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Beato Francesco Ibanez Ibanez Sacerdote e martire

Festa: 19 agosto

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Penáguila, Spagna, 22 settembre 1876 - Llosa de Ranes, Spagna, 19 agosto 1936

Nato a Penáguila nel 1876, figlio di un mugnaio, entrò nel seminario di Valencia e si distinse negli studi, ottenendo una borsa di studio presso il Collegio Maggiore della Presentazione, fondato da san Tommaso da Villanova. Conseguì il dottorato in Teologia e in Diritto canonico e si dedicò anche alla filosofia, alle lettere e agli studi di archivistica. Fu ordinato sacerdote nel 1900. Dopo alcuni incarichi pastorali, a Muro de Alcoy e ad Almàssera, fu nominato abate della Collegiata di Xàtiva. Qui si guadagnò la fama di sacerdote vicino ai poveri e ai bisognosi, tanto da essere ricordato come l'Abate dei poveri. Quando nel luglio 1936 iniziò la persecuzione religiosa nella zona controllata dai repubblicani, fu costretto ad abbandonare la casa abbaziale e Xàtiva. Durante il tentativo di raggiungere il paese natale fu riconosciuto, arrestato e poi nuovamente sequestrato. Il 19 agosto 1936 venne condotto nel territorio di Llosa de Ranes e fucilato. La Chiesa lo riconobbe come martire della fede e Giovanni Paolo II lo beatificò a Roma l'11 marzo 2001 insieme a José Aparicio Sanz e ad altri 231 compagni.

Etimologia: Dal latino Franciscus, cioè 'franco', 'appartenente ai Franchi'.

Emblema: Sacerdote, spesso raffigurato con gli attributi propri dei martiri.

Martirologio Romano: Nel villaggio di Llosa de Ranes nel territorio di Valencia sempre in Spagna, beato Francesco Ibáñez Ibáñez, sacerdote e martire, che, durante la persecuzione contro la fede, terminò la sua vita in adesione a Cristo fino alla morte.


Francesco Ibáñez Ibáñez nacque a Penáguila, nell'attuale provincia di Alicante, il 22 settembre 1876. La sua famiglia apparteneva a un ambiente semplice; il padre era mugnaio e la famiglia viveva presso il molino de Victoria. Le fonti ecclesiastiche concordano nel sottolineare la brillantezza del giovane Francesco negli studi, caratteristica che avrebbe segnato in maniera significativa tutta la sua formazione.
Avviato alla formazione sacerdotale nel seminario di Valencia, si distinse al punto da ottenere una borsa di studio presso il Collegio Maggiore della Presentazione, istituzione legata alla tradizione di san Tommaso da Villanova. Qui assunse anche incarichi interni di responsabilità, tra i quali quelli di consiliario e rettore-collegiale, secondo le fonti biografiche che ricostruiscono i suoi anni di formazione.
La preparazione ricevuta fu particolarmente ampia. Le fonti concordano sul dottorato in Teologia e in Diritto canonico e sulla formazione filosofico-letteraria; una fonte ecclesiastica specifica inoltre la sua specializzazione negli studi di archivistica.
Fu ordinato sacerdote nel 1900.

Il ministero pastorale
Dopo l'ordinazione, Ibáñez esercitò il ministero parrocchiale in diverse comunità della diocesi di Valencia. Fu parroco a Muro de Alcoy e successivamente ad Almàssera. In questi anni maturò quella reputazione di sacerdote semplice, affabile e particolarmente sensibile alle necessità dei poveri che avrebbe accompagnato tutta la sua vita sacerdotale.
Le testimonianze raccolte nelle fonti successive insistono soprattutto su una caratteristica: la sua notevole preparazione culturale non si tradusse in atteggiamenti di superiorità. Al contrario, viene ricordato come uomo modesto e disponibile, vicino alle persone in difficoltà.
Questa combinazione di cultura e semplicità costituisce uno degli elementi più caratteristici della sua figura.

L'abate dei poveri di Xàtiva
La fase più importante della sua vita sacerdotale iniziò con la nomina ad abate della Collegiata di Xàtiva, oggi Xàtiva, nella provincia di Valencia.
La Collegiata costituiva uno dei principali centri ecclesiastici della città e l'incarico conferito a Ibáñez rappresentava quindi una posizione di notevole responsabilità.
Il nuovo abate si distinse soprattutto per la carità verso i poveri. Le fonti lo ricordano con l'appellativo di Abate dei poveri, espressione che sintetizza la memoria lasciata nella popolazione. Una fonte ecclesiastica afferma significativamente che egli era disposto a dare tutto ciò che possedeva e che ogni sofferenza trovava eco nel suo cuore.
Non si trattava dunque soltanto di un sacerdote dotato di una solida formazione teologica e giuridica. La sua figura pastorale fu caratterizzata dalla vicinanza concreta alle persone bisognose.
La tradizione locale conservò a lungo il ricordo della sua semplicità e della sua generosità, contribuendo alla fama di santità che precedette il riconoscimento ecclesiale del martirio.

La persecuzione religiosa del 1936
La situazione cambiò radicalmente nell'estate del 1936.
Dopo l'insurrezione militare del luglio e l'esplosione della guerra civile spagnola, nelle zone rimaste sotto il controllo repubblicano si sviluppò una violenta persecuzione contro numerosi sacerdoti, religiosi e laici cattolici.
La Santa Sede, presentando nel 2001 la causa dei martiri beatificati insieme a Ibáñez, ricordò il contesto della persecuzione religiosa spagnola e sottolineò che i 233 martiri appartenevano a diverse categorie ecclesiali e sociali.
A Xàtiva, Francesco Ibáñez fu costretto ad abbandonare la casa abbaziale. La sua condizione di abate della Collegiata lo rendeva particolarmente esposto.
Si trasferì dapprima a Piles, nei pressi di Gandia. Successivamente raggiunse Valencia, dove prese il treno diretto verso Alcoy, con l'intenzione di raggiungere Penáguila, il paese natale.

L'arresto e il sequestro
Durante il passaggio del treno da Xàtiva, Ibáñez venne riconosciuto e arrestato.
Fu condotto davanti al comitato rivoluzionario locale. Gli vennero sottratti gli oggetti e il denaro che aveva con sé. La vicenda assunse quindi anche un carattere di appropriazione dei beni appartenenti alla Collegiata.
Secondo la ricostruzione conservata nelle fonti ecclesiastiche, fu fatto comparire il sacrestano della Seo, che aveva con sé un assegno firmato dall'abate pochi giorni prima. L'assegno era destinato al pagamento dei sacerdoti e dei dipendenti della Collegiata.
Una volta ottenuto il documento e quanto potevano sottrarre, i persecutori simularono di lasciarlo libero. Gli consegnarono persino il denaro necessario per proseguire il viaggio verso Penáguila.
Quella libertà, tuttavia, era soltanto apparente.

Il martirio a Llosa de Ranes
Quando il treno giunse alla stazione di Agres, alcuni uomini lo sequestrarono nuovamente. Ibáñez fu fatto scendere e caricato su un'automobile.
Fu quindi condotto nel territorio comunale di Llosa de Ranes, nella provincia di Valencia, in un luogo ricordato nelle fonti con il nome valenciano di Pont dels gosos, cioè Ponte dei cani.
Qui venne fucilato il 19 agosto 1936.
Aveva 59 anni.
La sua morte avvenne nel contesto della persecuzione religiosa del 1936 e la Chiesa riconobbe nel suo caso gli elementi propri del martirio in odium fidei. Il Martirologio Romano lo ricorda infatti come sacerdote e martire che, durante la persecuzione contro la fede, portò a compimento la propria vita nella fedeltà a Cristo fino alla morte.
Il suo martirio si colloca quindi non come episodio isolato, ma all'interno della più ampia vicenda dei martiri della Chiesa in Spagna durante la guerra civile.

La sepoltura e il trasferimento delle reliquie
Dopo l'esecuzione, il corpo di Francesco Ibáñez fu sepolto nel cimitero di Llosa de Ranes.
Le fonti non sono perfettamente uniformi sull'anno del trasferimento: alcune indicano il 1955, altre il 1956. Le fonti ecclesiastiche più recenti dell'arcidiocesi di Granada indicano il 1956. È quindi prudente registrare il trasferimento come avvenuto a metà degli anni Cinquanta, evitando di presentare come assolutamente certa una data sulla quale le fonti divergono.
I resti furono trasferiti alla Collegiata di Xàtiva, dove ancora oggi sono venerati.
Il ritorno delle sue spoglie nella chiesa alla quale aveva dedicato gli anni più significativi del proprio ministero costituisce un elemento importante della memoria del martire.

Il processo di beatificazione
La causa di Francesco Ibáñez fu inserita nel grande processo relativo ai martiri dell'arcidiocesi di Valencia perseguitati durante la guerra civile.
Nel decreto letto davanti a Giovanni Paolo II il 18 dicembre 2000, Francesco Ibáñez compare al numero 25 dell'elenco dei sacerdoti diocesani, identificato come abate della Collegiata di Xàtiva, con nascita a Penáguila il 22 settembre 1876 e morte a Llosa de Ranes il 19 agosto 1936.
Il riconoscimento ecclesiale fu quindi quello del martirio, e non quello fondato sull'attribuzione di un miracolo.
La beatificazione ebbe luogo a Roma l'11 marzo 2001, nella solenne celebrazione presieduta da papa Giovanni Paolo II. In quella giornata furono beatificati il sacerdote José Aparicio Sanz e altri 232 compagni, appartenenti a diverse categorie della Chiesa perseguitata in Spagna.
Francesco Ibáñez divenne così ufficialmente Beato Francesco Ibáñez Ibáñez, sacerdote e martire.


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-10

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