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San Smbat il Confessore Generale armeno

Festa: 13 giugno (Chiese Orientali)

† 855 circa

La sua figura emerge come eroe della fede cristiana, saldo nei suoi principi di fronte alle persecuzioni del califfo durante l'invasione dell'Armenia da parte del governatore Bula. Catturato e condotto a Samarra, Smbat assistette al cedimento di molti nobili armeni che, per salvarsi la vita, rinnegarono la loro religione. In contrapposizione a questa debolezza, Smbat e Stefano di Tus, con incrollabile fermezza, professarono la loro fede in Cristo, scegliendo il martirio. Smbat, dopo una lunga prigionia durante la quale non rinunciò mai ai suoi ideali, morì, venendo poi sepolto a Babilonia.



Il Sinassario di Ter Israyel commemora il 7 margac' (13 giugno) il generale (sparapet) Smbat Bagratuni, padre del re Asot I. Nella notizia si riferisce che al tempo del­l'invasione dell'Armenia da pane del governatore Bula (Bugha al-Kabir), Smbat si consegnò a lui seguendo così la sorte di altri naxarar (nobili) armeni che. incatenati, fu­rono condotti a Samarra (nel testo genericamente «Babilonia») per essere deferiti al califfo. Davanti a lui molti di loro, per aver salva la vita, preferirono rinne­gare la religione cristiana; non così fecero Stefano det­to Kon, principe del borgo di Tus nella provincia di Uteac'ik', che scelse il martirio, e lo stesso Smbat, il quale, avendo più volte proclamato la propria fede in Cristo, morì dopo una lunga prigionia. La notizia termina ri­ferendo che alcuni cristiani del posto, ottenuta l'auto­rizzazione del califfo, trasportarono il suo corpo nella vecchia Babilonia, e lo seppellirono nella cappella che era stata costruita sopra la fossa del profeta Daniele.
Nello stesso Sinassario, il nome di Smbat ricorre altre due volte, unito al ricordo delle 250 vittime della per-secuzione di Bula: in una breve menzione al giorno 25 meheki (3 marzo) comprendente anche i «Secondi Ato-miani», nonché al successivo 26 meheki (4 marzo) in una notizia più dif­fusa, analoga a quella del 13 giugno.
In linea generale, quanto riferito nel Sinassario tro­va riscontro nelle pagine degli storici armeni sia contemporanei che successivi: Giovanni Kat'otìkos (sec. DO, ad esempio, dedica all'elogio del martirio di Smbat il cap. 14 della sua Storia d'Armenia, mentre Kirakos Ganjakec'i, nel XIII secolo, attesta l'epiteto di «Con­fessore» (Xostovanol) che ha seguito nel tempo il no­me del santo. Sempre al XIII secolo risale la testimo­nianza di Tommaso Arcruni (cf. M. Brosset, Collection d'historiens arméniens, I, San Pietroburgo 1874, 166-167), secondo la quale Smbat non subì un'esecuzione ma, pur restando, come sembra, in carcere, ebbe salva la vita: il «martirio» nominato nelle fonti sarebbe dun­que da intendersi come la lunga serie di patimenti uni­ti alla prigionia, che furono causa della sua morte.


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum Orientalium

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Aggiunto/modificato il 2009-03-17

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