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Servo di Dio Pere Borguny Castello Martire

Festa: .

Palma di Maiorca, Isole Baleari, Spagna, 16 maggio 1628 - Algeri, Algeria, 30 agosto 1654

Il laico Pere Borguny Castello, originario delle Isole Baleari, subì il martirio in odio alla fede per mano dei mussulmani in Algeria. Era il 30 agosto 1654. La Diocesi di Mallorca in Spagna ha aperto la sua causa di beatificazione in data 10 novembre 2010.



Pedro nacque a Palma de Mallorca il 16 maggio 1628 da Pedro Burguñy e Magdalena Castelló, coppia benestante, che ebbe oltre al citato servo di Dio altri tre figli, fra i quali Antonio, che divenne francescano. Pedro fu battezzato nella chiesa di sant’Eulalia lo stesso giorno della nascita e l’anno seguente, il 18 giugno, ricevette la Cresima.
Secondo i testimoni del tempo Pedro era biondo, di carnagione chiara, delicato nei tratti ma irrequieto di carattere, e trovava equilibrio solo fra le braccia della madre, donna virtuosa e amabile, che, però, morì di parto quando Pedro aveva appena 8 anni.
Forse per la mancanza della mamma, forse per la difficile convivenza con la nuova moglie del padre, o forse per entrambe le motivazioni, Pedro crebbe capriccioso e si circondò di cattive compagnie. Entrò, così, nell’età difficile dell’adolescenza fra la sregolatezza, gli eccessi, i peccati, suscitando lo scandalo dei concittadini e provocando gran dispiacere al padre.
All’età di 16 anni, insieme a due suoi compagni di scorribande, senza informare il padre decise di fuggire di casa sua e imbarcarsi come mozzo su una galera, chiamata la Dama, diretta a Valencia. Ma giunti in alto mare furono aggrediti da due galere algerine, capitanate dal musulmano Abderrahamen, detto il Gran Moro, che catturò i marinai e li condusse in catene sino in patria. Pedro divenne schiavo dello stesso capitano, che forse era intenzionato a farlo convertire alla religione islamica. Nel frattempo, però, venuta a sapere della cattività del figlio, Pedro intavolò una trattiva per riscattarlo. Fu stabilita la ragguardevole somma di 480 pesos, e, dopo 3 anni di negoziazione, il giovane fu liberato e poté tornare a Mallorca.
Nonostante la benevolenza del padre e il costo del suo riscatto, Pedro non mutò di carattere e, continuò a condurre una vita sregolata, arrivando a tagliare i rapporti con il padre in seguito alla sua decisione di sposare la giovane Catalina Vich senza il consenso genitoriale. Il matrimonio, dal quale non nacque prole, durò appena 4 anni, perché la sposa morì nell’epidemia che colpì Mallorca nel 1652.
Riconciliatosi con il padre, grazie all’intervento di alcuni amici, Pedro si cacciò nuovamente nei guai, quando ebbe un violento scontro con un napoletano, che lo accoltellò, lasciandolo sanguinante sul sagrato della chiesa di sant’Eulalia. Soccorso e ricevuta l’Estrema Unzione, il moribondo fu portato nella casa paterna, dove, miracolosamente, si salvò e, rimessosi in forze, invece di emendarsi, si mise a pedinare il suo assalitore, finché riuscì a braccarlo e a sparagli, mancando, però, il bersaglio. Fu, per questo, denunciato e, cacciato dall’isola, si diresse a Valencia, dove si impiegò nel commercio marittimo.
Durante uno dei suoi commerci, agli inizi del 1653, si recò nella città spagnola di Oran, sulla costa africana, dove trovò un suo vecchio amico, che lì si trovava carcerato per dei crimini commessi. Pedro gli assicurò che sarebbe tornato per liberarlo e, tornato a Valencia, si prodigò per riunire un piccolo gruppo di marinai e ripartire per andare in soccorso dell’amico. Durante la traversata, però, una tempesta li fece naufragare vicino a un’altra città spagnola sulla costa africana, di nome Melilla, ma prima di poter giungere al presidio, vennero catturati da briganti arabi e condotti a Tremecen, dove vennero venduti come schiavi.
Dopo esser passato per vari padroni, Pedro finì sotto un uomo crudele di Algeri, di nome Mahomet, che lo faceva lavorare al di là di quanto le sue forze gli permettevano, lo maltrattava e lo puniva severamente se non eseguiva i suoi ordini. In seguito a un incidente, causato da Pedro, nel marzo del 1654 Mahomet si risolse di venderlo alle galere, dalle quali non c’era possibilità di riscatto. Pedro, che ancora sperava di venir liberato, si rifugiò, allora, nel palazzo del Dey di Algeri, chiedendogli aiuto. Il Dey gli assicurò che lo avebbre salvato da quel terribile destino a patto di convertirsi alla religione islamica. Pedro, per salvarsi, accettò di abiurare formalmente la propria fede, sebbene conservasse nel suo cuore gli antichi insegnamenti cristiani che aveva ricevuto dai suoi genitori.
Nello stesso palazzo si svolse la cerimonia di conversione, il Dey vestì Pedro con gli abiti solenni musulmani, gli impose il suo nome, Jaffer, e gli fece proclamare la fede islamica in Allah e Maometto. In tal modo Pedro acquisì il diritto di non essere venduto fuori da Algeri e il riscatto per la sua liberazione non avrebbe potuto superare il prezzo di acquisto. Rimaneva, tuttavia, ai servigi di Mahomet, che decise di farlo circoncidere. Il taglio, però, gli causò una grave infezione, che lo ridusse quasi in fin di vita. A letto, in gravi condizioni, Pedro ebbe la sua Damasco e ai compagni cristiani, che erano schiavi nella stessa casa, disse: se dovessi morire dite a tutti che muoio da cristiano, perché anche se esternamente mi comporto secondo i dettami islamici, nel mio cuore conservo la fede che ho ricevuto dai miei padri.
Riuscì, alla fine, a sconfiggere l’infezione e si rimise in piedi, ponendosi l’obiettivo di raggiungere, appena ne avesse avuto l’occasione, la sua terra natia per chiedere perdono dell’apostasia che aveva dovuto fare e professare pienamente la fede cristiana.
Nel mese di giugno del 1654 il suo padrone lo portò con sé, come mozzo, e Pedro vide, finalmente, l’occasione propizia. Con il favore della notte, aiutato da altri schiavi cristiani, diresse la nave verso Cadiz, ed erano quasi giunti presso l’isola quando, essendo l’alba, il canto dei galli svegliò l’equipaggio e il capitano, che, su tutte le furie, minacciò tutti di ritorsioni se non avessero consegnato l’autore di quell’insubordinazione. Fu uno schiavo francese ad accusare Pedro, che non negò la sua responsabilità e, finalmente, si professò cristiano, rinnegando la fede islamica. Il padrone, accecato dall’ira, gli disse che l’avrebbe condotto ad Algeri per farlo bruciare vivo, ma Pedro, senza timore, rispose: Sono cristiano, colpiscimi, scarica su di me la tua collera; te lo ripeto: sono cristiano e voglio morire per Gesù Cristo.
Si preparò, così, al martirio e si rivolgeva ai suoi compagni di schiavitù, mostrando loro che non solo aveva riacquistato la fede dei suoi padri, ma la sentiva forte nel suo cuore ed era pronto a morire per il Signore. Non nascondendo la paura di una morte così atroce, come quella che lo attendeva, diceva, portandosi la mano sulla fronte: Percepisco qui dentro un qualcosa che mi dice, che Dio mi aiuterà in questa battaglia.
Dopo due mesi di navigazione, il 25 agosto, la nave approdò ad Algeri, e Pedro, poco dopo essere sceso, incontrò un suo compaesano, annunciandogli: Sono cristiano e, penso, che sabato o domenica mi condanneranno al rogo. Ti assicuro che non temo la morte… Ti chiedo solo che, quando sarà morto, tu raccolga un po’ delle mie ceneri e le porti a mio padre, dicendogli che sono morto volontariamente ad Algeri, fra le fiamme, come cristiano e in difesa di quella fede che mi ha donato.
Il suo padrone, intanto, pur di non perderlo come schiavo, si prodigò per fargli ottenere una certificazione secondo cui, non godendo di ottima salute mentale, talvolta, in preda al delirio, poteva aver detto cose sconvenienti, ma era un ottimo musulmano. Pedro, ricevuto il documento, lo stracciò davanti al suo padrone, assicurandogli che egli era in perfetta salute e non aveva timore di professarsi cristiano e ripudiare la fede musulmana. E, uscito dalla casa, andò a cercare un suo amico, al quale chiese di procuragli un confessore, perché di certo sarebbe presto morto, e voleva ottenere la remissione della scomunica per apostasia e il perdono dei peccati.
Quella notte rimase in casa di quell’amico, pregando, con il Rosario fra le mani, la Vergine Maria, san Pietro e i suoi santi patroni, affinché intercedessero presso il Signore per ottenergli la grazia di una santa morte.
Il 26 agosto, nel pomeriggio, Pedro si recò presso il Dey, davanti al quale aveva abiurato la fede cristiana, e lì si professò cristiano, biasimandolo di averlo, a suo tempo, obbligato ad abbracciare la religione islamica. Il Dey cercò di dissuadere Pedro e, non riuscendo con le buone, lo minacciò di farlo bruciare vivo. Pedro, prese alcune monete che aveva nella borsa, le lanciò verso il Dey dicendogli: Tenete, comprateci la legna. Il Dey, allora, ordinò che fosse condotto in carcere, pensando che così lo avrebbe indotto a ritrattare la sua professione di fede. Nei tre giorni che vi rimase cercarono in tutti i modi di convincerlo, ma il cuore del giovane era ormai tutto di Cristo e né lusinghe né minacce né torture sortirono effetto alcuno.
Il 30 agosto, domenica, alle 8 del mattino fu condotto in catene dinanzi al Consiglio supremo, presenziato dal Dey e dalle principali autorità della città. Il carceriere riferì quanto era accaduto nei tre giorni precedenti, concludendo che non vi era alcuna possibilità che Pedro ritrattasse la sua professione di fede cristiana. Il Consiglio, allora, lo condannò al rogo.
Vestito solo da un paio di calzoni azzurri, con le catene al collo, Pedro fu caricato del palo, al quale lo avrebbero legato, e lo portò, come novello Cristo, sino al luogo del supplizio. La strada si riempì presto di musulmani, ansiosi di vedere l’esecuzione, e di cristiani, che pregavano per il coraggioso martire. Pedro avanzava con volto sereno e proclamava: Viva Gesù Cristo, viva e trionfi in ogni luogo la fede cattolica, apostolica, romana, fuori dalla quale nessuno può salvarsi.
I musulmani presenti lo spingevano e lo colpivano, insultandolo, ma egli tranquillamente rispondeva che la sua maggior gloria era dare la sua vita per il Signore, uno di essi gli strappo uno dei baffi provocandogli una ferita sanguinante sul volto.
Giunto nei pressi del cimitero ebraico fu legato al palo. A circa 20 passi di distanza giunse, proprio allora, padre Philippe Le Vacher, un missionario lazzarista, che saputo quanto stava accadendo, voleva offrire al giovane i conforti religiosi. Non gli fu permesso di avvicinarsi al condannato, ma ugualmente lo assolse, rimettendo la scomunica, come lo stesso Pedro aveva chiesto. Come scrisse lo stesso le Vacher in una relazione inviata a Propaganda Fide: lo vidi legato stretto a un palo di legno con le mani dietro e il viso rivolto verso occidente; lo vidi mentre gli toglievano le catene dal collo; vidi quando gli misero sulle spalle i rametti secchi; vidi quando accesero il fuoco, e potei ammirare la costanza con la quale pativa tante sofferenze per il nome di Gesù Cristo e in difesa della fede cattolica, lo assolsi prima dalle censure e poi da tutti i suoi peccati.
Il martirio fu lento e crudele. Gli posero sul capo un turbante e gli diedero fuoco, lo spensero e riaccesero per due volte, mentre Pedro, burlandosi di loro, diceva: Sembra che vogliate liberarmi. Che temete? Aumentate il fuoco, perché sento appena appena il suo calore.
Si mise, quindi, a pregare, invocando il Signore e i santi patroni, affinché concedessero la conversione a tutto quel popolo, poi, quando le fiamme consumarono la corda con il quale era legato, alzò le mani e il capo verso il cielo e rese l’anima a Dio, verso le 11 del mattino. Il corpo cadde con la testa rivolta verso nord, fatto che fu interpretato come un segno d’affetto di Pedro verso la sua patria. Poco dopo il popolo iniziò a lanciare pietre e oltraggiare il corpo del martire.
Mentre infierivano sul corpo inerme, dilaniandolo, il cielo improvvisamente si riempì di nuvole e una forte grandinata costrinse tutti a fuggire per ripararsi. Padre la Vancher, aiutato da alcuni schiavi cristiani, raccolse i resti di Pedro in un lenzuolo e, velocemente, li seppellì nel vicino cimitero. Qualche giorno dopo, lontano da occhi indiscreti, andò a prendere i resti e li portò in casa sua, custodendoli in una cassa lignea, appositamente realizzata. Il 2 febbraio successivo inviò una relazione alla Congregazione de Propaganda Fide, controfirmata da 5 testimoni, e un’altra al suo superiore, san Vincenzo de’ Paoli, che subito ne diede comunicazione a tutti i missionari, nel quale definiva Pedro: Sainte Garçon.
Le sacre spoglie nel 1657 furono traslate a Parigi, accolte con grande devozione da san Vincenzo, e custodite nella sagrestia della Casa di Saint-Lazare, dove rimasero sino al 1750, quando, il 13 settembre, gran parte del corpo fu inviato a Palma de Mallorca e custodito nella Missione dei Vincenziani da poco aperta sull’isola.
Il 1 febbraio del 1680 venne istruito una prima inchiesta preliminare al Processo di beatificazione, vennero raccolte le testimonianze di varie persone, oltre alle relazioni e documenti coevi ai fatti, ma vari problemi, non legati al processo, lo hanno deferito sino ai nostri giorni. Il 10 novembre 2010 si è finalmente, aperta la fase diocesana per la beatificazione di questo Servo di Dio.


Fonte:
https://giovanisanti.wordpress.com/

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Aggiunto/modificato il 2026-04-17

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