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Santi Felicissimo, Agapito, Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano Martiri di Roma

Festa: 6 agosto

† Roma, 6 agosto 258

Appartengono al gruppo dei diaconi della Chiesa di Roma che offrirono la vita durante la persecuzione dell'imperatore Valeriano nel 258. Il loro martirio è strettamente legato a quello di papa Sisto II e costituisce uno degli episodi meglio documentati della repressione anticristiana del III secolo. Le testimonianze di san Cipriano di Cartagine, della Depositio Martyrum, del Liber Pontificalis e delle epigrafi di papa Damaso consentono di ricostruire con buona attendibilità gli eventi essenziali, distinguendoli dalle successive elaborazioni agiografiche. Quattro di loro - Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano - furono uccisi insieme al pontefice nelle catacombe di San Callisto, mentre Felicissimo e Agapito subirono il martirio poco dopo e vennero sepolti nel vicino cimitero di Pretestato. La loro memoria testimonia il sacrificio dell'intero collegio diaconale romano, quasi completamente annientato nel giro di pochi giorni, pochi giorni prima del martirio di san Lorenzo. Il loro culto è documentato fin dal IV secolo.

Etimologia: Felicissimo dal latino felix, 'felice'; Agapito dal greco agapetos, 'amato'; Gennaro da Ianuarius, 'consacrato a Giano'; Magno, 'grande'; Vincenzo da vincens, 'vincitore'; Stefano dal greco stephanos,

Emblema: Dalmatica diaconale, palma del martirio, Vangelo, spada, catacombe.


Nel 258 l'imperatore Valeriano promulgò il secondo editto contro i cristiani. Se il primo aveva limitato l'attività della Chiesa, il secondo colpiva direttamente i suoi responsabili: vescovi, presbiteri e diaconi dovevano essere messi a morte senza processo qualora persistessero nella fede. Roma fu uno dei principali teatri di questa repressione.

Il martirio con papa Sisto II
Papa Sisto II venne sorpreso mentre celebrava un'assemblea liturgica nel cimitero di San Callisto il 6 agosto 258. Secondo la testimonianza di san Cipriano, fu immediatamente giustiziato insieme a quattro diaconi. Il Liber Pontificalis identifica questi compagni in Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano. La rapidità dell'esecuzione mostra la volontà delle autorità imperiali di decapitare la guida della comunità cristiana romana.

Felicissimo e Agapito
Felicissimo e Agapito non erano presenti al momento dell'arresto del pontefice. Furono catturati poco dopo, probabilmente lungo la via o nel cimitero di Pretestato, dove subirono anch'essi il martirio. Per ragioni non completamente chiarite non vennero sepolti accanto al papa nel cimitero di Callisto, ma nel vicino complesso funerario di Pretestato. Gli studiosi hanno ipotizzato che il luogo fosse più sicuro oppure che il cimitero papale fosse ormai strettamente sorvegliato.

La distruzione del collegio diaconale
Con queste esecuzioni la Chiesa di Roma perse quasi tutto il proprio collegio dei diaconi. Soltanto Lorenzo rimase in vita ancora per pochi giorni, fino al suo martirio del 10 agosto. L'intento dell'autorità imperiale era evidente: privare rapidamente la comunità cristiana dei suoi principali collaboratori e rendere più difficile l'elezione di un nuovo pontefice.

Il culto
La più antica testimonianza liturgica è la Depositio Martyrum del IV secolo, che ricorda nello stesso giorno la deposizione di Sisto nel cimitero di Callisto e quella di Agapito e Felicissimo nel cimitero di Pretestato. Papa Damaso I dedicò ai martiri celebri iscrizioni poetiche, segno della viva venerazione della Chiesa romana.
Le fonti attestano che già nel IV secolo il sepolcro di Felicissimo e Agapito era meta di numerosi pellegrinaggi, tanto da richiedere l'ampliamento della cappella funeraria. L'epigrafe damasiana, rinvenuta nel XX secolo nella chiesa di San Nicola de' Cesarini, costituisce una delle più importanti testimonianze archeologiche del loro culto.

Tradizione e questioni storiche
L'identificazione dei quattro diaconi uccisi con Sisto II deriva principalmente dal Liber Pontificalis. San Cipriano, contemporaneo degli eventi, parla invece soltanto di "quattro diaconi" senza nominarli. Nei secoli successivi alcuni martirologi introdussero errori di trasmissione, arrivando perfino ad aggiungere un inesistente quinto diacono chiamato Quarto, nato da una lettura errata dell'espressione latina diacones quattuor. La critica storica moderna distingue chiaramente queste aggiunte dalla documentazione più antica.

Rapporti con san Sisto II e san Lorenzo
I sei martiri appartenevano al collegio diaconale di papa Sisto II. Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano morirono insieme al pontefice; Felicissimo e Agapito lo seguirono poco dopo. San Lorenzo, tradizionalmente considerato il settimo diacono di Roma, subì il martirio il 10 agosto, completando il sacrificio dell'intero gruppo di collaboratori del papa.

Autore: Giampietro Cattini
 


 

Il secondo editto di Valeriano del 258, che colpiva in modo particolare i vescovi, i preti e i diaconi, ebbe sanguinosa applicazione in Roma. Sisto II, che era stato eletto papa poco dopo promulgato il primo editto, fu ucciso sopra il cimitero di Callisto insieme con quattro diaconi. Questi erano, secondo il Liber Pontificalis, Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano, che furono lì sepolti. I diaconi Felicissimo e Agapito, sfuggiti alla strage, vennero sorpresi per via o nel cimitero di Pretestato e massacrati poco dopo. Ad essi non si poté dar sepoltura nel cimitero papale o perché vigilato, o perché non si volle, per motivi che ci sfuggono. Con la morte di s. Lorenzo, avvenuta il 10 agosto, l'intero collegio diaconale a Roma, certamente preso di sorpresa, era stato distrutto.
Cipriano, comunicando l'avvenimento tragico e glorioso all'amico Successo, vescovo di Abbir (Africa proconsolare), scrive: «Sixtum autem cimiterio animadversum sciatis VIII id. aug. die et cum eo diacones quattuor». Papa Damaso, nell'iscrizione monumentale posta nella cripta dei papi nel cimitero di Callisto, in onore di numerosi martiri, menziona i compagni di papa Sisto («Hic comites Xisti portant qui ex hoste tropaea») ma a lui e ai compagni di martirio volle riservare un carme speciale che si conosce attraverso la Silloge Palatina. Egli descrive il pontefice seduto in cattedra che parla ai fedeli, i soldati del persecutore che fanno irruzione nella pacifica adunanza, i cristiani che offrono il collo alla spada e il papa che, offrendo se stesso, salva il gregge.
Delia deposizione di Sisto II nel cimitero di Callisto e dei due diaconi Agapito e Felicissimo nel cimitero di Pretestato, si ha la testimonianza della Depositio Martyrum che, al 6 agosto, ha: «VIII idus aug. Xysti, in Calisti; et, in Praetestati, Agapiti et Felicissimi». Nel sec. IV i pellegrini, che accorrevano a visitare il sepolcro dei due diaconi in Pretestato, erano così numerosi che fu necessario ingrandire la cappella. Damaso compose in loro onore un carme conservatoci dalla Silloge Turonense e che dice:
«Aspice, et hic tumulus retinet coelestia membra Sanctorum subito rapuit quos regia Caeli Hi crucis invictae comites pariterq. ministri Rectoris sancti meritumque ficlemq. secuti Aethereas petiere domos regnaq. Piorum Unica in his gaudet Romanae gloria plebis quod duce tunc Xysto XP. meruere triumphos Felicissimo et Agapito sanctis martyrib. Damasus episc. fecit. »
Questa epigrafe, asportata dalle catacombe probabilmente al tempo della traslazione delle reliquie dei ss. Agapito e Felicissimo, fu ritrovata in tre pezzi nel pavimento della piccola chiesa di S. Nicola de' Cesarini, al momento della sua demolizione nel 1927. Un graffito tracciato su un loculo della galleria di Pretestato, detta Spelunca magna invocava i. martiri Gennaro, Agapito e Felicissimo. L'Itinerario Salisburgense del sec. VII ricorda nello stesso cimitero: «et in altero loco Felicissimum et Agapitum, martires et diacones Syxti ». Alcuni studiosi, fra i quali De Rossi, Armellini e Styger hanno voluto individuare i sepolcri in due loculi della Spelunca, ma ciò non è sicuro.
Il Martirologio Geronimiano riprende i nomi di Sisto, Felicissimo e Agapito mentre quello di Cartagine ha solamente Sisto. I Sacramentari Leoniano e Galesiano contengono Messe in onore dei tre martiri. Beda, nel suo Martirologio, ricorda i quattro martiri, Gennaro, Magno, Vincenzo e Stefano., dati dal Liber Pontificalis, ma che egli presenta come suddiaconi, errore ripreso poi a sua volta da Adone, il quale aggiunge un altro nome, Quarto, derivante dalla lettura in un cod. scorretto della lettera di s. Cipriano dell'espressione: «Diaconus Quartus» in luogo di «diacones quattuor». Il Martirologio Romano ha ereditato tutti questi errori e ne aggiunge un altro, magg.


Autore:
Filippo Caraffa


Fonte:
Bibliotheca Sanctorum

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Aggiunto/modificato il 2026-07-29

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