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Santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil Martiri

Festa: 22 settembre

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† Seul, Corea, 22 settembre 1839

Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione dei santi Paolo Chong Ha-sang e Agostino Yu Chin-gil, martiri, dei quali il primo fu per vent’anni, in tempo di persecuzione, guida della prima comunità di cristiani, l’altro invece scrisse una lettera al papa Gregorio XVI, perché mandasse sacerdoti in Corea: entrambi catechisti, subirono insieme, dopo atroci supplizi, la decapitazione per la fede.


Paolo Chong Hasang era nato a Mahyan, in Corea, nel 1795. Suo padre Agostino e suo fratello Carlo furono martirizzati nel 1801. In quell'occasione Paolo, la madre Cecilia e la sorella Elisabetta prima furono imprigionati e poi privati di tutti i loro beni. Ridotta in povertà, la madre andò ad abitare con un suo parente. Ai disagi dovuto alla situazione di povertà, si assommò la perdita di contatti con la comunità cristiana. Appena fu possibile, Paolo prese con sé la madre e la sorella e si trasferì a Seul, dove, ormai ventenne, poté dedicarsi con i fratelli in Cristo al servizio dei più poveri. Almeno quindici volte si recò a Pechino, affrontando a piedi un viaggio difficilissimo, per ricevere i sacramen¬ti e per ottenere l'invio di sacerdoti. Il vescovo di Pechino inviò il prete Sim, che però morì in viaggio, poi suggerì a Paolo e ai suoi compagni di scrivere al Papa Gregorio XVI chiedendo un vescovo. Da questo momento Paolo dedicò il resto della sua vita ad assicurare la presenza di un vescovo e di sacerdoti in terra coreana. Per suo merito venne dalla Cina il sacerdote Yan e poi i missionari francesi p. Pietro Maubant, p. Giacomo Chastan e mons. Lorenzo Imbert. Quest’ultimo, vescovo, prese Paolo nella sua casa insieme alla madre e alla sorella per prepararlo al sacerdozio, ma la persecuzione si riaccese violenta e il vescovo e i missionari furono costretti a nascondersi. Un apostata però li tradì e finirono dunque in prigione. Il giudice interrogò Paolo: «È vero che hai abbandonato le tradizioni della Corea per praticare una dottrina straniera e che trascini in essa anche altri?». Egli rispose: «Se noi accettiamo dall'estero oggetti utili al nostro uso, perché io dovrei rigettare la religione cristiana, che è quella vera, per il solo fatto che viene da fuori?». E il giudice: «Se tu esalti una religione straniera, pretendi che il re e i mandarini siano in colpa perché la proibiscono!». E Paolo: «A queste parole non ho nulla da obiettare. Devo solo morire». Lo sottoposero a torture insopportabili senza ottenere l'abiura. Infine le guardie lo decapitarono il 22 settembre 1839 insieme al carissimo amico Agostino Nyon, con lui autore della petizione al Papa. Dopo alcuni mesi la madre Cecilia, ormai settantanovenne, venne incarcerata e morì di stenti, mentre la sorella Elisabetta di 43 anni fu decapitata. Papa Giovanni Paolo II ha canonizzato questi martiri in data 6 maggio 1984, in un gruppo complessivo di 103 martiri in terra coreana, figli di quella terra e missionari europei.


Autore:
Fabio Arduino

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Aggiunto/modificato il 2012-10-07

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