitto. Al termine del percorso accademico, fu ordinato ministro di culto anglicano e gli fu assegnato un beneficio ecclesiastico di un certo rilievo, che gli garantiva una posizione sociale agiata e una vita tranquilla. Per alcuni anni, la sua esistenza seguì il corso prevedibile di un ecclesiastico di Stato, senza particolari scossoni spirituali.
La conversione e la formazione a Reims La svolta esistenziale avvenne nel 1579, quando fu colpito da una malattia grave che lo portò a temere per la propria vita. In quel frangente di vulnerabilità, maturò un profondo ripensamento sulle verità di fede. Fece chiamare al suo capezzale il fratello Guglielmo, che nel frattempo era diventato sacerdote cattolico, e nelle sue mani pronunciò l'abiura del protestantesimo, riconciliandosi con la Chiesa di Roma. Guarito, Hanse non esitò a rinunciare al suo beneficio e a lasciare l'Inghilterra. Si recò in Francia, presso il Collegio Inglese di Reims, uno dei principali centri di formazione per i missionari destinati alla patria. Qui studiò teologia per circa un anno e fu ordinato sacerdote il 25 marzo 1581.
Il ministero clandestino e l'arresto Subito dopo l'ordinazione, Everardo fu inviato in missione in Inghilterra insieme ad altri sacerdoti. Viaggiò sotto falso nome e con incarichi di copertura, consapevole dei gravissimi rischi imposti dalla legislazione elisabettiana, che dal 1581 considerava alto tradimento l'essere ordinati sacerdoti all'estero o il persuadere altri a convertirsi al cattolicesimo. Il suo ministero pastorale durò tuttavia pochissimi mesi. Nel giugno del 1581, mentre si trovava nella prigione di Marshalsea per visitare e assistere spiritualmente i detenuti cattolici, fu riconosciuto e arrestato. Interrogato dalle autorità, confessò immediatamente la sua identità di sacerdote cattolico. Il 26 giugno fu trasferito nelle carceri di Newgate, dove venne tenuto in catene.
Il processo e il martirio a Tyburn Durante la detenzione, Hanse fu sottoposto a numerosi interrogatori volti a comprometterlo su questioni delicate, come la supremazia del Papa in materia spirituale e temporale e la sua infallibilità. Le fonti processuali attestano la sua notevole preparazione teologica: difese con chiarezza la dottrina cattolica, rifiutandosi di ritrattare. Al contempo, respinse con fermezza l'accusa di tradimento politico, dichiarando di riconoscere la regina Elisabetta I come legittima sovrana nelle questioni temporali, pur negandole qualsiasi autorità in ambito spirituale. Rifiutò inoltre categoricamente di partecipare a preghiere con i ministri anglicani. Dichiarato colpevole, fu condannato a morte. La sentenza fu eseguita il 31 luglio 1581 a Tyburn. Secondo le cronache, sul carro che lo conduceva al patibolo pregava ad alta voce e proclamava la sua professione di fede. Subì la pena dell'impiccagione, dello sventramento e dello squartamento, e si riporta che, durante il supplizio, esclamò: 'Oh felice giorno!'.
La lettera al fratello Prima dell'esecuzione, il 30 luglio 1581, Everardo scrisse una lettera al fratello Guglielmo. Il testo, conservato in un manoscritto, rivela una straordinaria serenità d'animo unita a una meticolosa attenzione per le questioni pratiche pendenti. La missiva si conclude con un richiamo al Vangelo: 'Tolle crucem tuam et sequere me', seguito dal saluto 'Vale in Domino'.
Il culto e la tradizione agiografica Un manoscritto conservato a Douai riferisce di prodigi avvenuti durante il suo martirio, in particolare il fatto che il suo cuore, gettato nelle fiamme del rogo, ne sarebbe balzato fuori intatto. Sebbene tale episodio rientri nella sfera della tradizione agiografica e non sia documentato da atti processuali diretti, esso sottolinea la percezione di santità che circondava la sua figura fin dai tempi immediati. Everardo Hanse fu beatificato da Papa Leone XIII il 29 dicembre 1886, nell'ambito del riconoscimento equipollente di un gruppo di martiri inglesi.
Curiosità La distinzione tra lealtà civile e religiosa: durante il processo, Hanse fu uno dei primi a formulare con tale chiarezza la differenza tra il dovere di obbedienza alla Corona nelle questioni temporali e la riserva esclusiva della fede al Papa, un tema che sarebbe diventato centrale nel dibattito politico-teologico dei secoli successivi. Autore: Enrico Quiri
Nato nella contea di Northampton da famiglia protestante, compi gli studi a Cambridge per diventare ministro del culto e fu ben presto sistemato con un buon beneficio. Colpito da una grave malattia nel 1579, comprese la situazione della sua anima e fece perciò chiamare suo fratello Guglielmo, prete cattolico, nelle cui mani pronunziò l'abiura. Rinunziò poi al beneficio e parti per la Francia dove, nel seminario di Reims, studiò teologia per circa un anno e fu ordinato sacerdote il 25 marzo 1581.
Subito dopo venne inviato in Inghilterra insieme ad altri sacerdoti, sotto altro nome e cor incarichi apparentemente diversi; ma il suo ministero in patria durò pochi mesi appena. Un giorno mentre visitava i prigionieri cattolici a Marshalsea fu preso e sottoposto ad interrogatorio e, avendo subito confessato la sua qualifica di sacerdote cat tolico, fu rinchiuso nelle carceri di Newgate ed incatenato (26 giug. 1581).
Il processo si svolse tra vari tentativi di comprometterlo sulle questioni della supremazia papale nelle cose spirituali e in quelle materiali, e dell'infallibilità e impeccabilità del papa stesso. Il beato seppe illustrare e difendere molto bene la dottrina cattolica e rimase ben saldo di fronte ai tentativi di farlo ritrattare, mentre era in carcere respinse sia l'accusa di tradimento, poiché riconosceva la regina come legittima sovrana e la sua supremazia nelle cose non di fede, sia l'invito a pregare con i ministri di culto.
La sentenza di morte fu pronunciata il 28 lugl. ed eseguita il 31 seguente al Tyburn. Sul carro pregava ad alta voce e faceva la sua professione di fede; impiccato, fu deposto ancora vivente e straziato in modo orrendo. Durante i supplizi fu udito dire ancora: « Oh felice giorno! ». In un ms. conservato a Douai si parla di miracoli verificatisi alla sua morte e particolarmente del suo cuore che, gettato sulle fiamme, ne balzò fuori.
Del beato è rimasta una lettera scritta il giorno prima della morte al fratello sacerdote, nella quale lo pregava di sistemare alcuni piccoli affari pendenti; da quelle poche righe spira serenità di spirito ed una grande precisione nelle questioni materiali. La lettera termina ricordando l'espressione di Gesù: « Tolle crucem tuam et sequere me », a cui aggiunge Vale in Domino.
L'Hanse fu beatificato da Leone XIII nel 1886 e la sua festa viene celebrata nella diocesi di Northampton il 30 lugl., sebbene egli sia morto il 31.
Autore: Giovanni Battista Proja
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