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> Home > Sezione I santi che iniziano con la lettera F > Beati Fiorentino Pérez Romero e Urbano Gil Sáez Condividi su Facebook

Beati Fiorentino Pérez Romero e Urbano Gil Sáez Martiri

Festa: 23 agosto

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† La Pobla de Vallbona, Valencia, 23 agosto 1936

Appartengono alla numerosa schiera di religiosi uccisi durante la persecuzione religiosa che accompagnò la guerra civile spagnola. La loro vicenda presenta un tratto particolare: entrambi, nati nella provincia di Teruel e rimasti molto presto orfani di padre, furono accolti nell'Asilo San Nicolás de Bari di Teruel, affidato ai Terziari Cappuccini. Qui maturarono la propria formazione e, ancora giovani, la vocazione alla vita religiosa. Fiorentino divenne sacerdote e svolse il suo ministero soprattutto nell'educazione e nella formazione dei ragazzi, dedicandosi anche alla musica. Urbano rimase religioso non sacerdote e lavorò a lungo nell'educazione dei giovani nelle opere di rieducazione promosse dagli Amigoniani. Nel 1935 si trovava nella casa del noviziato di Godella, dove aveva iniziato gli studi ecclesiastici, quando scoppiò la guerra civile. Dopo arresti, interrogatori e minacce di esecuzione, i due furono condotti a Benaguasil e trattenuti in carcere. Il 23 agosto 1936 furono uccisi insieme, presso la strada che dalla Pobla de Vallbona conduceva verso Llíria. La Chiesa li riconobbe come martiri della fede e Giovanni Paolo II li beatificò l'11 marzo 2001 insieme ad altri 231 martiri della persecuzione religiosa in Spagna.

Etimologia: Fiorentino deriva dal latino 'Florentinus', collegato a Florentius e al verbo florere, 'fiorire', 'essere prospero'. Urbano deriva dal latino 'Urbanus', 'della città', 'cittadino', da urbs, 'città'.

Emblema: Abito dei Terziari Cappuccini; per Fiorentino, gli attributi propri del sacerdote e martire; per Urbano, quelli del religioso amigoniano.

Martirologio Romano: Vicino alla cittadina di Vallibona sempre nel territorio di Valencia in Spagna, beati martiri Fiorentino Pérez Romero, sacerdote, e Urbano Gil Sáez, religioso, del Terz’Ordine di san Francesco degli Incappucciati della beata Vergine Addolorata, che portarono a termine il loro combattimento per la fede nel corso della medesima persecuzione.


La storia dei due futuri beati presenta fin dall'inizio una singolare vicinanza. Fiorentino Pérez Romero nacque il 14 marzo 1902 a Valdecuenca, nella Sierra de Albarracín, da Francisco e Ignacia. Rimasto orfano di padre, fu accolto nell'Asilo San Nicolás de Bari di Teruel, istituzione affidata ai Religiosi Terziari Cappuccini. Qui ricevette l'istruzione elementare, fece la Prima Comunione e compì la formazione che avrebbe orientato tutta la sua vita. Le fonti della Congregazione ricordano già negli anni dell'infanzia la sua inclinazione allo studio, alla musica e alla preghiera.
Urbano Gil Sáez nacque invece il 9 marzo 1901 a Bronchales, anch'esso nella provincia di Teruel. Fu battezzato il giorno seguente con il nome di Urbano Manuel. Anche lui perse precocemente il padre e venne accolto nell'Asilo San Nicolás de Bari. La coincidenza delle loro vicende formative è dunque anteriore all'ingresso nella vita religiosa: i due crebbero nello stesso ambiente educativo e religioso e finirono per appartenere alla medesima famiglia spirituale.

La vocazione di Fiorentino
Il 15 settembre 1919 Fiorentino vestì l'abito dei Terziari Cappuccini. Due anni più tardi emise i primi voti religiosi, nella ricorrenza della Madonna Addolorata. Nel 1927 pronunciò la professione perpetua e nel 1928 fu ordinato sacerdote dal fondatore della Congregazione, il venerabile Luis Amigó.
Il suo primo ministero sacerdotale si svolse nella scuola di riforma Nuestra Señora del Camino di Pamplona e successivamente nella scuola serafica di San Antonio, nella stessa città. Dal 1930 al 1935 fu invece nel convento di Nuestra Señora de Monte Sión, dove insegnò musica e si dedicò all'educazione dei ragazzi. Questa attività educativa non fu un aspetto marginale della sua vita: apparteneva al cuore stesso del carisma amigoniano, nato dall'esigenza di assistere, educare e recuperare giovani in situazione di difficoltà.
Le testimonianze raccolte dai suoi biografi lo descrivono come una persona allegra, mite, semplice e paziente, capace di conquistare facilmente la simpatia degli altri. La sua spiritualità aveva un particolare riferimento alla Vergine Addolorata, devozione strettamente legata alla tradizione della Congregazione.

Il cammino religioso di Urbano
Urbano entrò nel noviziato di San José de Godella, presso Valencia, dove ricevette l'abito religioso. Il 12 aprile 1919 emise i primi voti e nel 1928 pronunciò quelli perpetui. Diversamente da Fiorentino, non arrivò al sacerdozio, pur avendo manifestato il desiderio di intraprendere gli studi sacerdotali. Una richiesta in questo senso era stata presentata nel 1926, ma gli fu inizialmente negata dai superiori. Solo nel 1935, trasferito nella fraternità della casa noviziato di Godella, poté iniziare gli studi ecclesiastici.
Prima di allora aveva svolto il proprio apostolato soprattutto con i ragazzi. Fu impegnato nella Escuela de Reforma del Salvador di Amurrio, nella provincia di Álava. La sua attività si inseriva pienamente nella missione specifica degli Amigoniani, caratterizzata dall'educazione e dalla rieducazione dei giovani.
Le fonti che ne conservarono il ricordo insistono soprattutto sul suo carattere gioviale. Urbano viene presentato come un religioso affabile, spontaneo e disponibile, capace di portare serenità nelle comunità in cui viveva e tra i ragazzi che gli erano affidati. Al tempo stesso, le testimonianze dei confratelli sottolineano la sua serietà nell'osservanza religiosa e la sua disponibilità verso gli altri.

Godella nel clima della persecuzione
Nel 1935 Urbano si trovava dunque nella casa noviziato di San José di Godella, dove aveva appena iniziato la formazione ecclesiastica. Anche Fiorentino era legato a quella comunità quando, nell'estate del 1936, la guerra civile trasformò rapidamente il contesto sociale e politico.
La persecuzione religiosa colpì in modo particolarmente duro numerosi sacerdoti, religiosi e laici cattolici in diverse zone della Spagna. Nel territorio valenciano molti appartenenti al clero e agli istituti religiosi furono arrestati e uccisi. La documentazione relativa ai martiri amigoniani mostra che le comunità furono costrette ad abbandonare le proprie case e le istituzioni educative che dirigevano.
Per Fiorentino e Urbano il pericolo divenne immediatamente concreto. In una circostanza Fiorentino, insieme ad altri religiosi, fu condotto davanti a un gruppo armato in una simulazione di esecuzione. I religiosi si prepararono alla morte e si diedero reciprocamente l'assoluzione. La testimonianza è conservata nella documentazione memorialistica amigoniana relativa alla persecuzione.
La situazione non si concluse però con quella prima minaccia. Fiorentino riuscì temporaneamente a trovare rifugio presso persone che lo accolsero a Benaguasil. Anche Urbano lasciò Godella e raggiunse la stessa zona. Una fonte amigoniana riferisce che i due furono ospitati per circa un mese presso la casa di Tomás Sanz, prima di essere prelevati con il pretesto di un interrogatorio.

Arresto e ultimi giorni
Le testimonianze sulla fase finale della loro vita sono particolarmente importanti perché permettono di ricostruire una sequenza abbastanza precisa degli avvenimenti.
Fiorentino e Urbano furono arrestati e trattenuti per circa tre giorni nella prigione di Benaguasil. Secondo una testimonianza conservata nella documentazione amigoniana, durante la detenzione furono assistiti da persone che procuravano loro cibo e bevande. Fiorentino, già debilitato, mangiava molto poco.
Il 23 agosto 1936 furono prelevati durante la notte. Le testimonianze raccolte dopo la guerra riferiscono che i due compresero che stavano per essere condotti alla morte. Furono uccisi presso la strada in uscita dalla Pobla de Vallbona verso Llíria, insieme ad altri tre uomini cattolici. Dopo la guerra venne collocata sul luogo una croce commemorativa.
Il Martirologio Romano colloca il martirio presso Vallibona, nel territorio valenciano, mentre la documentazione congregazionale e diocesana identifica più precisamente il luogo con la strada della Pobla de Vallbona verso Llíria. La Santa Sede, in una propria banca dati dedicata ai martiri, indica invece Benaguacil come luogo della morte. Si tratta di una differenza nella denominazione del luogo, non della data del martirio, che le fonti concordano nel fissare al 23 agosto 1936.
Secondo una testimonianza memorialistica amigoniana, i resti dei due martiri furono successivamente sepolti nel cimitero di Benaguasil.

Il significato del martirio
La causa ecclesiastica inserì Fiorentino e Urbano nella grande causa dei martiri della persecuzione religiosa in Spagna. Non furono perseguitati per un'attività politica documentata, ma in quanto appartenenti alla Chiesa e riconoscibili come sacerdoti o religiosi. Questo elemento è centrale nella valutazione ecclesiale del loro martirio.
Il 11 marzo 2001 Giovanni Paolo II beatificò in Piazza San Pietro José Aparicio Sanz e 232 compagni, appartenenti a diverse diocesi e congregazioni e uccisi nella persecuzione religiosa spagnola tra il 1936 e il 1939. Tra essi figuravano Fiorentino Pérez Romero e Urbano Gil Sáez, appartenenti alla famiglia amigoniana.
Nell'omelia della beatificazione Giovanni Paolo II presentò quei testimoni come uomini e donne uccisi a causa della loro fede e ricordò il perdono accordato ai persecutori come elemento attestato nei processi canonici.
La beatificazione di Fiorentino e Urbano non fu quindi il risultato della fama individuale raggiunta da ciascuno, ma il riconoscimento ecclesiale del loro martirio all'interno di una causa collettiva. Essi rappresentano in modo particolarmente evidente il volto quotidiano della Chiesa perseguitata: un sacerdote impegnato nell'educazione e un religioso educatore, entrambi lontani da incarichi di particolare rilievo istituzionale.

Il carisma amigoniano
Per comprendere la loro vicenda è importante considerare l'ambiente spirituale nel quale si formarono. I Terziari Cappuccini di Nostra Signora dei Dolori erano stati fondati nel 1889 dal cappuccino Luis Amigó con una particolare attenzione pastorale verso i giovani in difficoltà. L'educazione, la rieducazione e il recupero dei minori costituirono progressivamente uno degli elementi caratterizzanti della Congregazione.
Fiorentino e Urbano incarnarono questo orientamento attraverso attività differenti ma complementari. Fiorentino, sacerdote, unì il ministero pastorale all'insegnamento della musica e all'educazione. Urbano, fratello religioso, si dedicò soprattutto al lavoro educativo diretto con i ragazzi.
La loro vicenda permette dunque di leggere il martirio non come un episodio isolato rispetto alla loro vita precedente, ma come l'ultimo capitolo di un'esistenza trascorsa in una forma concreta di servizio. Prima della persecuzione erano educatori; durante la persecuzione rimasero fedeli alla propria identità religiosa; nella morte furono riconosciuti dalla Chiesa come martiri.

Culto e memoria
La memoria liturgica individuale di Fiorentino Pérez Romero e Urbano Gil Sáez ricorre il 23 agosto, giorno del loro martirio. Il Martirologio Romano li ricorda insieme come sacerdote e religioso della Congregazione dei Terziari Cappuccini di Nostra Signora dei Dolori.
La documentazione relativa alla beatificazione del 2001 segnala tuttavia che per l'intero gruppo dei 233 martiri era stata inizialmente stabilita una celebrazione comune. Questa circostanza spiega perché alcune fonti più antiche riportino una memoria collettiva diversa dal 23 agosto. 


Autore:
Giampietro Cattini

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Aggiunto/modificato il 2026-08-11

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