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Seul, Corea del Sud, 1797 - Saenamteo, Seul, Corea del Sud, 19 settembre 1846
Appartiene alla prima generazione di cristiani coreani che, in un ambiente segnato dalle persecuzioni, contribuirono a mantenere viva e organizzata la Chiesa nata alla fine del XVIII secolo. Laico, padre di famiglia e catechista, proveniva da una famiglia profondamente colpita dalla repressione: suo padre Hyon Gye-heum era stato giustiziato nel 1801 e sua sorella Benedetta Hyon Kyong-nyon sarebbe stata martirizzata nel 1839. Anche la moglie e il figlio morirono durante la persecuzione. Dopo la persecuzione del 1839 Carlo assunse un ruolo di particolare rilievo nella vita della comunità cattolica. Collaborò con i missionari, sostenne i cristiani dispersi, raccolse testimonianze sui martiri e contribuì alla redazione del Gihae Ilgi, il diario della persecuzione del 1839. Partecipò inoltre alle difficili iniziative con cui la comunità coreana cercava di far entrare clandestinamente sacerdoti e vescovi nel paese. Nel 1845 accompagnò Andrea Kim Taegon nel viaggio a Shanghai che consentì al giovane di ricevere l'ordinazione sacerdotale. Arrestato nel luglio 1846, dopo la cattura di padre Kim, Carlo continuò in carcere a incoraggiare gli altri cristiani. Il 19 settembre fu condotto a Saenamteo e sottoposto alla decapitazione secondo la pena del gunmun hyosu, riservata ai condannati per gravi delitti contro lo Stato. Fu beatificato da Pio XI nel 1925 e canonizzato da Giovanni Paolo II nel 1984 insieme agli altri 102 martiri coreani.
Etimologia: Dall'antico germanico karl, uomo libero, uomo, uomo di condizione non servile.
Emblema: Abito tradizionale coreano, copricapo nero a tesa larga, libro o testo religioso, palma del martirio.
Martirologio Romano: A Seul in Corea, passione di san Carlo Hyon Song-mun, martire: catechista, compì lunghi e difficili viaggi per accompagnare i missionari nella sua patria; messo in carcere insieme ad altri cristiani, mai smise di esortare i suoi compagni e fu, infine, decapitato per Cristo.
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Carlo Hyon Song-mun nacque a Seul nel 1797, in una famiglia appartenente al ceto degli jungin, nella quale la fede cattolica era stata accolta e praticata con convinzione. Il padre, Hyon Gye-heum, era già conosciuto come cristiano e fu giustiziato nel 1801 durante la grande persecuzione dello stesso anno. La futura vita di Carlo sarebbe dunque maturata fin dall'infanzia nel ricordo di una fede che aveva già comportato per la sua famiglia il rischio concreto della morte. La famiglia avrebbe continuato a pagare un prezzo molto alto. La sorella maggiore di Carlo, Benedetta Hyon Kyong-nyon, fu arrestata durante la persecuzione del 1839 e decapitata il 29 dicembre di quell'anno. Anche la moglie e il figlio di Carlo morirono in carcere. Le fonti coreane sottolineano così la particolare intensità con cui la persecuzione coinvolse l'intero nucleo familiare. Nonostante queste tragedie, Carlo non si ritirò dalla vita della comunità. Al contrario, divenne progressivamente uno dei suoi principali collaboratori laici.
Il catechista e responsabile della comunità Dopo la persecuzione del 1839 Carlo fu nominato hoejang, una figura di responsabilità tra i fedeli, con compiti di guida e coordinamento della comunità. In un periodo nel quale la presenza stabile dei sacerdoti era estremamente difficile, i laici svolgevano funzioni decisive nella conservazione e nella trasmissione della fede. Carlo incoraggiava i neofiti, cercava i cristiani costretti a disperdersi, provvedeva alle necessità dei più poveri e collaborava con i missionari. Le testimonianze sulla sua personalità lo descrivono come un uomo attivo, mite, semplice e dotato di un carattere particolarmente caloroso. La sua opera non consistette quindi soltanto nella catechesi, ma anche nell'organizzazione concreta della sopravvivenza della comunità cristiana durante la clandestinità. La sua attività assunse anche una dimensione storica. Dopo la persecuzione del 1839 raccolse insieme ad altri cristiani le testimonianze sui martiri e contribuì alla compilazione del Gihae Ilgi, il Diario della persecuzione di Gihae. Quest'opera rappresenta una delle importanti testimonianze della prima storia della Chiesa coreana e mostra come la memoria dei martiri fosse già avvertita dai contemporanei come qualcosa da conservare per le generazioni successive.
Al servizio dei missionari La Chiesa coreana aveva una caratteristica del tutto particolare: era stata inizialmente introdotta e sviluppata da laici, prima dell'arrivo stabile dei missionari. Giovanni Paolo II, durante la canonizzazione del 1984, ricordò proprio questa origine singolare, sottolineando che la prima comunità cristiana coreana era stata fondata interamente da laici e aveva poi cercato con perseveranza l'arrivo dei sacerdoti. Carlo fu uno degli uomini che resero possibile questo collegamento con la Chiesa universale. Partecipò all'organizzazione dei contatti con i cristiani cinesi e con i missionari e si impegnò personalmente nei difficili viaggi necessari per favorire l'ingresso dei sacerdoti in Corea. Prima di lui aveva già collaborato con i missionari francesi e, secondo le testimonianze conservate dalla tradizione coreana, aveva aiutato anche padre Lorenzo Imbert e padre Giacomo Chastan nei loro spostamenti attraverso il paese.
Il viaggio a Shanghai con Andrea Kim Taegon Uno degli episodi più significativi della sua vita fu il viaggio del 1845 a Shanghai insieme ad Andrea Kim Taegon. Il giovane diacono coreano si recò in Cina per ricevere l'ordinazione sacerdotale e per contribuire alla preparazione del ritorno dei missionari in Corea. Carlo partecipò alla spedizione affrontando i rischi legati ai controlli e alla persecuzione. A Shanghai Andrea Kim Taegon ricevette l'ordinazione sacerdotale e divenne il primo sacerdote cattolico nativo della Corea. Carlo tornò con lui in patria e continuò a sostenerne l'attività. Quando il nuovo sacerdote si stabilì segretamente a Seul per iniziare il proprio ministero, Carlo registrò a proprio nome la casa nella quale padre Kim avrebbe svolto la sua attività. In questo modo si assunse personalmente una parte del rischio che derivava dalla presenza clandestina del sacerdote. Il suo ruolo appare quindi complementare a quello di Andrea Kim: mentre il giovane sacerdote rappresentava la prima espressione del clero nativo coreano, Carlo rappresentava quella rete di laici che aveva reso possibile la sua formazione, il suo ingresso nel paese e il suo ministero.
L'arresto e la prigionia Nel giugno 1846 Andrea Kim Taegon fu arrestato. La notizia provocò una nuova ondata repressiva, la cosiddetta persecuzione di Byeong-o. Carlo cercò di mettere in salvo i cristiani che frequentavano la casa del sacerdote e trasferì alcune persone in un'altra abitazione. Egli stesso si nascose con altri fedeli. I funzionari del governo riuscirono tuttavia a rintracciarlo. Carlo fu arrestato l'11 luglio 1846 insieme ad altri cristiani e condotto davanti agli organi di polizia per essere interrogato. Le fonti coreane collocano la sua detenzione tra le ultime settimane della sua vita e ricordano che, anche in carcere, continuò a esercitare quella funzione di guida che aveva svolto nella comunità libera. Il suo comportamento in prigione costituisce uno degli elementi più caratteristici della memoria agiografica. Il Martirologio Romano non insiste sui dettagli delle torture, ma presenta Carlo soprattutto come il catechista che, incarcerato insieme ad altri cristiani, non cessò di esortare i compagni. È precisamente questa continuità tra il suo apostolato prima dell'arresto e il suo comportamento in carcere a caratterizzare la sua figura.
Il martirio a Saenamteo Il 19 settembre 1846 Carlo fu condotto a Saenamteo, luogo di esecuzione posto presso il fiume Han, nell'attuale Seul. Il sito era stato utilizzato per l'esecuzione di numerosi cristiani durante le persecuzioni coreane. Nel 1846 vi era stato martirizzato, appena tre giorni prima, anche Andrea Kim Taegon. Carlo fu sottoposto al gunmun hyosu, forma di esecuzione mediante decapitazione con esposizione pubblica della testa, pena riservata ai condannati considerati particolarmente colpevoli nei confronti dello Stato. Aveva circa cinquant'anni. Il Martirologio Romano riassume la sua vicenda mettendo in evidenza tre aspetti: il servizio come catechista, i lunghi e difficili viaggi compiuti per favorire l'arrivo dei missionari e la perseveranza nell'incoraggiare i compagni durante la prigionia. La sua morte viene quindi presentata non come un episodio isolato, ma come il compimento di una vita interamente dedicata alla costruzione e alla difesa della giovane Chiesa coreana.
Culto e canonizzazione Carlo Hyon Song-mun fu riconosciuto tra i martiri della persecuzione coreana del 1839-1846 e beatificato da papa Pio XI il 5 luglio 1925 insieme a un primo gruppo di martiri coreani. Il processo di canonizzazione si concluse nel più ampio riconoscimento dei 103 martiri coreani. Il 6 maggio 1984 Giovanni Paolo II li canonizzò solennemente a Seoul, durante il viaggio apostolico in Corea. La celebrazione rivestì un'importanza particolare perché avvenne nella stessa terra nella quale quei cristiani avevano vissuto e subito la persecuzione. Nell'omelia della canonizzazione Giovanni Paolo II mise in rilievo l'origine laicale della Chiesa coreana e la varietà sociale dei suoi martiri: uomini e donne, sacerdoti e laici, persone ricche e povere, giovani e anziani. Carlo rappresenta in modo particolarmente significativo questa componente laicale, perché fu catechista, organizzatore della comunità, collaboratore dei missionari e testimone diretto della formazione del primo clero coreano. La Chiesa coreana lo ricorda nel gruppo dei 103 martiri, la cui memoria liturgica comune ricorre il 20 settembre. La sua passione è invece commemorata individualmente il 19 settembre, giorno della morte.
Saenamteo e le reliquie Saenamteo è uno dei principali luoghi della memoria martiriale della Chiesa coreana. In questo luogo furono messi a morte numerosi sacerdoti e laici durante le persecuzioni del XIX secolo, tra cui Andrea Kim Taegon e Carlo Hyon Song-mun. Oggi vi sorge il Santuario commemorativo dei martiri di Saenamteo. La tradizione della Chiesa di Seoul conserva in questo santuario le reliquie di diversi martiri. Le fonti locali indicano che nove santi sono rappresentati dalle loro reliquie conservate presso il santuario, che costituisce pertanto uno dei principali luoghi di venerazione della memoria martiriale coreana.
Il Gihae Ilgi Tra gli aspetti più importanti dell'eredità di Carlo vi è il suo legame con il Gihae Ilgi, il Diario della persecuzione di Gihae. Dopo la persecuzione del 1839, egli contribuì alla raccolta e alla sistemazione delle testimonianze riguardanti i cristiani uccisi. L'opera non ha soltanto un valore devozionale: rappresenta una fonte significativa per la conoscenza della prima comunità cattolica coreana e della persecuzione. Il fatto che uno dei futuri martiri abbia contribuito a conservare la memoria documentaria di altri martiri conferisce alla sua figura un carattere particolare. Carlo non fu soltanto protagonista degli avvenimenti, ma anche uno dei loro primi testimoni e memorialisti.
Rapporto con Andrea Kim Taegon Il rapporto con Andrea Kim Taegon costituisce uno degli elementi centrali della biografia di Carlo. Carlo apparteneva alla generazione adulta di laici che aveva sostenuto la Chiesa clandestina prima della nascita del primo sacerdote coreano. Andrea Kim, invece, rappresentò la nuova generazione del clero indigeno. Il loro viaggio a Shanghai nel 1845 mostra concretamente la collaborazione tra queste due componenti della Chiesa coreana. Carlo contribuì al trasferimento e alla protezione di Andrea Kim; dopo l'ordinazione del giovane sacerdote, continuò a proteggerlo e a mettere a rischio la propria sicurezza per consentirgli di esercitare il ministero a Seul. La morte di Carlo, avvenuta il 19 settembre 1846, seguì di soli tre giorni quella di Andrea Kim. I due sono pertanto legati non soltanto dall'amicizia e dalla collaborazione apostolica, ma anche dalla stessa persecuzione e dallo stesso luogo di martirio.
Famiglia e testimonianza La vicenda familiare di Carlo è una delle più dure tra quelle dei martiri coreani. Il padre fu ucciso nel 1801; la sorella Benedetta morì martire nel 1839; la moglie e il figlio morirono durante la detenzione. Le fonti coreane sottolineano inoltre che la famiglia apparteneva a un ambiente cristiano nel quale la fede era stata trasmessa e praticata nonostante le persecuzioni. Questo elemento permette di comprendere la continuità della sua scelta religiosa. La fede di Carlo non fu un'esperienza individuale separata dalla vita della comunità, ma si sviluppò all'interno di una rete familiare e comunitaria profondamente coinvolta nella nascita della Chiesa coreana.
Iconografia Nell'iconografia dei 103 martiri coreani Carlo Hyon Song-mun è generalmente raffigurato con l'abito tradizionale coreano e il caratteristico copricapo a larga tesa. Una rappresentazione conservata presso il santuario dei martiri di Seoul lo presenta con un libro in mano, riferimento alla sua attività di catechista e al suo ruolo nella conservazione della memoria dei martiri. La raffigurazione sottolinea quindi soprattutto la sua identità di laico impegnato nella catechesi e nella guida della comunità.
Curiosità Carlo è uno dei casi più significativi di laico coreano che, in assenza di una presenza sacerdotale stabile, assunse responsabilità decisive nella vita della Chiesa. Partecipò personalmente al viaggio a Shanghai che portò all'ordinazione sacerdotale di Andrea Kim Taegon, primo sacerdote nativo della Corea. Dopo la persecuzione del 1839 contribuì alla redazione del Gihae Ilgi, importante testimonianza sulla persecuzione e sui suoi martiri. Il suo nome coreano è 현석문, Hyeon Seok-mun, mentre il nome battesimale Carlo corrisponde alla forma latina Carolus. È ricordato insieme ai 103 martiri coreani canonizzati nel 1984, gruppo composto da tre vescovi, otto sacerdoti e numerosi laici, tra uomini e donne di diversa condizione sociale. Il luogo del suo martirio, Saenamteo, è oggi uno dei principali santuari della Chiesa cattolica coreana.
Cronologia 1797 circa: nasce a Seul, in una famiglia cattolica del ceto degli jungin. 1801: il padre Hyon Gye-heum viene giustiziato durante la persecuzione. 1839: Carlo assume un ruolo di responsabilità nella comunità cattolica; contribuisce alla raccolta delle testimonianze sui martiri della persecuzione. 1839-1840 circa: contribuisce alla redazione del Gihae Ilgi. 1844-1845: partecipa alle iniziative per favorire l'ingresso di Andrea Kim Taegon e dei missionari in Corea. 1845: accompagna Andrea Kim Taegon nel viaggio a Shanghai; Andrea riceve l'ordinazione sacerdotale. 1845-1846: protegge e sostiene il ministero clandestino di Andrea Kim a Seul. Giugno 1846: Andrea Kim Taegon viene arrestato. 11 luglio 1846: Carlo viene arrestato insieme ad altri cristiani. 16 settembre 1846: Andrea Kim Taegon viene martirizzato a Saenamteo. 19 settembre 1846: Carlo Hyon Song-mun viene decapitato a Saenamteo. 5 luglio 1925: viene beatificato da papa Pio XI. 6 maggio 1984: viene canonizzato a Seoul da papa Giovanni Paolo II insieme ai 102 compagni martiri. 19 settembre: commemorazione individuale della sua passione. 20 settembre: memoria liturgica comune dei 103 martiri coreani.
Valutazione storica Carlo Hyon Song-mun occupa un posto particolare nella storia del cattolicesimo coreano perché la sua attività mostra quanto la sopravvivenza della prima Chiesa dipendesse dall'iniziativa dei laici. Non fu un sacerdote, né un religioso, ma un padre di famiglia e un catechista che svolse contemporaneamente funzioni di assistenza ai cristiani, collegamento con i missionari, organizzazione della comunità, protezione dei sacerdoti e conservazione della memoria dei martiri. La sua biografia permette inoltre di comprendere la natura collettiva della nascita del cristianesimo in Corea. La fede era stata introdotta inizialmente attraverso i libri e la ricerca intellettuale di alcuni laici coreani, prima dell'arrivo dei missionari. Carlo appartiene alla generazione che trasformò quella prima adesione in una comunità capace di resistere alle persecuzioni e di mantenere rapporti con la Chiesa universale. Il suo contributo più originale non consiste dunque in una particolare opera teologica o letteraria, ma nella capacità di tenere insieme persone, informazioni e strutture in una Chiesa costretta alla clandestinità. Il suo stesso martirio rappresentò il punto conclusivo di questa attività: anche in prigione continuò a svolgere la funzione di guida e di incoraggiamento che aveva esercitato durante tutta la sua vita. La sua figura testimonia così una caratteristica essenziale della prima Chiesa coreana: la fede non fu semplicemente ricevuta dall'esterno, ma fu accolta, organizzata, trasmessa e difesa da una comunità locale nella quale i laici ebbero fin dall'inizio un ruolo determinante. È questo il tratto che rende Carlo Hyon Song-mun una delle figure più rappresentative della prima generazione cattolica della Corea. Autore: Giampietro Cattini
Carlo Hyon Song-mun, padre di famiglia e catechista, apparteneva a una famiglia che aveva molto patito a causa delle persecuzioni ai danni dei cattolici coreani dal finire del diciottesimo secolo in avanti. Suo padre venne giustiziato nel 1801, mentre sua sorella maggiore, Benedetta Hyon Kyong-nyon, subì il martirio nel 1839. Sua moglie e suo figlio, infine, morirono in prigione.
Fu un valido assistente per i missionari: incoraggiava i neofiti, distribuiva le elemosine e scrisse un libro sulla persecuzione del 1839. Cinque anni dopo, quando il diacono Andrea Kim Taegon venne incaricato di andare a prendere a Shanghai il vescovo monsignor Ferréol, lo accompagnò; lì Andrea venne ordinato sacerdote, il primo nativo della Corea del Sud. Quando dovette stabilirsi a Seul per iniziare il suo lavoro apostolico, venne aiutato da Carlo, il quale registrò a proprio nome la sua abitazione, rischiando così in prima persona.
Subito dopo l’arresto di padre Kim nel giugno 1846, alcuni incaricati del governo pedinarono il catechista e l’arrestarono insieme a quattro donne che erano venute a visitarlo. In carcere, esortò i compagni di fede prigionieri con lui. Venuto il momento della decapitazione, l’affrontò con fortezza e serenità: era il 19 settembre 1846.
Insieme a sua sorella Benedetta, Carlo è stato incluso nel gruppo dei martiri coreani capeggiati da Andrea Kim Taegon, beatificati il 5 luglio 1925 e, inseriti in un gruppo più ampio, canonizzati il 6 maggio 1984.
Autore: Emilia Flocchini
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