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Santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil Martiri

Festa: 22 settembre

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† Seul, Corea, 22 settembre 1839

Appartengono alla prima generazione di laici che, nella Corea della dinastia Joseon, contribuirono alla ricostruzione della comunità cattolica dopo le persecuzioni di inizio Ottocento. La loro vicenda è particolarmente significativa perché mostra il ruolo decisivo dei laici nella sopravvivenza e nell’organizzazione della Chiesa coreana, nata nel XVIII secolo attraverso la circolazione di libri cristiani e inizialmente priva di una presenza stabile del clero. Paolo, figlio del martire Agostino Chong Yak-jong, divenne uno dei principali responsabili della comunità cristiana e per molti anni si impegnò affinché dalla Cina giungessero sacerdoti in Corea. Agostino Yu Chin-gil, appartenente a una famiglia di interpreti di Seul, mise a disposizione della Chiesa la propria conoscenza del cinese e i rapporti con la corte e con le missioni di Pechino. Entrambi parteciparono alle iniziative che portarono alla richiesta di un clero stabile e alla successiva istituzione del vicariato apostolico di Corea nel 1831. Paolo compose inoltre la Sangjaesangseo, una importante difesa della fede cattolica indirizzata alle autorità durante la persecuzione. Arrestati nel 1839, furono sottoposti a interrogatori e torture e vennero decapitati a Seul il 22 settembre. La loro storia è documentata sia dalle fonti ecclesiastiche sia dalla documentazione ufficiale della persecuzione, mentre alcuni particolari della loro vita sono stati trasmessi attraverso successive narrazioni agiografiche. Furono beatificati nel 1925 e canonizzati da Giovanni Paolo II a Seul nel 1984.

Etimologia: Paolo, dal latino Paulus, “piccolo”; Agostino, derivato da Augustus, “venerabile”, “augusto”, “illustre”.

Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione dei santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, martiri, dei quali il primo fu per vent’anni, in tempo di persecuzione, guida della prima comunità di cristiani, l’altro invece scrisse una lettera al papa Gregorio XVI, perché mandasse sacerdoti in Corea: entrambi catechisti, subirono insieme, dopo atroci supplizi, la decapitazione per la fede.


Il cattolicesimo era giunto in Corea in modo singolare rispetto alla maggior parte delle missioni dell’epoca. La diffusione dei testi cristiani provenienti dalla Cina aveva suscitato l’interesse di alcuni studiosi coreani e, nel 1784, Yi Seung-hun, battezzato a Pechino con il nome di Pietro, aveva contribuito alla nascita della prima comunità cristiana organizzata nel Paese. Per diversi decenni quella comunità dovette però vivere in condizioni estremamente difficili. Dopo le persecuzioni del 1791 e soprattutto del 1801, la presenza sacerdotale venne meno e i cristiani rimasti cercarono di mantenere la fede e di ristabilire i contatti con la Chiesa di Pechino.
Paolo Chong Ha-sang nacque nel 1795 circa in una famiglia già profondamente coinvolta nella prima storia del cattolicesimo coreano. Suo padre, Agostino Chong Yak-jong, fu martirizzato durante la persecuzione del 1801 insieme al figlio maggiore Carlo Chong Chŏl-sang. Paolo era ancora bambino. La madre Cecilia Yu So-sa e la sorella Elisabetta Chong Chŏng-hye avrebbero anch’esse affrontato in seguito la persecuzione e il martirio. La vicenda familiare di Paolo mostra quindi la continuità di una tradizione cristiana che, nella Corea dell’Ottocento, veniva trasmessa all’interno delle famiglie nonostante la repressione.

Paolo e la ricostruzione della comunità cristiana
Divenuto adulto, Paolo si trasferì a Seul e assunse un ruolo sempre più importante nella comunità cattolica. La documentazione ecclesiastica lo presenta come una delle principali figure laiche della Chiesa coreana del suo tempo. La sua attività si concentrò soprattutto sulla necessità di ristabilire una presenza sacerdotale permanente.
A partire dal 1816 si impegnò nei rapporti con la Chiesa di Pechino. In diverse occasioni raggiunse la Cina inserendosi nelle delegazioni diplomatiche dirette a Pechino e sfruttando le possibilità offerte da quei viaggi per incontrare missionari e autorità ecclesiastiche. Le fonti coreane ricordano numerosi viaggi, anche se il numero esatto varia nelle diverse ricostruzioni. Per questo è più prudente parlare di ripetuti viaggi a Pechino piuttosto che fissare un numero assoluto.
Le richieste dei cattolici coreani non erano rivolte soltanto a ottenere occasionalmente un sacerdote. Si trattava di assicurare alla giovane Chiesa la continuità della vita sacramentale e una struttura ecclesiastica stabile. I tentativi compiuti attraverso Pechino non produssero inizialmente risultati duraturi, anche a causa delle difficoltà della stessa Chiesa cinese.

Agostino Yu Chin-gil
Agostino Yu Chin-gil nacque nel 1791 a Seul, in una famiglia appartenente al ceto degli interpreti. Il suo nome coreano era Yu Chin-gil (劉進吉), mentre era conosciuto anche con il nome di cortesia Yong-sŏn. Nel 1807 superò l’esame per la professione di interprete, inserendosi così in un ambiente particolarmente utile per i rapporti tra la Corea e la Cina.
La sua formazione fu ampia. Le fonti cattoliche raccontano che per molti anni si interessò a diverse correnti filosofiche e religiose, cercando una risposta alle domande sull’origine e sul destino dell’uomo. L’incontro con il pensiero cristiano avvenne attraverso la lettura della Tianzhu shiyi (Il vero significato del Signore del Cielo) di Matteo Ricci. La tradizione cattolica coreana colloca la sua adesione al cattolicesimo intorno al 1823. In seguito incontrò Paolo Chong Ha-sang e mise la propria professione di interprete al servizio dei rapporti tra la comunità coreana e la Chiesa di Pechino.
Nel 1824 si recò a Pechino come interprete di una delegazione diplomatica e ricevette il battesimo. Da quel momento il suo impegno nella ricerca di sacerdoti per la Corea divenne ancora più intenso. La sua competenza linguistica e la possibilità di entrare in contatto con gli ambienti diplomatici gli consentirono di svolgere un ruolo che difficilmente sarebbe stato possibile ad altri membri della comunità.

La richiesta al papa
L’attività di Paolo e Agostino si inserì in una più ampia iniziativa della comunità coreana per ottenere un clero stabile. Tra il 1824 e il 1826 vennero predisposte lettere destinate alle autorità ecclesiastiche di Pechino e, attraverso esse, a Roma. Le fonti attribuiscono a Yu Chin-gil un ruolo particolarmente importante nella loro redazione e trasmissione, anche se l’attribuzione dell’intero testo a una sola persona non può essere considerata assolutamente certa.
La richiesta giunse alla Congregazione di Propaganda Fide attraverso il rappresentante a Macao. Il documento fu tradotto in latino e inviato a Roma. I cattolici coreani chiedevano che la loro Chiesa non fosse lasciata senza pastori e proponevano anche modalità concrete per permettere ai missionari di entrare nel Paese. La loro iniziativa contribuì al processo che portò il 9 settembre 1831 all’istituzione del vicariato apostolico di Corea, separato da quello di Pechino.
Il primo vicario apostolico designato fu Barthélemy Bruguière, della Società per le Missioni Estere di Parigi. Morì però nel 1835 prima di poter raggiungere la Corea. La missione venne quindi affidata a Laurent-Marie-Joseph Imbert, che riuscì a entrare nel Paese insieme ai sacerdoti Pierre Maubant e Jacques Chastan. La loro presenza segnò una svolta decisiva per la comunità cattolica coreana.

Paolo candidato al sacerdozio
Paolo Chong Ha-sang collaborò strettamente con i missionari francesi. Il vescovo Imbert riconobbe le sue capacità e decise di prepararlo al sacerdozio. Paolo iniziò quindi uno studio sistematico del latino e della teologia. La sua ordinazione, tuttavia, non ebbe luogo: nel 1839 scoppiò una nuova e violenta persecuzione e la clandestinità della missione divenne sempre più difficile da mantenere.
La sua eventuale ordinazione deve quindi essere esclusa: Paolo morì da laico, dopo avere ricevuto una formazione destinata a prepararlo al ministero sacerdotale. La sua figura rappresenta così in modo particolarmente evidente il ruolo dei laici nella prima Chiesa coreana.

La Sangjaesangseo
Un documento di particolare importanza è la Sangjaesangseo (Lettera al primo ministro), composta da Paolo in vista della persecuzione. Il testo, di circa 3.600 caratteri nella sua forma complessiva, affronta le principali accuse rivolte al cattolicesimo e difende la compatibilità della fede cristiana con l’ordine morale e sociale.
Paolo affronta temi quali l’esistenza di Dio, i comandamenti, la natura della fede cristiana, i rapporti tra religione e autorità politica e la questione dei riti ancestrali. Il testo non è soltanto una professione di fede: rappresenta anche un tentativo di dialogo intellettuale con la cultura confuciana nella quale il cattolicesimo coreano era inserito. La Sangjaesangseo costituisce per questo una delle testimonianze più importanti del pensiero di un cattolico coreano della prima metà dell’Ottocento.
Il documento fu preparato prima dell’arresto di Paolo e consegnato alle autorità dopo la sua cattura. Non riuscì a fermare la persecuzione, ma è rimasto una fonte essenziale per conoscere la maturità intellettuale della prima comunità cattolica coreana.

La persecuzione del 1839
Nel 1839, sotto il re Heonjong, ebbe inizio quella che è ricordata come persecuzione Gihae. Le autorità considerarono il cattolicesimo una dottrina incompatibile con l’ordine politico e sociale dello Stato. Numerosi cristiani furono arrestati, interrogati, torturati e condannati.
Paolo fu arrestato e sottoposto a interrogatorio. Le fonti ufficiali della persecuzione e la tradizione ecclesiastica concordano sulla sua fermezza. Gli venne chiesto di rinunciare alla fede e di fornire informazioni sulla presenza dei missionari. Egli difese invece il cattolicesimo e assunse la responsabilità della propria attività.
Anche Agostino Yu Chin-gil fu arrestato. La documentazione lo presenta come uno dei principali responsabili dell’ingresso dei missionari stranieri nel Paese. Durante gli interrogatori fu sottoposto a torture e mantenne la propria professione di fede. La sua posizione era particolarmente delicata perché la sua esperienza di interprete e i suoi rapporti con le autorità potevano essere utilizzati dagli accusatori per collegarlo alle attività della comunità cristiana.

Il martirio a Seul
Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil furono condannati a morte e decapitati a Seul il 22 settembre 1839. Il luogo del supplizio era l’area delle esecuzioni fuori dalla Porta Occidentale, oggi ricordata nella memoria della Chiesa coreana come Seosomun. Avevano rispettivamente circa 44 e 48 anni secondo la cronologia moderna delle loro vite.
Il Martirologio Romano ricorda i due martiri proprio in questo giorno, sottolineando per Paolo i circa vent’anni di guida della prima comunità cristiana durante la persecuzione e per Agostino il suo ruolo nell’invio della richiesta a papa Gregorio XVI perché fossero mandati sacerdoti in Corea. Entrambi sono indicati come catechisti e il testo liturgico conclude ricordando la loro decapitazione dopo le torture.
La loro morte si inserì in una persecuzione che colpì molti membri della comunità cattolica. Tra essi vi erano anche la madre e la sorella di Paolo. Cecilia Yu So-sa morì in carcere nello stesso anno, mentre Elisabetta Chong Chŏng-hye fu successivamente decapitata. La famiglia di Paolo costituisce quindi uno dei nuclei familiari più emblematici della prima storia del martirio cattolico coreano.

La prima Chiesa coreana e il ruolo dei laici
La vicenda di Paolo e Agostino assume un’importanza particolare nella storia del cristianesimo perché la prima comunità cattolica coreana non nacque dall’iniziativa di missionari stabilmente presenti sul territorio. Fu invece una comunità costituita inizialmente da laici, che entrarono in contatto con il cristianesimo attraverso i libri e successivamente cercarono di ottenere il battesimo, i sacramenti e la presenza dei sacerdoti.
Giovanni Paolo II ricordò questo elemento nell’omelia della canonizzazione del 1984, sottolineando che la Chiesa coreana era stata fondata interamente da laici e che, per molti anni, i fedeli dovettero vivere la propria fede con un’assistenza sacerdotale estremamente limitata.

La Sangjaesangseo come documento storico
La Sangjaesangseo è uno degli aspetti meno conosciuti ma più importanti della figura di Paolo. Non si tratta semplicemente di un testo devozionale. È una fonte storica che permette di comprendere come un cattolico coreano del XIX secolo cercasse di spiegare la propria fede utilizzando anche categorie e argomentazioni comprensibili all’ambiente confuciano.
La ricerca contemporanea ha analizzato il documento mettendolo a confronto con gli editti anticollegati alla persecuzione, evidenziando soprattutto i temi del rapporto tra cielo e Dio, della persona di Cristo, dell’immortalità dell’anima, dei riti ancestrali e dell’etica sociale.

Una richiesta che cambiò la struttura della Chiesa coreana
L’iniziativa di Paolo, Agostino e degli altri laici impegnati nei contatti con Pechino ebbe conseguenze che superarono la loro stessa generazione. La richiesta di una presenza ecclesiastica stabile contribuì all’istituzione del vicariato apostolico di Corea nel 1831 e rese possibile l’invio di missionari francesi negli anni successivi.
Non sarebbe corretto attribuire esclusivamente ai due santi la decisione romana di istituire il vicariato, che fu il risultato di un processo ecclesiastico più ampio. È però documentato il loro ruolo nella lunga attività di comunicazione e di richiesta di aiuto alla Chiesa di Pechino e successivamente a Roma.

La memoria liturgica
Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil sono ricordati individualmente il 22 settembre, giorno del loro martirio. Il 20 settembre, invece, la Chiesa celebra la memoria dei 103 martiri coreani canonizzati nel 1984, tra i quali figurano entrambi.
Il Martirologio Romano conserva dunque una doppia prospettiva: la memoria specifica dei due martiri nel giorno della loro morte e la celebrazione comune dell’intero gruppo dei martiri coreani.

Curiosità
    • Paolo Chong Ha-sang era figlio del martire Agostino Chong Yak-jong e fratello di Carlo Chong Chŏl-sang ed Elisabetta Chong Chŏng-hye, anch’essi riconosciuti tra i martiri coreani.
    • Agostino Yu Chin-gil proveniva da una famiglia di interpreti e superò nel 1807 l’esame che gli consentiva di esercitare ufficialmente tale professione.
    • La Sangjaesangseo è considerata una delle prime opere apologetiche cattoliche scritte da un coreano e costituisce una fonte importante per lo studio dell’incontro tra cattolicesimo e cultura confuciana nella Corea dell’Ottocento.
    • La canonizzazione dei 103 martiri coreani nel 1984 fu celebrata a Seul e non a Roma, circostanza eccezionale nella storia moderna delle canonizzazioni.

Cronologia
    • 1791 - Nasce a Seul Agostino Yu Chin-gil, in una famiglia appartenente al ceto degli interpreti.
    • 1795 - Nasce Paolo Chong Ha-sang nella regione di Yanggeun, nell’odierna Corea del Sud.
    • 1801 - Durante la persecuzione Sin-yu vengono martirizzati il padre di Paolo, Agostino Chong Yak-jong, e il fratello Carlo.
    • 1807 - Agostino Yu Chin-gil supera l’esame per la professione di interprete.
    • 1816 - Paolo Chong Ha-sang avvia una nuova fase dell’attività per ottenere sacerdoti dalla Chiesa di Pechino.
    • 1823 circa - Agostino Yu Chin-gil aderisce al cattolicesimo e incontra Paolo Chong Ha-sang.
    • 1824 - Agostino si reca a Pechino come interprete e riceve il battesimo.
    • 1824-1826 - Paolo e Agostino partecipano alle iniziative per chiedere l’invio di sacerdoti e trasmettono a Pechino le richieste della comunità cattolica coreana.
    • 1831 - Papa Gregorio XVI istituisce il vicariato apostolico di Corea.
    • 1834-1837 - Entrano clandestinamente in Corea sacerdoti e missionari destinati a sostenere la comunità cattolica.
    • 1837-1839 - Paolo riceve una formazione in latino e teologia sotto la guida del vescovo Laurent Imbert, in vista del possibile sacerdozio.
    • 1839 - Inizia la persecuzione Gihae. Paolo e Agostino vengono arrestati e sottoposti a interrogatori e torture.
    • 22 settembre 1839 - Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil vengono decapitati a Seul.
    • 5 luglio 1925 - Paolo e Agostino sono beatificati da papa Pio XI insieme a 77 altri martiri coreani del gruppo allora riconosciuto.
    • 6 maggio 1984 - Giovanni Paolo II canonizza a Seul i 103 martiri coreani.

Valutazione storico-critica
    • L’esistenza storica di Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil e il loro ruolo nella prima Chiesa cattolica coreana sono ben documentati da fonti ecclesiastiche e dalla documentazione relativa alla persecuzione del 1839.
    • La data del martirio, 22 settembre 1839, è solidamente attestata e coincide con la memoria liturgica propria dei due santi.
    • Le informazioni fondamentali su Agostino Yu Chin-gil sono confermate anche da fonti storiche coreane non esclusivamente agiografiche, che ne documentano la professione di interprete, la conversione, i rapporti con Pechino e l’arresto durante la persecuzione.
    • Per Paolo Chong Ha-sang è ben documentato il ruolo di guida della comunità cattolica e l’impegno per ottenere una presenza sacerdotale stabile. Il numero preciso dei suoi viaggi a Pechino varia invece nelle fonti e non deve essere presentato come un dato assolutamente certo.
    • L’attribuzione a Yu Chin-gil della redazione delle lettere indirizzate a Roma è ampiamente presente nella tradizione storiografica cattolica, ma la documentazione disponibile suggerisce prudenza nell’attribuire a una sola persona l’intera elaborazione dei testi.
    • La Sangjaesangseo è una fonte particolarmente importante perché permette di accedere direttamente al pensiero religioso di Paolo. La sua autenticità e il suo ruolo nella vicenda della persecuzione sono documentati; la sua interpretazione deve però essere distinta dalle successive letture devozionali.
    • Le narrazioni relative alle torture e alle ultime parole dei martiri appartengono in parte alla tradizione testimoniale e agiografica. Per questo, quando non sono direttamente verificabili attraverso la documentazione giudiziaria, non devono essere trattate come trascrizioni letterali certe degli interrogatori.
    • La storia dei due santi deve essere compresa nel contesto più ampio di una Chiesa nata attraverso l’iniziativa dei laici e sottoposta a successive persecuzioni. Il loro ruolo non consiste soltanto nella testimonianza finale del martirio, ma anche nella lunga opera di ricostruzione ecclesiale che lo precedette.

Fonti e bibliografia essenziale
    • Martirologio Romano, edizione italiana, memoria del 22 settembre: Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, martiri a Seul nel 1839.
    • Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa per la canonizzazione dei 103 martiri coreani, Seul, 6 maggio 1984.
    • Congregazione delle Cause dei Santi, Andrea Kim Tae-gon e 102 Compagni, scheda ufficiale della canonizzazione, 6 maggio 1984.
    • 한국민족문화대백과사전, voce 「정하상」, Jeong Ha-sang, 한국학중앙연구원, con riferimento a 헌종실록 e agli studi sulla Chiesa cattolica coreana.
    • 한국민족문화대백과사전, voce 「유진길」, Yu Chin-gil, 한국학중앙연구원, con riferimento a 헌종실록, agli atti giudiziari della persecuzione e alla storia della Chiesa cattolica coreana.
    • 한국가톨릭대사전, voce 「정하상」, Jeong Ha-sang (1795-1839), 한국교회사연구소 / 한국천주교중앙협의회.
    • 한국가톨릭대사전, voce 「유진길」, Yu Chin-gil (1791-1839), 한국교회사연구소 / 한국천주교중앙협의회.
    • 「상재상서」, voce della 한국민족문화대백과사전, con descrizione del testo, della sua struttura e della sua trasmissione manoscritta.
    • Bae Yo-Han, 「정하상의 「상재상서」에 관한 연구 - 헌종대 「척사윤음」과의 비교를 중심으로」, 장신논단, 46/1, 2014, pp. 211-239, DOI 10.15757/kpjt.2014.46.1.008.
    • Dallet, Charles Charles, Histoire de l’Église de Corée, trad. coreana e studi sulla documentazione dei martiri coreani; utilizzata come importante fonte storica per la ricostruzione della Chiesa coreana del XIX secolo. La bibliografia specialistica coreana la indica tra le opere fondamentali sulla storia della Chiesa coreana.
    • Chronology of the records of the early martyrs and their 1925 Beatification, Sogang University, documentazione cronologica relativa al processo di beatificazione dei martiri coreani.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Paolo Chong Hasang era nato a Mahyan, in Corea, nel 1795. Suo padre Agostino e suo fratello Carlo furono martirizzati nel 1801. In quell'occasione Paolo, la madre Cecilia e la sorella Elisabetta prima furono imprigionati e poi privati di tutti i loro beni. Ridotta in povertà, la madre andò ad abitare con un suo parente. Ai disagi dovuto alla situazione di povertà, si assommò la perdita di contatti con la comunità cristiana. Appena fu possibile, Paolo prese con sé la madre e la sorella e si trasferì a Seul, dove, ormai ventenne, poté dedicarsi con i fratelli in Cristo al servizio dei più poveri. Almeno quindici volte si recò a Pechino, affrontando a piedi un viaggio difficilissimo, per ricevere i sacramen¬ti e per ottenere l'invio di sacerdoti. Il vescovo di Pechino inviò il prete Sim, che però morì in viaggio, poi suggerì a Paolo e ai suoi compagni di scrivere al Papa Gregorio XVI chiedendo un vescovo. Da questo momento Paolo dedicò il resto della sua vita ad assicurare la presenza di un vescovo e di sacerdoti in terra coreana. Per suo merito venne dalla Cina il sacerdote Yan e poi i missionari francesi p. Pietro Maubant, p. Giacomo Chastan e mons. Lorenzo Imbert. Quest’ultimo, vescovo, prese Paolo nella sua casa insieme alla madre e alla sorella per prepararlo al sacerdozio, ma la persecuzione si riaccese violenta e il vescovo e i missionari furono costretti a nascondersi. Un apostata però li tradì e finirono dunque in prigione. Il giudice interrogò Paolo: «È vero che hai abbandonato le tradizioni della Corea per praticare una dottrina straniera e che trascini in essa anche altri?». Egli rispose: «Se noi accettiamo dall'estero oggetti utili al nostro uso, perché io dovrei rigettare la religione cristiana, che è quella vera, per il solo fatto che viene da fuori?». E il giudice: «Se tu esalti una religione straniera, pretendi che il re e i mandarini siano in colpa perché la proibiscono!». E Paolo: «A queste parole non ho nulla da obiettare. Devo solo morire». Lo sottoposero a torture insopportabili senza ottenere l'abiura. Infine le guardie lo decapitarono il 22 settembre 1839 insieme al carissimo amico Agostino Nyon, con lui autore della petizione al Papa. Dopo alcuni mesi la madre Cecilia, ormai settantanovenne, venne incarcerata e morì di stenti, mentre la sorella Elisabetta di 43 anni fu decapitata. Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato questi martiri in data 6 maggio 1984, in un gruppo complessivo di 103 martiri in terra coreana, figli di quella terra e missionari europei.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2026-09-10

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