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Beati Giovanni Yu Jung-Cheol e Lutgarda Yi Sun-I Sposi, vergini, martiri

Festa: 29 maggio

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Giovanni: Jeonju, Corea del Sud, 1779 – 14 novembre 1801
Lutgarda: Seoul, Corea del Sud, 1782 - Jeonju, Corea del Sud, 31 gennaio 1802

Giovanni Yu Jung-cheol nacque nel 1779 a Jeonju, nell’attuale Corea del Sud, in una famiglia cattolica. Dopo la Prima Comunione, ricevuta a sedici anni, dichiarò di voler restare celibe e di consacrare a Dio la propria verginità. Anche una ragazza di Seul, Lutgarda Yi Sun-i, aveva compiuto la stessa scelta e l’aveva rivelata a sua madre. Il missionario padre Giacomo Wen-mo, conosciuto il desiderio di Lutgarda, si ricordò di Giovanni e combinò il loro matrimonio, per fare in modo che entrambi vivessero come fratello e sorella, pur essendo sposati agli occhi della società. I due sposi resistettero alla tentazione d’infrangere il voto, che avevano reso pubblico di fronte ai loro parenti, pregando l’uno per l’altra e aspirando insieme al martirio. La persecuzione Shinyu li separò: Giovanni venne impiccato il 14 novembre 1801, lasciando alla moglie il proprio arrivederci in Paradiso in una lettera. Lutgarda, invece, fu decapitata il 31 gennaio 1802. Avevano rispettivamente ventidue e vent’anni. Inseriti in un elenco che contava in tutto centoventiquattro martiri, uccisi tra il XVIII e il XIX secolo, sono stati beatificati da papa Francesco il 16 agosto 2014, durante il suo viaggio apostolico in Corea del Sud.



Giovanni Yu Jung-cheol (o Jong-seok) nacque nel 1779 a Jeonju, nell’attuale Corea del Sud. Era il figlio maggiore di una famiglia ricca e nobile. Suo padre conobbe la religione cattolica tramite Francesco Saverio Kwon Il-sin, poco dopo che il cattolicesimo era stato introdotto in Corea. Battezzato col nome di Agostino, cominciò a proclamare il Vangelo tra i suoi familiari e amici: casa sua divenne un centro importante per i cattolici nella provincia del Jeolla Meridionale.
Giovanni crebbe e fu educato in questo ambiente. Studiò sotto la guida di Stanislao Han Jeong-heum. Era sincero e determinato nella sua devozione, dotato di fede forte e di ardente carità. Benché fosse ancora giovane, era considerato come un adulto grazie alla fedeltà ai suoi doveri, alla sua vita zelante e al suo disprezzo per le vanità terrene.
Ricevette la Prima Comunione a sedici anni, durante una visita pastorale nel suo villaggio di padre Giacomo Zhou Wen-mo, missionario cinese. In un secondo momento, alla presenza di suo padre e di quel sacerdote, Giovanni dichiarò di voler restare celibe e di consacrare a Dio la propria verginità.
Due anni dopo, padre Giacomo si ricordò di Giovanni perché la madre della giovane Lutgarda Yi Sun-i gli raccontò che anche sua figlia voleva consacrarsi a Dio restando vergine. Lutgarda era nata nel 1782 a Seul, in una rinomata famiglia nobile.
Sin da ragazzina visse in un contesto credente: suo padre Yi Yun-ha aveva aderito al cattolicesimo nel 1784, poco dopo che quella religione era arrivata in Corea, ed era stato battezzato col nome di Matteo. Anche sua moglie studiò il catechismo e divenne cattolica, educando alla fede insieme al marito, sin dalla più tenera età, Lutgarda e gli altri figli, Carlo Yi Gyeong-do e Paolo Yi Gyeong-eon.
Alla morte del padre, nel 1793, Lutgarda visse con sua madre e si dedicò a praticare gli insegnamenti della Chiesa e alla salvezza delle anime. Nel 1795 ricevette la Prima Comunione da padre Giacomo Zhou Wen-mo: si preparò con quattro giorni di preghiera e di studio del catechismo.
Successivamente, Lutgarda concentrò la propria vita pregando ancora di più, adorando il Santissimo Sacramento e impegnandosi nella virtù. Fece anche voto di castità, ma nella società coreana del tempo, secondo la tradizione confuciana, era difficile che una giovane di famiglia nobile non accettasse di sposarsi.
Lutgarda rivelò il voto a sua madre, la quale, pur restando sorpresa, fu d’accordo con la sua scelta e interpellò padre Giacomo a riguardo. Il missionario, quindi, inviò un messaggero da Giovanni e combinò il matrimonio, che fu celebrato nell’ottobre 1797. Nel settembre 1798, i due sposi promisero, di fronte ai loro genitori, di vivere come fratello e sorella.
Rispettare il voto fu difficile, specie da parte di Giovanni, che però intensificò la preghiera e la meditazione per vincere le tentazioni, insieme alla sua sposa. Entrambi pregavano anche per un’altra ragione: per morire insieme da martiri.
Nel frattempo, esplose la persecuzione Shinyu. Molti cristiani furono messi in prigione, compreso Giovanni, che venne arrestato e incarcerato a Jeonju nella primavera del 1801. Poco prima era stato imprigionato anche suo padre Agostino.
Mentre era in prigione, poté ricevere del cibo da suo fratello Giovanni Yu Mun-seok. Dovette però tenere addosso i suoi vestiti invernali anche in piena estate, perché gli era proibito rifornirsi di vestiario. Inoltre, era messo alla gogna giorno e notte. Nonostante tutti questi patimenti, Giovanni difese la sua fede fino alla fine.
A metà settembre, altri membri della sua famiglia vennero arrestati, compresi sua moglie Lutgarda e suo fratello, che circa venti giorni dopo fu trasferito nella sua stessa cella. I due fratelli vennero impiccati il 14 novembre 1801, il 9 ottobre secondo il calendario lunare. Agostino, il loro padre, era stato invece squartato sulla pubblica piazza il 24 ottobre. Giovanni Yu Chung-seol aveva ventidue anni. Tra i suoi vestiti fu trovata una lettera rivolta a sua moglie: «Esorto, incoraggio e consolo mia sorella», come la chiamava. «Ci rivedremo in Paradiso».
Dal canto suo, Lutgarda aveva incoraggiato i parenti sin dall’arresto, dicendo: «Andremo tutti in Paradiso insieme». Nelle lettere che inviò alle sorelle maggiori, scritte dal carcere, raccontò: «Noi cinque siamo stati unanimi nella nostra salda risoluzione di dare completamente le nostre vite a Dio anche fino al martirio. Aprendo i nostri cuori gli uni agli altri siamo venuti a sapere che abbiamo tutti lo stesso ardente desiderio di morire per Dio… e così, tutti i nostri rimpianti e le nostre ansietà sono scomparsi. Ogni giorno siamo nutriti dalla grazia e dall’amore divini, e la gioia divina cresce nei nostri cuori. Sembra che non siano rimaste preoccupazioni nei nostri cuori».
L’ufficiale capo di Jeonju domandò alla corte reale la condanna per Lutgarda e i suoi parenti. In risposta, la corte inviò immediatamente un ufficiale governativo a Jeonju, perché s’incaricasse del caso. Da parte della sua famiglia, Lutgarda chiese alle autorità di punirli secondo la legge nazionale, ma la richiesta non fu accolta: vennero tutti inviati in esilio a Hamgyeong-do.
Tuttavia, non molto dopo la loro partenza, Matteo Yu Jung-seong, cugino del marito e del cognato di Lutgarda, gridò di fronte alla folla che si era radunata che il governatore mandava in esilio dei cattolici, invece di punirli secondo la legge nazionale. A quel punto, il governatore chiese di riportarli indietro e di rimetterli in prigione. Lutgarda esclamò: «Finalmente posso morire da martire».
Venne di nuovo condotta davanti al governatore e condannata a morte. Tuttavia, le pesanti percosse che subì non la ridussero in fin di vita: guarì nel giro di quattro o cinque giorni. Alla fine, il governatore domandò alla corte reale di emettere la sentenza nei suoi confronti. Il 31 gennaio 1802 (28 dicembre 1801 secondo il calendario lunare), Lutgarda e i suoi parenti vennero condotti sul terreno deputato alle esecuzioni e decapitati. Lutgarda aveva vent’anni.
Giovanni e Lutgarda, inseriti nel gruppo di martiri capeggiato da Paolo Yun Ji-chung (del quale fa parte anche padre Giacomo Zhou Wen-mo), sono stati beatificati da papa Francesco il 16 agosto 2014, nel corso del suo viaggio apostolico in Corea del Sud. La memoria liturgica di tutto il gruppo cade il 29 maggio.


Autore:
Emilia Flocchini


Note:
Per approfondire: “Sposi e santi. Dieci profili di santità coniugale” a cura di Ludmila e Stanislaw Grygiel, Edizioni Cantagalli

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Aggiunto/modificato il 2019-07-17

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