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Beate Martiri Spagnole Carmelitane della Carità Vergini e martiri

Festa: Senza data (Celebrazioni singole)

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† Spagna, 1936

Madre Apollonia del Santissimo Sacramento è stata beatificata il 28 ottobre 2007 con altre 497 vittime della guerra civile spagnola, mentre le altre 24 sue consorelle erano già state beatificate l'11 marzo 2001 con altre 209 vittime della medesima persecuzione.



Beate APOLONNIA LIZARRAGA (APOLLONIA DEL SS. SACRAMENTO) e 24 compagne

Si tratta di religiose spagnole dell'Istituto delle Suore Carmelitane della Carità, martirizzate in luoghi e date diverse durante i primi mesi della persecuzione religiosa verificatasi nell'ambito della guerra civile spagnola (1936-39). La causa della loro ro beatificazione fu introdotta a Roma il 2 lug. 1959. Le 25 martiri sono: la superiora generale della congregazione (Lizarraga, Apollonia del SS. Sa­cramento), 9 suore componenti la comunità di Cul­lera (Valenza), 12 suore della comunità della Casa di Misericordia di Valenza, 2 suore appartenenti ad altre comunità e la nipote di una di queste ultime.

Lizarraga, Apollonia (Apollonia del SS. Sacra­mento), nacque a Lezàun (Navarra) il 18 apr. 1867, in una famiglia profondamente cristiana e numero­sa - i genitori ebbero undici figli - nella quale ap­prese l'abnegazione e la carità verso il prossimo, virtù che esercitò in tutta la vita. Il 16 lug. 1886 en­trò nel noviziato di Vitoria delle Carmelitane della Carità, istituto nel quale si consacrarono altre tre sue sorelle. Al nome di battesimo aggiunse quello di Sacramento, in ricordo del fatto che era nata di giovedì santo. Emessi i primi voti il 27 lug. 1888, dopo una breve pausa nel collegio di Madrid, partì per l'Estremadura. Svolse l'attività di insegnante nel collegio di Trujillo (Càceres), e successivamen­te fu superiora delle comunità di Villafranca de los Barros (Badajoz) e di Siviglia, lasciando ovunque l'esempio edificante di educatrice preparata, di re­ligiosa osservante e caritatevole. Nel 1909, durante la «settimana tragica» di Barcellona, fa chiamata alla casa madre di Vic (Catalogna), dove nel 1911 venne nominata membro del consiglio dell'istituto. Durante il decimo Capitolo generale, celebrato a Vic nel 1923, fu eletta superiora generale con voto L'attività da lei svolta nei 13 anni di governo fu straordinaria. Si registrarono ben venti nuove fon­dazioni dell'istituto, fondato dalla beata Gioacchina de Vedruna. La preoccupazione maggiore della serva di Dio fu la formazione spirituale e culturale delle suore. Nel governare si distinse per il suo spirito soprannaturale e per il completo abbandono alla divina Provvidenza, eroicamente vissuto so­prattutto negli anni di turbolenza politica (1930-36). Era animata da una forte sensibilità ecclesiale, unita ad un amore particolare per il Papa. Moltiplicò i suoi viaggi a Roma, dove seguì la causa di beatificazione della fondatrice e di altre due religiose dell'istituto. Nel difficile periodo che prece­dette la persecuzione religiosa del 1936, nelle lettere che inviava alle sue suore insisteva perché si at­tenessero in tutto alle istruzioni impartite dai ri­spettivi vescovi. Lei stessa, fino allo scoppio della persecuzione, consultava il vescovo di Barcellona. Le tappe delle settimane precedenti il suo mar­tirio sono le seguenti. Il 21 lug. 1936 i miliziani tentarono di introdursi nella casa madre di Vic, e il 2 ago. la Lizarraga fu costretta a rifugiarsi a Barcellona in ca­sa delle cugine. Per timore di un'ispezione, tre giorni dopo si trasferì presso la famiglia Darner. Il 3 set. si recò dal vescovo di Barcellona e il giorno 6 la casa dei Darner fu sottoposta ad un'ispezione dei miliziani. Per non compromettere la famiglia, ritornò presso le cugine; ma in una seconda perquisizione in casa Darner (8 set. 1936) i miliziani notarono la sua assenza, e la famiglia fu costretta a denunciare il suo nuovo rifugio. Arrestata insieme alle cugine e rinchiusa nella sede del comitato rivoluzionario, detta «Torre della morte», dopo vari interrogatori, quella stessa notte, sentendo chiamare il suo nome si fece avanti con passo sicuro e uscì con i miliziani, in silenzio. Fu barbaramente martirizzata: il suo cadavere, fatto a pezzi, fu portato in un allevamento di maiali, in località S. Elias, oggi cripta della parrocchia di S. Inés.

Quanto alle religiose delle comunità del collegio di Cullera (prov. di Valenza) e della Casa di Misecordia a Valenza, erano tutte preparate da tempo all'eventualità del martirio. Le rispettive superiore, inoltre, erano due religiose di grande statura spirituale.
Dalla casa-collegio dell'Immacolata Concezione della cittadina sul mare di Cullerà, il 15 ago. 1936 furono portate via le nove Carmelitane della Carità che vi risiedevano e condotte, come prigioniere, nell'ospedale locale. Tre giorni dopo, all'alba del 19 ago 1936, furono fucilate dai membri del comi­tato anarchico della FAI nei pressi della salina. Ecco i loro profili biografici.

Torrentallé Paraire, Elvira. Era la superiora della comunità. Nacque il 19 giu. 1889 a Balsareny (Barcellona) ed entrò nel noviziato dell'istituto a Vic il 9 set. 1906. Le sue destinazioni furono Cul­lerà, il collegio del Sacro Cuore di Valenza e di nuovo Cullerà. Devota, modesta e operosa, uno dei suoi grandi amori fu l'Eucaristia. Andando verso la salina, luogo del martirio, incoraggiava le altre suo­re. Chiese di morire per ultima, e intonò il popola­rissimo inno eucaristico Cantemos al amor de los amores, e lo cantò fino all'ultimo respiro.

Pedret Rull, Rosa (Consiglio). Originaria di Falset (Tarragona), dove era nata il 5 dic. 1864, era en­trata nell'istituto il 4 mar. 1886. Aveva emesso la professione perpetua nel 1881. Terminata la for­mazione, fu mandata a Cullerà, unica destinazione della sua vita religiosa. Era la più anziana della co­munità. Il responsabile del comitato della FAI, ve­dendola così anziana e dolce la invitò ad andar via, ma lei rispose: «No, andrò dove andrà la superio­ra, anche se fosse alla morte». A Cullerà, conosce­va tutti e si interessava di ogni persona. Erano pro­verbiali la sua bontà e semplicità; fedele alla sua co­munità, si mostrava sempre silenziosa e raccolta, unita totalmente a Cristo.

Calaf Miracle, Maria (Prudenzia). Nacque a Bonastre (Tarragona) il 18 dic. 1871. Molto buona di carattere, possedeva nello stesso tempo la tempra dei forti. Quando suo fratello andò a prenderla per metterla in salvo in famiglia, gli disse: «Ciò che sarà di una, sarà di tutte noi». Così fu. Morì fucilata nel­la salina con le altre otto suore della sua comunità.

Giner Sixta, Desamparados (Amparo). Era nata a Grao Valenza il 13 dic. 1877. Attiva, entusiasta, la­voratrice, dava tutta se stessa nel servire gli altri. En­trò nel noviziato di Vic il 2 giu. 1902. Destinata a Cullerà, rimarrà in quella comunità fino alla morte. Silenziosa e raccolta, amante della povertà, la sua passione era Gesù presente nel tabernacolo. Inoltre, suscitava nelle sue alunne un fervore mariano inten­so. Riconosciuto uno dei suoi assassini, gli disse, con serenità: «Mi dai la cosa migliore, mi dai il cielo».

Amézua Ibaibarriaga, Francesca. Nacque ad Abadiano (Biscaglia) il 9 mar. 1881. Una vera ba­sca, di famiglia solidamente cristiana, ereditò una fede pura e forte. Chiamata da Dio alla vita religio­sa, entrò nel noviziato delle Carmelitane della Ca­rità a Vitoria il 16 ott. 1900. Destinata lontano dal­la sua terra natale, fu mandata dapprima al collegio di Oliva (Valenza), da dove passò, pochi anni do­po, al collegio della Concezione di Cullerà. L'inca­rico di cuoca l'aiutò molto ad esercitare la carità. Di carattere affabile ed allegro, ripeteva: «La mia cucina è un pezzetto di cielo, molto meglio di tutti i palazzi del mondo». L'accompagnò fino al mo­mento del martirio un spirito di gaudio sopranna­turale ammirato da tutti. Uscendo dalla casa per andare al martirio, ripeteva con fervore: «Sacro Cuore di Gesù. Nove martiri!».

Chambò y Palet, Teresa. Nacque a Valenza il 5 feb. 1881. Entrò nel noviziato di Vic il 21 apr. 1900. Dopo aver emesso i primi voti religiosi, fu destina­ta a Manresa, poi a Denia e quindi a Oliva, dove è ricordata per la bontà del suo carattere e per l'alta qualità del suo insegnamento. Passò infine al colle­gio per orfane di Cullerà. Sempre modesta e silen­ziosa, sentiva una grande attrazione per il raccogli­mento e la preghiera. Nell'esumare i suoi resti, fu trovato l'anello della sua professione religiosa in una tasca: un simbolo della sua fedeltà a Cristo suo sposo per sempre.

Hernandez Amorós, Agueda. Originaria di Viilena (Alicante), dov'era nata il 5 gen. 1893, entrò nel noviziato di Vic il 27 nov. 1918. Dopo varie de­stinazioni, fu mandata a Cullerà. Attraeva tutti con i suoi modi affabili e la sua precisione. Cuoca delle alunne, era attenta e servizievole con tutte. Scop­piata la furia della persecuzione, la sua famiglia le offrì un rifugio sicuro, ma ella non volle lasciare la casa religiosa. Morì nella salina con le altre allo spuntare del giorno, il 19 ago. 1936.
Vidal Cervera, Dolores. Nacque il 31 gen. 1895 a Valenza del Cid. Divenuta suora tra le Carmelitane della Carità, la sua prima destinazione fu Sara­gozza. Passò poi a Gandia ed, infine, a Cullerà. Le alunne più grandi percepivano la sua ricchezza spirituale, e ne ammiravano la prudenza e la comprensione. Per tale motivo si rivolgevano a lei per parlare dei loro problemi. Le stesse alunne cerca­rono di metterla in salvo, ma ella rifiutò l'offerta, perché desiderosa di condividere la sorte della sua comunità.

Crespo Lopez, Maria della Neve. Nacque a Ciudad Rodrigo (Salamanca) il 17 set. 1897, ma poi con la famiglia si trasferì a Valenza. Entrò nell'istituto religioso l'11 set. 1922. Nell'educazione alle alunne del collegio di Cullerà, si distinse come ec­cellente pedagoga. Entrava nella vita delle allieve con soavità ed efficacia. Energica e ferma, rispose ad un miliziano che mai si sarebbe separata dalla comunità.

La Casa di Misericordia di Valenza, ente pubbli­co dipendente dalla Deputazione Provinciale, era retto dalle Carmelitane della Carità dalla metà del secolo XIX, ed esse, fino alla proclamazione della Repubblica nel 1931, avevano mantenuto ottime relazioni con le autorità civili. Da quella data comin­ciarono ad infiltrarsi nell'ospizio i sentimenti di odio e di persecuzione che si avvertivano al di fuori. Il 22 lug. 1936 vi si celebrò l'ultima messa; nel pomeriggio di quello stesso giorno furono bruciate le chiese della città e le religiose furono obbligate ad abbandonare la casa. Consigliate dalla superiora provinciale, varie suore si rifugiarono presso le ri­spettive famiglie. Dodici di loro rimasero unite in città in un appartamento a los Cambios. Sarebbe stato il gruppo scelto da Dio per essere testimoni di Cristo crocifisso. Furono infatti arrestate e, dopo una sosta nella sede del comitato (Grabador Estévez), furono rinchiuse nel carcere femminile di Alacuàs. Morirono martiri il 24 nov. 1936, fucilate nel maneggio di Paterna (Valenza), dove i loro corpi fu­rono abbandonati. Le dodici martiri erano:

Plaja, Niceta (Prudenzia). Era la superiora della comunità, ed era nata a Torrent, provincia di Gerona, il 31 ott. 1865. Era entrata nell'istituto religioso a 17 anni. Dopo le destinazioni di Palafrugell e Llagostera, giunse alla Casa di Misericordia di Valenza nel 1886, dove rimase fino al martirio. Carattere forte e materno, soffrì in silenzio negli anni di ten­sione tra il 1931 e il 1936. Quando si scatenò la per­secuzione religiosa, volle che le suore originarie di Catalogna e del Levante si rifugiassero in famiglia; lei invece, pur essendo catalana, rifiutò tale oppor­tunità. Fu arrestata con le altre undici consorelle, e quando giunse il momento del martirio chiese di es­sere fucilata per ultima. Morì dicendo: «Tu me le hai affidate, Signore, ed io le riconsegno a te».

Campillo Paiuagua, Daria (Sofìa). Era nata a Vi­teria (Alava) l'8 set. 1873. Tutta la sua vita fu se­gnata dalla devozione mariana: ogni festività mariana era un'occasione per trasmetterla anche alle alunne. Oltre ad insegnare i lavori domestici, organizzava una specie di teatro per entusiasmare maggiormente le sue allieve. Persona distinta e gentile, suscitava in tutti allegria. Accolse il martirio in silenzio e semplicità.

Gosens Sàez de Ibarra, Antonia (Timotea). Nacque a Vitoria (Alava) il 17 gen. 1870, ed entrò nel noviziato di quella stessa città il 14 lug. 1887. Fu destinata all'ospizio di Valenza, poi a Castellón de la Plana e poco dopo alla Casa di Misericordia di Valenza, dove rimase per il resto della vita. Aiutava in vari uffici, sempre disponibile al lavoro. Allegra e simpatica di carattere, era un elemento pacificatore per tutta la comunità. Nel maneggio di Paterna, quando stavano per ucciderla gridò: «Vita Cristo Re!», e le altre risposero in coro: «Che muoia io per lui!».

Isla Alonso, Paola (Paolina). Nacque a Villalain Burgos) il 28 giu. 1863. Entrò nel noviziato di Vitoria il 12 nov. 1887. Dopo varie destinazioni giunse a la Casa di Misericordia di Valenza. Sue caratteristiche furono il lavoro, la vita di pietà e il silenzio. Dalla sua persona emanava pace e serenità, ma era sempre pronta a intervenire quando si parlava di cose spirituali.

Cunado Gonzàlez, Maria Consuelo (Sacramento). Nacque a Bilbao il 2 gen. 1884. Conobbe le Carmelitane della Carità, ed entrò nel loro noviziato di Vitoria il 28 giu. 1901, a soli 17 anni. Si distingueva per il suo carattere schietto e allegro, per l'intelligenza e la creatività. Da religiosa visse solo nella Casa di Misericordia, dove fu anche direttrice; e in tale funzione voleva che nella formazione delle alunne si andasse oltre la mera istruzione culturale.

Colino Vega, Erundina. Nata a Lagerejos (Saragozza) il 23 lug. 1883, entrò nel noviziato di Vitoria il 19 feb. 1915. Trascorse tutta la sua vita religiosa nella Casa di Misericordia. Semplice nel portamento e nel parlare, cercava sempre le occupazioni più umili e che richiedevano sforzo di volontà.

Uribe y Orbe, Feliciana. Nacque a Mugica (Bi-scaglia) l'8 mar. 1893, ed entrò nel noviziato di Vitoria il 22 gen. 1913. La sua unica destinazione fu la Casa di Misericordia, come infermiera. Si fece rispettare da giovani e anziani. Portava tutti, con soavità e fermezza, verso il meglio: all'ordine, alla religiosità e alla pulizia. Aveva sempre la parola giusta e opportuna.

Cayuso Gonzàlez, Candida. Era nata a Ubiarco (Santander), sulle ripide coste del mare Cantabrico, il 5 gen. 1901, ed era entrata in noviziato a Vitoria il 15 feb. 1921. Da suora fu sempre nella Misericordia di Valenza. Compiva responsabilmente i propri doveri. Aveva deciso di non rifugiarsi in famiglia quando scoppiò la persecuzione, e alla cugina che era andata a prenderla disse: «Di' a tuo a padre e ai miei fratelli che non soffrano per me, perché muoio contenta e offro con serenità la mia vita per Gesù».

Ezcurra Urrutia, Chiara. Nacque a Uribarri di Mondragón (Guipuzcoa), il 17 ago. 1896. Com­piuto il noviziato a Vitoria, la sua unica destinazio­ne da religiosa fu la Casa di Misericordia. Ripeteva spesso la frase: «Lavorare fino ad ammalarsi». Ma accanto al lavoro dava il dovuto spazio anche al ri­poso. Era sempre felice, e si notava. In tutta la vita mostrò allegria, dolcezza e bontà. Raccontava di aver sognato di essere martire.

Odriozola, Maria Concezione. Nacque ad Azpeitia (Guipuzcoa) l'8 feb. 1882. Il 10 feb. 1904 en­trò nel noviziato di Vitoria, e dopo essere stata de­stinata altrove, giunse a Valenza, nella Casa della Misericordia, dove svolse mansioni diverse in guar­daroba, infermeria, sagrestia e chiesa. Trovava tem­po per tutti, senza mostrare mai nervosismo. Si no­tava in lei una profonda vita interiore che la porta­va ad agire con scopi soprannaturali. Da sagresta­na riteneva una grazia immeritata il poter parteci­pare a molte celebrazioni liturgiche. La sua giacu­latoria preferita era: «Tutto per voi, Gesù mio».

Mayza Goicochea, Giusta. Nata ad Ataun, pro­vincia di Guipuzcoa, il 13 lug. 1897, entrò nel novi­ziato di Vitoria il 15 mag. 1920. Emessi i primi voti fu destinata alla Misericordia di Valenza, dove la­vorò in stireria e nell'infermeria. Umile e nascosta, saranno questi i suoi tratti specifici. Efficace nel la­voro, aveva una gioia serena e costante. Sperimenta­va la certezza di sentirsi «guardata» dal Signore.

Rodriguez Fernàndez, Concezione. Nacque a S. Eulalia, nelle fredde regioni di Leon, il 13 dic. 1895. Entrò nel noviziato di Vitoria il 6 mag. 1916. Presto fu destinata alla Misericordia. Instancabile nel lavo­ro e nel sacrificio, seppe vedere sempre nella sua vi­ta la mano misericordiosa e provvidente di Dio.

Furono uccise a Valenza anche le martiri:

93483 - Lloret Marcos, Ascensione. Nacque a Gandia il 21 mag. 1879. Il 6 dic. 1898 entrò nel noviziato del­le Carmelitane della Carità di Vic. Dopo varie de­stinazioni, l'ultima fu Benejama. Si distinse per la sua discrezione: viveva nel nascondimento, sempre pronta a qualsiasi sacrificio. Il martirio la colse in­sieme a suo fratello religioso degli Scolopi nella proprietà di famiglia de la Maqueta (Valenza) dove si erano rifugiati, il 7 set. 1936.

Ximénez, Purificazione e sua nipote Del Rio, Maria Giuseppa, originarie rispettivamente di Tar-ragona e di Barcellona. La Ximénez era una religiosa ben nota tra le Carmelitane della Carità: possedeva qualità e spirito soprannaturale eccezionali. Dopo una perquisizione nella casa di sua sorella Sofia, dov'era rifugiata, fu arrestata insieme ai familiari il 23 set. 1936. I cadaveri della Ximénez, della sorella Sofia, del figlio di lei Luigi, e della nipote Maria Giusep­pa, furono trovati all'incrocio di Campanar e Benicalap, a Valenza.

La Positio super martyrio inerente alle venti­quattro Carmelitane della Carità è stata depositata presso la Congregazione delle Cause dei Santi il 20 dic. 1999.


Autore:
Maria Concepción Lopez


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2009-02-16

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