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† Spoleto, 19 settembre 887
San Giovanni è ricordato nella tradizione spoletina come vescovo e martire, morto il 19 settembre 887 durante un'incursione saracena. La sua vicenda è ambientata nel Ducato di Spoleto, in uno dei momenti più complessi della storia politica dell'Italia carolingia. Il protagonista della vicenda è il duca Guido II di Spoleto, destinato pochi anni dopo a diventare re d'Italia e imperatore. Secondo il racconto conservato dalla tradizione locale, Guido II si trovava fuori dall'Italia quando i Saraceni, approfittando della situazione, attaccarono Spoleto e la sottoposero a saccheggio. La popolazione si disperse nei territori circostanti, mentre gli invasori continuarono a controllare le vie di comunicazione. Giovanni, rimasto come principale autorità ecclesiastica nella città, avrebbe raggiunto i fedeli dispersi per assisterli e incoraggiarli. Il 19 settembre, dopo aver celebrato i Sacri Misteri in una delle basiliche martiriali situate presso Spoleto, Giovanni avrebbe intrapreso il viaggio di ritorno ancora rivestito degli abiti liturgici. Raggiunto dai Saraceni, sarebbe stato colpito con le lance e infine decapitato. Il suo corpo è tradizionalmente venerato nella basilica di San Pietro extra moenia. La documentazione storica relativa a questo secondo Giovanni è però molto meno solida di quella relativa al vescovo del VI secolo. Per questo la vicenda dell'887 deve essere presentata come una tradizione agiografica distinta, senza confonderla con la figura dell'antico vescovo documentato sotto papa Simmaco.
Etimologia: Dall'ebraico Yohanan e significa 'il Signore è misericordioso'.
Emblema: Abiti episcopali, pastorale, mitra e palma del martirio.
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La tradizione colloca la nascita di Giovanni a Spoleto nel corso del IX secolo. La città era allora il centro di uno dei principali ducati dell'Italia centrale. La sua posizione strategica la rendeva importante sia dal punto di vista politico sia da quello militare. Il territorio era attraversato da conflitti tra i diversi poteri dell'Italia carolingia e frequentemente esposto alle incursioni armate. Secondo la tradizione agiografica, Giovanni ricevette la propria formazione presso la scuola episcopale di Spoleto. Ancora giovane sarebbe stato ordinato sacerdote e avrebbe acquisito una reputazione di uomo di preghiera, umile e caritatevole. Alla morte del vescovo Pietro II sarebbe quindi stato scelto per succedergli nella sede spoletina. Questi particolari appartengono alla tradizione tramandata dalla scheda agiografica e non sono accompagnati da una documentazione contemporanea sufficiente a verificarli singolarmente.
Il ministero episcopale La tradizione presenta Giovanni come un pastore profondamente legato alla propria comunità. La sua attività episcopale sarebbe stata caratterizzata dalla preghiera, dalla carità verso i poveri e dalla vicinanza alla popolazione. Il racconto del martirio sviluppa soprattutto quest'ultimo aspetto: quando la città fu colpita dall'incursione, Giovanni non avrebbe abbandonato i fedeli. Il significato della sua figura risiede quindi soprattutto nella fedeltà pastorale. Il vescovo viene presentato come colui che condivide la sorte della propria comunità anche quando le circostanze rendono pericolosa la permanenza sul territorio.
Guido II e il Ducato di Spoleto Il contesto politico della vicenda è quello del governo di Guido II di Spoleto, appartenente alla potente dinastia dei Guidoni. Guido aveva ambizioni politiche che oltrepassavano i confini del ducato. Nell'887 si recò verso il regno dei Franchi occidentali nel tentativo di inserirsi nella contesa per la corona. Le vicende del periodo erano caratterizzate dalla crisi dell'ordine carolingio e dalla competizione tra diversi candidati ai regni dell'Europa occidentale. Treccani ricorda inoltre il peso politico acquisito da Guido attraverso le campagne contro i Saraceni. È proprio l'assenza del duca che la tradizione collega all'attacco contro Spoleto.
L'incursione saracena Secondo la tradizione agiografica, un precedente accordo tra Guido e i Saraceni avrebbe fatto ritenere che Spoleto fosse al riparo da un attacco. Quando il duca si allontanò dalla città, gli invasori avrebbero invece approfittato della situazione. Spoleto fu assalita e saccheggiata. Gli abitanti che riuscirono a fuggire si rifugiarono nelle campagne e nei territori circostanti, mentre gruppi di Saraceni si sarebbero nascosti nei boschi per assalire i viandanti. La ricostruzione appartiene alla tradizione agiografica e non può essere utilizzata senza ulteriori verifiche come cronaca dettagliata dell'incursione. Rimane tuttavia pienamente plausibile il quadro generale nel quale la vicenda viene inserita: il IX secolo fu infatti caratterizzato dalla presenza e dalle incursioni di gruppi saraceni in diverse regioni dell'Italia centrale e meridionale.
Il vescovo accanto ai profughi Nel racconto tradizionale Giovanni è l'unica grande autorità rimasta a Spoleto. Mentre la popolazione cercava rifugio, il vescovo avrebbe continuato a visitare i fedeli dispersi, portando loro assistenza e conforto. Questo particolare assume un'importanza particolare nella costruzione della memoria del santo. Giovanni non viene rappresentato come un uomo che affronta il nemico per ragioni militari, ma come un pastore che continua il proprio compito anche quando l'ordine civile è sconvolto. La sua presenza accanto ai profughi costituisce quindi il preludio al martirio.
Il 19 settembre 887 La tradizione fissa il martirio al 19 settembre 887. Quel giorno Giovanni avrebbe celebrato i Sacri Misteri in una delle basiliche martiriali situate nei pressi di Spoleto. Terminata la celebrazione, si sarebbe avviato verso la città. Il vescovo era ancora rivestito degli abiti sacri quando fu intercettato dai Saraceni. Gli aggressori lo avrebbero colpito ripetutamente con le lance e infine decapitato. Il racconto non presenta Giovanni come un combattente, ma come un ministro della Chiesa che affronta la morte mentre torna dalla celebrazione liturgica. Il particolare degli abiti sacri sottolinea simbolicamente il legame tra il martirio e il ministero episcopale.
La morte e la memoria del martire La tradizione cristiana locale conservò Giovanni come martire della Chiesa spoletina. La data del 19 settembre divenne il giorno della sua memoria liturgica. La tradizione relativa al suo martirio è ripresa anche da repertori agiografici contemporanei che registrano il 19 settembre 887 come data della morte. Il corpo è tradizionalmente venerato nella basilica di San Pietro extra moenia, dove un'urna contenente le reliquie è stata collocata sotto l'altare maggiore. Una testimonianza locale relativa ai lavori di sistemazione della basilica riferisce la presenza dell'urna del vescovo martire.
Il culto nella basilica di San Pietro extra moenia La basilica di San Pietro extra moenia rappresenta uno dei luoghi più importanti della memoria religiosa di Spoleto. La tradizione attuale associa alla basilica le reliquie di Giovanni e conserva quindi un rapporto diretto tra il luogo di culto e la memoria del vescovo martire. È importante, tuttavia, osservare che la basilica conserva anche le reliquie attribuite al Giovanni del VI secolo. Proprio questo elemento rende particolarmente delicata la questione dell'identificazione dei due personaggi. La tradizione delle reliquie, infatti, non costituisce da sola una prova sufficiente per stabilire che le due figure siano necessariamente la stessa persona.
La devozione Giovanni è ricordato nella devozione locale come intercessore per alcune particolari necessità. La tradizione riportata per il suo culto lo invoca soprattutto per le malattie tumorali e per la concordia familiare. Si tratta di forme di devozione locale, da non confondere con un patronato universale ufficialmente riconosciuto. La caratteristica più significativa della sua memoria rimane comunque quella del vescovo che non abbandona i propri fedeli durante una calamità.
Giovanni dell'887 e Giovanni del VI secolo La questione dell'identità costituisce il principale problema storico della presente scheda. Esiste infatti una documentazione molto antica relativa a un Giovanni vescovo di Spoleto già prima del 499. Il suo nome compare nei sinodi romani di papa Simmaco e la tradizione ne colloca il martirio durante la guerra gotica, nel VI secolo. Parallelamente, la tradizione spoletina conserva il racconto di un Giovanni morto il 19 settembre 887 per mano dei Saraceni. Non è possibile dimostrare con sicurezza che i due racconti si riferiscano a due persone diverse. Ma non è neppure metodologicamente corretto fondere automaticamente le due tradizioni. La distanza cronologica è enorme e le circostanze del martirio sono completamente differenti: Goti e guerra gotica da una parte; Saraceni e incursioni del IX secolo dall'altra. Per questa ragione la presente scheda conserva autonomamente la tradizione dell'887, mentre la scheda dedicata al Giovanni del VI secolo tratta separatamente la documentazione antica.
Una difficoltà nella cronotassi episcopale Esiste tuttavia un problema ulteriore. Una cronotassi episcopale spoletina pone Almarico alla guida della diocesi già negli anni 886-887 e poi per diversi decenni. Questo rende difficile collocare Giovanni con certezza nella successione dei vescovi storicamente documentati. Di conseguenza, non è prudente presentare come fatto certo l'affermazione secondo cui Giovanni sarebbe succeduto direttamente a Pietro II e avrebbe occupato la cattedra fino al 19 settembre 887. Tale successione appartiene alla tradizione agiografica e deve essere indicata come tale. La tradizione rimane comunque importante perché ha conservato una memoria autonoma, precisa nella data del martirio e nelle circostanze essenziali del racconto.
Guido II di Spoleto Guido II fu uno dei principali protagonisti della politica italiana della fine del IX secolo. La sua forza politica derivava anche dal controllo del Ducato di Spoleto e dalle sue campagne contro i Saraceni. Nel 887 la sua attività politica si estese al di fuori dell'Italia, nel contesto della crisi del mondo carolingio. È proprio questo scenario che la tradizione collega alla vulnerabilità temporanea di Spoleto.
Le incursioni saracene La presenza saracena rappresentò una delle principali minacce militari dell'Italia centrale nel IX secolo. Il fenomeno non deve essere interpretato come un singolo evento isolato, ma inserito nel più ampio quadro delle incursioni e degli insediamenti di gruppi musulmani provenienti soprattutto dall'Italia meridionale. La tradizione di Giovanni utilizza questo contesto storico per costruire il racconto del martirio.
Il significato del martirio Il valore principale della tradizione non risiede nei dettagli militari dell'episodio, alcuni dei quali non sono verificabili indipendentemente, ma nell'immagine del vescovo che rimane vicino alla propria comunità. Giovanni rappresenta quindi, nella memoria spoletina, la figura del pastore che non abbandona i fedeli durante la persecuzione e accetta di condividere il loro destino.
La basilica di San Pietro extra moenia La basilica conserva una memoria complessa della storia episcopale spoletina. È tradizionalmente legata alle reliquie di Giovanni e costituisce quindi uno dei luoghi fondamentali del suo culto. La documentazione contemporanea sui lavori della basilica ricorda la presenza dell'urna del vescovo martire sotto l'altare maggiore.
Curiosità - Il 19 settembre è il giorno tradizionale del martirio di Giovanni. - La tradizione precisa anche l'anno: 887. - Secondo il racconto agiografico, Giovanni fu ucciso mentre indossava ancora gli abiti liturgici dopo aver celebrato i Sacri Misteri. - Il martirio sarebbe avvenuto mediante colpi di lancia e decapitazione. - La tradizione lo presenta come l'autorità ecclesiastica rimasta a Spoleto dopo la dispersione della popolazione. - La basilica di San Pietro extra moenia è il principale luogo associato alla conservazione delle sue reliquie. - Il caso di Giovanni è particolarmente interessante perché a Spoleto è documentato anche un altro vescovo Giovanni, vissuto circa tre secoli prima. - Una cronotassi episcopale pone Almarico sulla sede spoletina negli anni 886-887, elemento che invita a trattare con prudenza la successione episcopale attribuita a Giovanni dalla tradizione.
Cronologia - IX secolo - Secondo la tradizione, Giovanni nasce a Spoleto. - IX secolo - Riceve la formazione presso la scuola episcopale e viene ordinato sacerdote. - IX secolo - Secondo la tradizione, succede al vescovo Pietro II. - 887 - Guido II di Spoleto è impegnato nelle proprie ambizioni politiche fuori dall'area spoletina. - 887 - Secondo la tradizione, i Saraceni attaccano e saccheggiano Spoleto. - 19 settembre 887 - Giovanni celebra i Sacri Misteri, viene raggiunto dai Saraceni e ucciso. - Secoli successivi - Si consolida il culto del vescovo martire. - Età moderna e contemporanea - La tradizione colloca le reliquie nella basilica di San Pietro extra moenia.
Nota storico-critica - La data 19 settembre 887 e il racconto del martirio per mano dei Saraceni costituiscono il nucleo specifico della tradizione relativa a questo Giovanni. - La sua identificazione con il Giovanni vescovo documentato a Spoleto già nel 499 non deve essere data per scontata. Il secondo Giovanni è infatti inserito in una tradizione completamente diversa, relativa al IX secolo. - D'altra parte, allo stato attuale della documentazione non è possibile dimostrare in maniera definitiva che esistessero effettivamente due distinti vescovi omonimi. La cronotassi spoletina presenta inoltre una difficoltà per la presenza di Almarico negli anni 886-887. - La soluzione più corretta, in attesa di una ricostruzione documentaria ancora più approfondita, è quindi quella adottata in queste due schede: trattare separatamente le due tradizioni senza trasformare l'una nell'altra e senza attribuire certezza a una distinzione che le fonti non permettono ancora di dimostrare definitivamente. Autore: Giampietro Cattini
Giovanni nacque a Spoleto, capitale dell'amonimo potente Ducato, in pieno secolo IX. Cresciuto ed educato presso la scuola episcopale cittadina, fu ordinato presbitero e si distinse per lo spirito di preghiera, umiltà e carità. Alla morte del vescovo Pietro II fu chiamato a succedergli nella cattedra episcopale. Duca di Spoleto era Guido II di Nantes - futuro imperatore - che nella seconda metà dell'anno 887 si portò in Francia, aspirando alla successione di quel regno, con la moglie Ageltrude, il figlio Lamberto - anche lui futuro imperatore - e il nipote Guido IV; la Corte fu naturalmente accompagnata dall'esercito. Un trattato di pace, stipulato in precedenza dal Duca con i Saraceni che infestavano l'Italia centrale e meridionale, dava a sperare nella sicurezza di Spoleto, circondata anche da fortissime mura.I Saraceni, certi che Guido II sarebbe rimasto in Francia come sovrano, assalirono Spoleto e la depredarono recando anche notevoli danni agli edifici. Il popolo che riuscì a salvarsi, si rifugiò nei dintorni, mentre gli invasori si nascosero nei boschi circostanti per depredare i viandanti. L'arcivescovo Giovanni, unica autorità rimasta in città e conscio del pericolo, visitava i suoi fedeli dispersi. Il 19 settembre 887, dopo aver celebrato i Sacri Misteri in una delle basiliche martiriali presso Spoleto, mentre ritornava ancora rivestito degli abiti sacri, fu circondato dai Saraceni che lo colpirono con le lance ed infine lo decapitarono. Il corpo dell'arcivescovo-martire riposa, veneratissimo, in preziosa urna, entro l'altare maggiore della basilica di San Pietro extra moenia in Spoleto ed è invocato per le malattie tumorali e per la concordia famigliare.
Autore: Mons. Giorgio Orioli
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