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Card. Joseph-Léon Cardijn Fondatore della JOC

Festa: Testimoni

Schaerbeek, Belgio, 18 novembre 1882 – Lovanio, Belgio, 25 luglio 1967

Nato a Schaerbeek in Belgio il 18 novembre 1882, divenne sacerdote ed ebbe modo di accostarsi alla realtà dei giovani operai, che si allontanavano dalla Chiesa, decidendo così che la sua opera di evangelizzazione si sarebbe orientata verso di loro. Nel 1925 fondò la Jeunesse Ouvrière Chrétienne (JOC), adottando la metodologia della "Revisione di Vita", facendo cioè riflettere i giovani sulla loro vita usando il metodo del vedere, giudicare e agire. L'originalità del metodo stava nel consentire ai giovani, riuniti in gruppi, di prendere coscienza della loro situazione, organizzarsi per migliorarla tramite l'azione e nello scoprire, tramite il confronto col Vangelo, la presenza di Gesù nella loro storia. In pochi anni il movimento diventò una realtà internazionale, con sedi e gruppi in tutto il mondo; in molte nazioni, come Francia e Italia, la diffusione della Joc si legò all'esperienza dei preti operai. In Italia il movimento assunse il nome di "Gioventù Operaia Cristiana", vedendo la nascita a Torino ad opera di Don Esterino Bosco. Cardijn passò quindi gli ultimi anni della sua vita viaggiando per seguire l'evoluzione del suo movimento nei cinque continenti. Papa Paolo VI gli conferì la porpora cardinalizia nel concistoro del 22 febbraio 1965. Morì a Lovanio il 25 luglio 1967 all'età di 84 anni.


Joseph Cardijn: la vita, le intuizioni
Cardijn è nato a Schaerbeek il 15 novembre 1882, da una famiglia di modesti lavoratori,contrariamente a quanto si è detto non era figlio di operai. Il padre era cocchiere-giardiniere e suamadre serviva in una famiglia borghese della capitale. Dopo 4 anni, si trasferivano a Hall, a sud diBruxelles, da cui provenivano, per aprirvi un piccolo magazzino di carbone, a cui si aggiunse unabettola per aumentare le risorse familiari. Il piccolo Jef aiutava il padre durante il suo lavoro equesto non gli impediva di andare bene a scuola, di leggere tutto ciò che gli accadeva sotto gliocchi, ma anche di ascoltare e osservare. Di osservare, inoltre con uno stupore scandalizzato:“davanti alla porta di Cardijn passano gli operai e le operaie dei villaggi vicini che si recano nellefabbriche del Brabante. Ancor prima di alzarsi, verso le quattro le cinque del mattino, Josef sentesotto le finestre il rumore dei loro zoccoli sul selciato. In queste file interminabili e dolenti, vi sonodegli adolescenti, addirittura dei ragazzi della sua età, mezzi addormentati, letteralmente trascinatidai compagni più grandi”.
Cardijn inizia gli studi classici presso l’istituto Notre Dame, ma era chiaro che, come tutti iragazzi di famiglia popolare di quel tempo, avrebbe dovuto iniziare a guadagnarsi da vivere. Unasera prima di andare a dormire avvenne il colloquio con il padre: “Vorrei continuare ad andare ascuola. Vorrei diventare prete e per questo bisogna studiare molto. Vi chiedo il permesso di nonandare a lavorare”. Il padre rispose coraggiosamente: “abbiamo già lavorato tanto. Ma se noipovera gente, possiamo avere la fierezza di donare un figlio a Dio… bene, lavoreremo ancora unpo’!”. Così Cardijn partì nel 1897 per terminare i suoi studi umanistici presso il seminario diMalines. Durante le vacanze incrocia i suoi vecchi compagni che, entrati nel mondo del lavoro,erano diventati dei rivoltosi contro la società e contro la Chiesa. In questo contesto si colloca ilgiuramento fatto al capezzale di suo padre nel 1903 di consacrare tutta la sua vita di prete per lasalvezza della massa dei lavoratori.
Dopo le letture degli scritti di Albert de Mun, dei commentatori dell’enciclica RerumNovarum, dei giornali e delle riviste democratiche cristiane o degli atti delle settimane sociali diFrancia, che Cardijn decide di intraprendere gli studi di sociologia, quindi dopo l’autorizzazionedell’arcivescovo s’iscrisse a Lovanio alla Scuola di Scienze Politiche e Sociali, dove uno deiprincipali animatori era Victor Brants, che iniziava i suoi studenti al metodo dell’inchiesta di LePlay, introducendoli nella realtà della vita sociale con delle visite nelle fabbriche, dei viaggi e dellericerche personali. Grazie all’amicizia instaurata, Cardijn fece una serie di viaggi prima inGermania, poi partecipò alla settimana sociale di Amies ed ebbe la possibilità di fare un soggiornopresso l’industriale cattolico Leon Harmel, che aveva fatto della sua industria una fabbricaesemplare.
Cardijn era rimasto un uomo di preghiera, preoccupato di irradiare intorno a sé quella fedeprofonda che lo animava. Fu nominato professore di latino nel seminario di Basse Havre, per lui fuuna rude prova, ma l’accettò con spirito di fede e di obbedienza, nelle sue vacanze riprese i viaggiin Inghilterra, dove studiò l’organizzazione delle Trade Unions, prendendo inoltre contatto conBaden Powel e con gli animatori dell’YMCA (le Associazioni Cristiane di Giovani), all’inizio del1912 Cardijn fu colpito da una grave forma di pleurite e i suoi superiori lo nominarono viceparroco a Laeken, nella periferia di Bruxelles. Iniziò, ben presto, a radunare delle giovaniapprendiste, operaie e impiegate e lanciò delle inchieste sul loro ambiente di lavoro, affinchétoccassero con mano i problemi d’ordine materiale morale e religioso e imparassero a giudicarequelle situazioni per agire e porvi rimedio.
Ben presto, anche un giovane impiegato di banca, Fernand Tonnet, chiede a Cardijn diorganizzare anche per i ragazzi un circolo di studio analogo e di fare qualcosa “per la gioventù”.L’attività entusiasta e intelligente di Cardijn viene subito notata e il Card. Mercier lo nominaDirettore delle Opere Sociali del distretto di Bruxelles nel 1915. Dopo un anno il Belgio eraoccupato dai tedeschi e Cardijn si era impegnato nella resistenza, fu condannato a 13 mesi diprigione, ma poi graziato dopo 7, si ritrova in prigione un anno più tardi, per aver partecipato conun gruppo di giovani. soprattutto ragazze, ai servizi di spionaggio in favore degli alleati. Dal 1915aveva però iniziato a riorganizzare i sindacati cristiani nella regione di Bruxelles. Una parte deisindacalisti rimaneva fedele alla mentalità paternalistica, mentre Cardijn aveva una concezionemolto più operista, decisamente rivolta al futuro. Emergevano spesso le divergenze sia ideologicheche personali.
Cardijn fu un uomo d’azione, egli contribuì inoltre a far votare dal Parlamento delle misurefavorevoli alla libertà sindacale, ma fu anche un uomo di pensiero, convinto che le cose cambianoveramente se si sviluppa un’élite operaia, capace di prendere in mano il suo destino. Con questoobiettivo, Cardijn durante la guerra iniziò a costituire dei nuovi circoli di studio, questa volta condei lavoratori adulti, dopo qualche anno di lavoro i risultati furono piuttosto deludenti. Ripensaquindi tutta la problematica del movimento operaio cristiano e crede che bisogna appoggiarsi sullagioventù, la speranza di domani, facendo appello all’impegno personale e alla responsabilità deigiovani stessi. Appena Tonnet rientra dal fronte, insieme a Paul Garcet, rilancia il piccolo gruppo diun tempo, prendendo contatti per organizzarne altri in varie parrocchie.
Viene così messa in piedi una serie di circoli di studio, dove dei giovani apprendisti edoperai imparano tra loro a riflettere su quale deve essere il loro atteggiamento di giovani cristianinel mondo del lavoro. Nacque così nel 1919 Gioventù Sindacalista. Il nome venne dato al gruppointende esprimere il carattere operaio di un apostolato che deve incarnarsi nell’insiemedell’esistenza dei giovani che lavorano. Un anno dopo la sua fondazione il movimento contavacirca 200 membri nella regione di Bruxelles, divisi in 12 sezioni locali. Venne lanciato un bollettinomensile che testimoniava la sua giovanile vitalità. Cardijn cercava di dare un orientamentocompletamente diverso rispetto alla spiritualità dominante del tempo, cercando di incarnare ilVangelo, i sacramenti e la preghiera nel cuore stesso della vita e dell’apostolato dei giovanilavoratori nelle fabbriche e negli uffici. Il successo della Gioventù Sindacalista dovette peròaffrontare una serie di difficoltà con ACJB (Associazione Cattolica della Gioventù Belga), l’otticadei due movimenti era molto diversa. I gruppi della Gioventù Sindacalista si trovarono tra duefuochi: i movimenti giovanili esistenti si opponevano all’autonomia dei giovani lavoratori e ilmovimento operaio cristiano rifiutava l’autonomia dei giovani, perché gli adulti volevanocontrollare tutto.
Cardijn e i suoi collaboratori iniziarono ad estendere verso le zone industriali della Vallonia,modificando un po’ la presentazione all’esterno del giovane movimento, il quale a partire dal 1924cambiò il nome da Gioventù Sindacalista in Gioventù Operaia, sottolineando che gli obiettivieducativi era più importanti delle prospettive sindacali e di attenuare l’apprensione che suscitava laparola sindacalista negli ambienti ecclesiastici. Da qui il programma e gli statuti di quella che sichiamerà la Gioventù Operaia Cristiana, la GIOC. Da quel momento la GiOC ebbe in Valloniauna partenza folgorante, grazie anche alla collaborazione di tre giovani Fernand Tonnet, il futuropresidente, Paul Garcet teso a sviluppare gli aspetti educativi del movimento; Jacquet Meert,segretario generale. Alla fine dell’estate del 1924 un migliaio di giovani partecipò al congressoorganizzato dall’ACJB, Associazione Cattolica della Gioventù Belga, il Congresso fu l’occasioneper molti di scoprire i principi nuovi che erano alla base della sua azione. Riunire giovani secondola loro appartenenza sociale, in vista di un’azione apostolica nel loro ambiente di vita, inoltre lapreoccupazione di assicurare la formazione integrale di questi giovani operai.
Cardijn era convinto che l’uomo è un essere incarnato e che il problema della salvezza deveessere posto in questa prospettiva: non si tratta di salvare delle anime, ma di condurre a Dio degliuomini concreti, fatti di corpo e di spirito, incarnati in un mondo con tutte le sue dimensionitemporali. Prospettiva altrettanto fondamentale è quella apostolica e quindi non ammetteva che laGiOC fosse esclusa dall’azione cattolica. Tutto ciò non evitò il sorgere di difficoltà con i dirigentidell’ACJB, dopo l’incontro tra Piccare, che amava considerarsi come l’esegeta ufficialedell’insegnamento di Pio XI e Cardijn, Cardijn partì per Roma per andare a chiedere il parere delPapa Pio XI sul suo movimento. L’incontro con Pio XI fu un successo, lo incoraggiò a proseguiresulla strada sui cui si era impegnato. L’incontro con il Papa ebbe come conseguenza di porreprovvisoriamente termine al conflitto latente.
Tra il 18 e il 19 aprile 1925 ebbe luogo il Primo Congresso Nazionale nella sede delleopere cristiane di Bruxelles. I 400 partecipanti approvarono gli statuti della GiOC, il programmagenerale del movimento e il rapporto morale presentato da Jacquet Meert. Nella GiOC si costituisceil ramo fiammingo e il ramo femminile del movimento. In Fiandra il clero non vedeva cosìchiaramente la necessità di un movimento specifico per i problemi dei giovani lavoratoridell’industria, solo verso la fine del 1925 il movimento lanciato ad Anversa da Don Bloquux iniziòa svilupparsi al di fuori della diocesi di Malines sotto il nome di Kristene Arbeitdersjiugd (KAJ) evenne posto sotto la direzione di Cardijn, che diventava in quel modo assistente generale dei duerami del movimento. Nel settembre del 1926 si poté celebrare a Gand il primo Congresso Nazionaledella KAI che riunì più di 200 partecipanti. Cardijn promosse la riunione delle sezioni delle giovanilavoratrici in una federazione bilingue, chiamata Gioventù Operaia Cristiana Femminile, dove leresponsabilità sarebbero state nelle mani delle giovani stesse. Nell’agosto del 1927 la GIOCF e laVKAJ si riunirono in un congresso comune a Bruxelles.
Il 1927 è anche l’anno dell’inizio dell’espansione ufficiale del movimento giocista oltre lefrontiere del Belgio. Era nato un interesse per la GiOC nella confinante regione francese di LilleRoubaix-Tourcoing e nella periferia rossa di Parigi, dove il gesuita il p. Boulier e un giovane viceparroco Don Guerin iniziavano ad ispirarsi al manuale della GiOC. Poco per volta altri paesi siispireranno alla formula di Cardijn. Il primo pellegrinaggio della GIOC /Kaj a Roma nel 1929,quello della GIOCF/VKAJ nel 1931 quello della GIOC/GIOF francese a Lisieux e Lourdes nel1932 segnalarono l’internazionalizzazione progressiva del movimento. Alla vigilia della SecondaGuerra Mondiale la Francia, la Svizzera, il Portogallo, la Spagna, l’Ungheria e anche il Canadaavevano ormai un’organizzazione giocista. Ma la grande espansione mondiale della GiOC avvienenel decennio che segue la fine della guerra. Il terreno era stato preparato il conflitto della GiOCcanadese, che ha molto contribuito alla nascita del giocismo in America Latina.
A partire dal 1945 Cardijn crea un ufficio internazionale e l’anno seguente, invitato allaprima sessione panamericana degli assistenti giocisti a S. Josè di Costa Rica, inizia a 64 anni ungiro di tre mesi che lo porterà da Montreal a Santiago del Cile. E’ il primo dei suoi viaggiintercontinentali, intervallati da importanti viaggi in Europa, che lo porteranno nella maggioranzadei paesi del terzo mondo, viaggi ogni volta minuziosamente preparati, dove ripeterà il suomessaggio liberatore. Il piccolo vice parroco di Laeken è divenuto una personalità mondiale, dopola prima udienza presso Pio XI non passa anno senza che ritorni a Roma e quattro papi di seguitohanno tenuto in grande considerazione i suoi consigli. Durante la preparazione del concilio vaticanoII Giovanni XXIII lo chiama per far parte della commissione incaricata dei problemidell’apostolato. Cardijn seguirà le tre prime sessioni del concilio dall’alto della tribuna degli esperti,ma alla quarta sessione parteciperà come padre conciliare. Infatti alla lettera con cui Mons. Cardijnchiedeva di essere sollevato dal compito di assistente internazionale Paolo VI rispose facendolocardinale. Membro del sacro collegio, quando scopre che il collegio dei laici è piuttosto clericalenei suoi membri e poco democratico nelle sue strutture non esita a chiedere l’udienza a Paolo VI percomunicargli le sue preoccupazioni e obiezioni. Sarà il suo ultimo viaggio a Roma, dopo quattrosettimane di malattia si spegnerà dolcemente il 24 luglio 1967.

Il pensiero e le intuizioni
Cardijn ha aperto delle prospettive nuove alla pastorale e all’apostolato. Alla pastoraleinvitandola a non essere più centrata sull’ambiente cristiano, ma di orientarsi verso il mondo daevangelizzare, aprendo cosi la via al rinnovamento missionario che sarà una delle caratteristichedella Chiesa Cattolica dopo la metà del XX sec. Cardijn introdusse l’idea di un’azione totalmenteincarnata nella realtà globale dell’esistenza quotidiana dei laici, negli ambienti di vita e nelleistituzioni che li condizionano e che possono e devono essere animati da loro. Cardijn era arrivatoalla convinzione che il solo modo per preservare la fede e la morale dei giovani lavoratori, immersiper la gran parte della settimana in un ambiente di lavoro cristianizzato e corrotto, non era diradunarli per qualche ora per predicare loro l’ideale cristiano, ma di lanciarli alla conquista dei lorofratelli, con la parola e più ancora con l’azione, i testimoni di questo ideale cristiano in un mondoche aveva cessato di essere tale. Per realizzare ciò bisognava avere fiducia nelle possibilità latenti,naturale e soprannaturali dei giovani lavoratori, in ciò che c’era di meglio in loro e che Cardijnera riuscito a scoprire meglio degli altri, convinto com’era che spettava alla classe operaia essereartefice della propria salvezza, di quella spirituale e di quella materiale.
Egli rompeva con un certo numero di convinzioni che sembravano indiscutibili agli uominidel suo tempo, alla mentalità paternalistica in campo sociale. Tutto per il popolo e niente dal popolocorrispondeva la convinzione che si poteva fare appello ai laici come aiutanti del clero, sarebbestata follia affidare loro delle autentiche responsabilità apostoliche, tanto più se si trattava diadolescenti. Cardijn non assegnava come obiettivo la conversione di questo o di quel compagno, mala conversione di tutta la classe operaia. La novità di Cardijn fu di osare di pensare in termini dimassa, preludendo così, fin dagli anni 20, a quella che doveva divenire una delle categorie piùfamiliari del pensiero contemporaneo e tutto ciò senza mai dimenticare che questa massa è formatadi persone, che devono essere trattate come persone libere nel rispetto della loro personalità.Persone libere, ciascuno con la propria personalità e non individui isolati.
Cardijn ha voluto, nello stesso tempo, essere un formatore di coscienze, ma con unaformula che rompeva con il modo con cui veniva concepita, ai suoi tempi la direzione spirituale. E’normale discutere di questi problemi in gruppo con un assistente, ma in un’atmosfera dicollaborazione dove ognuno porta il frutto della sua esperienza e delle sue riflessioni. Ora si puòpensare che il circolo di studio giocista è stato se non l’unico, almeno uno dei principali crogiuoli,dove è stato elaborato questo modo di concepire la formazione delle coscienze dei laici cristiani.
Tre Verità dominano e illuminano il problema della Gioventù Operaia e nello stesso temposono le tre verità che ispirano motivano e orientano la soluzione che la GiOC vuole apportarvi:
una verità di fede: il destino eterno e temporale dei giovani lavoratori. Fin dall’eternità, Diocon un dono infinito del suo amore ha predestinato ogni giovane lavoratore in particolare, e tutti igiovani lavoratori, a partecipare alla sua natura, al suo amore alla sua felicità. Ha deciso di donarsi,di comunicarsi a loro, di farli vivere della sua vita, di illuminarli della sua verità, di farli partecipidel suo regno. I giovani operai non sono macchine, non sono animali, non sono schiavi. Sono figli,collaboratori ed eredi di Dio. Ciò costituisce il loro unico e vero destino, la loro ragion d’essere, lafonte di tutti i diritti e di tutti i loro doveri. Questo destino non si sdoppia, da una parte il destinoeterno e dall’altra il destino temporale, senza legami tra loro, senza influenza reciproca. Non esisteun destino eterno accanto, a distanza dalla vita sulla terra, senza rapporto con essa.
Non esiste un destino- come del resto una religione- disincarnata, ma un distacco eternoincarnato, nel tempo che si attua che si sviluppa, si perfeziona nel tempo nella vita terrena e in tuttala vita terrena, in tutti i suoi aspetti, in tutte le sue applicazioni ed esplicazioni. Il destino eterno e lavita del corpo, la vita intellettuale, morale, sentimentale, professionale sociale e pubblica. Vitaconcreta, pratica, quotidiana. Non esiste soluzione di continuità, il destino è uno solo. Il destinodella piccola persona di servizio, del piccolo manovale, del giovane fidanzato, nel loro ambienteabituale, nella cornice e nell’atmosfera della loro vita, nel cuore della massa operaia- il prossimopiù immediato – essi devono contribuire a che tutti arrivino a realizzare questo loro destino eterno etemporale. Questa verità fondamentale sta alla base della GiOC, si tratta però di una verità davedere e contemplare con gli occhi di una fede totale, radicale fino agli estremi per coglierne ilvalore rivoluzionario.
Una verità d’esperienza: la vita concreta e reale della gioventù lavoratrice è incontraddizione con questo destino. La vita, le condizioni reali di esistenza dei giovani lavoratori, lamassa al 99% di loro è in grande contraddizione con questo loro destino eterno e temporale.Bisogna avere il coraggio di guardare in faccia la realtà, non sfuggire ad essa, non cessare diosservarla, non meno di come siamo indotti a ammirare la realtà del destino eterno e temporale loroassegnato da Dio. Bisogna puntare gli occhi al cielo, ma rimanere con i piedi a terra, su questa terra,dove inesorabile appare la brutalità delle condizioni di vita, quanto appare inesorabile l’esigenza deldestino eterno. Bisogna prendere coscienza dell’età, delle condizioni di lavoro, dell’influenzaesercitata dall’ambiente, dei problemi del futuro che spesso si affrontano nell’isolamento,nell’abbandono e nell’inesperienza. Le attuali congiunture non fanno che accrescere l’aspettotragico di questa contraddizione: disoccupazione, crisi, impossibilità di formarsi una famiglia dinutrire i figli. E tutto questo in un rigurgito di neo paganesimo, come non mai e avvenuto nellastoria: nazionalmaterialismo, razzismo messianico, comunismo rivoluzionario, nudismo,sensualismo, immoralità, tutti falsi misticismi che aggrediscono soprattutto la gioventù indifesa eminacciata dal liberismo, dal laicismo e dall’ateismo.
Una verità pastorale e di metodo: soltanto un’organizzazione della gioventù lavoratrice inautonomia può risolvere questo problema. Non esiste una soluzione esterna: non una soluzione chevenga dall’alto o dall’esterno della gioventù operaia. La soluzione non si trova nel clero, neigenitori, negli insegnanti, fra gli industriali, nei pubblici poteri. Tutti questi fattori sono da aiuto, manon possono sostituirsi ai giovani lavoratori. E’ un’impresa personale, propria di ciascuno e di tutti ilavoratori. E‘ un problema loro. Nemmeno la trasformazione di un regime professionale, economicoe politico. Certo i regimi possono essere di ostacolo o di sostegno, ma il regime anche il più perfettonon basta. Ci vogliono uomini, un’azione umana, una conquista umana. Soltanto un’organizzazionedi giovani lavoratori finalizzata alla conquista del loro destino può risolvere questo problemaessenziale e vitale.


Fonte:
www.gioc.org

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Aggiunto/modificato il 2009-03-14

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