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† Puzol, Valencia, Spagna, 22/23 agosto 1936
Furono due religiose delle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, istituto sorto dall'opera del cappuccino Luis Amigó y Ferrer. Le loro vite si svolsero per molti decenni nella quotidianità della vita religiosa, tra responsabilità di governo, formazione delle giovani, educazione delle orfane, servizio ai poveri e impegno nelle comunità dell'istituto. La loro vicenda assunse una dimensione drammatica nel 1936, quando la guerra civile spagnola provocò anche una violenta persecuzione religiosa. Rosaria, nata a Soano nel 1866, entrò nella congregazione a ventitré anni. Dopo la professione religiosa ricoprì numerosi incarichi, fino a diventare superiora generale dal 1914 al 1926 e, successivamente, vicaria generale. Serafina, nata a Ochovi nel 1872, entrò ancora adolescente tra le Terziarie Cappuccine e fu per molti anni consigliera generale e superiora di diverse comunità. Nel luglio 1936 le due religiose si trovavano nella casa-noviziato di Massamagrell, presso Valencia. Costrette ad abbandonare la comunità, cercarono rifugio presso privati. Furono arrestate il 21 agosto e condotte a Puzol. Nella notte tra il 22 e il 23 agosto furono uccise. Giovanni Paolo II le beatificò l'11 marzo 2001 insieme ad altri martiri della persecuzione religiosa in Spagna.
Etimologia: Rosaria deriva da rosario, dal latino rosarium, giardino di rose; Serafina da serafino, dall'ebraico seraphim, ardenti.
Emblema: Abito religioso delle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia.
Martirologio Romano: Nel villaggio di Puzol sempre presso Valencia in Spagna, beate Rosaria (Piera Maria Vittoria) Quintana Argos e Serafina (Emanuela Giusta) Fernández Ibero, vergini del Terz’Ordine delle Cappuccine della Sacra Famiglia e martiri, che conseguirono la grazia del martirio nella medesima persecuzione.
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Rosaria: gli anni della formazione Piera Maria Vittoria Quintana Argos nacque a Soano, località della Cantabria, il 13 maggio 1866. La futura religiosa proveniva da un ambiente familiare semplice e profondamente cristiano. Rimasta orfana di madre ancora giovane, dovette assumere responsabilità domestiche e contribuire alla cura dei fratelli minori e al lavoro della famiglia. La sua formazione religiosa maturò anche attraverso la frequentazione dell'ambiente cappuccino di Montehano. Qui entrò in contatto con l'opera di padre Luis Amigó, cappuccino che aveva dato origine alle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia, congregazione impegnata soprattutto nell'assistenza e nell'educazione di bambine e giovani abbandonate. Secondo le testimonianze raccolte dalla congregazione, un incontro con la predicazione di Amigó contribuì a orientarla definitivamente verso la vita consacrata. L'8 maggio 1889, a ventitré anni, entrò nell'istituto presso il santuario di Montiel-Benaguacil, nella diocesi di Valencia. Il 14 maggio 1890 vestì l'abito religioso assumendo il nome di Rosaria di Soano. Emise la prima professione il 14 maggio 1891 e i voti perpetui il 14 maggio 1896.
Una religiosa al servizio della congregazione Rosaria svolse diversi incarichi nelle comunità dell'istituto. Fu superiora locale, maestra delle novizie e consigliera generale. Dal 1914 al 1926 esercitò l'ufficio di superiora generale, quindi tornò a far parte del governo della congregazione come consigliera e, negli ultimi anni, come vicaria generale. Il suo profilo umano è descritto dalle fonti congregazionali attraverso alcuni tratti ricorrenti: cordialità, semplicità, umiltà, austerità e particolare attenzione ai poveri. La sua esperienza religiosa non fu quindi caratterizzata soltanto da responsabilità di governo. Una parte importante della sua attività rimase legata al servizio concreto, alla formazione delle giovani e alla vita ordinaria delle comunità. La lettera apostolica con cui Giovanni Paolo II ne proclamò la beatificazione ricorda in particolare gli incarichi di maestra delle novizie, superiora locale, superiora generale e vicaria generale, sottolineando la continuità del suo servizio alla congregazione.
Serafina di Ochovi Emanuela Giusta Fernández Ibero nacque a Ochovi, in Navarra, il 6 agosto 1872. Le fonti congregazionali la presentano come appartenente a una famiglia numerosa, semplice e cristiana. Secondo la documentazione biografica dell'istituto, nella stessa famiglia vi furono anche altre vocazioni alla vita religiosa. A quindici anni entrò tra le Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia. Assunse il nome religioso di Serafina Maria di Ochovi. Emise i primi voti il 14 maggio 1891 e quelli perpetui cinque anni più tardi. La sua vita religiosa fu caratterizzata dal servizio alle comunità. Si occupò dell'educazione delle bambine orfane, della raccolta delle offerte necessarie al loro mantenimento e dei servizi domestici. Fu inoltre superiora locale e, a partire dal 1902, consigliera generale, incarico nel quale venne confermata in diversi capitoli della congregazione. Ricoprì contemporaneamente la responsabilità di diverse fraternità, tra cui quella di Massamagrell. Le testimonianze sulla sua personalità evidenziano un carattere serio, franco e deciso, unito alla carità, all'umiltà e all'amore per il lavoro. Le fonti della congregazione ricordano anche la sua particolare devozione all'Eucaristia. Non si trattava, dunque, di una figura esclusivamente contemplativa: il suo percorso religioso fu segnato da responsabilità concrete e da un prolungato servizio alle comunità.
Massamagrell e la guerra civile Nel luglio 1936 la situazione politica e militare spagnola precipitò rapidamente. La guerra civile fu accompagnata, in diverse zone controllate dai settori rivoluzionari, da una violenta persecuzione contro la Chiesa cattolica, il clero e gli istituti religiosi. Le Terziarie Cappuccine di Massamagrell furono costrette ad abbandonare la loro casa. Rosaria, che si trovava nella comunità del noviziato, fu tra le ultime a lasciare l'edificio. Trovò dapprima rifugio presso una conoscente, Carmen dels Mudets, e successivamente presso una vedova. Anche Serafina, superiora della comunità, cercò rifugio fuori dalla casa religiosa. La situazione divenne tuttavia sempre più pericolosa. Le due religiose furono individuate e arrestate. Il 21 agosto 1936 vennero condotte al comitato rivoluzionario di Puzol. Le fonti concordano nel riferire che furono sottoposte a umiliazioni e maltrattamenti prima dell'esecuzione.
Il martirio La documentazione della Santa Sede colloca la morte di entrambe il 23 agosto 1936 a Puzol. Altre fonti, comprese quelle della congregazione, descrivono l'esecuzione come avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 agosto, nel territorio di Puzol, presso Más Maciá e il Camino de Tránsitos. Questa formulazione permette di conciliare le diverse indicazioni cronologiche senza forzare una precisione che le fonti non consentono. La lettera apostolica di Giovanni Paolo II attribuisce a Rosaria un gesto di particolare significato: prima di essere uccisa avrebbe consegnato a uno dei suoi persecutori l'anello della professione religiosa come segno del perdono. La stessa fonte pontificia presenta questo gesto come espressione dell'atteggiamento con cui le religiose risposero all'odio dei persecutori. Per Serafina, la medesima lettera apostolica riferisce che poco prima della morte proclamò Cristo Re. La tradizione della congregazione conserva inoltre la memoria della serenità mostrata dalle due religiose nell'imminenza dell'esecuzione. Questi particolari appartengono alla memoria testimoniale del martirio e vanno distinti dal nucleo storico più solidamente documentato: l'arresto delle due religiose in quanto appartenenti a un istituto religioso e la loro uccisione nel contesto della persecuzione del 1936. I loro resti non furono successivamente identificati e non esiste quindi una tomba individuale da indicare come luogo di sepoltura.
Il riconoscimento del martirio La causa di beatificazione fu promossa nell'ambito della causa dei martiri della diocesi di Valencia. Il riconoscimento canonico del martirio costituì il passaggio decisivo per la beatificazione. Il 18 dicembre 2000 Giovanni Paolo II autorizzò la promulgazione del decreto sul martirio. Pochi mesi dopo, l'11 marzo 2001, celebrò in piazza San Pietro la beatificazione di Rosaria di Soano, Serafina di Ochovi e Francesca Saveria di Rafelbuñol, insieme a numerosi altri martiri della persecuzione religiosa spagnola. L'atto pontificio precisa che Rosaria e le sue due compagne furono riconosciute come martiri e stabilisce per il gruppo dei 233 martiri beatificati in quella celebrazione la memoria liturgica del 22 settembre. Per Rosaria e Serafina, tuttavia, il Martirologio Romano riporta anche la memoria del 23 agosto, data nella quale sono oggi commemorate individualmente.
Il rapporto con Luis Amigó La storia delle due beate è strettamente collegata a quella di Luis Amigó y Ferrer, cappuccino fondatore delle Terziarie Cappuccine della Sacra Famiglia. L'istituto nacque nel contesto della sua attività pastorale e sociale a Valencia e sviluppò una particolare attenzione verso bambini, giovani e persone in condizioni di abbandono. Rosaria entrò nella congregazione dopo aver conosciuto l'ambiente cappuccino di Montehano e la predicazione di Amigó. Serafina, invece, entrò giovanissima nell'istituto. Entrambe contribuirono successivamente alla vita e alla crescita della congregazione attraverso incarichi di responsabilità.
Le testimonianze sul perdono Il gesto attribuito a Rosaria, che avrebbe consegnato l'anello della professione al proprio assassino come segno di perdono, è uno degli episodi più noti della tradizione relativa al suo martirio. La circostanza è ricordata anche nella lettera apostolica di beatificazione di Giovanni Paolo II, che la presenta come un segno della risposta cristiana all'odio dei persecutori. Per questo motivo il particolare può essere considerato parte significativa della memoria del martirio, pur mantenendo la distinzione metodologica tra il fatto documentato dall'atto pontificio e le ulteriori versioni devozionali sviluppatesi successivamente.
Il gruppo delle martiri Terziarie Cappuccine Rosaria e Serafina furono beatificate insieme a Francesca Saveria di Rafelbuñol, al secolo Maria Fenollosa Alcaina, anch'essa Terziaria Cappuccina e martire nel 1936. La Santa Sede le inserì nella grande celebrazione romana dell'11 marzo 2001, durante la quale Giovanni Paolo II proclamò beati 233 martiri della persecuzione religiosa in Spagna. La congregazione considera inoltre Aurelia di Valencia come una quarta religiosa uccisa durante la persecuzione. Il suo caso, tuttavia, non fu incluso nella causa di beatificazione perché mancavano testimonianze sufficienti sulle circostanze del martirio. Autore: Giampietro Cattini
Beate PIETRA MARIA VITTORIA QUINTANA ARGOS (ROSARIA DA SOANO) e 2 compagne, martiri
Furono uccise nel corso della Guerra civile spagnola (1936-39) e sono ritenute martiri della fede. Pietra Maria Vittoria Quintana Argos nacque il 13 mag. 1866 nel paese di Soano, in provincia di Santander (Spagna), da Antonio Quintana Cuesta e Luisa de Argos Cabanzón. Nel 1889 entrò nella Congregazione delle suore terziarie cappuccine della Sacra Famiglia, fondata da Luigi Amigó y Ferrer (1854-1934). Emise la professione religiosa temporanea nel 1891 e la perpetua nel 1896. Fu superiora in diverse case, maestra delle novizie, consigliera generale (1896-1914), superiora generale (1914-1926) e vicaria generale dal 1926 alla morte. Ebbe un carattere buono, sereno ed affabile; la fede, la carità, la fedeltà a Dio e alla sua vocazione, la povertà, l'umiltà furono le sue virtù caratteristiche. Allo scoppio della Rivoluzione in Spagna si trovava nella casa-noviziato di Masamagrell (Valencia) insieme alla superiora locale Emanuela Giusta Fernàndez Ibero (suor Serafina Maria da Ochovi), nata ad Ochovi, in provincia di Navarra (Spagna), il 6 ago. 1872. Entrò fra le terziarie cappuccine nel 1887. Emise i voti temporanei nel 1891 e cinque anni dopo quelli perpetui. Fu consigliera generale (1902-36) e superiora di diverse comunità. Era esigente con sé e con gli altri, franca, seria, amante del lavoro, caritatevole. Nel pomeriggio del 21 ago. 1936 suor Rosaria da Soano e suor Serafina Maria da Ochovi furono arrestate, perché religiose, e uccise la notte successiva. La loro consorella Maria Fenollosa Alcaìna (suor Francesca Saveria da Rafelbunol) nacque a Rafel-bunol, in provincia di Valencia (Spagna), il 24 mag. 1901. Entrò in convento nel 1921 ed emise la professione temporanea nel 1924 e quella perpetua nel 1928. A Masamagrell svolse l'incarico di aiutante della maestra delle novizie. Era stimata da tutti come una suora pia, fervorosa, umile, amante del silenzio, sempre sorridente. Tornata in famiglia a causa del pericolo che incombeva sulla sua comunità, il 27 set. 1936 fu arrestata insieme al fratello Giuseppe. Il giorno dopo i loro cadaveri furono trovati in cimiteri diversi. La Santa Sede concesse il nulla osta nel nov. 1990 e la causa di beatificazione fu iniziata nella curia di Valencia con la celebrazione della inchiesta diocesana nel 1991 (fino al 1993). La Positio super Martyrio è stata esaminata il 14 mag. 1999, con esito positivo, dai consultori teologi della Congregazione delle Cause dei Santi. La causa attende di passare all'esame della Sessione Ordinaria dei cardinali e vescovi.
Autore: Marcello Bartolucci
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