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Beato Giuseppe Maria Celaya Badiola Coadiutore salesiano, martire
Festa:
9 agosto
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>>> Visualizza la Scheda del Gruppo cui appartiene
Azcoitia, Spagna, 24 febbraio 1887 - Madrid, Spagna, 9 agosto del 1936
Coadiutore salesiano, dedicò la vita al servizio della comunità educativa secondo il carisma di san Giovanni Bosco, condividendo la missione dell'istituto senza essere sacerdote. Nacque ad Azcoitia in provincia di Guipúzcoa il 24 febbraio 1887 e venne
battezzato il giorno appresso. Fece il Noviziato a Carabanchel Alto
(Madrid), emettendo i voti il 5 gennaio del 1906. La rivoluzione lo
trovò ammalato da anni, nella Casa di Mohernando (Guadalajara). Arrestato nei primi mesi della persecuzione anticattolica del 1936, fu imprigionato a Madrid, dove subì violenze e maltrattamenti tanto gravi da provocarne la morte il 9 agosto dello stesso anno. La Chiesa lo riconobbe martire in odium fidei insieme ad altri sessantadue salesiani uccisi nelle ispettorie di Madrid e Siviglia. Beatificato nel 2007.
Etimologia: Giuseppe: dall'ebraico Yosef, Dio aggiunga.
Emblema: Abito salesiano, palma del martirio, crocifisso.
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Le notizie biografiche su Giuseppe Maria Celaya Badiola sono limitate, come avviene per molti religiosi martiri della guerra civile spagnola, la cui documentazione personale andò in parte dispersa durante gli eventi bellici. È noto che entrò nella Società Salesiana di San Giovanni Bosco come coadiutore, cioè come religioso consacrato non destinato al sacerdozio. Questa vocazione, voluta dallo stesso Don Bosco fin dalle origini della congregazione, attribuiva grande valore al lavoro professionale, alla testimonianza evangelica e al servizio educativo. I coadiutori partecipavano pienamente alla missione salesiana, contribuendo alla formazione dei giovani attraverso il proprio esempio, le attività tecniche e i servizi comunitari.
La persecuzione religiosa del 1936 Nel luglio del 1936, con l'inizio della guerra civile spagnola, numerose comunità religiose furono disperse. In molte zone controllate dalle milizie rivoluzionarie si sviluppò una violenta persecuzione contro sacerdoti, religiosi e laici impegnati nella vita ecclesiale. I salesiani delle case di Madrid furono tra i gruppi maggiormente colpiti. Molti religiosi vennero arrestati, imprigionati o fucilati esclusivamente a motivo della loro appartenenza alla Chiesa cattolica. Giuseppe Maria Celaya condivise la sorte dei confratelli, rifiutando ogni possibilità di rinnegare la propria identità religiosa.
Il carcere e il martirio Condotto in carcere a Madrid, fu sottoposto a pesanti maltrattamenti. Le testimonianze raccolte nel processo di beatificazione indicano che non morì per esecuzione mediante fucilazione, come molti altri martiri dello stesso periodo, ma soccombette alle violenze e alle sofferenze subite durante la prigionia. Morì il 9 agosto 1936. La Chiesa riconobbe che la sua morte fu conseguenza diretta della persecuzione contro la fede cattolica e la qualificò pertanto come autentico martirio in odium fidei.
Il riconoscimento ecclesiale Terminata la guerra civile, la Congregazione Salesiana raccolse progressivamente le testimonianze sui propri religiosi uccisi. Il processo canonico portò al riconoscimento del martirio di Giuseppe Maria Celaya Badiola insieme ad altri sessantadue salesiani delle ispettorie di Madrid e Siviglia. Il 28 ottobre 2007 papa Benedetto XVI ne approvò la beatificazione, celebrata in Piazza San Pietro nell'ambito della solenne beatificazione dei 498 martiri della guerra civile spagnola, una delle più numerose nella storia della Chiesa.
Il gruppo dei sessantatré martiri salesiani Giuseppe Maria Celaya appartiene al gruppo dei sessantatré martiri salesiani di Madrid e Siviglia. Il gruppo comprende sacerdoti, chierici, coadiutori e un cooperatore salesiano, accomunati dall'essere stati uccisi durante la persecuzione religiosa del 1936 esclusivamente per la loro appartenenza ecclesiale.
Il coadiutore salesiano La figura del coadiutore costituisce una caratteristica originale della spiritualità salesiana. Don Bosco volle che religiosi laici condividessero pienamente la missione educativa della congregazione attraverso il lavoro, l'insegnamento professionale, l'assistenza ai giovani e la testimonianza della vita consacrata. Giuseppe Maria Celaya incarna questa vocazione spesso poco conosciuta ma fondamentale nella storia salesiana.
Il martirio nella guerra civile spagnola La morte di Giuseppe Maria Celaya si inserisce nel contesto della vasta persecuzione religiosa verificatasi durante i primi mesi della guerra civile spagnola. Migliaia di ecclesiastici, religiosi e laici cattolici furono uccisi a motivo della loro fede. La Chiesa distingue il riconoscimento storico del contesto bellico dalla qualificazione teologica del martirio, che richiede la dimostrazione dell'uccisione in odio alla fede.
Autore: Giampietro Cattini
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