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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera A > Sant' Agnese Le Thi Thanh (De) Condividi su Facebook

Sant' Agnese Le Thi Thanh (De) Madre di famiglia, martire

Festa: 12 luglio

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Ba Den, Vietnam, 1781 - Ninh Bình, Vietnam, 12 luglio 1841

Agnese nacque nel 1781 circa a Ba Den, nei pressi di Tranh Hoa in Vietnam. Madre di famiglia, all’età di sessant’anni anni fu imprigionato e sottoposta a crudeli torture per aver nascosto in casa sua un sacerdote. Rifiutatasi di rinnegare la fede cristiana, morì in carcere nella provincia di Ninh Binh nel Tonchino sotto l’imperatore Thieu Tri in data 12 luglio 1841. Agnese Le Thi Thanh fu canonizzata da Papa Giovanni Paolo II il 19 giugno 1988 con altri 116 martiri che avevano irrorato con il loro sangue la sua patria vietnamita. Il gruppo, noto con il nome “Santi Andrea Dung Lac e compagni”, è festeggiato comunemente dal calendario liturgico latino al 24 novembre.

Etimologia: Agnese = pura, casta, dal greco hagnē

Martirologio Romano: Nella provincia di Ninh Bình sempre nel Tonchino, sant’Agnese Lê Thị Thành (Đê), martire, che, madre di famiglia, sebbene sottoposta a crudeli torture per aver nascosto in casa sua un sacerdote, si rifiutò di rinnegare la fede e morì in carcere sotto l’imperatore Thiệu Trị.


Agnese Lê Thị Thành nacque nel 1781 nel villaggio di Bái Điền, distretto di Yên Định, nella provincia di Thanh Hóa, nel Vietnam settentrionale. Proveniva da una famiglia cattolica devota, in un periodo in cui la presenza missionaria in Indocina era ormai consolidata ma periodicamente esposta a violente ondate persecutorie. All'età di diciassette anni sposò Nguyễn Văn Nhất, un cristiano del suo stesso villaggio. Dalla unione nacquero sei figli: due maschi e quattro femmine. Il primogenito fu chiamato Đê e, secondo l'usanza locale, la madre iniziò a essere chiamata "Bà Đê" (Signora Đê), appellativo che l'avrebbe accompagnata per tutta la vita e che oggi la identifica nella memoria popolare vietnamita.
La famiglia condusse un'esistenza tranquilla e laboriosa, dedita all'agricoltura e alla pratica religiosa. Agnese e il marito disposero nella propria abitazione un'area riservata ad accogliere i sacerdoti che, braccati dalle autorità imperiali, avevano bisogno di rifugio. Questa scelta di campo, apparentemente semplice, avrebbe determinato il corso della sua vita.

Il ministero nascosto: ospitalità ai sacerdoti

Negli anni Trenta dell'Ottocento, l'imperatore Minh Mạng aveva inasprito la legislazione contro il cristianesimo. Gli editti imperiali prevedevano la pena di morte per chi ospitava missionari europei o sacerdoti indigeni. Nonostante il rischio, Agnese e il marito continuarono a offrire asilo ai preti della zona. Nel marzo del 1841, sotto il regno del nuovo imperatore Thiệu Trị, quattro sacerdoti operavano segretamente nel villaggio di Phúc Nhạc: padre Berneux (detto Nhân), padre Jean-Paul Galy Carles (detto Lý), padre Thành e padre Ngân. Ognuno di essi trovava riparo in case diverse. Padre Thành alloggiava presso la famiglia di Agnese.
La rete di solidarietà che sosteneva i missionari era ampia ma fragile. Bastava un tradimento, una delazione, per far crollare l'intero sistema.

L'arresto e il processo
La mattina di Pasqua, il 14 aprile 1841, un aiutante di padre Thành, di nome Đễ, tradì i sacerdoti per denaro e rivelò al governatore Trịnh Quang Khanh i luoghi in cui si nascondevano. Il governatore piombò su Phúc Nhạc con cinquecento soldati, facendo rastrellare l'intero villaggio. Due sacerdoti riuscirono a fuggire in tempo; padre Berneux fu scoperto perché l'orlo della sua veste spuntava dal soppalco di una casa di religiose; padre Lý, condotto in fretta dal capoparrocchia Cơ, si rifugiò in un fosso asciutto nel giardino di Agnese, coperto con paglia e frasche dalla donna e da una figlia. Ma i soldati lo avevano visto entrare.
La casa fu perquisita, i beni confiscati. Agnese, padre Lý, il capoparrocchia Cơ e due suore furono legati, caricati con il cangue (un pesante collare di legno) e condotti al carcere di Nam Định. Il viaggio durò tutta la notte. Agnese, sessantenne e provata, crollava più volte sotto il peso del cangue; le guardie dovettero più volte aiutarla a rialzarsi.

Le torture e la testimonianza in prigione
Giunta al cospetto del governatore, Agnese fu sottoposta a interrogatorio. Le furono offerte lusinghe e promesse di libertà in cambio dell'apostasia. Al suo rifiuto, iniziò la tortura. Fu percossa con verghe, poi con grosse sbarre di legno sulle gambe, mentre la costringevano a passare sopra un crocifisso. Agnese si gettò a terra gridando: "Signore, aiutami! Non voglio mai rinnegare la mia fede in Te, ma sono una donna debole e mi obbligano con la forza a calpestare la Croce".
Non riuscirono a piegarla. Fu gettata in una cella sovraffollata e insalubre. Le torture continuarono: i carcerieri le legarono le gambe e le infilarono serpenti velenosi nei pantaloni. Agnese, terrorizzata, pregò intensamente. I serpenti non la morsero e uscirono da soli. Un testimone riportò: "La signora Agnese è stata picchiata così brutalmente che il suo corpo era coperto di sangue. Eppure è ancora felice e dice di voler sopportare ancora".
Il marito riuscì a ottenere un permesso di visita. Agnese gli disse: "Mi hanno picchiata in modo così violento che nemmeno un uomo potrebbe sopportarlo, ma grazie alla grazia della Madonna non sento alcun dolore". Quando il marito le chiese di pensare ai figli, lei rispose: "Affido i figli a te, confida in Dio. Quanto a me, confiderò e seguirò Gesù fino alla fine".
La figlia più giovane andò a trovarla e, vedendo i suoi vestiti intrisi di sangue, scoppiò in pianto. Agnese la consolò: "Non piangere, figlia mia. Questi sono i miei fiori rosa di coraggio. Sto soffrendo nel nome di Gesù, perché piangi?". Poi la esortò a tornare a casa, a curare le faccende domestiche, a pregare mattina e sera perché lei avesse la forza di portare la croce fino in fondo.

La morte e la sepoltura
Le condizioni disumane della prigione, le torture ripetute e la denutrizione minarono irreparabilmente la salute di Agnese. Contrasse la dissenteria e, la notte del 12 luglio 1841, morì in carcere. Le guardie, per accertarsi che fosse davvero deceduta, le bruciarono le dita dei piedi, secondo la procedura dell'epoca. Il corpo fu sepolto nel campo di esecuzione di Năm Mẫu.
Circa sei mesi dopo, i fedeli vollero recuperare le sue spoglie. Ma nel cimitero c'erano troppe tombe anonime e nessuno ricordava più il luogo esatto. Secondo una tradizione raccolta nel processo di canonizzazione, qualcuno propose di piantare un bastone di bambù su ogni tumulo: solo quello sulla tomba della martire sarebbe rimasto verde. Dopo giorni di attesa, sotto il sole estivo, tutti i bambù si seccarono tranne uno. Scavarono in quel punto e trovarono il corpo di Agnese, che secondo la tradizione era ancora integro. I resti furono traslati nella chiesa di Phúc Nhạc. Nel 1881 il parroco di Phúc Nhạc li trasferì in una tomba dedicata, insieme ad altri sette martiri.


Autore:
Enrico Quiri

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Aggiunto/modificato il 2026-07-11

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