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Emma Bonocore Adolescente

Festa: Testimoni

1961 - 1975


“Vorrei dire al mondo che lo amo”: in questa espressione Emma Bonocore concentra l’essenza della sua vita che, strappata a questo mondo da un tragico incidente stradale, acquistò senso e sapore in un progetto guidato dalla mano di Dio. Sarà lei stessa, stavolta, a raccontarsi senza aggiunte o intromissioni da parte mia. Mi limiterò a poche righe di premessa, per lasciare poi spazio alla vera protagonista di questo capolavoro di vita. Dinamica, allegra e piena di meraviglia di fronte al creato, aveva negli occhi quello stupore che solo chi è accarezzato dal tocco di Dio sa mantenere brillante; e la straordinaria sensibilità di tradurre in poesia tutto ciò che attraversava il suo sguardo e la sua anima, così magicamente ricca del Dio/Amore. Dedica i suoi giovani anni allo studio e all’assidua frequentazione dell’istituto di Maria Ausiliatrice che dista qualche kilometro dalla sua abitazione, “costringendo” il papà a fare il “pendolare” ogni giorno. Si appassiona a ogni attività, ma più di ogni altra cosa il suo spirito e il suo impegno si legano alle opere missionarie che fanno battere il suo cuore per chi è più bisognoso. S’interroga come ogni ragazza sui molti “perché” della vita e del mondo e le sue domande trovano risposta nelle parole sagge della suora animatrice. Ora, però, mi faccio seriamente da parte, lasciando a lei e ai suoi scritti il palco che meritano.
“Mio padre: una ruga segnata sulla fronte, due occhi verdi e penetranti, una mano callosa e forte che stringe la mia, debole e bianca. Mia madre: due occhi neri e profondi come un lago, una mano segnata dalle prime rughe, due labbra dal sapore di favole ignote che mi sfiorano fresche”. Non manca una dedica al luogo che le ha dato i natali: “Il mio paese: acqua chiara e ulivi centenari; tetti rossi e camini al vento, rose che sanno d’amore, viole di virtù passate… piccolo e dolce è il mio paese alla luce fievole della bianca luna: quando le taciturne stelle nel cielo fan capolino, biondi fantasmi vagano per le vie deserte nel mondo degli uomini insonni. Le case sono azzurre e silenziose. Gli alberi dondolano alla lieve brezza; solo il mare chiacchiera col cielo in un lungo e ininterrotto mormorio”. Magnifica la pennellata riservata a Dio.
“Il mio Dio: Colui che fa giovani e belle le cose più semplici. Ha le mani di mio padre, la tenerezza delle carezze di mia madre. È buono, tanto buono, il mio Dio, mi prende per mano quando la via che percorro è senza uscita. Quando sbaglio, mi ammonisce e per i suoi occhi paterni vagano sospiri repressi”.
Si fa incanto e poesia il suo ammirare i colori della natura. Nella sua personale agenda scrive, infatti:“Mentre guardo l’azzurro del cielo, lesta vi ripongo il mio cuore”. E nel diario di un’amica: “Se guardi il mare, ricorda che ho tanto amato l’azzurro”. Dopo aver osservato lo sbocciare di alcuni fiori nel suo giardino: “Dolci corolle al vento, petali che la brezza bacia. Poeti in erba con ali date al cuore, isole di sicurezza in un mare che non ispira fiducia”. Durante gli esercizi spirituali, poco prima che Dio la chiamasse a sé, riflettendo sulle parole udite dal sacerdote, riporta:“Gli occhi fissi nel cielo, i piedi per terra, il cuore fra cielo e terra”. E ancora: “Cerca pure l’appoggio dovuto, ma non dimenticare che l’appoggio vero e sicuro è solo il Signore”. Così si congeda!


Autore:
Serena Manoni


Fonte:
www.sdb.org

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Aggiunto/modificato il 2008-08-27

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