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Rambla de Oria, Albox, Almería, Spagna, 30 novembre 1904 - Guadalajara, Spagna, 27 luglio 1936
Nacque a Rambla de Orla (Almería) il 25 gennaio 1904. Entrato in
Seminario e ricevuta l'ordinazione sacerdotale nel 1926, esercitò il
sacro ministero ad Almería, finché nel 1935 entrò nella Congregazione
Salesiana. Aveva appena cominciato il Noviziato a Mohernando
(Guadalajara), allorché, scoppiata la rivoluzione, fu detenuto con tutta
la comunità. Senza perdersi in lamenti, si dedicò con il Direttore a
confortare gli animi, esortando ad avere fiducia nella Provvidenza e ad
accettare quanto il Signore volesse disporre. Giunse persino ad offrire
la vita per la salvezza dei confratelli. Il 27 luglio i carcerati
vennero trasferiti da Guadalajara a Mohernando. Durante il percorso
alcuni miliziani, scorgendo il crocifisso che il martire portava con sé,
gli ingiunsero di buttarlo via; ma, avendo ricevuto un deciso rifiuto,
lo uccisero con una scarica di fucileria, mentre don Andrés, con le
braccia aperte e il crocifisso nella mano destra, pregava ad alta voce.
Etimologia: Dal greco andrèios, virile, forte, coraggioso.
Emblema: Abito talare salesiano, palma del martirio, crocifisso.
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Andrea Jiménez Galera nacque il 30 novembre 1904 a Rambla de Oria, nell'attuale provincia di Almería, in Andalusia. La sua infanzia si svolse in una Spagna ancora profondamente cattolica, ma attraversata da forti tensioni sociali e politiche che, nel giro di pochi decenni, sarebbero sfociate nella guerra civile. Nei primi anni del Novecento la Chiesa spagnola svolgeva un ruolo fondamentale nella formazione religiosa, nell'istruzione e nell'assistenza ai più poveri. Parallelamente crescevano però movimenti anticlericali che individuavano nelle istituzioni ecclesiastiche uno degli ostacoli alla modernizzazione del Paese. L'instabilità politica culminò con la proclamazione della Seconda Repubblica nel 1931, periodo durante il quale aumentarono episodi di violenza contro sacerdoti, religiosi e luoghi di culto, fino alla persecuzione sistematica iniziata nel luglio del 1936.
Formazione sacerdotale Dotato di notevoli capacità intellettuali e di una solida vita spirituale, Andrea entrò nel seminario della diocesi di Almería, dove compì gli studi filosofici e teologici distinguendosi per serietà e preparazione. Ricevette l'ordinazione sacerdotale e fu destinato come coadiutore alla parrocchia del Sagrario di Almería. Contemporaneamente insegnò teologia nel seminario diocesano, incarico affidato soltanto ai sacerdoti ritenuti più preparati. I superiori ne apprezzavano l'equilibrio, la disponibilità e la capacità di instaurare un rapporto educativo con i giovani seminaristi. Proprio l'esperienza dell'insegnamento contribuì a orientare progressivamente la sua sensibilità verso la missione educativa, che avrebbe trovato piena espressione nel carisma salesiano.
La chiamata alla vita salesiana Pur svolgendo con dedizione il ministero sacerdotale nella diocesi di Almería, don Andrea maturò progressivamente il desiderio di consacrarsi nella Congregazione Salesiana. La spiritualità di san Giovanni Bosco, fondata sull'educazione cristiana della gioventù e sull'apostolato tra i ragazzi più poveri, esercitava su di lui un'attrazione sempre più forte. La decisione comportava un notevole sacrificio. Aveva ormai una posizione stimata come sacerdote diocesano, insegnava teologia ed era ben inserito nella vita ecclesiale locale. Ciononostante preferì ricominciare da capo, rinunciando agli incarichi già acquisiti per vivere con semplicità il periodo di formazione religiosa richiesto dalla Congregazione. Questa scelta rivela uno degli aspetti più caratteristici della sua personalità: una profonda umiltà. Non cercò prestigio né avanzamenti ecclesiastici, ma soltanto di seguire quella che riconosceva come la volontà di Dio.
Il noviziato di Mohernando Nel 1936 fu accolto nel noviziato salesiano di Mohernando, nella provincia di Guadalajara. Pur essendo già sacerdote, iniziò il percorso previsto per i candidati alla vita religiosa con lo stesso spirito di obbedienza degli altri novizi. La comunità era composta da giovani religiosi e da alcuni confratelli più anziani, impegnati nella formazione secondo il carisma di san Giovanni Bosco. Andrea vi trovò un ambiente sereno, dedicato alla preghiera, allo studio e alla preparazione apostolica. L'esperienza durò però soltanto pochi mesi. Il 18 luglio 1936 il colpo di Stato militare segnò l'inizio della guerra civile spagnola. In molte regioni della Spagna si sviluppò rapidamente una violenta persecuzione religiosa. Chiese, conventi e seminari furono assaliti; sacerdoti, religiosi e religiose vennero arrestati o uccisi semplicemente perché appartenenti alla Chiesa cattolica. Anche il noviziato di Mohernando fu coinvolto negli eventi.
L'arresto Nei giorni successivi allo scoppio della guerra, le milizie rivoluzionarie raggiunsero la casa salesiana. La comunità fu sciolta e i religiosi vennero arrestati. Andrea affrontò quei momenti con grande calma, evitando ogni gesto di ribellione e cercando invece di infondere coraggio ai confratelli più giovani. Durante la detenzione manifestò una fede salda e una totale fiducia nella Provvidenza. Le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione ricordano il suo atteggiamento composto, la disponibilità alla preghiera e la convinzione che nessuna violenza avrebbe potuto separarlo dall'amore di Cristo. Dopo alcuni giorni i prigionieri furono rilasciati, ma la libertà era soltanto apparente. Essere riconosciuti come sacerdoti o religiosi costituiva ormai un motivo sufficiente per essere nuovamente arrestati e condannati a morte.
Gli ultimi giorni Andrea cercò rifugio insieme ad altri confratelli, spostandosi con prudenza nella provincia di Guadalajara. La situazione era tuttavia estremamente pericolosa. Le pattuglie controllavano le strade e numerosi ecclesiastici venivano identificati attraverso gli abiti, i documenti o semplicemente per denuncia. Il sacerdote salesiano era pienamente consapevole del rischio che correva. Nonostante ciò, non rinnegò mai la propria identità sacerdotale né cercò di salvarsi ricorrendo a compromessi incompatibili con la sua coscienza. Le testimonianze concordano nel presentarlo come un uomo interiormente sereno, preparato anche all'eventualità del martirio.
Il martirio Il 27 luglio 1936 Andrea Jiménez Galera fu nuovamente catturato nei pressi di Guadalajara. Fu ucciso nello stesso giorno, a soli trentuno anni. La sua morte si inserisce nella vasta persecuzione religiosa che nei primi mesi della guerra civile provocò migliaia di vittime tra vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e laici cattolici. Le indagini ecclesiastiche hanno accertato che l'uccisione avvenne esclusivamente in odio alla fede (odium fidei), elemento essenziale per il riconoscimento del martirio cristiano. Non emerge infatti alcuna responsabilità politica o militare personale: Andrea venne eliminato semplicemente perché sacerdote cattolico e novizio salesiano. La sua testimonianza conclude una vita caratterizzata da una costante ricerca della volontà di Dio. Dopo aver risposto generosamente alla vocazione sacerdotale, aveva scelto di intraprendere anche il cammino religioso salesiano, trovando nella persecuzione il compimento supremo della propria fedeltà a Cristo.
Il culto La memoria del Beato Andrea Jiménez Galera si è conservata anzitutto all'interno della Famiglia Salesiana, che fin dai primi anni successivi alla guerra civile custodì il ricordo dei confratelli uccisi durante la persecuzione religiosa del 1936. La sua figura è venerata anche nella diocesi di Almería, dove era nato e aveva esercitato il ministero sacerdotale prima dell'ingresso nella Congregazione Salesiana. Il suo nome è inserito tra i numerosi martiri del XX secolo in Spagna, una delle più vaste testimonianze di fedeltà alla Chiesa nella storia contemporanea. La loro vicenda è stata oggetto di accurate indagini storiche e canoniche, che hanno permesso di distinguere le responsabilità politiche del conflitto dal riconoscimento del martirio propriamente cristiano, fondato sull'uccisione in odium fidei. La memoria liturgica del Beato Andrea ricorre il 27 luglio, giorno della sua morte. La Famiglia Salesiana ricorda inoltre insieme, il 22 settembre, i martiri salesiani della guerra civile spagnola.
La beatificazione Il lungo lavoro di raccolta delle testimonianze e della documentazione storica confluirono nella causa dei martiri salesiani della Spagna. Papa Benedetto XVI autorizzò la promulgazione del decreto sul loro martirio, riconoscendo che erano stati uccisi esclusivamente a causa della fede cristiana. La beatificazione fu celebrata a Roma il 28 ottobre 2007, durante una solenne celebrazione presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, allora Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, in rappresentanza del Pontefice. Andrea Jiménez Galera venne proclamato beato insieme ad altri 497 martiri della guerra civile spagnola, una delle più numerose beatificazioni mai celebrate nella storia della Chiesa. Tale riconoscimento non intende esprimere un giudizio sugli eventi politici del conflitto, ma onorare uomini e donne che affrontarono la morte senza rinnegare la propria fede.
Il gruppo dei martiri salesiani Andrea Jiménez Galera appartiene al gruppo dei martiri salesiani di Spagna, composto da sacerdoti, chierici, coadiutori e giovani in formazione appartenenti alla Congregazione Salesiana. La maggior parte di essi fu uccisa tra il luglio e il dicembre 1936 nelle diverse regioni interessate dalla guerra civile. La loro beatificazione ha evidenziato la varietà delle vocazioni presenti nella Famiglia Salesiana: superiori, insegnanti, missionari, novizi e studenti condivisero la medesima sorte, accomunati dalla fedeltà al Vangelo.
Il significato ecclesiale del martirio Nel caso del Beato Andrea, la Chiesa ha riconosciuto il martirio non perché morì durante una guerra, ma perché gli assassini agirono mossi dall'odio verso la fede cristiana e verso il sacerdozio cattolico. Questa distinzione è fondamentale nella teologia del martirio e rappresenta uno degli aspetti maggiormente approfonditi durante il processo canonico.
Autore: Giampietro Cattini
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