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Beato Giuseppe Toledo Pellicer Sacerdote e martire

Festa: 10 agosto

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Llaurí, Spagna, 15 luglio 1909 - El Saler de Valencia, Spagna, 10 agosto 1936

Nacque a Llaurí, presso Valencia, il 15 luglio 1909, in una famiglia di profonda fede cristiana. Dopo gli studi presso gli Scolopi di Alzira entrò nel seminario di Valencia e fu ordinato sacerdote nel 1934. Destinato come coadiutore a Banyeres, si dedicò con entusiasmo al catechismo, alla predicazione e alla formazione dei giovani nell'Azione Cattolica. All'inizio della persecuzione religiosa del 1936 contribuì a mettere in salvo l'Eucaristia dalla profanazione. Arrestato e poi rilasciato, fu costretto ai lavori forzati e ad assistere alla distruzione della sua chiesa. Il 10 agosto 1936 venne condotto a El Saler, presso Valencia, dove fu fucilato in odio alla fede. San Giovanni Paolo II lo beatificò l'11 marzo 2001 nel gruppo dei 233 martiri di Valencia.

Etimologia: Dall'ebraico Yoseph e significa Dio aggiunga.

Emblema: Palma del martirio, veste sacerdotale, croce.

Martirologio Romano: In località El Saler vicino a Valencia in Spagna, beato Giuseppe Toledo Pellicer, sacerdote e martire: conformato a Cristo sommo sacerdote, che tanto aveva amato, lo imitò nella gloria del martirio.


Giuseppe Toledo Pellicer nacque il 15 luglio 1909 a Llaurí, nella provincia di Valencia, in una famiglia di agricoltori profondamente cristiana. Ricevette un'educazione improntata alla fede e dimostrò fin da giovane l'intenzione di consacrare la propria vita al sacerdozio.
Frequentò dapprima le scuole degli Scolopi ad Alzira, quindi entrò nel Seminario di Valencia, dove completò gli studi filosofici e teologici. La sua preparazione fu accompagnata da una sincera vita spirituale e da una particolare sensibilità pastorale verso i giovani.
Fu ordinato sacerdote nel 1934, in un periodo in cui la Seconda Repubblica spagnola attraversava forti tensioni politiche e sociali, con un crescente clima di ostilità verso la Chiesa in alcune aree del Paese.

Il ministero sacerdotale
Dopo l'ordinazione venne destinato come vicario cooperatore nella parrocchia di Banyeres de Mariola, nell'arcidiocesi di Valencia.
Pur essendo molto giovane, si dedicò con grande energia al ministero pastorale. Curò il catechismo, promosse i circoli di formazione cristiana, seguì il patronato giovanile, collaborò con l'Azione Cattolica e svolse un'intensa attività di predicazione.
Le testimonianze ricordano un sacerdote semplice, vicino alla popolazione e profondamente convinto della centralità dell'Eucaristia e della vita sacramentale.

La persecuzione religiosa
Nei primi mesi del 1936 la situazione divenne sempre più pericolosa. Già nel mese di febbraio circolavano minacce di incendiare la chiesa parrocchiale. Per evitare la profanazione dell'Eucaristia, i sacerdoti decisero di custodire privatamente il Santissimo Sacramento.
Dopo lo scoppio della Guerra Civile, nel luglio 1936, le milizie rivoluzionarie requisirono le chiavi della chiesa. Grazie alla prudenza dei sacerdoti non trovarono le specie eucaristiche, che furono consumate dai presbiteri e da alcuni fedeli per impedirne la profanazione.
Nei giorni successivi Giuseppe cercò rifugio insieme a un altro sacerdote a Bocairent, ma entrambi vennero arrestati e incarcerati a Banyeres. Durante la prigionia assistettero impotenti alla devastazione della loro parrocchia: il 27 luglio le immagini sacre furono distrutte e incendiate. Consapevoli della sorte che probabilmente li attendeva, i sacerdoti si prepararono spiritualmente confessandosi reciprocamente.

Gli ultimi giorni
Il 5 agosto 1936 fu rilasciato con l'obbligo di rientrare nel paese natale di Llaurí.
Pochi giorni dopo le autorità rivoluzionarie imposero ai sacerdoti di presentarsi per essere destinati ai lavori agricoli. Anche don Giuseppe fu costretto a lavorare nei campi e a eliminare le erbacce sui monti circostanti.
Subì inoltre un'umiliazione particolarmente dolorosa: dovette assistere alla distruzione mediante il fuoco degli arredi sacri e dell'archivio della propria parrocchia.
La mattina del 10 agosto comprese definitivamente quale sarebbe stato il suo destino quando venne fatto salire su un camion insieme ad altri prigionieri. Consegnò ad un amico alcuni oggetti personali, chiedendogli di recapitarli alla madre, gesto che rivela la piena consapevolezza dell'imminente esecuzione.

Il martirio
Nello stesso giorno fu condotto nella località di El Saler, presso Valencia, dove venne fucilato.
Secondo le risultanze del processo canonico, non gli vennero contestati reati comuni né attività politiche, ma la sua sola condizione di sacerdote cattolico fu sufficiente a decretarne la condanna. Per questo motivo la Chiesa ha riconosciuto la sua morte come autentico martirio in odium fidei.
Il suo sacrificio si inserisce nella vasta persecuzione religiosa che tra il 1936 e il 1939 provocò migliaia di vittime tra vescovi, sacerdoti, religiosi e laici cattolici in numerose regioni della Spagna.

Beatificazione e culto
La causa di beatificazione fu istruita insieme a quella di numerosi altri martiri dell'arcidiocesi di Valencia.
L'11 marzo 2001 san Giovanni Paolo II lo proclamò Beato durante una solenne celebrazione a Valencia insieme ad altri 232 martiri della medesima persecuzione.
Il Martirologio Romano lo ricorda con queste parole: «Conformato a Cristo sommo sacerdote, che tanto aveva amato, lo imitò nella gloria del martirio». La sua memoria liturgica è celebrata il 10 agosto, anniversario della morte.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-03

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